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Full text of "Opere in Versi e in Prosa"

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lo • 



tfti i« ih- 



T 



1^. 



OPERE 

m VERSI E IN FROSA 
DEL CONTE 

GASPARO GOZZI 

V I N I Z I A N O. 
TOMO SETTIMO, 




I N VE N E 2 I A 

B A* Torchi di Carlo Palese. 

MDCCXCIV. 



\oi'r 



r L 
MONDO MORALE. 

CONVERSAZIONI 

D E L L ^ 

Congrega de^ Pelle ghini. 



prese a scrivere un* Etica direi ^uas£ 
pratica , né adottò in ciò verun altro 
sistema 9 fuor quello gli venne dalla pro- 
pria ferace fantasia suggerito .^ Immaginò 
la maniera di fldlettare con festive leg- 
gende i palati piìi schifi di quest'ottinio 
«ibo, concependo Tidea vivace che alcuy 
ni Pellegrini si ragunassero in crocchia 
^ parlamentare quando d'una cosa , e 
fuando dell'altra, mettendo loro alla te-- 
sta ( giacché le donne vogliono aver luo- 
go in checchessia) una Pellegrina , la qua^ 
le, secondo che protesta il Gozzi stesso, 
poteva, trovarsi tra gli uomini libera^ 
mente,, senza che- veruno mormorar po«* 
tcsst del £itto suo. Costei adunque apre 
ia scena y € fa la. primaria figura in 
questa filosofica rappresentazione . Ella 
forma di subito la testura di un Ro-^ 
manzo allegorico, nel quale spiegati vent 
gono i cawtteri varj dei varj. vizj , e 
delle virthy e sviluppate le tendenze del- 
le passioni, onde il cuore umano é tiran-» 
ncggiato , pingendole co? più. vivi colori 
e più alla natura conformi. Ognun ve^ 
de di qual giavamento tornar puote qué- 
sto Romanzo, nel quale riscontransi per- 
sonificati questi vizj, e queste^ virtìi, e 

con 



eoa gpeca denominazione appellati. La 
bruttezza di quelli inorridisce e spaven»^ 
ta , come 1* appariscenza di queste inna* 
mora : tanto gli uni , e le altre sono 
delineate ed espresse al naturale l Tale 
Romanzo viene: di tanto in tanto inter-^ 
cotto da qualche utile ragionamento di 
alcuno de' Pellegrini , i quali talvolta fan- 
no gli applausi alle narrazioni della lor 
Dottoressa , tal altra vi fantia sopra iL 
comento, rischiarando con opportuni ri- 
flessi quello, su di che cader, potesse dub* 
biezza.. 

E perdiè non sempre' avviene che ab- 
biasi nelle colte adunanze . interessante 
materia di favellare, il nostro Autore 
supplisce al difetto egregiamente col far 
soggetto de' suoi ridotti i piii bei Dia- 
loghi di Luciano recati da lui stesso nel!' 
Italiana favella, serbandone però sempre 
il sapore, ed il colorito,, per adattarsi 
alla comun degfi orecchi. 

Anche la Poesia tiene occupata talora 
h Congrega^ e i Pellegrini non si mo- 
strano insensibili alle amabili, di lei at-* 
trattive. Alla cortesia da essi praticata a 
quest'arte ammirabile noi siamo debito- 
ri della versione , che il Gozzi il primo 

eh' io 



elisio mi sappia ci diede,, della ingegnosa^ 
tragedia della Morte di •/Tdamo del ce*^- 
lebre Klòpstock , nella quale gareggia 
una nativa eleganza con una piii nativa 
semplicità ,. Tuna e l'altra rairabilmenti^ 
salvate dal traduttore nella novella fog»- 
già , onde, egli vestì questo pezzo vera-- 
cernente originale*. 

Ma io senza avvedermene urto nello 
scoglio, cui prefisso mi era di evitare j 
perciò volentieri io mi risto dal cicala* 
re pik a lungo , piuttostòchè alcuno aves- 
se ar riputarmi quel magro pedante che: 
la Dio mercè né sono, né sarò mai. 

Il di pia, che in questo litro si tro*- 
va , sei vegga il leggitore.. 



avviso; 

: A^ LEaCITORI 

Premessa dai Liirajo Paoh ColwUfani: 
alla prima edìv^tm di quesiOptra. 

l^a Congrega* de' PeUegrini & 4|uelIo,. 
che hnno tutte Maitre conversarioni di 
genti ^ rìde ^ scherssa » ciancia ,. e dice 
molte cose inutili, e sen^a pensiero» 
Ognuno de' Pdlcgrini tuttavia è obbli? 
gato a leggere nell'adunanza, qualunque 
volta si raccoglie ,^ quajkbe invenzione, 
e componimento . La prima cosa , eh' 
ivi s' udisse , fii letta dalla Pellegrina 
prima , ed è un principio di Romanzo 
intitolato da lei il Mmdo Morale. II 
Pellegrino primo fii. deputato a farvi 
certe annotazioni ,. e il ricevuto ufficio 
venne eseguito da Itti. Og^l pubDlico it 
primo foglio K Non so,, se il secondo del: 

ven- 



ventura^ Lunedi sarà empmttx colla stes- 
sa materia ^ o se. arrecherà innanzi qual- 
che altra capriccio che mi verrà manda-^ 
to dalla Congrega ^ Ho intitolata i fo- 
gli : Convfsrsa^hni y perchè coli' andare 
del tempo ^ so che, hanno ad. entrarvi, 
dialoghi y trattati y e altri guazzabugli^ 
come appunto^ accade net.coaversarr •: 
Ogni argon\ento però sarà una piacevo-^ 
le morale^ « non usicirk fuori della stan 
bilita istituzione^ Desidero» ehe il Pafa^ 
Uico gradisca la mia diligenta .. 



PROEMIO 

D t L L A 
PELLEGRINA PRIMA. 

^rfe p9r mìo iihtt0 , $ forte per leg^ 
gere qu^hhe cosa di temp^ m Hmfa ad 
«mi Compagnia ^ che dì ciò ytù rickie* 
de\ mi diedi s scrikfere la prtsetne st^ 
ria ^ n§^teìla ^ fatata tapriccìosM , a 
9fHàrcis secendo vie m^eece ^el cer^ 
n>eUe , ff della penna ^ la v# digierne 
in giemo leggendo « Mi dicono alcuni 
xVio la stampi^ ed essendo io unaDote^ 
tta (ff un cereo tuen naturale , cbo si la^ 
tela indurre facilmonte a fare i^ altrui 
yifùloiUÀ ( intendete onestamente ) la dò 
alla iuce% Un certo mto umore partico^ 
lare inclinato alle j/ln^ioni (cioè lettera- 
rie ) mi fece ^v^enire in mente di fcrive^ 
re una morale sotto il ^ela deir allego- 
ria ) avendo io predato colP esperieneia , 

che 



^ùe qt$^4}bYÌ^ i quaìi trattano ài que^ 
<sta materia » sono pex h ,pik così asciut*^ 
t/ , che si leggono a grandissima fati* 
^a. Tutte le ^ifth^ è tìttti i tjtxj , 9 
altre centina/ a di qualità^ e cose inani* 
mate fèo vestite di corpo ^ e fatte no* 
mini y ^ donne ^ e -ho dato loro movi* 
mentOu^ avutone , e nome , chiamandole con 
certi. nomi tratti dal Greco ^ insegnatiwti 
da uno dermici compagni ^ percè\io^ ^a 
un pòco di lingua Italiana ^ e dalla Fran* 
tese in fuori ^ non intendo altri linguag* 
gi/ e se i 4ibri non Jono in questi due 
idiomi tradotti ^^ non ardisco di toccar* 
gli j non cb^ altro. Non so^ se l* epera 
mia gradirà al ^stbòUco in quel modo 
<be fu c^ara a chi Pudì privatamente. 
Sarà difficile che ciò avvenga . V epe* 
re degli Scrittori hanno per là pik ma* 
Ja * riuscita a cagione delle disposit(iòni 
-di chi legge ^ o ascolta. K quasi impos* 
sibiie che Un libro A) ad a in mano J^ una 

per* 



persona^ e fa. trovi che non abbia in ea^ 
fu pensieri affatto diversi da quelli del 
suo suggetto , e argomento • Di qua ac* 
^ade che andando una Storia nelle ma^ 
ni d*un Poeta , il quale fantastica a far 
njersi; o i versi nelle mani d^ uno ^ ch^ 
étbbia perduto i danari alla bassetta ; a 
4in trattato di metafisica ad un innamo* 
rato\ ^ altri somiglianti casi f i libri an* 
no j ano , vengono riposti , e prendono nel 
principio da tali accidenti un mal con* 
^etto^ che dur4S poi sempre. Eliano nella 
sua varia Storia narra f artifi^^ d^ un 
Pittore , // quale trovi rimedio a tale in* 
ccnvemenxa (i). Lascio la briga di seri* 

vere 

(i) Un certo Terone Pittóre dipinse un uo- 
mo armato 9 cbe afirettavasi di soccorrere il sao 
paese assalito da' nemici, veduti in lontananza 
a struggere, e a rubare. Rappresentava nel sol- 
dato odio , stizza 9 fretta d'azzuf&rsi : parea 
invasato dal furore di Marte. Avea guardatura 
bieca 9 parea volare, coperto con lo scudo pin- 
to innanzi 9 spada in pugno, e spirante morta- 
Tomo VIL b l"^* 



vere questo esempio ajryfutore delle di" 
thiarff:(ìoni , che me t* ha detto . Io non 
ho altro rimedio , fuorché quello di pre^ 
gare a leggere c^n qualche attenzione 
prima di giudicare. 

lità. Solo era > ma disperato. Io ho posto l'ani- 
ma mia , dicea Terone , in questo quadro , e 
mi parea d' azzuffarmi quando dipinsi • Quelli 
rhe k) vedranno , fipn saranno disposti , oom' io , 
onde non piacerà : come s'ba a fare, perche 
l'aspetto di questo soldato inviti l'attenzione? 
Va , e chiama a sé un Trombetta , e gli dice : 
Vieni , e dà nella tromba , come se suonassi 
all'arme. Trova una musicarla battaglia, alta, 
fiera, bestiale. Suona. Il trombetta dà nello 
strumento , che parea gridare: all'arme all'ar- 
'me . Corrono le genti tutte da un pensiero ani- 
mate : che \ì che \ì Terone coglie quell'una- 
nimità universale da guerra, spiega il quadro, 
piace a tutti. Non so quale strumentò si po- 
tesse suonm , per mettere la morale nell' ani- 
«30 a tutti , uccioccfaè fosse letto volentieri que- 
sto libro • Vedi £li«ao nelle Tacie Storie Lib. II. 
<:ap.44. 



»5 






IL MONDO MORALE. 

CAPITOLO PRIMO. 

AkGOMEivTO Allegouico, 

•/ìcacÌA. ae' primi teisjiti del Mondo regnava la 
Qardìaj Città nobile della regione d^Andropo . 
Certe sue nemiche vogliono da lei ribellarsi, e 
toile il governo • Dolossia le persuade ad usare 
iii ciò fraude ^ non forza • A» questo efiètto va 
;illa montagna chiamata Cefalos > per trarne 4,1 
là uxu fanciulla, e averla dal suo partito'. 

SPIEGAZIONE 0ELL^ ALLEGORIA. 

U InnocenzSl fu la prima a renare nel cuo- 
re, parte nobile dell*uotnOé Le Passioni cercarth- 
no di scacciamela . La Fraude tenth /' impresa 
stimolando' la Curiosità , e ingannanda il capo 
umano ottenne il suo fine . 

i % 



i6 



J.n una delle^più nobile parti d'.^€«^p/io (i), am- 
pia, e fertiUssima regione , posta è Or^^if (2) 
Città celebrata quanto altra mai fosse al mon- 
do • EdificoIIa anticamente con mirabile magi- 
sterio un. Monarca, il cui nome dalle genti piìr 
sagge è venerato , e della cui grandezza quanta 
3Ìa.non si sa, e qualche cosa ne sa piti chi cer^ 
ca meno di rintracciarla (3) • ■ 

Nel mezzo d'essa Città è situato un Iago, le 
cui acque continuamente fuor d'esso versando- 
si ,. ministrano abbondantissimo umore a tutti i 
fiumi , ruscelli , e rivoli della Nazione , l quali 
sono dall' un capo all'altro in gran numerose 
tutti con ordinato corso circuendo, restituisco- 
no l'acque al lago, donde l'hanno prima acqui* 
state (4). Impetuosi venti sotterranei scuotono 
Cardia sì^ nostri giorni, la quale ne' primi tem- 
pi di rado > o poco soleva essere crollata^ ma 
oggidì empiutasi segretamente di non so quale 
intrinseco zolfo, che repentinamente s^ accende > 
vien quasi del continuo scossa , tanto che l' in- 
terna 

«(i) Andropo^ Puoma* 

(2) Cardia, il cuore. 

(3) Iddio ^ di cui dice Sani pastino Lib, Ih 
de Òrd.. Qui melius scitur nesciendo • 

(4) Ognuno in tah acqua , e corso intenderà 
il sangue y e la circolazione .di fuello - 



'7 
ttrna furia sboccando , ha talvolta £uto per 
tutta la regiooe aprìtufe » e rovine (i)« Nel 
tempo dunque, in cui Cardia venne da quel 9fh 
vrano Monarca edificata » fu da lui incontaaen«> 
te dito il governo di quella ad una Donzeib 
fra le molte della sua corte a luì cara oltremi* 
nmsLy/^^acìa (&) nominata 9 e di quella e di 
tutta la nazione d^li Andropit la fece Reina* 
Era costei oltre ogni umana credenaa bellica 
sima I e non solo , come il suo nome snona » 
vota d'ogni vizio, e difètto, ma di nx>Ite gra^ 
zie semplici , e schiette fornita , tantq che il 
solo star seco era Paradiso , e delizia • NegK 
atti, e nel favellare innocentissima era, e ve*» 
race, d'un candido pannolino vestita di talcon« 
dizione » che sempre durava ^nel suo candoc 
naturale , e parea che l'aria medesima temesse 
di farvi macula veruna , quantunque leggiera • 
Attorniata era la bella Reina da una squadra 
di vergioette tutte sorelle , Zhuanìe chiama» 
re (}), le quali seco stando di e notte, xia lei 

rice- 

(i) W primi tempi fame ^ sete^ e amore fu* 
tono i soli travagli • Adunatisi gli umini in le- 
eieti^ nacquero infiniti desiderii , de* quali si veg* 
^na cotidianantente- gli effètti » 

(2) Acacia ì d^ Innocenza , che fu la prima 
ffdda^ e regolatrice deli* uomo » 

(}) Zinamie, le VirtU. 



riceveano, e a lei vicendevolmente davano gra- 
zia, e beUezza ; e co' loro «diritti consigli em- 
pievano la Città , e tutta la nazione di tran- 
quillità, e di riposo. Poche, anzi niune leggi 
dettava la mansueta Reina 3 imperciocché tut-ri 
gli abitatori della^ regione non -altra volontà 
aveano, desiderio, fuorché quello di lei; ut 
si sarebbero scostati un dito dalla sua intenzio- 
se per non offuscare quella sira clemente, e 
composta faccia, dando a lei dispiacere. In bre- 
VB così descrive uno Storico la qualità di que' 
tempi (i). 

„ Ognutio , spontaneamente diritto , e giusta^ 
V, operava bene senza Magistrato. Non timore 
*„ v'^avea , non gastiga , non tavole di leggi 
y, erano sposte a minacciare maKattori j né sup^ 
„ plichevoli genti tremavana davanti alPaspet- 
„ to del Giudice , essendo senza quella sicure 
„ ciascun uomo . Non pino tagliato disceso era 
„ dalla sommità di suo monte in mare per vr- 
^ sitare pellegrine terrej che non. conoscevano 

„ i mot- 

(r) Ouid, Meu lib. i. vtrso Sp. fino ai iiz* 
Fotea din la Pellegrina altri benefizH di qué^ 
ìempi y né' qua fi si facea ogni cosa alta carlona'» 
Non sarti y non calzoni >, non berrette ^ nen^ aspe»-- 
far campane per mangiare^ non lettere, poliz- 
ze per fare le sue faccende , non cer emonie y, e 
sltri ceppi delP umana ger^raziow ^ 



^9 

y, t mortali altro lido fuor quello , in cai abt- 
,9 tarano • Profonde e larghe fòsse non cingeva- 
,y no castella 7 tromba diritta, o tortuosa cor- 
7, no di xQetallo non erano stati uditi ancora , 
^ ni elmo, ni spada veduti; ma senza uso di 
y, soldati viveano le genti morbide in ozio « La 
,y terra non gjd>eUata7 né tocca da rastrello > 
,, ni ferita da aratro, dava il bisogno da si; 
„ e gli uomini contenti di cibi spontaneamente 
), usciti ricoglievano le bacche de'corniali > le 
,) montanine^ fragole , la mora dal pungente ro- 
,, vo , e le cadute ghiande dall'ombrosa quer« 
„ eia di Giove. V'avea Primavera perpetua, e 
I, i placidi Zefiri coMoro tiepidi aliti ristorava- 
,9 no i non seminati , e spuntati fiori ; e la 
,y terra non arata produceva le aurate messi, 
^ senza maiesi, né altri lavori; scorrendo per 
„ li fiumi latte, e da' verdi alberi il dolce me- 
„ le stillando, lavorato sopra essi dall'api non 
„ custodite , ni coltivate . '^ 

Mirava Acacia lietissima fiorire in tal guisa 
2 popoli a lei raccomandati , e gli vedea tutti 
attenti adoperarsi seguendo la volontà di quel 
Monarca , il quale gliene avea dati in governo ; 
e tutti qi»li suoi propriì figliuoli gH guidava , 
e nudriva. Ma quando fu mai nel mondo cosa 
sì stabile , che sen^re in uap stato durasse^ 
Ogni cosa è a cambiamento seggetta , nt puoi 
da $1 fatto pericolo eccettuarne alcuna . Non so- 
no da ciò salvi terni y cielo , uè qv/esta tessi- 
tura» 



IO 

tara, che qui yeggtai»5 di torto (i). Non pò-* 
tetterò piii comportare la beatitudine d^Afoeìa 
alcune pessime Sorelle chiamate PatossU (2) 1 ni- 
mìcissime per natura di quiete , le quali anch' 
esse nella Città di Cardia faceaoo soggiorno » 
ma rineantùcciate: nt aveaoo a?nto ancora ar- 
dimento di scoprire la loro maligniti ^ anzi sta* 
vaasi del tutto jinchiq^e , mulinando tuttavia 
fra si piene d^ una canina rabbia > e d' un vele<^ 
noso dispetto , come avessero potuto balzare 
AcACÌét dal trono > e regnar esse un giorno si- 
gnorilnoente • Fra tutte l'altre gonfiavasi di cru- 
del cruccio Agenwìa (}) maggior Sorella » la 
quale finalmente non potendo pili comportare 
la mal conceputa stizza , levatasi in ^iede fra P 
altre , con occhi di bragia ) tutta infocata ^ e 
con le labbra enfiate incominciò in tal fortna 
piuttosto ad abbaiare , che a dire : E fino a 
quanto, o maladette Sorelle, dormiremo noi di- 
vituperoso sonno ì Fino a quanto staremo noi 
dappoche, e infingarde a guardare pacificamente 
preposta al governo di tutte le cose di Cardia 
cotesta scimunita Reina? Siamo noi veramente 

vive? 

(i) Nihil mutationis periculo exceptum : non 
terra 9 non ccelum, non totus hic rerum omnium 
contextus. Sen. Ep. 

(2) Patossie; le Passioni , o Pertutbazioni deil^ 
animo « 
. ^) Agenoria^ /4 Superbia. 



21 

\i4v« ? E^ id fioj pib una menoma favilla, che 
ci riscaldi? o siamo piuttosto morte, t ammott 
zate flel tutto? Gran cosa nel vero furdamo 
noi per dimostraire la nostra attività, e possati 
za, suodoci qui incarcerate a mormorar di lei 9 
e valendoci come vili fiemmin^té d'una mali-* 
gna lingua, senza altra opera , aè. ardimento! 
Ella sì 5 che nel tempo , in cui ci stiamo qui 
sconosciute, ed ignobili, anzi nell'ignominia^ 
e nel fango» innakata dalle voci comuni ri* 
^lende, e viea da c^ni uomo ^tdorata • £ tut^ 
tavia. che fa dia ? Contenta di certe sne sem- 
plicità, « goffe idiotaggini, lascia in un conti- 
nuo letargo la stirpe degli Andr<ìpii , i quali 
sarebbero A molte , e rare imprese capaci , se 
avessero chi gli stinoolasse^ e infiammasse • Sia 
(^gi mai quel che si vuole di lei , e di voi , io 
non. intendo di starmi più qua rinchiusa , e a 
guisa di .verme in un bpzzolo incarcerata ; ma 
valendomi d'una certa vigorosa, e maschia fic- 
ozza , che sento in me , ho deliberato d' uscire 
di questa mia. dappocaggine, e di metter sozzo- 
pra Cardia y finch'io vegga Acacia rovinata; e 
se non posso altro fare , me stessa, inabissata , e 
sprofondata CO!» lei. 

Come un nodo d' impetuosi venti rinchiusi 
nel seno delle nubi fa romore, e fracasso, così 
r enapie Sorelle commosse tutte al favellare del- 
la superba Agenoria susurravano fra loro, e già 
vedovasi negli occhi .accesi di tutte veleno > e 

ri- 



risoluzione • Pro&rissimn erar ognuna a dar mi^ 
no air arme , e a scorrere impetnosamente ift 
Qrtà colla forza, quandi» si fece \ntaxai Dohi^ 
sia (i) pessima di torte le pessime Sorelle ; e 
temendo, che lo scoprirsi di sabito facesse dare 
la meditata impresa in iscoglio j e roi^re in.- 
sul cominciarla : Alto, su bene, alto, disse ^ 
dove n* andate voi ? Io so bene , sorelle mie,, 
che colà dov'è grand^Ira <di grazia noor vi mo^. 
vete, e uditemi) dov*fegrandMra, dico, éodip^ 
raccolto , ivi è anche gran voglia d' adoperare 
snbitamenfe le mani. (Zitto un pocof e; vedr«-i 
te chMo ho ragione . ) So che l'occulto rodimctw 
re richiede sfogo • Ma secondo il parer mio^ 
dov'è pericoloso il repentino operare , si dèe 
condurre a fine IMfìteniione per altra via. Noi» 
è operare no , quello che riiesce a contrario ef» 
fetto di quanto si Vuole, -tomecbè sembri (qye-» 
ra il vedere un' estrinseca azione ; e il movi-* 
mento di fuori andato si v6to , o riuscito daa«« 
noso , V minor opera che starsi ^ e rodere dea<» 
tro sé con ta sda ràbbia • Verace opera è quella 
che non mostrando apparenza d'azione veruna « 
sotto aspetto di trascurato riposo conduce a ta^ 
le le nostre intenzioni, che senza avvedersene 
alcuno guida l'impresa al suo fine . La nostra 
condizione è tale al predente , che fingendo noi 

di 

(i) Dolossia, U Fraude^ 



di stara a cìmH oQcki » dobbiamo aver desta la 
mente , « uni^re tt9tff(Ae , « reti ^x:^uite in 
cambio d*. usare acini» « ffpiiwre. pinata lAca^ 
^a da tatti gli Andropii , . e tutti seguono lei 
qualReioa; ed ella oltra a ciò i sempre veglia^- 
ta d^' quelk sue maladrtce é^n^miij le quali se fi- 
ao a qui -non taanoo operata cosa veruna, si \ 
perfili^non hanno ostacolo ritrovato» ma, lo dir 
co a mio dispetto > hanno cefib da vigorose > ^ 
possenti, -n% le potromma scusa usar ri9gegnQ 
atterrare • Con indicibile cautela dobbiamo dunr 
que procedere .in questa. Accenda ^ e se voi vo- 
lete darne il carico a me , io vi premetto fra 
pochi giorni di mettere con utile, di vai sozzo* 
pra ogni tesa, « udite come. £' in una parte 
i^Andrapù a me nota^ una fanciulla, .per natur 
Fa moho vogliosa di sapsnttttto (i)., e di coro? 
prendere "ogni cosa non :solo della terra , ma 
già avr^e pih volte tentato di penetrare col 
suo cervello nel corso delle stelle |. e tieir altr^ 
graHdezse del cieflo, -^e^JcacU non l'avesse pi^ 
fiate defla «la baldanza rimproverata , .e detto- 
le, che r eseguile questa sua. voglia avreb^ col 
tempo arrecato ^i abitatori , di quesu xegione 
gravissima Inquietadine, e travagli infiniti • Im- 
perocché , diceva 'ella ^. che importa il sapere 
quelle cose, che sono sopra di noi ^ dappoiché 

in 

(i) Ljt CurÌ4isi$À^ ;. . 



in questo mondo e' i apparecchiato ogni cosa i 
che ci abbisogna 9 e natura ci stende la sua be- 
nefica mano, senza nostro pensiero? Hassi qui 
a vivere , a moltiplicare , ' e a riempiere la ter« 
ra^ del restante lasciamo la cura , e l'ordine 
nelle mani di quel Monarca, il quale ha questa 
Città edificata . Perchè vuoi tu far nascere esa- 
mi y e disputazioni di cose , delle quali nt tu , 
ni tutti gli Andropii verrebbono a capo in mi- 
gliaia , e migliaia d' anni ; e forse ne nascereb- 
bero fra loro quist ioni , e querele senza termi- 
ne , da stillarsi il cervello senza prò , e da met- 
tere confusione fra tutti gli abitatori? Così dis- 
se più volte jicacìa allsL Fanciulla j ma questa 
in sé medesima agramente adirata, diede cagio- 
ne ad una delle Zinamie chiamata Fronesia (i) 
di rinchiuderla in un cantuccio ài Cardia ^ eh' è 
una cavernetta dirittamente posta sotto una 
montagna altissima Cefalos (2) nominata , e 
quivi scontenta , e incavernata dimora • Se voi 
dunque a me v'affidate, egli mi dà l'animo di 
sciogliere la dispettosa Fanciulla sì ch'ella co- 
minci ad assecondare il suo naturale , e voglia 
a mano a mano per forza quello, che non po- 
tè per amor ottenere • Ah ! se una volta possia- 
mo aver seco domestichezza , so che noi sare- 
mo 

il) Fronesia, la Prudenza. 

(2) La montagna di Cefalos» il capo. 



mo signore della montagna , e che di li poi 
faremo guerra ad AcMÌm , e Andropé e CoNÙa 
saranno da noi sottomesse • Consentirono le 
maligne, sorelle al farellare dell'astuta DoUs^ 
sia I e rimessa nelle sue mani T impresa j si 
stettero per allora > ed ella si partì incontanen* 
te per andare alla montagna a tessere i medita- 
ti inganni* 






^ 



Tmt VII. 



i6 

CAPITOLO IL 

Ak^OMENtO AlLEGOUICO. 

jL^é^crizione <lella montagna ài €efirJoT , abU 
tata dalla Fata invisibile • Ha di foori cìnqaè 
caverne. Loro uiiido. Utcelliera di tr istallo, e 
uno*5tanzino di cahcelli nel monte a che serva-' 
no. Tic ita vecchia, e cieca ^ ed Eucieria sao* 
Jàano il gravicembalo , e perchè. Fa bggianta a 
suonare Mfh^a^ ed effetto del suo suonare* 

SPIEGAZIONE DELL'ALLEGORIA. 

Cefalofi è il cafè^ La Faut invisibile Pani" 
ma,i ìé dinqiée taverne swo i semimemi del cor* 
fo • Artecana le idee dentro dal di fuori ; ch^ 
quasi in cristallo formano immagini imeriori * La 
memoria te accetta , e conserva \. Ora e stono a 
sorte , e senza regola ^ e ora Inopportunità le fa 
uscire i e finalmente ton pih ordine la Mettisa- 
rione le invita. 



Jl rima ch'io entri a raccontare le inique tra^ 
ma della fraudolente Dolossia , è di necessità 
cbMo dica licerne particolarità della montagna 
di Cefalos j e dito alcune , imperciocché narrar- 
V le 



t7 
le tutte partitamente non % cosa, a coi la far* 
za dell'umano ìnteUettO. potciss^ ^ammai perve» 
nire. S'egli ti nascesse mai, o Lettore, la co* 
riosità di saperne pik avanti , dimeni sono gli 
Storici , che n'faanna scritto , ma sopra tutti 
un celebrato Inglese (i), il quale consumò la 
ms^ior patte della sua vita in ragionarne , t 
ne fece un grande , e solenne volume. E nel 
vero non so, s'egli, comò affirma, da sé sob 
v'andasse , o dietro alla scorta d'un antico 
Scrittore della Grecia (a}> ma certamente quivi 
sali, e vsolle con gli. occhi snm vedere tutte le 
piii intxìasedie qualità, della montagna , e per 
tutti gli avviluppamenti di quella penetrò , &• 
cendoae lungo studio , ed esame • Io dico solo 
alquante delle cose pili notabili. Sta attento, o 
Lettore , perchè ti narro una delle fio strane 
maraviglie, cbe udisù.al mondo. Sale il mon- 
te di Ctfalos con la sua cinu fino alle stelle , 
anzi le oltrepassa .con la sua altezza , signoreg- 
giando con la sommid tutta l'aria, non che ìt 
mare , e la terra ; nt la sua estrinseca forma, 
e apparenza h punto difièreote dal capo urna* 
no. Con tutto però cbe sorga si alto, aggira* 
si talvolta intorno al cuccuzzol suo una cer- 
ta nebbia , e un aere grasso , che fa travedere 
a chi volesse di là giudicare degli oggetti ; e 

tale 

(i) Ltìckf Essai ik PÉmepuhmmt fìnmain^ 

(a) Arismik^ 

e % 



18 
tale akra vòlta l da sì serena e liicid'arfa at« 
tOrtìiatoS ^he il fatto" suo h tihìi'scéna, e tìtto 
Spettacolo' di bélfezzà. Dentro- di esso fe- una 
grbtra ìàWt»ta da un'invisibile Fata ; delia tuì 
tiatùraf furono dett« mille jiazzle (i): inipércfoc* 
chV alcuni afièrtnarono lei esser fatta di n^intt- 
^ie di corpicelU, come quelle , che si veggono 
formare una lista', entrando- liìtoe per la fessura 
d^una finestra; chi di fuoco , chi d'aria, chi 
^' acqua; ma altro non se n'è sicuro, se non 
ìA'ella ila nome Psiche (2), e «th* è immortale , 
fid eterna. Vedesi bensV, da chi bia-la vista 
àcQta^, in èssa grotta tin edificio a- ^i83i d' ne- 
eelliera (j) di ptaris&imo cristallo,' la quaje so- 
prA uè segreto ,' e non inteso ordigno va con- 
tinuamente roteando', e aggirandosi , ora piti 
Velocemente, ora menc^, e da un Iato di quel* 
la uri picciolo usciuóiino , donde; uno stanzilo 
si scorge , tutto pieno di (Fancelli , o cellette^ 
come gli sciami- dell^àpi (4) • Cinque pertugi y 
è caverne' {$)i che dalla parte di fuori del 

♦mon* 

(i) Vedi Aristoùte delle vafh cfiuhni ^ ofiut*- 
'$osto fantasie intigno all'afiiìma^ ^ 

(2) Psiche, Amma» (5) F un^ imitazione 
f^esa d'all^ ticcelliera descritta da Platone nel 
TeetetOi (4) Lo stanzino è figura della me^ 

moria \ serbatojo dell* idee* 

(j) J cinque senthnenti jona le vie^ fer le 
^afi l^ idee vanno alla mente • 



%9 

^OQte luiax^ cotmmicazioae di dentro 9 intr«- 
docpRO dal inondo «elle più intime parti deU» 
^otta il più nuovo y grato » e toliazzevole schec* 
zo » che mai si vedesse « Iraperciocdiè Ogoono 
d'essi pertugi con. suo speziale ufficio, e parti* 
violare atjtività traendo dalla parte di fuori di» 
verse inunaginette, e viste di cose, qiielledea« 
tro arreca > le qnali non sì tosto sono affiiccii- 
te al cristallo deiruccelliera, come chi si spec- 
chia , ch^ essa in A le rapisce ; ma aoo creder 
però ) che come gli specchi nostrali più fe la- 
sci sparife , che anzi con lovisibile forza tprte 
le fa entrare nello stanzino , ove da si si vac- 
ano per quelle migliaia di cettette allogando. 
Rifanno i pertugi quest'officio senza cessamech 
to verano) e quello, che mente umana non po- 
trebbe comprendere» non solo vedresti affiicciar- 
»i al maravrgtioso cristallo le immagini di quel- 
le cose, che fra noi ^na visibili , ma prendere 
figura t e. apparenza gli odori de' profumi, i sa-^ 
pori delle vivande > ti suono delle voci , e de- 
gli strumenti, e fino il freddo^ ed il caldo» E 
vuoi tu udire un ahro incredibile incantesimo, 
che cotafi immagiaette hanno fra Joro legami 
^'.amicizia, e d'amore, e vincoli di matrimo- 
tiii , e «congioagimenti , sì che figliano innume^ 
tabile prok , come fra noi parte intera, e per* 
fetta, e parte monca, e sciancata •> Nel m«Eza 
poi di q4ieir ampia caverna è un capacissimo 
gravkemhalo, i cuV laati infiiiiti tocchi, e s»o- 

e 2 nati 



39 
aati invitano ad uscire delle cellette loco le 

ixomagini.i acciocché non arrugginiscano in ozio, 
*e s'avvezzino ad esser pron^tissime ; aggirandosi 
a quel suono con mobilità maggiore non solo 
esse^ ma il cristallo anoM-a , il quale se alcun 
poco si ritardasse , tosto s' appanna , ed ofRi- 
^a , e, perde una parte della sua bellissima se* 
renità (i). Due sono le persone, cbe suonano 
or Puna, or T altra a vicenda , e toccano le 
corde. L'iua i una vecchierella cieca, nomina- 
ta T/Vi6ìir (2), ta quale, come quella cVl rin>- 
bambita 9 e non sa cbe si faccia > corre a' ta;-' 
fti, e a caso gli picchia, e chiama» e fa usci* 
xe senza concerto , né ordine. veruno le figure*. 
L'altra nominata Euc berta (^) , come cbe non 
sia di musica profonda maestra , pure ha gra- 
zia, e garbo, e toccando con artifizio, e mistr- 
ratamente lo strumento, fa con ordine,, e mt^ 
jura uscire cui ella vuole, e allora ne vengono 
}e immaginette a battuta , a guisa di coro dt 
ballerini^ 4Ìie sulla scena apparisca* Bello è a 

vcde- 

(1) V abito della mente comegmsce U dottri^ 
ne f e si conservai colla disciplina si perfezio^ 
na y e con la meditazione y le quali sono movi- 
menti : ma non s* impara niente nel P ozio , cioè 
C9n la negligenza , e con la pigrizia • Plafone 
nel Teeteto • 

(2) Tichia, la fortuna, P accidente» , 

(3) Eucheria, P opportunità y P occasione», 



vedere , che suonando Eocherra un'arietta ap^ 
passionata, ad ogni toccato tasto n'esce an'tm- 
maginetta dolente , e con le lagrime in sugli 
occhi f e se h suona lieta, queste incontanente 
spariscono , e altre ne vengoiìo col risolino in 
bocca , e tutte fnacevotine > e leggiadre • Ma 
perchè non*tutti i tasti erano anticamente dalf 
una, hi dall'altra scossi, e suonati, onde ac 
cadeva , che alcune delle immaginette diveniva* 
no deboli , aggrin2ate , e quasi Senza vigore , 
per Io continuo starsi nelle cellette dimenticate 
in una trascurata pigrizia , T invisibile Fata v* 
aggiunse uti' altra celeste donna coti' andare dei 
tempo , nel suonar peritissima , chiamata Mele* 
2ia (i), ia quale con l'artifizio delle sue divfne 
dita, non solo trasse fuori de' loro cancelli, e 
diede esercizio alle immagini tutte , ma fa dt 
grandissimo giovamento al mondo con questo 
mezzo , come si dirà in altro luogo. Ma i 
tempo per ota di ritornare all'* ingahnevqle Do* 
tossia, cb'era alia montagna già vidna, & iMt»^ 
te che avvenne. 

(i) Meiezia, la Meditazione • Escono te idee 
da sé y e senza regola , come prova ognuno j alP 
occasione s^ adoperano le appartenenti alle circo- 
stanze ; ia meditazione ricerca le piì^ profonde y 
e disusate. Questi tre movimenti sono espressi 
nelle tre senatrici i Fortuna i Opportunità y e 
Meditazione, 



3* 

CAPITOLO IIL 

AttGOMENTO AiLEGoaica» 

JLJolùssìa cerca il giovanetto làtmo prima di 
tentare T impresa • Si trasforma in una bella gìo« 
vade. Va così trasformata ad una spelonca per 
avere una cert' acqua incantata da dark a bere 
alla Fanciulla, ch'ella intende di liberare*. In- 
vita lehnh cantando» Questi smembrato prima 
per aria , si raccoglie m un corpo intesa , e 
^endé dinanzi a Dclossia y la quale ha da lui un^ 
ampolla dell* incantato liquore ; indi vantio alla 
montagna di Cef/tlos in compagnia» 

SPIEGAZIONE DELL' ALLEGGILI A, 

Le Fraude per istimolare la Curmhà ha bi- 
sogno del Piacene . Si tramuta in giovanettà 9 per^ 
€hè a tale aspetto pih facilmente il Piacere t*b^ 
adisce . UacqtM incantata è l*ubbriachezza del-- 
k voPuttà . // canta è un^altra qualità , eie de- 
^ta il Piacere » U andare smembrato per aria^ 
significa la sua molta volMlitày e varietà nei 
cercare dilettazioni • Il raccogliersi in. un carpii 
imero dinanzi alla Donzella , significa che tut- 
ti gli altri diletti- si dimenticano dinanzi alla 
bellezza • U unirsi insiìtme laFraude^ e il Pia- 
cere 



• .?? 

cere vuol dire , che non sono i diletti altro , cht 
maschera, ed illusiom . '^ 

IN on potea però da et sola la fraudolente Do^ 
lossia effettuare la maligna sua intenzione senza 
l'aiuto del giovanetto Idonio (i), il quale di ra- 
do io sua casjT dimorava j ma sempre qua 9 e 
colà aerandosi, e continuamente vagando an* 
dava, invitato or da questa cosa, or da quella 9 
pensando solamente a. darsi sollazzo. Certamen- 
te costui m'abbisogna, ditìea ff a' suoi denftiKN:- 
bottapdo la malvagia dolina ; come colui', eh' è 
possessore d' una cert' acqua incantata, la quale » 
3' io la posso far bere un tratto all'incarcerata 
Fanciulla/, è dì. tal forza. > ciie le ipgoipbrerà 

tut;io 
(i) Idonio. Il Piacere. Non è detto a caso, 
che. la Fraude veglia valersi del rnezzo del Pia- 
cere per destare la Curiositi . Io credo che qta* 
sta ritrovasse la maggior parte delle invenzioni 
atimolata da tal principio. E '^taneente fu des» 
sa, che prima stur&d la quiete .^ e intorbidò P 
innocenza \ In ciò si cmforma la Pellegrina nel 
wo testa a quelle, carte, ch'iella non ^ardisce di 
nominare , per profonda venerazione , in una Fa* 
vola-y iene he morale . Ma faccia il Lettore una 
4omparaidione da sé tra la Fraude, e una ser- 
p^^ fi fra il Piacere, ed un pomo, e vedrà clP 
anche -:HC(mdo la verità^ venne la- Curiosità d^ 
stata col mezzo della dilettazione. 



34 
tutto il ^rirello', è le mettere nelle viscere aita 
smania dr fare ricerche , e di trovate novità , 
che non vi' tóri pih chi la possa temperare (i) . 
Ma dove troverò io cotesto scapestrato fanclni- 
io? Sia che si vuole, io so dov'% Pabitaziona 
di lui, e quivi anderb; che -quando anche ndid 
lo trovassi , poco potrà stare a venirvi , e io 
indugierb fino a tanto , che sia vetiuto • Così di- 
cendo fra suo cuore , e stata alòun poco sopr» 
pensiero, s'avviò alia volta d'una collina, non 
molto lunge da quella montagna , a cui s^era 
già indirizzata ; e quando fu da quella .poco 
lontana j per acquistare la buona grazia à^Idùnhy 
tramutò in un subito corpo , ed aspetto ; e d' 

una 

(i) La Cnriosità a cagione del Piacere trovò" 
Ì9finrte. invenzioni. Tutte Parti imitatrici nacque^ 
ro da questo principio^ Musica j Poesia ^ Pitiu* 
fv , Dama , furmo travamenti di tal qualità • 
La cultura de*Ciardim<, gli- Apicii , e gli EsOpà 
cuochi^ r tante altre arti simili a quéste nacque» 
ro 'da Curiosità mossa dal diletto. E anA tan*' 
to avanti^ che fino vi furono popoli^ i quali in* 
segnarono a danzare a* cavalli , sì eie andata 
do una volta in battagli» , i mrtsici kro , chr sa* 
peano la squisitezza di tal costume i, suonaroOùy 
non so se minuetti ^ o altro j onde i cavalli bai* 
leti ni , fasciata l* ordinanza , cominciarono -kn 
tallo tondo ^ e- furono capono tP una totaUifiùìi* 
^tta di coloro f' eie gli cavalcavano k 



35 
tina sozza , e vizza, vecchiaccia che Pera , s! 
traforinb in una giovaneira bella , sugosa , e 
rigogliosa, come un fiore fra Taiba, e il levar 
del Soie (i). DI che ti nuravigli^ otu cheleg-^ 
gi la^ scoria presente ? Credi tu forse che. quel- 
le, chMo ti narro, sieno favole, e sogni, per-» 
jchè odi figure mutate in nuovi corpi ? Se tu 
hai lena la Storia d'Ovidio , dovrai sapere 
che negli anxkhi tempi non v'avea cosa , .che 
non si trasformasse in un'altra • Oltre di che 
costei, la quale con antico linguaggio De/Qxj/>, 
e col moderno la Fraude è Jiominata, è di sua 
natura anche attempi nostri, e fra noi unamu* 
tabile fantasima , che quasi mai non durji nelL' 
aspetto suo vero, ma quando ha voglia di far 
male, scambia fattezze, e apparenza: e compo« 
nendo di si medesima una bugia , cqmpariice 
agli occhi «knii ora donna , ora tiomo , d' ogni 
età , d' ogni condizione y e costume • Non U 
veggiamo noi forse ditempo in. tempo, pes^i 
ma knitatrice delta vera bontà , qua col collo 
torto, e ceto gli occhi rivoltati al Cielo, par-» 
lare d'amicizia, di prossimo,, e di fratellanza, 
ma col rasoio a ciotola, per negare s'ella pub,. 
le <:ancie delta gola fta le sue caritative espresr, 
sioni ^ agli amiei y .al prossimo, ^ a' fratelli? 

'..' •- . Ve-. . 
0) S^clh^ cie.vicn <hponei test^^.jpero.^cie 
spieginè a h0stahZA , chfi sigmficitm U frasfùT". 
tnjoioni di Qoloesia in ^airU fy^ye^ 



3^ 

Vedesi colà col bastoncello ajlla m^^ao» fingendo-^ 
si debole, e. sfiatata , e traeiidosi dietro le meni* 
bi^a piuttosto a forza » che camminando , qon 
una lacrimevole vocina a guisa, d'accattapane, 
raccomandarsi^ ed intanto si ride di vivere alle 
altrui spese, senza pensiero, o fatica. Spesso 
si liscia, e favella d'amore siapp^sionata, che 
ti parerà che spiri , e dentro si fa le beffe de' 
fatti tuoi, e ha in si tutt' altro , che affetto, 
ed amore . Che più ? Lp. scellerata Fraude fino 
in ampolle di balsami^ iq cartucce di polveri, 
in bilance, in pesi, e in misure si tramuta tal 
volta , dando sempre che fare alla vigilante 
Giustizia, perch'ella non frodi le genti, e noa 
rompa i nodi della santissima catena, cheipat-» 
ti della Società hanno formata , per vivere ia 
soave riposo . 

Ma per tornare all' intralasciato filo della, nar*^ 
razione , che l'altrui incredulità m'avea fat- 
to interrompere , dico che Do/ossia , cacciate 
via da sé le grinze , distese tutta la pelle del 
corpo; e lasciati due occhiacci lividi, e scerpel- 
lini, due ne prese mondi, e sereni, tanto che 
della sua squamosa, vecchia, e affumicata spo^ 
glia , uscì una bellissima giovinetta ; e óltre a 
ciò di sì saggia , e composta apparenza , che 
avresti detto quella essere la prima volta, che 
usciva di casa : tanto n'andava in contegni, 
con misurati passini , e con le palpebre abbassa* 
te. Divenuta dunque in tal forma d'una so^^ 

za. 



37 
zkj e scellerata vecchia, garbata verginella, e 
pubica , s' itidirizzò verso una spelonca nella 
cóHina cavata , nella quale stillava T incantato 
liquore ,' che sotto un sapore di mele nasconde- 
va un pestifero , e morrale veleno • 

Colui che dettb la Cronaca degli errori d* 
Ulisse delineo la situazione di questa spelon- 
ca (i); onde fra l*ajuto di lui, e quello d*un 
altro' Scrittore, che ne fece menzione (t) quan- 
tunque di cosa antichissima si favelli , lii* inge- 
gnerò di dame relazione, e contezza, valendo- 
mi delle parole in iscambio di carta topografi- 
ca. E' la bocca della solitaria spelonca, di cui 
favello , aperta nella collina . Verdeggia sópra 
di quella un salvatico ulivo ,' il quale co' suoi 
intrecciati. rami , e con la spessezza delle foglie 
la tien continuamente dal sole difesa • Subito 
di sotto atta verdeggiante pianta, e dentro del- 
la prima apritura d' essa spelonca stanno due 
Donzelle, Aperta , e Porosia notninate (^), co- 
me 
(i) Omero Odhs. Uh. XÌIL 
(2) Vedi Hexameron rustique di M. de la Mothe 

hVayer^ che spiega questo f asso d* Omero. 
(5) Prope autem ipsara', antrum amabile obscurum 
' Sacrar ium Nimpbarum , quas Najadés vòcantur . 
Nec autem spèlunca lata contefìa. 

Orinerò nel luogo citato , 
Ld Pellegrina non ha mai voluto speci ficaryni 
qttal sia ìk sua inténzitme circa il lignificato d* 
Tomo VII. d Ape- 



3«_ 

me chi dicesse nel oostto Ymgv^sg^o onoranza ^ 
^QstiitMziowj alle qoali iLCrooista detto di yfh 
pra dà il nomedtNjnfr) o piuttosto diNajadi» 
perchè sono della fontecnstpdi, e air acqua, che 
quindi, rampolla, soprastanti ; la qaaie acqua 
fuori delle viscere uscendo delia colli&a, per un' 
' invisibile doccia , è sottilissima come stille di 
mattutina rugiada , e soave a guisa di mele , 
ma tuttavia di tanto vigore > che piii d'ogni 
fumoso , e. polputo vino inebbria le menti di 
chi ne assaggia , e ogni cosa fa agli 4xxhi alte* 
rata apparire (i) . Desiderava Dohssis con tut- 
to il cuore , come detta è. , d'averne un'am- 
polla per darla a bere a quella fanciulla , cut 
ella intendea di tirare dal suo partko, ma co« 
noscendo le due custodi Aperta , e Forosìs^ 
cioè Ignoranza , ed 0$tina2Ìone essere di loro 
natura mal create , e ritrose , e per lo piiH €or« 
de all'altrui veglia, e preghiera, posesi a se- 
dete 
Aperia, r Porosia, cioè de/PIgnorznzsLy t delP 
Ostinazione foste altu custmiia di ^tsesi acqua . 
Dice pet^i eie si . spiegherà in altro^ luogo ^ e che 
hanno tre significati . Lascio per ora ^sto in- 
dovinello , o tre indovinelli #' lettori . 

(i) Ognuno pstbr paragonare tal fonie al mele ^ 
t affermate^ che tfhir idea ^ dice Platone nel Fi- 
leior priva d^ uhbnMttmento ^ e sobria eia fon-^ 
te deUa prudenza^ eie zampilla ^ttoa ofri'^tùqua 
amara ^ a sslmsifera insieme* .- ^ 



39 
«fere atP ombraci veideggiaotr vUvo% e eomtii* 
cib con vezzoM, e lunsighier» voce a cantare ; 
per invitar a ^ col rofiìanesiino d' una caozoa* 
H vagabondo Idamc , eh' ella sapea , essere alm 
tatore dì quella solitudine, e di quel luogo pa« 
drone. In tal guisa dunque diede. conDinciasnsa* 
to a} suo canto: 

D*un verde olivo ail^anAra gra^'ota 
Sto qui sedendasoiàoria i« pMce^ 
In altrù iocù n^giiono» ss fossi 
Qui H TiMns ttm» ^i^ebe piace 0^ 
Ls fteH0 fomtej e is tpekncs mtbrosaj 
Che sota> iìt meìcZe sUa. collituf. giace $ 
Invita egmtno co» sua vista lieta : 
I» questo toco ìBjgm peMcr s^ac^ma^ 

Ancrt felicèl^ é fimunata fonte ^ 
S verde pianta , e te: fadorm sopra j 
Segno f onor a^eto da < ogni fronte , 
Converri c6* ogni capo a voi si scopra i 
Qui vedransi le genti a correr pronte , 
£ far in kde vostra pih d* w^epra • 
Ancor per voi si farà hello il mondo j 
S sarÀ pik vivace' j e pik- giocondo . 

A pena avea la faistta giovafle canrata^^e- 
sta canzonetta 1 rì|Mena di lusinghe , e d' adula* 
zioni , che s^'udì a spargersi- sopra tti lei in aria 
un doidssinM tko d'allegrezza, senta punti» 
vedere donde uscisse, o chi lo facesse «^ Sanoa 

d % che. 



40 
cfa^ di là a pòco apparirono *a mano a mano 
^ua , e coià^ alcane^ nuvolette non molto alte , 
quàl dorata , qual di colore di rosa domaschi- 
ila, e in somma tutte con le pib liete, e vi- 
stose tinte, che si veggano in tele , o* per It 
campi dell'aria , con una florida trasparènza > 
che le Ecndea in mille doppi piìi helle , « care • 
Volavano esse prontissime , e leggerissime , e 
con uh certo atto di vita , e di spirito , che 
pareano piuttosto dal desiderio quivi pottate , 
che soffiate da vento veruno. Le quali, qiiando 
si furono tutte in un luogo sopra Dolosità rac- 
colte , cominciarono ad andare intorno intorno 
a guisa di farfalle che scherzano intorno ad una 
facellina accesa, e così svolazzando > e festeg- 
giando, a poco a poco si congiunsero insieme, 
e formarono il corpo d* un; giovanetto , che 
mostrava d'avere quindici annida pena, con 
due occhi risplendenti , e lieti , fattezze a pen- 
nella ^ e xl' una carnagione tutta giocondità , e 
freschezza ; Discese il garbato garzoncello dall' 
aria , e postosi dinanzi alla trasformata Dolos- 
sta , prendendola per quella , che agli occhi 
suoi appariva , e non per quella eh' eli' era in 
effetto , si diede à mirarla cupidamente , con gli 
occhiolini mezzo socchiusi , e un l'isolino tra 
le labbra , che dicea : Io spasimo dèi fatto tuo • 
Conosceva l'astuta volpe l'umore del capricJcio- 
so Garzone , come quella , che" sapea' bénbsimo 
ehi egli -era 9 e da qml piede zoppicava, ni ad 

altro 



4» 
altro fine atrea soavetneate cantato» cbe par ti« 
rarlo a ^aeir e^ca : e tutuvia facendo ìm vi3tt 
di non sapere chi egli sì fosae , stando in sul* 
le site ritrosa > e difficile t perche si attento la 
irifflirava, atterrò. di subito gli occhi, e mutola 
del tutto direnne . 

Perchè non segai, o divina Donzella, la co* 
minciata: canzone , diceva il giovanetto a coiai, 
con la quale hai si dokenaente l'aria peicossat 
ch'egli m'ì convenuto a viva forza abbandona* 
re ogni altro mio passatempo, e qui rqicntitM^ 
mente calare , lusingato dall' armonia di tne no- 
te? Segni» segni, io ti prego, e non cessi agii 
orecchi, miei la melodia della, tna voce , come 
gli occhi miei si beono qneste tne noaravigliost 
bellezze. Al quale essa in tal modo rispose: Va- 
ghezza sola di vedere queste campagne mi fece 
qui venire a passo a passo soletta; nì ci sarei 
venuta mai, se avessi creduto che questo laog^ 
abitato fosse da genti , ch'io non avessi oon#- 
scittte: e mentre che così diceva, tutta si tin- 
se il viso d'una fiammoiina di vesecondia (vo- 
di se le sapea tutte) per cacciare pia lacilmei»- 
te. questa solenne carota al garzoncello impor- 
tuno (i). Bella giovane,., ripiglia alloca il fon- 

ciiato 

ifl) Vacépuf mn fmcis d/voletmir Mfwi^a^ 
Come 1$ donne fimOMn^^ohmiefi 
Cétrete m.eU Pétom t^hemy ^ fto^o* ^ 

4f 5 PmJo^ 



42 
ckitto, questa^ mia abitazione : e se nòa nf 
èai conosciuto prima, può fra te, e me nasce- 
re Qoa subita conoscenza , e se tu Io vuoi , sz* 
rai di questo abitacolo meco signora . Stette 
alquanto sopra sb Dal ossia , ma finalmente* per 
condurre» il ragionamento dove volea , addome- 
•ticaodoai a poco a poco, incominciò a doman* 
dargli chi egli fosse ^ e il giovane le rese della 
sua condizione tal conto* 

Idmia \ il nome mio > e sappi che noi fa>- 
lemmi» insteme felicissima vita , imperciocché 
io sono sì lieto , e giocondo di mia natura^ 
che cosa mesta veruna non trovò mai ricetto 
fra^miei pensieri . Dovunque io mi rivolgo» 
mi seguono sempre a guisa di corte, le festivi- 
•tà , le delizie , i giuochi , e le consolazioni » 
Con occhio acutissimo veggo io qualunque luo* 
go quello, che mi può arrecare diletto; né nu 
contento già d' un sollazzo ad un tratto , che 
•ne vorrei milk se potessi , e in ciò sono sì ìrb- 
gordo, e volenteroso, che non contentandomi di 
godere intero tn un luogo, mi divido aquartk, 
e a pezzi, e in qualutique lato io veggo cosa, 

die: . 
Pajon lor cenni y e sguardi unti veri j^ 

Poi quando pensi entrar^ resti di fuora^ 

E poco manco j eie non ti disperi» 

Matteo Franzcsi cap, h delle Carote^ 

Questa nota s* è qui posta a dispetti della 
Pellegrina y. e i^ essendo femmina non la volea^ 



4? 
che xni piaccia, volò « anzi mando una porzione 
di me a sguazzare; avendomi natura fabbricata 
per modo 9 ch'io posso in. molte parti divider«- 
mi. Né creder già ch'io m* appaghi, perch'io 
vorrei ad ogni ora trov^ cosa nuova, e poter* 
mi ancora in ptìi minute particelte tritare y dap^i 
poiché in tal forma posso a pena supplire alla 
mia gran TOglia di variare , e di voler millo 
passatempi ad un tratto • Pensa che se mai si 
desse eh' io fossi rinchiuso in uo corpo d' uo* 
mo , e non potessi godere a modo mio altro 
che d?una cosa per volta ; tutto il mondo mi 
parrebbe miseria, e oscurità profonda. Non ti 
stupire* però , o. bellissima fanciulla ^ se tu mt 
vedi ora dinanzi a te tutto d'un pezzo, ed in* 
tero y imperciocché coA m'accade ogni volta 
ch'io veggOiquakbe donzella , la .quale con le be- 
ne armonizzate -parti della sua faccia, con la dol- 
cezza della voce ,' coHe< soavi tinte delia carna- 
gione , con la luce degli occhi , e in breve con 
tutte l'altre sue grazie, e bellezze , facendomi 
ogni altro desiderio , e dilettazione uscir di 
mente , le mie membra qua , e colà disperse 
con non so quale occulta forza raccoglie , e 
reintegratomi in un kohito,' dinanzi a s^, come 
hai tu fatto, m'invita /'Così diceva quella fra- 
schetta d' Idonio alla fallace Daioisia , la quale 
facendo certi visi di maraviglia y e mostrando 
di non sapere quel che sapea y a^ poco a poco 
fece cadere 'à rag^onomeato > che volea, e as^- 

con- 



44. 
condando quel cervelline di grillo , gli disse ^ 
che s' egli le prestava U 9uo aiuto a quello , 
che intendeva di fare, eli' era appunto per libe. 
rare una donzella, curiosa ricercatrice d'ogni co- 
sa, e che costei Avrebbe trovati con le sue cu* 
riosità , e sottigliezze mille passatempi da pò- 
fervisi dentro tufl&re , anzi sotterrare sino al 
ciu£tto • Gongolava Idom'o per la nuova pro« 
messa , e parea uscire di sé per la voglia di 
vedere uscita la prigioniera* Doiassia vedendolo 
alP incontro ia tal guisa traportato dal sue umo- 
re, e dalla speranza di godere « colse il tempo, 
e gli domane l'ampolla dell'acqua > oud'^li 
senza iadugio s'accostò alla spelonca. S'aliai^* 
rono di qua e di là le ubbidienti Ninfe , alla 
presenza del padrone, la fonte atampillò, ed egli 
empiutone un vasettino « tutto lieto a DoiofsÌ4 
lo diede , profiecendosi d' accompagoarla • Rice- 
vutolo ella sa sua compagnia n' andarono, alla 
sDontagoa» dov'era ia Fanciulla stata rinchiusa* 






\ 






.45 
CONVERSAZIONE. 



^i^ 



v2j?attdo ebbe la Peltegrina Priitia ttfrmiftato di 
leggere il terzo Capitolo della saa Favola > croi* 
ih il eapo alcun poco la seconda Pellegrina ì < 
mostrò' ch^'ellai avea qualche cosa * ir mente , 
che Pavrebbe' detta volentieri. Per la qual cosa 
essendo ^stimolata a parlare^ disse ili tal forma» 
Io ho sentito già nn' altra volta a leggere que- 
sto vostro Romanzo > ma ora che avete comin- 
ciato a pubblicarlo , e ne chiedete alla coìnpar 
gnia il suo parere,- io ho vogliaci dirvi libe-. 
ramentC) che $^faa troppo a tenervi il cervello 
attento , e che que' vostri nomi Greci fanno 
andare attorno la testa. Pensate se pare così a 
me 7 che 1' ho udito da due volte in su , quel* 
lo , che ne parerà a chi non l'ha più veduto» 
£ io lascerò dunque d'andar pili avanti , disse 
la Prima , e non mancherà^ alla Conversazione 
qualche altra cosa morale . da riempiere i fogli « 
Non. dico già, che voi lasciate, dice la. secon- 
da , dappoiché non odo che se ne dica mala 
affatto s ma piuttosto, aggiungerei a' Capitoli del 
Romanzo qualche ragionamento morale d' alcu- 
no de' nostri compagni , perche chi, non intenda 

una 



46 
una cosa, leggesse l'altra. S'egli potesse essere 
al caso vostro, io bo qtrir-un foglio da me scrit- 
to, disse il Pellegrino secondo, intorno airami- 
cizia, e se volete vederlo, io Io vi spiegherò. 
Fu pregato a leggere, ed egli presa la carta in 
mano disse così : 

DISCORSO PRIMO. 

Jt le, oNave, f» affidato il mio snùe^Virgtlio; 
9 io ti prego ^ che io porti salvo sf comuni MP 
Attica : consirvàlo vivo , f sàfM , eb^ egli è Is 
fiuti delPmmma mia . Oraz. Lib. I. Ode III. 



ila due forme odo a parlare universalmente delf 
amiciaxa . Quando si Cagiona degli altri ', e si 
parla quasi per argomento di ragionare , sento 
ad esclamare : Credetemi , questa bella virtb non 
k pìb al mondo; ella è volata via , ^ perduta 
la semente de' buoni amici • Non sono oggidì 
piti all'usanza. Piii presto si ritroverebbero le 
mosche bianche . Non c'i altra che belle paro- 
le, e tristi fatti; tutto è inganno, maschera, 
trappola, tradimento. In somma l'amicizia ha 
lasciato qc^ il nome suo , come intagliato sopta^ 
un sasso di sepolcro; ma essa non si vede più, ' 
t r ha inghiottita la terra . Buona notte « Dall' 
altro cantò ognuno quando patla di s% , dirà: 
Maladetto sia cbi l'amico tradisce: io non so*- 

00 



47 
no gii 60SÌ fatto. Fo pìh conto d'un amico i 
che di me stesso. II mio vestito, e la camicia, 
che ho sul corpo, darei per gli amici. Il cuor 
mio i fatto per l'amicizia; i suo nido : io so 
quanto vaie questa bella virtii. Mi caccerei sot*. 
to la terra molte miglia , se non sentissi le pas* 
sioni d* un amico , se le sue disgrazie non mi 
movessero a compassione -, e cùA dicendo pare 
che s* intenerisca , e gli escano le lagrime dagli 
occhi . Piìi volte ho udito farsi tali ragionamen- 
ti , e ogni volta ho detto fra me ; Che diavol 
sarà? Uno dice non c'è amicizia al mondo i e 
poi di là a poco afièrma , eh' egli ì nn amico 
fidatissimo • C'è, o non c'è? dico io. Che co- 
sa è questa contraddizione f Poi fantasticando 
fra me , e facendo con certi miei ferraazi noto*, 
mia del cuore umano, di(CO ch'essa vive al moo« 
do benissimo; e che 1' «^posizioni del sì, e del 
no, nascono dal non considerare da che spunti, 
e come cresca. Le genti inzuppatesi il cervello 
nelle sentenze de' libri, s' hanno formata un'idea 
dell'amicizia, pura, astratta , maravigliosa , e ta- 
le, che a concepirla, come la dicono, la sarebbe 
una beatitudine in^ terra. Ma la debolezza dell' 
uomo, qaandp è per ns^^rla, non puì» giungere 
alla sua purità; onde in questo modo ha ragio- 
ne colai , il quale dice che non si ritrova, 
perchè misurandola con le nobili idee , che ha 
formato in aè di quella , non ne vede un'om-^ 
bra, una minima particella. All'incontro uno 

ha 



43. 
Iia bisogno 4' un altro» gli va.intorao, lo sa-* 
Kita, r accarezza: q^^uegli^che pub soccorrere al 
bisogna Jeìl^ altro ha una certa iatrioseca vana- 
gloria del potergli far del bene y ed ecco ). cha 
senza saperlo sMnteneriscono Puoo per P altro , 
e s'amano insieme, onde hanao ragiona di di-, 
re, che sono amici, perche in effetto. lo..senojL 
come io pub essere questa nostra umana debo* 
kzza» In que' secoli, xxe' quali furono.! bisogni 
maggiori, l'amicizie furono più forti, dice uà 
bello spirito, che scrisse un eccellente libro! £ 
se avvenisse mai , che un uomo , e una donna 
si trovassero soli. insieme in un' isola deserta^ 
senz'altro soccorso , xhe q^Ua, che potessero 
darsi l'uno alRakro vicendevolmente, sarebt>era. 
amici eterni; e morendo l'uno, o l'un^^ in ca- 
po a trent'anm, quegli, q. quella, che. riiDao^^- 
se viva , piangerebbe veramente di cuore • Ci fac^ 
ciamo le maraviglie di Pilade.e d'Oreste , che 
furono anticamente cotanto amici ; ma chi 'mi" 
surasse il bisogno d'Oreste , che andjiva caden* 
do per le vie colpito da un ii^proirViso male, 
e la gloria , che parea a PiUde d' acquietare xkI 
prestare assistenza al figliuolo d'un Re^.mHi si 
maraviglierà' più , che l'amicizia fosse così. t«* 
nace • Teseo facea pericolosissime- imprese , e 
avea di Piritoo grandissimo bisogno , .e questi 
volea onore, ch'b non Eiinor bisogno. a chi.se 
l'ha messo in capo. Con tfdi. priticlpil io ^ 
sono messo in testa di fare lo jstrslogb y e, in- 
do- 



49 

cbvlnare quando dq* amicizia' (fte terminare; i 
così un amore, ch'% amicizia pili stretta. Per* 
che fatto un calcolo del bisogno, o delP interes- 
se che àveano due persone quando cominciò fra 
loro o amicizia , o atnore , credo che si pòssa 
di giorno in giorno , e di grado in grado mi- 
surando quanto cala il bisogno , o V interesse , 
predire il punto dello scioglimento ^ per esem- 
pio in tal forma : Nacque il dì 8. di Febbraio 
nel 1760. amore tra il Signor N, e la Signo- 
ra N. La loro struazione in quel tempo secondo 
il mio calcolo era tale. Pel corso d'uil anno 
avea il Signor eh' io nominerà per maggior in- 
telligenza il Flemmatico con tutta la sollecitu- 
dine , e affezione seguita la Signora detta da 
me la Spensierata ^ la quale dal canto suo avea 
dato il cuore al Signor R. S. uomo d'un tem- 
peramento lietissimo , e pieno )di grazie , e di 
sali vivacissimi , e appunto d' un umore conve- 
nevole alla Spensierata^ AlP incontro il Tlem^ 
matico è di tempera malinconica , e affettuosa , 
grande amico , e sincero • Avvenne fra tanto f 
che il Signor R.S. veduta un'altra persona più 
allegra, e destra della iy»^»j/>ri?/^, e sentendo 
maggior bisogno nel c4ior suo di tale festività, 
che della prima , a poco a poco incoriiinciò a 
mancai: di fede alle sue prime usanze , e poco 
prima degli 8* di Febbraio piantò del tutto la 
Spensierata^ la quale di lieta, e graziosa, ch'eli' 
era , si diede ad essere conturbata , e pensosa. 
Temo VII. e Le 



50 
I.e nacque in quel' ponto il bisogno d'avere trn 
atDko T<erav e di cuore schietto., Uguale aves* 
se compassione -di lei, e non vedendone un mi- 
gliore 'del Flemmamo, gli fece baon . viso , ed 
egli dall'altro lato, compiacendosi d'essere elet-* 
to , ed fetido bisogno di riparare l'onor sno 
agli txjcbl r degli, amici , i quali l'aveano più 
volte be^o ,' che sì pazientemente segubse tma 
che €&iMi pidcioio conto di lui , si diede ad 
aviaria di' vero cuore • Cos-ì condizionati erand 
atnbtdue rispetto' al bisogno, quando agli ^*.dl 
Febrajò comparirono al mondo insieme buoni- 
amici , e tali erano in fatto , poiché l' uno , e 
l'altea, come detto è, riparavano alle bisogne 
degli animi loro ..In tale guisa durarono fino a' 
quindici del passato Aprile , quando io seppi 
che il Signor R. S. , non avendo • trovato nella 
nuova Signora quell'animo schietto, ch'egli si 
credea, cominciò a pentirsi del fatto, e lo sep- 
pe la Spensierata , k quale nel fondo del cuor 
suo non potendosi di lui dimenticare, andò per- 
dendo il bisogno delle consolazioni del nuovo 
amico; il quale all'incontro avvedendosi dì ciò, 
e tenendosi ingiuriato , va sentendo a poco a 
poco il bisogno di liberarsi da un' amicizia , che 
gli darebbe troppa angoscia, se ciecamente pro- 
seguisse : se non che essendo uomo di senno , e 
non volendo con brusca prontezza dar cagione 
di romori, e dicerie, è infreddato; ma va ada- 
gio . A' primi del presente mese di Maggio là 

Spen- 



Spenfiersts ba ricevuto . un biglietto di penti? 
mento dal Signor R^S^t e bod ha. risposto; m». 
è tentata dì rispondere, e risponderà. Il F^iem^ 
Tn4tico> Vba 'papato i senedolse^ e^ fu .paggio». 
Per la fier» delP Ascensione dureranno ancora ad> 
andar mascherati insieme > ma già il FJemmatir 
^. che ba bisogno di dolersi ^ ha preso qualche 
usanza in una casa^ dov^ì una: donna d'umore 
malinconico) e ìa Spensierata che ha bisogno di 
ricrearsi , ^'impossibile che non .abbia ir asttmo 
rivolto ai Signor R^S»; onde Ja mia predizione 
sì hi che. Terso i- r^« di Giugno sari tiel tat^ 
terminata fra^i Flemmatico e la Spensier^a 1^ 
amicizia, e sciolto ogni legame di compagnia*- 



e % 



C A P I T O LO IV. 

AKGo'MEI^tO AtiÈGORlC'Ò. 

.'• . . . " . : < y. 

C/gal cosi si ricrea dinanzi all'aspetta i*Id&' 
itèép Uuscia deila grotta^ ove «tà la -Curkmi 
rinserrata , s' apre ad nti solò toccare di lui ; Ada- 
laztoni di Dolossm. Idonio mosso a compassio- 
ne delle donne rei^a di movere la Cmethà a 
benefizio di quelle. &sa-bé^ il liquore dell''am«- 
poUa , e wene . ■ 

SPIEGAZIONE DELL'ALLEGORIA. 

Dhanzi al Piacere qg»/ cosa naUtralfhentesi 
consola • Molta è la ma forza nel penetrare n^ 
pih chiusi , e guardati èuoghi del cuore • La 
FraUde si vale in ogni incontro delle lusinghe 
per adescare gli ammi • E^ cosa naturale y e 
molto prohabite j" che le donne fossero le prime 
adnocuite P 'ingegno per fendersi piò grate agli 
uomini'S e che le prime mutazioni wl mondo 
nascessero per cagione di fuelle^ essendo Pamo- 
re passione pik gagliarda dì tutte i Lo svenire 
per lo bevuto liquore dimostra la velenosa forza 
del piacere. 



Ì3 

Jl er offì\ pam > dov« p^s^ya :il giovanetto Uo- 
pi/o y udivansi risuonare affettuosi canti di rossi* 
gnuoli ; ^ calantjr^ ,*e d'altri varii ui^cellini^ 
che in loro linguaggio si chiamavano, e rispon- 
devano pigolando , e manifestando che il pia- 
cevole a^^tto di lui gP invitava ad .edificare 
nidi » e fecondare ova per la nuova, progenie « 
Belavano le pecorelle , e } lascivi lora naaciti 
.balzavano per le verdi , ^ tenere inrbette ì e 
muggiti I e nitriti » # ogni qualità di voci , 
s'udivano, tuue.di htm^., e d'amore. Ansi , 
se agli occhi umani fosse stinto possibile il. di- 
scoprire ogni cosa , si sarebbe veduto a ricrear- 
si Paria , e tutti gli elementi dinanzi alla fac- 
cia del grazioso fanciullo • Chi potrà durare con- 
tro alla forza di lui ? dicea fra sé l'avveduta 
sgualdrinella , che andava seco , da quaile che 
vedea conghietturando le cose , che doveano av- 
venire; e tanta era la sua speranza, che le pa- 
rea oggimai di vedere per opera di costui la 
Curiosità stimolata , le sorelle sue signoreggiare 
il cucuzzolo della montagna , e di la stendetnio 
r^gnc per tutta Ci^r^ì^, comandare dall' no ca- 
po all'altro alla regione i^Jlndr^ , i cacciatasi 
Aeaàa sotto a' piedi, e calcate le virtuose ^4)o- 
relle , e di quella custodi • . ^ 

In tal guisa dunque camminando U^q , e 
Dolossia pervennero finalmente a quella grotta» 
che nell'ultimo confine di CW}^» tenea per 

a 3 opera 



opera di Fronesia la C«r/W/J incarcerata , « sie* 
questfata da tutto il motido , per timore , co* 
me detto i, eh* élla volesse sovèrchiamente sa- 
pere , e con le sue vanità ^ e cimice gli aaimi 
di tutti gli Andropn intorbidasse • ' . '. 

Con molti, anzi infiniti ingegni , t pufiteUi 
dentro, e fuori , era rinchiusa hi bocca -delia 
grotta • Sicché sarebbe riuscito ad ogni umana 
forza impossibile 4* aprirsi Tàdito per entrarvi, 
o far sì , che fuori di quelh uscisse T imprigio- 
nata fanciulla. Aggiravasi ella colà dentro di- 
sperata , di sapere quanto di fuori si facea vo- 
gliolosa , ti\ mai stava ferma in un hiogo • U 
aspetto suo era di scoiattolo , rossìgna, con due 
occhiolini plccioiini del colore del fuoco , che 
mai non le stavano saldi nel capo, ma sempre 
di qua , e di là gH strabuzzava, con attenzio- 
ne , anzi pure con tutta P anima m quelli , se 
non che talvolta passava l'anima dagli occhi 
agli orecchi y nfe parea , che nell^altre membra 
ne avesse. Erano tuttavia que'suot occfaioiint 
di tanto vigore , e partrvasi da quelli un rag- 
gio di tanta forza , chie col coiitinuo aflkargU 
nelle pareti della grotta per desiderio di veder 
fuori , n'avea a poco a poco levata via ana 
crosta, non altrimenti che il pestifero tramon- 
tano soglia fare a quelle muraglie 7 che sono al 
settentrione involtate; anzi q«ia., e colài'avea 
così logore col veleno della sua gnardiitur», che 
sperano aperti molti piccioli spiragli, eiòreiii- 

ni> 



55 , 
tii) e poco tempo sarebbe stata, che sarebbe usci- 
ta da sba disputo di chi l'avea quivi rinchiusa. 
Com'etla s'avvide, che un poel^ettodi barlume 
di fuori cominctb a rompere le profonde tenebre 
della sua grotta, la non iacea altro, fuorché ac- 
costare gli occhi or all'uno, or all'altro di 4|ue' 
.piccioli pertpigi , e a spiar di fuori ; e tale al- 
tra volta se le parea d'udire qualche romore, 
v' accostava gli orecchi , con una sete > ed una 
smania di sapere , che avrebbe voluto per que' 
foreUini succiarsi il mondo, $' eli' avesse potuto. 
Oh quali strani , e tenfierarti giudizji facevif 
ella delle cose , che le parea di vedere , e d' 
ttdire! £ che altro, potea fare una gofia, eigno- 
.rante fanciulla , la quale malamente avrebbe 
•giudicato delle cose v^te, o udite anche inte- 
re ^ e quivi le » presentavano oiozze, e a pena 
«delineate, e sbozzate? Questo nu>dodi giudicare 
k vizio. della Curiosità anche oggidì, acquistato 
trol lungo, andare tra le difficoltà di quella grot- 
ta; sicché anche uscita , non pot^ di poi libe- 
-xarsene af&tto . Scavasi appunto con gli occhi 
sii finestrino d'una di, que' suoi pertugi, quando 
le parve» di Vedere a pen^^ un uomo , ed una 
rdoniia veoirsene in co^sf^agnia , e. non potendo 
ancora ben bene sa^re chi fossero y. perchè la 
grossezza del sasso gliiSle, impediva^ incominciò 
£ca !S% a congbief torace molte ciucce,: che nella 
inb^ atfKÌacfi^t^ ,debbpao^;aver, Itfogo^ e >9' era.fva 
s^ cD^ (;Qilte>)l<<ppa:i^/§e.a^tSi|$l:Vaadit(Q quanta la 

sua 



suj^ pazza immaginativa le. ayea stabilito. n^If^ 
a:esta • Fu prima Dglossia a4 accpstarsi^all' u^cìq, 
fi comech' ella fosse una g^n maestra di Ixau- 
di » fi un' acHtissima trovatrice d' invenzioni , 
pure la si sbigottì a vedere con quanta, fermezr 
za esso era stangato y e suggellato <la tutti \ 
lati» onde rivoltaci al giovanetto ) cbQ seco ne 
veniva, divenuta in viso pallida come bossoio., 
gli fece vedere quanta fosse la difficoltà dell' 
aprire.. Rise il baldanzoso garzoncello a tal vir 
5ta; e vuoi tu vedere, le disse, con qual pic- 
chiare e con quali urtamenti questa grande im- 
possibilità sarà da me superata? £ così dicendo 
aperte le dita , e fatto della mano palma , quel- 
la impose così aperta all' uscio,, ed incontanente., 
-quasi tocchi fossero, da gran forza d'incantesimo, 
caddero a terra i puntelli, si sbarrarono le ^stan- 
ghe , tutti i legami , e gli ordigni ^i sciolsero , 
e l'uscio dinanzi ad Idonio rimase sgangherato, 
e patente • Udì il gran romore la rinserrata fan- 
ciulla , e fu ad un tempo ferita gli occhi dal 
subito splendore , che tutta la caverna ingom- 
brava . Mille pensieri le vennero in mente ad 
un' ora \ e tratta da quel suo primo impeto , e 
da quella sua gran voglia di sapere , non cu- 
randosi punto che l'uscio fosse spalancato , nt 
cadendole, pure. in pensiero, che le si apriva la 
via alla sua .libertà, leparea solo di morire, se 
: non jsapea chi fossero la fanciulla , ed il giova- 
ne da lei non conosciuti ., e che qntvi erano 

alla 



Ì7 
òXìsL sua grotta capitati ; stahdoisi coh gli occhi 
or neirurto, ed drà nell'altra confidcàti , quasi 
fuori di $é congbietturando , ' e faceildo mille 
strati! pensieri. E già apriva la bocca per chie- 
derlo, sé non apertamente, almeno con qualche 
parola, che gii avesse tondotd a dirgliene; ma 
la maliziosa D^iossia^ che volea pritna empierle 
gli orecchi d'altro , incomincib a favellare in 
tal gui^a:: O saggia, e virtuósa giovane^ che 
per r altrui maligmtì se' fino a qui $tata sco- 
nosciuta à te medesima i e dalla crudele Acacia 
contra ogni dovere pei^guitara ,' e' abbattuta > 
sappi che molte cose nobili , e grandi predicono 
di te le celesti influenze . Eletta se' tu dal Cie« 
lo , tu sola ^ liberare ta regione degli Andro- 
pti , dal reggimento d' una sciocca Reina ; la 
quale non vede Una spanna pili là dagli occhi 
suoi , e non sa che cosa sia bène , ni male. 
Vivono^ tutti gli abitatori 'di questa regione a 
guisa di selvagge fiere, pascendosi poco meglio, 
the d'erba, e neghittosi, e non avvedutisi del- 
Isi loro nobile natura in ozio , e nel sonno' si 
giacciono V Stabilita i a te dal Giela l'impresa 
del risvegllarlf ;.- e Io &cai , se presti orecchio 
alle nostre parole • Interruppe il favellare di 
DohssM \\ giovanetto Idemo , e parlò in que- 
sta forma: Sa il Cielo, o gentilissima fanciulla , 
ehe me non nìosse altro stimolo alia tua libera- 
zione y.fttorohè quella pietà j che io sento non 
^oIq dle|^. abiutoti 't ^^ principalmente delte 

ahi- 



abitatrici di questa terra:, "alfe quali , non* pré^ 
ààrrdò tu qiìaldie giovevole , é prónto soccor^' 
so, coti la taa inestimabile attività, cretlimi 
che là vita loro sarà un continuo fastidio i & 
una dispettosa tristezia . Tu sola , ó sapiente 
giovane, puoi destarle ad una -vita novella , e 
far sì, che inventino un ordine , ed un costume , 
che renda loro then grave il corso degli anni; 
Io non vi'potrei nascondere^-perdonateTOi , se 
còsi favellò delle femmine' dinanzi' a voi due , 
che femmine siete) che di tutte T altre code,' 
. che sono al moiido, voi siete quelle, che pib 
flfi' arrecate ricreazione, e dolcezza maggiore : m» 
s()esso mi conviene involarmi da voi, per cer- 
care altrove anche minori passatempi , e fsggire 
là noja . E tuttavia io vfeggo dotate le femmi- 
ne d^uha certa intrinseca ifializietta, con ia^jua* 
le , aiutate dalla tua perspicacia , potrebboab 
tessere una rete così varia, ch'altri iion deside^ 
rasse mai d' uscirne , e vi stesse contento • O 
felfei le femmine , e fortunati gli uomini ,'• ìt* 
égli ti dà T'animo di fare un giorno in èsse 
nascere la curiosità d'esaminare la propria con^ 
dizione , sicché trovino qualche modo per tuo 
mezzo suggerito, di rendersi piò pregiate, e ri^ 
chieste f Io non so quello , cfa' io mi dica , d 
fórse tu troverai cosa migliore ; ma quanta a 
me , mi pare* che s* elleno si coprissero il'eorpo 
con una lunga veste , le sarebbero a q^esrso mò« 
do in mille doppii pivi care*. £ ctii sa^ cbe^ol 

tem- 



59 
tempo.^u non insegnassi loto a variare le fogr 
gè del vestito, a chiudere io qualche assetuta^ 
e liscia corteccia i pi^di Asa nudi^ e in qualche 
altra guaina le noani, e le braccia ^ perchè ru- 
bandosi .agli occhi per qualche tenspo > e sco- 
prendosi dopo, le comparissero desiderate.» coix 
infinito diletto di quelU. Chi sa clie qve' capel- 
li, aiutati da te, non • prendessero più varie fir 
gure, che a' candidi, colli, e fino a quella carni- 
cina vernfiiglia che termina gli orecchi non ri- 
trovassero qualche graEia, e. ornamento? Quan- 
do. Je si vedessero poi in tal forma guernite, e 
saporita. $i conoscessero , io son certo che non 
«sarebbero più ta^to agevoli alle richieste degli 
Andri^i^ e na$cerebt)e in loro una superhiuzza, 
che sarebbe sale, e condimento di tutto. Que- 
sta comun^ella > che ^egna al presente sotto Aca^ 
eia , spunta , e rende sciapitO; uno de' maggiori 
diletti del mondo, dal quale, come da rigoglio- 
sa pianta) ne rampollecebbero r»ltri infiniti, che 
darebbero vita, e consolazione alla terra. Imr 
perciocché non sì tosto avranno esse comincia? 
to a tener conto ^\ «% medesime ,* e a stimare 
la grafia , e la Bellezza loro i che incontanente 
vedrai tutti i maschi ri;i2are a te altari , e ar- 
dere incensi , perchè tu insegni loro a ritrovare 
galanterie , feste , e giuochi , che sarebbero dal 
tuo nome , varie curiosità nomit^e, tutte inr 
venzioni per dar nell' umore alle femmine ^ del? 
lequaU) avendole, pra^ gli Andropii- in bai3aco>i 

sì 



6o 
sì facilmente, o poco si cunmoi o s^anoojana 
la breve • Laddove all' incontro maoteaendosi ia 
una dolce , e lunga speranza , per acquistarsi là 
grazia, e T amore di quella, empierebbeix> tutta 
la regione di sollazzevoli diletti , e ogni cosa 
sarebbe di vita, e d'un lieto movimento ripie-^ 
na * Ma fino a tanto che T ignorantissima 
Acacìs terrà il regno , ed esse spensierate , e 
non curanti di sé medesime, non si stimeranno 
da più che i maschi , e andranno loro incontra , 
commessi a loro ne vanno, ogni cosa sarà soli- 
tudine , e malinconia , e di tempo in tempo 
Boja e dispetto a^lì Amiroptì j ed a quelle. Mo- 
viti, o conoscente fanciulla, aguzza l'intelletto 
a questa grand-opera, la quale perché più age- 
vole ti riesca , vedi qua un vasettino , il cui 
liquore entrandoti nelle viscere , ti renderà ù 
pronta , arguta , e vigorosa , che non istimeraL 
pib inciampi, né ostacoli; ma fatta di te me- 
desima molto maggiore , ti riderai delle minac- 
ce d' Acacia , e delle importune Zinamh sorelr 
lé. Chi siete voi dunque, che in questa guisa 
mi favellate ? disse finalmente la fanciulla , la 
quale a pena avea udito quanto detto le avea- 
no, per non essersi ancora potuta cavar questa 
voglia. Bolossia le disse il nome d* Iconio, jna 
falsificò il suo , chiamandosi con uno , che si- 
gnificava 5'i;frm/^ . La fanciulla più per curiosi- 
tà che avea , che per altro si pose a bocca l' 
ampolla, e tracannò tutto il liquore in un sucr. 

ciò • 



6i 
cta« A pena Ptbbe ingozzato, che si senti un 
«ottUtssiflua hocck tt scorrere per tutte le vene, 
il cwpo le. se aggirò , uti subito calore le corse 
per tane Possa, e c6i«dendo ajuto, anzi uscita 
deVsencInsenXL , ausante il petto , chiuse gli oc- 
elli 9 e mal profirendo due , o tre parole, cadde 
.SJFeouta nelle braccia del pietoso Idoaio^ che la 
sostenne « 

Duerno, fiat fasto capriccio d^una Retorica y 

fer guidare un giovinetto col mezzo 

delle passioni al P Eloquenza m 

JL/iie cose essere principalmente necessarie pec 
rilevare un giovinetto da'suoi teneri anni , e 
condurlo* ad essere eloquente • Educazione del 
(more, e dell'intelletto. Il fornire quest'ultimo 
dì cognizioni, non % diffìcile impresa: tutte le 
scienze hanno metodo stabilito , e un maestro 
mez^no è 'capace d'ammaestrarlo • La speziai 
attenzione sia l'educargli il cuore, impresa ma- 
lagevole , perchè non si può farla altro che ac- 
cendendo in esso passioni nobili, e non esservi 
ìh ciò altro metodo , che la prudenza . Essere 
tali passioni quasi lievito, e fermento dell'idee, 
c*dè*pèìisieri; x quali tenuti da quelle in conti- 
ni»; moviròentò tì fecondano, e fruttano . Es- 
Tómo VII. f sere 



6% 

aere inutile ogni. scienza. colà, dove non l pas- 
sidoe^' fr puoi ' dive; cb^ tutte le^ conoscenze sono. 
semeirtiì' gettate sopra^ la pietra ^ se T animo ap<- 
passionato nobilmente non le riscalda,. e fager* 
mogliare* Le passioni hanno forza di tirare tur*: 
tò F ingegno , le tof&rlo in un oggetto solo >^ 
facendoci quello comprendere sotto molti aspet- 
ti dagli uomini volgari non conosciuti , e per 
conseguenza vedere , e dire quelle cose, che i 
sempiici scienziati, o retorici non v,egg0QQ 9 n^ 
dicono mai ; e £ib con vigoria , e colore d' 
espressioni:, che non si UQv^ebbero .<:o;i l';^rt;e.» 
Qual modo, si debba tenere ,per eixipieTa^ qn ani* 
mo tenero di passioni qob.ili • Sopra, tutti gli 
oggetti fargli, riflettere non eruditamente ; ma 
moralmente • Esempio d'un giovanetto Nobile 
Viniziano > a cui si dovesse d^lla sua priiQ^ 
età insegnare eloquenza* Am«ir^ delia. Patria., e 
dejl(a sua propria gLoria essere^ le due principali 
{i^assio^ , che il: maestro dibe,. s^niina^e ., e far. 
lyi^re nel suo cuore • Fi^Io con metodo, di. 
salienza. Dimostrargli qual^^ia 1%; Patria ^ in cut 
nacque. Atene. ^ Roma, e al tre^ Città, domii»'} 
trici avere, avuxa priocipio dalla fofza , e dalllr 
superbia, essere state asilo di, rapine , e. disQel* 
If raggiai» In quelle essersi rifuggati UjOmjjii vior. 
I^ti , e che con la violenza. le ingrandirono-. 
In VenfKua ansici , fratelli , . prossimo , .tutti mos-r 
si, dalle orribilità, che. si vedeai^. in Italia.-, f||g% 
girono a)^'iocontiGl It vU^m^s «> T ingiustizia» 

e gì' 



e glMtfnocenti vi trovarono «ilo.. Mostri co» 
l^Isnorta, elle nen nietite, 4 sta eloqufQtimii» 
nel'd^Ingere fi vero; e faccia innamorare quan^^ 
to può quel tenerelio anlikio della vtrttt. Molto 
piòciole cose con k d«9l^ez2a giovare a questo 
fine . Non per àk^ll di che qualità Steno i mzìh 
mi , rih da quale -arteHoe Jaxr orati, n^ per iosc? 
giiai-gti il buono ) o il mal latim gli' farà il imef 
stro vedefre fnontmentl, e iscrkiont, che di tali 
ffxvolè^te , o di iniHesimi non cresce il cuore i 
ma ^li^ntkriii sepolcri rinchiudono le ceneri di 
Parrìzii egregi! , che <ol seimo , e con Tarme 
dffbsero questa Patria , ci* aggi^ndirono » fra i 
qudiialóirA ve n'ha del suo. stesso, casato » Fa 
cVegli ^mt cordialmente qfi«ll^os5a> conieiqiie(<» 
le 9 dalle quaK' discese 5 e come sue proprie, se 
fMloU e %lt'conipreiideit che al aeono A mc« 
cèìtiafidano , e alfe Itngtia de' condttadint per 
godersi cK qtielU onore , e di quel riposo conri^ 
naamente • Noti h Scherzo , se dirò xfae fino 
dalle musiche , e dagli organi .,. che suonane» 
nelleObl^se paotcaVare riflessioni. della quiete^ 
e delU soieanità , con cui ì qui tolcivata ia 
Reli|;ione : fe quali considerazioni movono pa^ 
stone pib nobile , che se gP-ins^asse il mae^ 
stro qual de'gac^gianrì Musici fa trilli miglio*- 
ri» La fede) e l'asilo che «[ui xitrovano >navt> 
e legni d'ogni paese ^ e regione v Essere 'm 
ogni luogo conosciuta la sua Patria ^ da ogni 
lw>go vetiirlè U . trafSco per la sua lealtà , % 

f a gran- 



«4 
grandezza • Atire 'osiset7dR2^ni- p«r i-endergli bend 

intrioseiÈO l^amo^e deljlà Patria . Modi d'inaa^^ 
zargU {^àmmo all' àtnére deifla glòria di $^ lìie^ 
desìiBO* Esempli di persona dalla virtù ^ e daU 
k grandi inrq^rese glorificate» Bel parlatori* vtt* 
foriosi nelle loro opinióni • Onorati da tutti i 
popoli ; Conclusione ^ che queste due onorare 
passipni gli rimescOtéfanno in 'ménte quaivte 
«vrà studiato , e a tutte le scienze da lui aJH 
prese datailtf& vita '• Alcune brevi considerazioni 
intorno alPesérciaio del parlare • Non si teng^ 
k> scolaee- <:o'u ia penna ad un tavolino sopra 
cose generali , o trovati infruttuosi. Esempio di 
Denaostene , che in casa sua ascoltava coloro i 
che andavano a visitarlo ) e ragionavano sopra 
qualche argomento spettante agi' interessi della 
sua Patria . Partitisi gli amici , da sb a si con 
parole nobili trattava prò e contra ad alta vo- 
ce quello, di che s'era disputato. I libri parla- 
no senza la vivacità, dell'azione ; onde il leg- 
ger piano fa perder^ gran parte del sentimento, 
e della sostanza di quelli. V'aggiunga lo scola- 
re almeno la voce del suo ^ e legga alto, cor- 
netto , e con intelligenza , che gli faccia com- 
prendere la forza , e il significato, delle cose. 
. Noti sopra tutto uomini traportati dalla passio- 
ne naturalmente , e mostrigli ch'ogni passione 
ha le sue voci, le sue facce, e i suoi movimen- 
ti particolari . Aspetto dell'ira , e sua voce. 
Aspetto della compassione , e sua voce • Così 

di 



di tutte r altre # CoasiSd^i dapo là natura» co*' 
me tutte queste c<ite. vengano imitate da' valen- 
ti fappresentatori delle Tragedie , e da'piii cele* 
bri ocatorì £ccJesiastÌ6Ì • Noo guardi libri» che 
ciò. iosegnano, Jfincbè ci sono uomini vivi» Sto* 
ria di Demostene riferita da Plutarco nella vita 
di lui » che noa poti credere che un nomo 
avesse ricevuto una guanciata» finche non gliele 
disse con agitazione di voce,, e d'atteggiamela 
ti • Il fio bello squarcio d'eloquenza essere ri* 
portato da Cornelio Nipote nella, vita d'Epa* 
minonda ^ e questo per fiat provjare » che la 
grandezza dell'animo » e la sublimità delle in- 
tenzioni» che vengono da passione» molto piii» 
ch'ogni artifizio retorico.» e ogni scienza V fan* 
no l'uomo eloquente* 






{ 3 



te 

CAPITOLOV. 

AkGO^MENTO AtlEGORICOr 



i/cscnrione d^^uno stagno, ove abitano tePa^ 
tossh. Saa bella apparenza, e splendore. LusitH 
ga gli Andropii a girtarvisi dentro. Pericoli, t 
difficoltà deir uscirne. Orgistico ^ ti Tpizimia^ 
due venti , cbe vi soffiano , e fanno burrascar. 
Le Patosste vi pescano dentro . Tilargiria vi pren«- 
de due pesci Crtsso^ e Argitio^ e gli mette in 
serbanza. Agenoria ne pesca ahri due detti Prff^ 
fcbirmssir , e Cetarìe , che sono due vesciche , 
Puna piena di vento, e K altra d'un- umore 
detto Clrvasmossim , che addormenta chi ne 
mangia ^ e fa ridece chi (o cuoce y. o sta a ve- 
derlo mangiare . Garrulità , e sua descrizione» 
Tuffii il collo neU'ac(}uey, e parla. Quello che 
^ica^ e quello che ne intende Agenoria ^ 

SPIEGAZIONE DELL» ALLEGORIA • 

Il ià^a deile Passioni è Mio , e splemìid» s 
ma ingannevole^ Gli uomini tentati ad emrarvr 
dentro con gravissima difficoltà ritornano alla 
riva • I due venti sono ì* appetito Irascibile , r 
Conciqiiscibile , che soffiando nelle passioni gra- 
vemente le riscaldano . Il pescare delle passioni 

è in- 



«7 

ì inventato pet dimostrarg la loro speciale in* 
cJinazioj^e' . V Avarizia pescavi oro , e argento . 
// custodirgli sa ognuno quel che significa • Lm 
Superbia vi pesca inciim , e adulazioni , eie 
non sono altro ^ che vento ^ e minchionatura , e 
irrisione j la quale inganna chi le crede 9 e fa 
ridete chi Pusa^ e . chi . osserva , La descrittone 
•della^ Qarrtilità: ognuno la potrà comprendere^ a 
così il restante» 

c>egiiim? 4% bmm vogfra , 10 ti prego, o Lst- 
tote ', tYBperciocchi sempre piìi varia , e s' io 
tion m'inganno, pih dilettevole, e utile storia 
dinanzi agli occhi miei , e sotto alla penna mia 
s^ apparecchia. Mi, se tu eoa pigro, e sonnac- 
chioso intelletto mi seguirai , egli ti parrà di 
▼edere nelle mi« scritture vaneggiamenti , e 
sogni iottrrrotti , senza sostanza, o conclusione 
veruna : essendo tale U natura delle antichlssi^ 
me storie ^ che nominando Tuoghi , i quali han- 
no oggidì i nomi perduti , e facendo menzione 
di ;ion' correnti usanze,' sembrano piuttosto fa- 
vole, o trovati d'oziosi ingegni, che verità, e 
. ragionevoli narcazionl • Io ti posso però con 
giuramento afièrmare , cbe^tra i molti luoghi 
da me nelle, mie pellegrioazioni visitati , vidi 
hmgamente fai regione A- Andropo^ e fec^ ricor- 
4o ne'nùei quaderni delle singolarità éxCefalor^ 
t di Cardia / k quali tiandaiKlo , ed esaminan- 
do 



io ài presente > ttcvo ebe quantunque per la. 
langfaiezza.de' trascorsi tempi r<e per. li diversi ca^ 
si sieno in gran parte alterate > ed abbiano i nor 
mi scambiati 9 non hanno percib mutata i'essen* 
za> e. veggonsl ancora gli antichi aspetti di quella 
felice età ^ Lq cui regnava Acacia , anzi vivono 
ancora alcuni Andropìi con le leggi., e con I9 
usanze , eh' ebbero da quella prima Reina . Ver 
ro b , che dalla moltitudine delle nuove genera- 
zioni vengono i meschinetti motteggiati , e 
scherniti , rimproverandogli che vivono all'an- 
ticaccta, ed a caso, e chiamandogli attoniti^ e 
balordi V onde, conviene « che s-aiTacchininocon^ 
tinuamente per. servire altrui, o se mai stendo*- 
no le ale dell' intelletto alle meditazioni , le 
genti di sotto si stanno a mirargli mentre che 
volano , fischiando lor dietro j facendo vbacci » 
e prendendogli tal volta di mira, per uccidergli 
con le somministrate arme dall' invidia, o spen- 
nacchiargli almeno.. 

Ma ritorniamo all'intralasciato filo dell'Isto- 
ria , e aprasi nuova camminò alP incominciata 
narrazione» Odi varietà, ch'^ questa, e vedi, 
s'io t'inganno» Mentre che, come detto è, la 
tramortita Curiosità stavasi tra le braccia del 
giovane Utmhy e Dolosiia brillava in suo cuo» 
re per l'allegrezza di vedere la subita » e vìgo»^ 
rosa operazione dell'incantato liquore nelle ve* 
ae » e nelle midolle della svenuta Donzella; 
stavansi dall'altro Iato le ribellanti Paiossieccn 

l'ani- 



69 
P anltno ' gratfdemecte scllectto, aeteftdeDdo la fi- 
ne detr impresa dàlia Sorella promessa • E' 1* 
albergo delle scell^ràtt sonelle in mezzo ad ima' 
palude, o piuttosto stagno d'acqua morta, la^ 
quale, nel primo aspetto è a vederla ebeta , e 
di tal natura , che leggiermente agitandola , git* 
ta fuori una certa lucidezza ^ che sembra un cri- 
stallo dallo splendore della luna percosso • (i) 
Chi non sa a' iióstri giorni la natura di quella 

paltt- 
(i) Tutti gti Scrittm danno mite passioni ^ & 
^vitii uì$ ' belt*aspHto a prima vista j ma in 
sostanza ingannevole . Chi gèi descrive^ come Si* 
rene , cks con P armonia del canto prendono gli 
orecchi , e affidano le genti in mate • Vedi le 
splendide porte deh palagio di Circe in Omero:, 
odi M cantare \, e l^i state le sue hellèzze^ 
grandezza^ eiancbetti* Alcuni dipingono un pra- 
to di fiori , e d* erbe verdi , e minute y con sot- 
' tovi lacciuoli y trappole j catene j' che non' si veg- 
gono» La Pellegrina ha trovato questo lago , o pa- 
lude f per trarre le sue hnit azioni dal It cose ^ che 
ci sono: piìit' satto gli' occhi • Nm solo veggiama 
acqtta cotidianamente j ma non di rado abbiamo 
anche vedttto di notte quello splendore , ch^ essa 
nella stta immaginata acqua descrive . U effetto 
degli animaiuzxi j che fanno Inacqua risplendo" 
ref è agli osservatori dHle cose naturali notissi- 
mo jedyella st.ne vah.per le sue morali inven-» 
zioni. 



70 
palude 9 e s'affida a quetlMnganti^yòle 'splendore i 
vien tentato di gittarvisi dentro a sollazzarsi^ 
e a nuotare 9 ma s'egli compie il suo desiderio, 
vi rimane in mezzo impaniato , non essendo 
altro queir acqiia, fuorché un maladetto umore 
più tenace che pegola , di vermicelli ripieno , 
che in tal forma, come lucciolati, o bacheroz^ 
zi risplendono , di che appunto si v«de essere 
tutta^ un marciume dalla superficie sino al fondo, 
anzi una corruzione universale . Io fui sopra le 
sponde ^' essa palude ptti volte , e mi maravi- 
gliai grandemente di vedere da ogni parte cai» 
ea > e affluenza di genti , che qua , e colà si 
spogliavano per lanciarvlsi dentro ^ quantunque 
Vedessero da ogni parte altri nuotatori , che 
boccheggiavano-, \ perdevano U fiatò pel conti* 
nuo menar i=n vano k gambe, e le braccia per 
ispaniarsi (i)> e altri già <lel nitro in queir am- 
pia 
(i) Seneca Epist. iia, mostra la difficoltar 
del P uscire dalia. pania del vizio. Hic^ de quO 
scribis & mandas , non habet vires ; indulsit 
vitiis: simul & emarcuit, & induruit. Non po- 
tesc recipere rationetn > non potest nutrire • £ 
pot^ fopm avea detto : consuetudine mala , & 
diutina fraftus. f Persio nella Satira ìli, Stif- 
pet hic vitio , & fibris increvit opimum pin- 
gue; nescit quid perdat, & alto demersus, sum- 
ma rursus non bullit in unda. Quest^ ultime pa- 
role diedero alla Pellegrina P idea , e /* itruen^ 
zione del lago. 



7» 

pia pozzanghera, anzi infinito abisso pericolati; 
n^ gli ritenea il vedere la difficoltà del ritorna- 
re alla, riva . Imperciocché sono' le sponde di 
natura tale , che quale uomo va aiPingib , vi 
trova una clemente inclinazione , e un pendìo 
non faticoso; ma a chi nuota nello stagno for* 
mano una cavità di sotto e massi , rocce , e 
dirupi j acquali non si pub appiccare nt piede, 
nh mano y chi altamente non chiamasse ti soc* 
corso delle Zìnamh (i), le quali compassionan- 
do accorrono, e gittata gi& una funicella rinfor* 
zata traggono i pericolanti Andropii alia riva 
mezzo fra morti , e balordi , e a podo a poco 
tolgono loro quella tenacità , e viscosa melina 
dattorno, della quale erano coperti, e iasrostai-^ 
ti • Non creder però , che l' ingannevole paMe 
sia sempre così cheta , e tranquilla , La signo- 
reggiano due impetuosi venti, Orgistic9j ed Epi^ 
zJmis dagli abitatori della regiònie nominai, 
quasi chi dicesse nel nostro linguaggio IrMscibh^ 
U , e ConcHphcibiU (2) , i quali non sì tosto 

da 

(i) Nemo per se satts valet ; ut emergat, 
oportet mamim aliqui 'poirrigat, aliquis educat. 
I)ice lo stesso Seneca Sp^ 53* ^ cAt pub meglio 
ctb fare delle J^irtìty bZinamiej che sono ilme'- 
eUsimoì 

(2) C/ sono dati questi due principii^ per ab- 
bcrrire ikmale Y e cercare il bene ^^ e- et insegnano 
a mantenerci s ma quando si tramtttùna a farci 

odia- 



7^ 
da certe occulAf caverne $cat«iBati& seffismo $ « 
9* avventano alla ,s^p^cfici< delia pahde , cfae 
quella ad intorbidarci comiobcUt. finchl^i Eonde si 
sollevano , peccuotonù e fr^ngonst insieme con 
sprazzi, e spuma» e d'un orribile .fracasso | « 
d'un crudel naugghlaniento ,% tutto, lo statgao 
ripieno , rivoltatosi fin dal piir profoiKio suo 
letto • Quando le scellerate sorelle lo .veggono 
A qudinodo sozzofura , allora ti so dire .10^, 
die ne godono , e si pascono della delizia di 
quella vista , vedendo i nuotatori urtarsi: testa 
cqn testila e petio con petto» senza aver mai 
tregua I n^.posa; e; ajutaxio con loro malìe» ed 
incantesimi i due pestiferi fiati a soffiare ;. per^ 
cb^' giuntasi novella furia* alla rabbia- naturale 9 
premano i mantici fih fortemente » e riescano 
l'ondate pil) alte , e la tempesta maggiore. 
Vanno talora tutte insteme.^ e tale altra ognu*' 
na dlpers^ per lof stagno coti ami y t€tì.y vaxi^ 
gajuole 9 e giacchi a pescare » . menando quell' 
acque vari< g^nera^zioni di pesci y i quali- non 
Lucci , Trote 5 Salmoni » TrifUe , o Ragia si 
chiamano » vit la figura » o il. nome hanno di 
quelli» che producono i fiumi» ^ imari fnp noi» 
ma nell'una cosa, e nell'altra, sono da^'ntfstraU 
pesci diversi . Lungo sarebbe a dire i nomi de' 
pesci» che formano una pescheria così strana» 

ma 
odiare, e amati sec&mh passione^ n$ ^na^é fira-^ 
casso ^ $ $pnfn$0:>^ ^ ...».,.. 



7i 
m^ ne parlano TeofrastO) e um> Storico Fna- 
cese 9 che <{opo di lai Aiqpltb quella scoria , « 
con maggior diligenza la Krisse (i) . Solatnea- 
te dirò, cfae vidi pili volte, mentre^ ch'io pel- 
Jegrìmvff in (|ue' paesi, FUargiria (2), la pib ri- 
stretta , e spilorcia di tutte le maladette sorel- 
le, andare intorno intorno pescando ; la quale 
sbracciatasi fino a'gombiti, non ami^ reti, o 
altri ordigni da pescare usava ; ma calati givi 
certi suoi uncinati ugnoni, e di qaa , e di là 
diguazzando jqoelle sue manacce, che stringeva- 
no come tanaglie , tirava so due specie di pe- 
sciatslli a lei carissimi 9 l' uno detto ^r^/r/o (j); 
e V altro Ctisso veramente tutti galanteria , e 
i;razia, tanto che venia voglia di mangiarli co- 
si guizzanti , £no alle squame , e alle lische • 
Io credea, dappoiché n'avea riempiuti parecchi 
canescretti , .e sporte « che la ne facesse qualche 
ghiotto banchetto , e con varie cuociture e sa- 
porite salse parte ne condisse per sé , e parte 
jpe presentasse ad ^iltrm ; ma egli mi fu detto 
ridendo , e strìngendosi nelle spalle da certi abi- 
tanti del paese, eh- essa oltre all'averne in ser- 
ho delle migixa/a , farneticava continuamente 
per accrescergli, e tutti a snolo a suolo gì' in- 
salava 

(t) C^aSleres de Theopbrastc de M. de U 
Brujere. 

(2) FUargiria, PAvsrh&ét. 

0) Argirio, e Crisso, Alterno e Oro. 
Tomo VIL ^ g 



74 
i^kva in vasi , e <OQche , vagheggiandogli di 
teììipe in tempo , senza irarfie uno mai fuori , 
ronteata.d^avernegli 'nelle mani, e ch'altri non 
^1 vedesse, o toccasse. 

NeJ giorno adunque, in cui era afì&ccenda^a 
. Dolossiay con la svenuta Curiosità nella grotta ^ 
spaziava appunto Agenoria per lo stagno tutta 
pensosa , <e sollecita attendendo la riuscita dell* 
impresa; e per passar tempo, e pensiero, coli' 
amo legato ad una lunga lenza insidiava alcuni 
pesciolini , Proschimhsii , e CW^d^ ticmainati (i) , 
ed era pure uno spettacolo da rider di cuore, a 
vederla tronfia, pettoruta , e con la test' alta 
tendere agguati a quella minutaglia , e far segno 
d'allegrezza , quando ne cogUea uno all' amo « 
come ise P onor suo, la fama, e 1' autorità. do- 
vessero crescere , quanto era maggiore , e più 
abbondante la pescagione di que' rimasugli dell' 
^icqua , e iK 'quel marame • E finalmente cha 
credi tuj che T. uno j t l'altro valessero? Non 
&vea alcuno d' essi ni polpe , ni lische ; ma 
tuttadue erano argentine vesciche , l'una ripie- . 
na di fumo , e vento , che crepata facea uno 
scoppietto, « l'altra d'una certa materia chia^ 
mata da' notomisti de' pesci Cìevasmossia (2) f 
di tal forza, e qualità^ che alloppia > e fa dor* 

mire 
(ly Pro^chimissii , e Colacìe: Incoiai, ejUtt- 
/azioni. 
. (2) <3Ieviisnia$s»: krisionCf mnclwmMtma» 



75 
ìù\re tìA ile tDailfU , eé «n^ie il cnore iì riso 
a chi la cuoce ) e appareccfaia 9 o a chi si sta. 
a vedere a mangiarla i e futavia dell' uno > • 
deir altro d'essi pesciolini % s) ghiotta la srìoc* 
ca AgenùrÌ0y che noQ se n- empie mai il ventre 
abbastanza : seinport saporiti gli trova > e sr nt 
kcca le dita • 

M^tre che AgeiMria si stava lA tal soa f^ 
scagione occù)^ta , eccoti da un lato dell'aria 
risuonare un romere A ciance > le qiiaU non si 
potea ^cit^ra ben beile intendere,' che sigo^cat^ 
sero^ ma a pdco a poco s'imese' a nofmoarè 
Dolossiày e bhnhi e finalmente si scoperse un 
ucceilaecto , elle a guisa di garza svoIaaMMt 
sopra r acqna dielfo sragno » aariava da «k- a sì 
ciiigisettasfte > come qujdllo» cite non potea vef 
.xarnsote- rfteoèrsì dal tk)i;bQCi4re« Era gitesi' oc^ 
ceilaccio chiamato Qé/rfulhà y p<r sua tatnca d' 
oh corpo VÌ2Z0 > picciolo , e aggrinzato ; m» 
quando ha preso p^sttlra/corpacciiito, e goo6o 
come un otre. PaStfési per li cannèliiDt deiHe 
sne pcnaè) le ^li sdno lattea guisa di stan- 
tuffi d^Ii sehkaàtiir, e col movimcmo loro a^- 
traggono a sé tutte k ^/Oséf e te paroIe> che ai 
fanno ,' e dittao in jindt^^ , come le trombe 
de' pozzi attraggono Tacgoà, e questo é suo ci- 
bo* Ha lunghissimo collo, quah canna d'orga* 
no : se non cht le canne degK oegani hanno 
quella fessura ove si forma il snono , ed esso 
n'ha parìecchie còmiiA^sUJdtt dì tKdovt il colto 

g % ha 



Ila sua radice , ed \ fitto nel busto fino a! 
al becco, «d ogni fessura \ armata con una lin- 
gua, e con esse lingue tutte ad un tratto favel- 
la (i)rsicchìi quando tutte le adopera fa un ro- 
more , che sembra acqua corrente per doccia di 
inulino. Quando è ben empiuta di ciance la ca- 
vità del suo corpo , immagina l'otre ^'una 
cornamusa empiuto dal fiato di colui , che fa 
danzare gli orsacchì , o le bertucce , e immagi- 
na uscire quel fiato per la canna di sopra spon- 
taneamente, e gemere, e far bordone. Non al- 
trimenti quel collo fa sempre borbottamento , 
e romore . Giunto Io stirano uccellacelo poco 
lontano da Aginofia^ si calò nelt'sicqua grosso, 
e panciuto, e tùf&tòvi dentro il collo, con la 
patte deretana allo insìt , facea tutta P acqua 
gorgogliare d* intornio à si, e il ventre a poco a 
poco gH si andava sgonfiando • Ni avrebbe sa- 
puto Agenoria quello eh* esso gracchiasse , o di- 
cesse ; se non che da quella bocca , la quale era 
Verso la radice del collo piti presso al petto , 
nmasa a fior d* acqua le uscirono in ultima 
queste parole •, lo P ho certamente veduta : tra- 
mutata di vecchierella grinza , e muffata in ga- 
lante fanciulla , se ne va Dolossia per le grotte 
col garzonastro IdonÌ0 , e s^ è al tutto data a* 

pas- 
(i) Plenus rimarumstmiy hac atque iliac per- 
fluB. Questo verso di Terenzio destò la descri 
zione della Garrnlità» 



77 
passatempi , e al gtdne . Con tal coaclusione 
diede fine alla $ua chiacchiera il pernizioso ne* 
celiacelo > e tratto fuori dell'acqua il lunghissi- 
mo collo > dibattè due gnuidi alacce » atloogò le 
gambe , e levatosi in aria , si tolse trta dal- 
lo stagno > per andar a prendere nuova pa- 
storav . 



«« • « « %1L 



t ì 



7& 

CAPITOLO VL a 

A R e O M £ N T a . A L L £ 6 O- R I e O V 



cospetti d'Ageoorla contro Dofossia « B^Uore 
del Iago* Apparizione i^W Entusiasmo» Suoi 
limpcoveri* I.e passioni saettata da lui, infuria* 
te sì tramutano in uccelli , ciascheduna secoado 
la sua qualità, e vanno ad ispiare qudlo, che 
faccia Dolossia aUa montagna di Cefatos*. Lor» 
eflètti: neiracia^r e uella montagna.. 

SPIEGAZIONE DEtU ALLEGORIA • 

In tutto qoesto Capitolo sr veggono gli effètti' 
dell' entusiasmo sopra le. passioni • La tramu^ 
fazione delle Passioni in uccelli spiega la hre^ 
natura ^ E i kra effetti nel capo^ delP'uomo si 
veggpno nelP altre descrizioni versa la fine .. 

Jrunsera H cuore iHJIgenotié milte acutt sespet* 
ti all'udire così fatte parole r b cadde la isiar 
BO) che tenea Itt cantta ,. e quasi il.fegato^ ts 
corpo; poscia m un subito facendosi ora paUida > 
ed ora vermiglia te guance soffiava^ e sbniSiV» 
dispettosamente, ^e k 9orelh( avesse avuto ar*- 
dimento dì prendersi giuoco del fetto suo, e de- 
ceva fsa $^: Ha £(^rse creduto colei co» te aoe 

prò- 



19 
promesse , e buone parole d'flcqmetailni , e sd 
da me lootanà , per tornarsene poscia indietro 
a pascermi di favole, e di menzogne? •• O for- 
se «.^ Chr sa, efae nx)n abbiaella medesima tol- 
to sopra di si sola I* impresa , per esseme ca- 
pitana principale, e incoronarsi ReiA. PercM 
S'è ella tramutata in tal foggia? A che le die 
giovare cotesto^ giovatietto Idonìo , che ne va 
seco per l'i ni^ondeli delle ^'elonche*? Se tu m* 
inganni , pessima, ed iniqna sorella. *»• Ma 
mentre cVella in tal gnfsa si querelava agra- 
mente , e masticava cDtftro z" Dotassi a queste 
interrotte paricrie, e^oti'ciie repentinamente in- 
cominciarono per ratta V acqua della palude a 
levarsi alqttante bolKcelle qua e colà , come 
quando si veggono a cader dalie nuvole certi 
grossi , e rari goccioloni strila superficie d'un 
cheto canale; é a poco a poco crescere tanto il 
bollore, cbe a guisa di caldaia, tutta Pampiez- 
23 della palocte bolliva a rtcòrsojo, e di qua, e 
di là sulle rive si rovesciavano t* acque con al- 
to gonfiamento , e gorgoglio . Appunto nel mez- 
zo cklla palude , dov'era ii sollevamento mag- 
giore^ videsi venire »g»lta pnmà co^ capo j. pii 
eoa le spalle^ e indi analmente sino alla cinnh 
nt tin uomo con artofiSta' capellatura , occhi lo- 
schi', faccia e barba' vi»fniglie, zrxA del eolsfe 
di loventr fereó; tè qùerie con gK atteggiamen- 
ti del covpo <Siho9trava d'essere fuori A sé, ckI 
invasstfO'^ pefcfò con k nia^ peKUOteva L'a- 
^ i cque> 



8é 
tqàti croilaivrflr il <!ap6»(Stniitt^va quegli pccbiac^ 
ti tottì i e oianilùtavia di fuori, cjse intrinsor 
catDemé era tutto movimeinto» e pensiero • Voi- 
t)w$i costui con mal piglia vmo ^i?Ua parte^ 
dove sapea cbe dimof avaao \^ iniqa^ soreHs ,. e 
tiOmiaciò fon una vociaceia , che fac«a scuotere 
tutte le rive, a gridare : Oh i Ob i: $cioc^he 
PatBssie y o dappocbe sorelle ! non udì Ldvnqiie 
^ftfeuna di voi quelle, che poco fa hai la Gofri^ 
4ità mormorato agli orecchi miei l I^ctie$e ' 
voi nelle mam di IM^ssin la vostra* incesa?' 
QUstl verameate degne d'essere di questa r^gi9- 
ne comandami , e Reitìe , dappoiché statidovi 
^ui tft ozio, commetteste cotanto ufficiar l^iH^kaf, 
•che d^ inganni , e di menzogne si pasce * Lasettt- 
te, o sciocche, la: vostra peschiera, mettete V 
aie , volate : voi voi , medesime andate in trac- 
'cift dsHa vostra fortuna * Siavi di stimolo, ia 
gloria vostra^ P odore delP abbattere t iaenkict, 
lo spletklore delta corona, e l'immortaliti della 
&ma, che n' acquisterete . Coisl detto, delle ma- 
ni, the capaci, e larghe erano, Atto scodeBe, 
empiutole dell'acqua detto stagno ^ e soffiatovi 
dentro, scagliò l'acqua per Paria, cbe indora* 
tasi, e divenuta ogni gocciola tnui j^iola saet- 
tnzza, qua, e colà cadendo si sparie> e a titt- 
te le sorelle ferì il petto , principalmente ad 
Agifwitiay che quivi era pi& cÙl'aitnr vicina; e 
così faeton di nuovo nelb pdfodè si taSò^^t st 
ìascosei Ti dii&io, o lettoà, prfasa l'.efitto 

del 



8r 
del crudele saéttàmesto sopra le pessime sorelkt 
ó il nòniè, ed il costume delP apparito nostro} 
Più chiaro sarà l'ordine delia. mia Istoria»; s'io 
ti narrerò chi egli fosse : del restante ragione- 
remo dappoi ; Costui non solo in que' tempi 
ebbe sopra le Patossie grandissima forza % ma 
durbr il suo vigore per tutti i secoli, che ven- 
nero dopo 9 e dura oggidì tuttavia . Di noolti 
beni, e c^ infiniti maU fu egli cagione, secondo 
che gli piacque di toccare o bene , o male il 
capriccio altrui • Questi all'antichissimo Orfeo 
sulle corde. deUa divina ceeera guidava la manoy 
e gl^insegnb a trarsi dietro le piante, e le fie- 
re dalle selve. Entrò costui nel sagro petto d* • 
Omero, e lo sollecitQ a salire sulle; cime del 
Parnaso , indi acuì- l'ingegno del Fiorentino 
Dante a risvegliare l'Italia», e scuoter da lei 
quelle tenebre ,: nelle quali giaceva "^seppellita. 
Ma dall' ahro canto movendo le voci degli ora- 
coli, e le kdkbra dell'indovino Calcante , e gli 
animi de' Gitti fu cagione,- che 1' innoc€n|:.e Ifi- 
genia mei porto d'^Aulide sottoponesse alla pa- 
terna spada il colio innocente siril' aliare di Dia- 
na ». Era ^gli. finalmente V En^MsfémiìQ y quagli 
ehe^ col suo veemente fiaio desta , e.reDde sì 
ostinate ;le genti nel bene, e nel male. Co^ui 
col vento del $uo vigoroso polmone ?dando fiato 
alié trombe, empie . gli aninii di non so quale ar- 
dimento ,.'SÌicfae si; medesimi: dispregiando , e 
lo stare a* vivificar 4e ^^aébt^,)^ in pui. furiano 

ri- 



8f 
riposti pongetio ogni lora gloria e feirdtà nélP 
uscire (ki questo inonda fuori per le fessure dal 
lacerato corpo : e piti tire della vita, fanhd' 
stima d* un epitaffio • Per lui in alcuni paesi , 
s? sgozzano , o ardono vive le mogli alle se- 
polture de* mariti , . e Tiene stimato atto pio it 
vedere le misereile sugli accesi carboni > e in 
alcuni altri td scannare i vecchi Padri è religio- 
ne ; e le carni cotte di quelli hmndare al ven- 
tre per pastura. O maladettd TntHSfamto\ poi- 
ché finalménte il tuo notine b a me della pènna 
uscito , quando mai potrei nìoverard tutti que^ 
mali ) che agii uoìmdni ^Persuadesti V qoand' io 
avessi anche stabilito d! riempiere tutte queste 
carte delle toe òxnty e trapórranfeiiti? Maniu^ 
fiO fìQ riial peggiore { e pi& acuto di quello ] 
t}k facesti quel dì, in ciii tutte le sciagurate 
Patòssie movesti insreme a d^nno delPinaócén- 
te AcacU , ed a petvertimento i^Andropo , e di 
tutti i suoi abitatori . Imperciorccfaè non sì tok 
sto ebbe n^it^A^norraU x^ istigazioni, é fioc- 
carono dairaria le tue pungènti saette, chie le 
scellerate da una stessa rabbia fatte concordi, e 
cotivocate iifóieme , pensarono al partirsi di li' 
dov'erano ,. e di rttettere' a soqquadro tutto it 
paese; Infuriava sopra tutte l'altre Orgia (i) y 
la quale volendo parlare, non potea le parole 
profferire, ma con le pugna strette, e col bar- 
ter 
(i) Orgia, hré$. 



ter de^fieol mostrava qual fosse .il conc«pi}t0 
veleno; tuttavia iìnalmeD|a s'intese^ xha Y0U4 

mettere a fuoco ogni cosa. £ sarebbe stato po^ 
sto ad esepuzione il suo pensiero « se ^céfi 
dia (i), la minore dell'altre Sorelle, e inimica 
delle operazioni massime répentiaei non le aves- 
se dalla subita proposta con questo parlare rir 
tratte » Io non. vi àvlÒ , o Sorelle mie , eh' egli 
s' abbia ad attendere la fine di quello , che Jhr 
iossia avrà fatto « sapendo jnolto bene i costu- 
mi SUOI , e eh' ella è attissima ad ingannare 
ognuna di. noi, e sé medesima iiocora • M^ s] 
vi dirò io bene y che non essendo .noto ancora 
ad Acacia^ ni zilt Zinamie venuto a cognizio*: 
ne il nonro pensiero^ dottiamo diportarci io 
guisa , ,che questo sia loro occultp tosino « 
tanto , che contro di noi ^ già fatte forti > e 
possenti, noù abbiano vigore, e tpossaoo piut- 
tosto aver mal volere^ che opera.. Picciolo sa- 
rebbe il danno ,. ohe conila soverchia furia pio- 
tremmo fare a' mostri nemici > grande con l'ac- 
cortezza deU*tnteudlm^to • £ quanto i a me^^ 
udite quello y eh' io farei* Dam>poichi. abbiamo la 
facoltà di scambiarsi a voglia nostra, direi /:be 
ciascheduna di noi si prendesse la ^cia 9 £ V 
andare d'una, delle Zìnamif y sicché Vossimo pre- 
se per loro s e cautamente procedendo j|| t4l 
guisa n'iatidjissimo alla montagnardi oy!f/o/ uoi 

me- 

(i) Achedki JkciMa. 



84 
medesime a vedere quello /Aie vi -ri-fir, -e spia- 
re se siamo dalla sorella nostra ingannate « Quan- 
do quivi saremo giunte'» di cosa nasce cosa^ 
e il tempo la governa . Io per me non sono 
atta a pensare a quello, che die avvenire.; ma 
prendo la norma, e la misura dalle circostanze , 
e da' tempi • 

Tu e' insegni , ripose Aganwia , cosa da veni- 
re scorbacchiate , e derise . Come vuoi tu , che 
scambiate nelle Tanamte non fossimo , s'elleno 
ci vedessero, conosciute da loro? Pensi tu for- 
se , eh' elleno si credessero d' esserci senza loro 
saputa in tal guisa raddoppiate ! E quando le 
coninciassero a farsi beffe di noi, e darci for- 
se gastigo della nostra, fraude , e del. nostro 
male avveduto ardimento , qual difesa potrem- 
mo noi opporre a tal nostro infortunio , e a 
tanta vergogna ? Se avverrà gisimmai , che col 
nostro ingegno, o con la nostra vigoria, pos- 
siamo essere vincitrici di loro , e rinchiuder- 
le in qualche stretta prigione , allora sì che 
per entrare in grazia agli Andropii a quelle 
grandemente affezionati , potremo prendere gli 
aspetti loro • Essi , che hanno la veduta cor- 
ta d'una spanna, facilmente ci prenderanno ia 
iscambio di quelle , e faremo loro vedere bian- 
co per nero ; poiché tramutando noi la cor- 
teccia di fuori, e raddolcita alcun poco la vo- 
ce , ciò sarà a sufficienza per far sì , che a 
noi s' inginocchino davanti } qob ch'altro . In 

que- . 



«s 

questa guisa so io, che allora correremo la re- 
ttone per nostra, e forse muteremo questi odio- 
si nomi , che abbiamo , né vedefidosi altre 2^ 
numie al mondo da noi in fuori, acquisteremo 
il nome lóro , e la grazia fra gtì abitatori noi 
sole. Cbi sa, che questo noa avvenga? E allo- 
ra io con la mta faccia in quella di Tapinos- 
£Ìa (i) contraf&tta, con gli occhi a. terra, e con 
«mili atti ricnserb fino alle grandezze , e agli 
onori , per vedere gli Andrùpiì (2) a pregarmi , 
eh' io gli accetti , mentre eh' io infiammata d* 
avergli , mostrerò di far loro accettandogli uà 
favore in sdperlativo grado . E tu , o sorella 
mia , Filargirta , egli mi pare già di vederti' 
-sotto la maschera d' Evergessìa (^) dare alfe 
volte alcun poco del tuo, per isconicar pò! fig- 
lio alla pelle chiunque da te riceve , anzi suc- 
ciargli ie midolle , ed il sangue ; Veggo , sì 
veggo tutte voi essere già le Zinamie credute, 
e da quasi tutti gli Andropti abbracciate , e 
pregiate • Ma non ^ questo il tempo di c03ì 
fatta tramutazione , n^ da cogliere quésto bei 
ftutto', la cui acerbezza ci potrebbe nuocere 
pììi, che giovare « Piacemi perb per Tuna par- 
te, A^hedìm^ il tuo consiglio del trasformar- 
ci, 

(1) Tapinossia, P Umiltà. 

(z) Vedi in Tacito , nel primo Ub. degli An- 
nali , cwìe fece Tiberio ad accettare P Impero . 

(^) Evergessla , la Liberalità . 
Tomo VII. b 



86 
tìj e per buono, è saggio l'accetto; ma sola- 
meme ci aggiungo , che prendiamo taie aspet- 
to , che per ora non ci sia chi per Patome'^ 
ììh per Zinamie ci' riconosca . Leviamoci su dai 
nostro Iago a guisa d'uccelli. Prendasi ognuna 
quell' immagine, che più \e piace, e salite ne» 
gli ampli, e spaziosi campi dell'aria, togliamo- 
ci agli occhi attrui il piìi , che possiamo ; e 
apriamoci piti agevolmente la via con l' ajuto 
(feti' ale ^ per andare alla cima della montagna^ 
d'onde potremo i fatti di DolassU ^ e del suo 
giovinastro esplorare . Lungo tempo ì eh' io ar^ 
do di desiderio d'innalzarmi y e chi sa , che 
quando io sarb neir aria salita , non rù venga 
la voglia di giungere fino alle nuvole , andar 
<fi là fino alle stelle , e forse più su ancora. 
Ma per ora volgasi l'animo alk cose presemi. 
Piacque a tutte le sorelle il consiglio ò^Agenih 
rlay e poieh'elk conobbe , che per buono era 
stato ricevuto, la fu la prima a lasciare .l'aspet- 
to suo proprio , e a prenderne un nuovo a sua 
soddisfazione. Le braccia si tramutarono in due 
ale coperte di penne di color bigio , il collo le 
si allungò, la testa si fece pib ptcciola con un 
nasetto sopra il becco , che parea uiì bigatto 
vermiglio ; dov' era il mento le nacquero due 
bargiglioni di pelle penzigliante dello stesso colo- 
re, k gatube fatte sottili si coprirono di squa- 
lue, e pollo d'India divenne. Anche uccello di- 
venuta non si dimenticò punto della sua oatur 

rale 



»7 

rafl« superbi» $ ma facendo con la coda una rao^ 
tM i cabce te pantt de(l- ale fiso a terra , col 
petto tu fuori , coi- beoeo a qvello appoggiato » 
e con quel suo nasetto, e con que' bargiglioni 
iofemmari, Mandava intorno gorgogliandosi non 
so che nella strozza di qoando in quando, eoa 
un^ilbagìa, cbe le parea df^ere Falcone , o Aqni* 
Ja, o altro nobile uccello delt^a^na. FUorgiris si 
tramutò in Civetta , uccello da lei a tutti gli 
altri preferito , pereti^ non usa la forza , ma 
gV inganni per pascersi deit' ahrai carne • Prese 
Filid9nta (i) l'immagine d'un uccello a modo 
suo, le cui peone al di fuori variate e bellissi* 
me , si voltano in sulla cima a uncino 9 e gli 
si ribadiscono nelle carni con perpetuo pongolo, 
e si pasce <f accesi carboni • Orgia {z) fccesi 
Girfatro^: Gaitfimargìm {j) Avolrojo . J/e* 
nia (4) volendo essere ^jofesea , e quella , e non 
sapendo die iarsi, prese uno squarcio da tette, 
e di tutte imitando una porzione delle penne 
diventò una . stravagwiza bestiale; eAcMìa (5) 
pregandolet: prima,, che quivi la lasciassero a cu* 
stodia del lago , non .potendo ottenere la sua. 
richiesta ^ si tiamiub in un Qcone ampio , e 
.•.-.. ..• . .. ^[ ■ Ur... 

(i) Filidonta, Lussffria. 

(z) Orgia i Ira. : 

(^) Gastrlmargìa, Gf/«». 

(4) ptonia, Invidia. . , . ^ 

.(5) Acbedìft^ ifr^#V<^Vi «,,-,. r 

h % 



88 
Jargo , che parea che andasse ad impiccarsi 
quando si dovea movere • Dappoiché la schiera 
fu in tal forma ordinata , incominciò Agenoria 
a volare, e Tallre chi pib gagliarde e chi me- 
no capitanate da lei y colà dov'etla vc^lea indi- 
cizzarono Pale. Nuvoloni torbidi, e neri ofTu- 
scavano Parìa per tutto, dove passavano , e do- 
ve- le cadeva sopra il colpo di quelle alacce , 
'clie la> fendevano, si sentiva un gemito, e un 
fischio, che parea qt»asi, ch'essa avesse riprez- 
80 df portamele d^ un luogo ad un altro. Per- 
deva il soie una pane della sua rispleadentisst- 
ma luce, e finalmente ogni cosa annunziava an- 
gc^cia> e malinconia colà. dov« apparivano que- 
ste nemiche della tranquillità , e della ^ace • So- 
lo il padrone d' un' Isoletta lietamente le raccol- 
se stanche dal loro volare , anzi con esso loro 
si congiunse , come udirete , se vi piacerà di 
leggere il' Sectima Capitolo della Stori» pre^ 
«ente. 



'^«^ 



89 
CAPITOLO VII. 
Argomento ALLScoiixcot 

Si calano ItPatos^U in un'Isola ptr ripoMr$i« 
Vi trovano l Pe^m , le ProssocbU , e Amore • 
Le Ptossochìe alimenuno Amore con fiori y e 
fratti » I Pegmi gli danno passatempo con le 
loro rappresentazioni • Una se ne derive } in 
cui si vede il cosixaos degli Jodropìi « Le Pa^ 
tQssU prendono speranza maggiore di loro riu- 
scita. S'uEÓscono eoo Amore t e insieme si par- 
tono • 

SPIEGAZIONE DELL'ALLEGORIA- 

Le Jnenziani , e i CimeJbf ^omq fuelli eie 
muiriscwoy e dilettane Amere. I fiori y e i fir^r 
ti erano sufficienti in qt4e^ primi tempi pasttaraU 
ad alimentare ; e bastavano gP innoceuii » e 
sempiici scherzi. Il restAntf.delPallfgeria m» i 
difficile da scoprirsi • 

percuotevano Tarta eoo w coattnuo voUee 
le scellerate dorelle > ed erano prtiio che etao- 
che della durata fatica ; ^ai¥lc^ Fiiidomé9 "Vol- 
gendo gli occhi alPingib scoperse un'lsoletta, 
oltre misura di vista piacevole $ e Jltata « For- 

A 3 ma- 



90 
mavate sopra la terra un minuto tappato Is 
verde, e sortirissima erto, qua e colà sparsa di 
fiorellini di varii colori , e bagnata da diversi 
rivolr d' acque , chetavano a quelli vita , e 
freschezza r Costaggiù, costaggiù, o sorelle, ca- 
liamo, se vogliamo alquanto ristorarci de' nostst 
stenti , gridò Filidonia , che poscia piìi agili > 
e destre rn sull^afe potremo di nuovo ripigliare 
a cominciato viaggio . Piacque a tutte \t Pa- 
"tossh la EreHezza del luogo; onde chinato il ca^ 
pò aH^'ingili, e chiuse Tale ne vennero a piom* 
bo per posarsi in sulfa morbidezza di quel ma-- 
raviglioso terreno . Poich'ebbero mirata a lo^ 
so piacere la bellezza del ^uoga , vidtsro uscire 
da certi viali di verdura coperti , una squadra 
di graziosi giovanetti ^ i quali Fegrm (i) fra 
loro sf nominavano , e con mille gìuochr , e 
scherzi intrecciando una danza ne venivano in* 
nanzi , con ghirlandelle in capo di fiori , e facen- 
do milfe attucci piacevoli ridevano veramente 
dr cuore . Seguiva r tero passi utia schiera di 
Fanciulle tutte modeste , le quali portavano in 
mano ciascheduna un caiiestretto di fiori , e di 
frutte , e mostravano una certa compiacenza ne- 
gli atti , e nelP aspetto , come se avessero avu^ 
. ro solamente ^esrderio di far il piacere ahrui, 
-e non 11 proprio. Chiamavano queste belle gH>- 
^xnttt^Prossochìe, quasi chi dicesse fra noi Co;»- 

(i) Pegmt, Qimcbi * 



.9^ 
ftacewzfi'i o Attevftiom ; e in. mezzo a loro né 
veniva un tenero giovinetto, in quella puerile 
età di tanta maestà, e grazia insieme congiun- 
te, cbe avresti detto di subito : Egli b il ca* 
pò , e il signore di questa graziosa famiglia. 
Aflfàticavansi i primi fanciulli di tenerlo co* 
giuochi, e con gli scherzi loro desto, e giocon- 
do , e le seconde traendo fuori de' canesf retti 
ora la mammola viola , ed ora la incarnatina 
rosa, gliene davano a fiutare così per diletto, e 
tale altra volta con qualche saporito fratto ri^ 
Sforavano il palato di lui , e gii davano soave 
nutrimento • Erano di tanta virtìi que' fiori, e 
que' frutti, che tosto si vedea la forza di qnelK* 
odore , e sapore corrergli per le vene, gli oc- 
chi gli sfavillavano , e gioiva tutto per T alle- 
grezza ', laddove se all' incontro le giovinette 
'alcun poco si dimenticavano dell'ufficio lora, 
egli ne diveniva malinconico , pallida y e mar 
grò in un momento . Era questo mirabihe faiH 
eiulio quel medesimo , eh' oggi fra noi chia- 
miamo Amore , il quale a que' tempi , come 
anche oggid>, degli scherzt, e de' giuochi avea 
rrifinito dilètto ; e del cibo apprestatogli dalle 
Pfossochìe si nutricava, e avea la sua vita. Ma 
caduto poi nelle mani delie Patossie , eprinci-^ 
palmente di Fihdonia^ a cui ne fu dato il go- 
verno; esse ne fecero un pessimo allievo, e si 
scorretto , che concia male tutto il mondo con le 
sue capestrerie » Non s? appaga egli piti oggidì 

dk 



9» 
ii quel semplice , tf cordial cìbe , che le CotH^ 
piaceJize , r le Attenzioni traevano fuori de^ca-* 
Restretti per nutricarlo; ma vuole che le infe- 
lici gli facciano sontuosi conviti, reali provve- 
dimenti , e dando fondo air arche de' danari, 
vendendo terreni (i) , gli gittino in gola ogni 
preziosità, e squisitezza • Mai non acquistano 
le meschinèlle la grazia di lui, se non danno a 
divorare a que'suoi demi piti solidi, che l'ac- 
ciaio , non dico le stemperate perle , ma i duri 
diamanti ; nt fa loro buon viso , se oltre all' 
empiergli il ventre , non consumano a guisa di 
schiave tutto il tempo intorno a lui , dimenti- 
catesi d'ogni altra cosa e di sé medesime anco» 
ra. E quel che peggio é, ninna può mai aver 
si la grazia sua , benché esso gliela promeftta 
con mille giuramenti y perchè se un' altra mi- 
gliori , e pih appetitivi boccóni gU offerisce , 
egli tosto voltate le spalle alla prima, anzi sti* 
mandola come fango , o guardandola , come se 
pili non la conoscesse , ttensi la seconda per 
cara, e buona, finché viene la terza ^ che quel- 
la dal suo luogo discacci • Per la qual cosa , 
volendo esse ad ogni patto acquistarsi la grazia 

di 
(i) ... Gemino deprensam gurgite prsdam 

Foenorts ioglùvie», uàusque exederat aeris; 

Nulla est certa Domus, nuUum sioe pigno- 
le corpus. 

Ti>. Pit. Satyu 



93 
4i Ini , e maittenerlasi ad ogni loro potere , en- 
trate per . le case, altrui , di qoa tolgono fino le 
sostanze delle mogli, di là il pane agP innocen- 
ti figliuoli ', e gareggiano a chi fa peggio eoo 
le ladronpellerie , *e con gì' inganni per impin- 
zale lo stomaco del loro ingrato Signore. 

I Pegmi j o vogliam dire i (jiu^hì , hanno 
anch'essi al presente a durare grandis^ma fati- 
ca net trovargli passatempi, e sollazzi, bastan- 
do loro a pena V immaginativa ad aprirgli sem- 
pre nuovi spettacoli di ricchi , e. dorar ir teatri, 
far degli uomini quasi donne, acciocché la ma- 
schia, e robusta voce in femminile, e debole si 
tramuti ; (i) la quale gli canti dinanzi le sue 
imprese . £ per dimostrargli , eh* egli è poten» 
tissimo sopra. ogni ununa forza, spno obbliga- 
ti, .con pessima adulazione y e, lusinga , a di- 
menticarsi le guerre, e gli esertiti y e tutti i 
nobili fatti di Ciro , d'Alessandro , e di Cesare , 
e di tutti i grand' uomini di quante regioni ha 
il mondo , tiani^gU. gih da quella gloria y aUa 
quale, salirono con Le loro , nobili opere, e rap- 
preset^tarnegH fra morbide , e trinciate voci, 
pieni d'amoEQsi guai, e spspiri» incatenati die- 
tro 
(i) Persarum ritu.male puBescentibus annis 
. Subrtpifere viros.; exseélaque viscera ferro. 

Iq , y enewm f regere .. . ♦ . 

Quaerit se natura, nec invenit. . 

., ,,Ttr. Pfir. Saiyr. 



94 
tro at suo carro, anzi purè al timone di quel- 
lo, e Int trò' dorati freni , e con la sferza nelbe 
mani . Se così non Fanno , egli gasriga gP in^ 
ventori de' passatempi colla dimenticanza di la- 
ro, voltando le spalle agli spettacoli, e sbadii 
gliando , o cianciando testifica la sua noja , e 
il dispetto. 

Ma chi mi trasse così lontano dal iìb della 
mia storia ? Io ti prego, o Lettore , nonr far 
conto di tal digressione; lasciala ' dappoich' è 
scritta, e ritorniamo al filo del nostro ragion»- 
mento» 

Doveano i leggiadri , e agilissimi Pegmi ap^ 
puntò ih quel giorno rappresentare dinanzi ad 
Amore una novella Imitazione per dargli tra;- 
«tulio; dappoiché non tragedie , e non eomme^ 
die , farse chiamansi allora corali apparenze y ' 
ma solamente Imirazfoni, inventate Ì2i^ Fegmi^ 
i quali coir parole , canzoni , e danze facevano 
un ritratto de' semplici costumi degli Andropu 
in que' tempi • Vedevasi dunque un terreno un 
poco pili altetto del restante dell'Isola , dali^ 
una parte ingombrato da verdi cespugli , dall^ 
altra d'alberi ben grandiceUi , cke fermanrmo 
un'ombrosa selvetta, e nel mezzo una limpida 
fontana, die con te sue finissime acque si foc* 
mava specchio a' riguardanti .Di sorto all'alza* 
to terreno , ma dirimpetto, e alquanto da'lun- 
gè, v'avea un arginetto di figura semictreoiare , 
e ìgK molli c^be vestito , doVe si metteva eoa.' 

le 



95 

le Prossociìe Amore a sedere , mentre che gli 

scherzevoli P^mt dil terreno. piti alto gli spie* 
gavano dinanzi agli occhi Io spettacolo delle 
loro invenzioni • Mentre che le Pat0ss/e , fin- 
gendo di beccare la pastura , si suvano da un 
canto spiando la. venata di quelle agilissime 
squadre, e d'Amore; questi con le sue compa* 
gjie si pose a sedere suir arginetto in una bella 
ordinanza; e dall'altro lato t Pegmì saliti sulla 
Scena 9 incominciarono Tapparecchiat^ Imttazio<> 
ne • Aprirono il principio di quella alcuni de' 
Pegmi rimpiattati fra' cespugli , e nella selva, 
imitando il cainto de' rusignuoli , le soavi gole 
delle calandre, de* dipioti cardellini e d'altri ini 
finiti uccelli , i quali serbavano ne^loro tuoni 
diversi tanta concordia^ e armonia , che avresti 
detto, che un solo cantasse: tale n'andavano a 
battuta, e a tempo. Quando cessò il dolcissimo 
canto, apparve sulla scena, che prima era vo« 
ta, da quella parte dov'erano i cespugli ,. una 
Donzella tutta piacevolezza,. e sapore, la quale 
intuonb una camionetta si leggiadra , che tu non 
avresti voluto udire altro , e dicea iu essa sé 
essere molto lieta, e contenta. Accostavasi cam- 
minando ., e cantando così a passo a passo 
alla chiara fontaaa ^ e comprendevasl agli atteg-^ 
gtameati di Jet , che nell'acque vedea la sua 
immagM^, non mai prima veduta , dappoiché 
la si mostrò da princi|HO atterrita » e dipoi so- 
spettosa di ^luelio die fo^es « .mettendo la ma? 

DO 



g6 

no nell' acqua , la facea movere ed increspare » 
Vedendo allora l'immagine jiispersa , e sturbata 
parea, che si rammaricasse, e facea atti di ma- 
linconia, e di dolore, scostandosi ora dalla fon- 
te, ed ora a quella ritornando , nt mai si ri- 
creava , se non la vedea cheta , restituirle di 
nuovo quello , che avea perduto . E tutte que- 
ste cose esprimeva senza favellare : ma con la 
sola soavità delle braccia , e con passini ora lenti , 
ora presti , e con un clemente girar di capo , e 
d* occhi i e tuttavia egli ti sarebbe sembrato d' 
udire anche con gli orecchi quello , che ti rap- 
presentava congesti. Vedevasi intanto un giovi- 
netto Andropio , che posto il capo fuori dt\ 
vicino boschetto, attentamente esplorava tutto 
quel fatto, e facea atti d'allegrezza, quasi vo- 
lesse dire : La scioccherella non sa , che quella 
che vede nella fontana è l'immagine di lei. 
Finalmente uscito d' agguato con leggiadretto 
piede le andava dinanzi , ed entrato seco in 
grati ragionamenti , svelava alla verginetta in- 
nocente, che quello, ch'ella vedea nella fonte, 
era l'aspetto suo proprio , facendola quivi più 
volte affacciare , ed affacciandosi , e ritraendosi 
egli stesso , mentre ch'ella si stava guardan-^ 
do • Fece ella un dolcissimo risolino , che le 
faceva fiorire le labbra, e riguardandosi di nuo- 
vo , ora acconciàvasi una ciocca di capelli , e 
specchiavasi , ora colto un fiorellino , e. quello 
adattatosi alla fronte , ritornava alla fontana 

un' al- 



97 
un^ altra volta. Seguiva il giovanetto a parlar- 
le , e a farle affettuosi cenni ; ma ella o poco 
gli rispondeva, o male a proposito, come quel- 
la, che avea il pensiero, e il cuore tutto rivol- 
to alia sua bellezza. Era con tanta naturalezza 
rappresentata la superbiuzza della Donzella, e il 
semplicissimo fatto con sì chiara evidenza ma- 
nifestato, che Amore, e tutte le sue compagne 
battettero altamente le palme , e lodarono i re- 
citatiti» Ma la maliziosa Agenorìa, rivoltasi al- 
le sorelle, affermò, che in queir imitato costu- ^ 
me degli Andropii concepiva una grande speran- 
za pel fatto suo, e una semente d'albagia, che 
avrebbe maravigliosamente fruttificato • Vedendo 
intanto il Giovinetto eh' eli* era divenuta dispet- 
tosuzza, e sorda, pensb di renderlasi amorevo- 
le e grata ; ed inerpicatosi sopra un altissimo 
albero della selva , spiccò dalla cima di quello 
alcune colorite , e odorifere mele , e di là sceso 
con misurati passi, andò dinanzi alla fanciulla, 
e gliene fece un presente . Rise a lei di subito 
r occhietto, e con una vereconda malizietta ac- 
cettava il dono, e lui caldamente ringraziando, 
gli si dimostrava affezionata ; quando si scoper- 
se un altro ^i7//ro^/o ^giovinetto anch*egli , il 
quale cheto cheto guatava dietro a* cespugli, d' ^ 
onde dapprima era la giovane uscita , e pieno 
di malÌBConia si stava osservando tutta la tre- 
sca. Cominciò in questo mezzo da quella parte 
•dov'egli si stavai a gorgheggiare la dolcissima 
Tomo VIL # stroz- 



98 
Strozza d'utr rusignuolo , al quale mostrandosi 
attenta la fanciulia , il rimpiattato Giovane ^ 
accorse del desiderio di lei ; onde per essere più 
pronto della domanda , taratosi in un subito 
fra que' cespugli) come si facesse non so, prese 
il rusignuolo , che cantava , e insieme il nido 
de^suoi picciolini figliuoli, che appena si copri** 
vano della prima- calugine ; e frettoloso , e fe- 
stevole, ogni cosa presentò alla Donzella. Essa 
in quel punto rivoltatasi a lui, e dimenticatasi 
affatto dell'altro, con mille vezzi lo . ringraziar 
va . giacque tanto questa. repentina mutazione 
della fanciulla , la letizia del donatore del rusi- 
gnuolo, e la subita tristezza del primo giovane , 
che si rinnovò fra gli spettatori un altissimo 
scoppio' d'applausi. Ma P invidiosa Ftonia tro* 
vò anch'essa nella rappresentazione di quel co- 
stume, un buon fondamento di speranza , e vi- 
de , quasi in un picciolo ovo , la figliatura di 
tuni gli amorosi dispetti , che Gelosia da lei 
Stimolata, e soffiata dov«a far nascere al mon- 
do • E tanto pib nella sua opinione si stabilì, 
quando il primo giovane cambiata in un subito 
la sua malinconia in Serissimo sdegno , parea 
cfae aUa Donzella rinfacciasse la sua volubilità , 
e armato delle pugna chiuse andasse incontro al 
secondo, il quale non miga pauroso, ma inani- 
mato si presentava in faccia z\ suo avversario, 
e competitore , con non punto minor fierezza^ 
ed ostilità di lui. Ecco, dicea fra sé, la mali- 
gna 



99 
gna Ftoma^ ecco n^li Amiropii < qiftUo Steno 
stimolo , eh' io veggo per le verdi pasture in 
due torelit per P amata giuveoca ; ed ecco V 
unO) e r altro di questi giovani con non dissi* 
mile furia corrersi addosso per aver la vittoria» 
e possedere l'uno, o l'altro la bramata fancinl'' 
la-« Ohi quanto mt goderò io, e come ne sai^ 
lieta , quando potrò a modo mio a queste na- 
turali faville aggiunger fuoco , ed incendio! 
Mentre ch'ella così diceva fra s^ , parea che 
la fanciulla interpostasi fra' due combattenti pre- 
gasse i'ttno , e l'altro a deporre quell'ira , t 
mescolava alle preghiera qu^rfehe lagrimetta; ma 
veduto che poco giovava alta stizza di quelli» 
fatti prima alcuni cernii da s^ a sé , co' quali 
parea che dicesse : ora ho io trovato il modo^ 
da calmare questi animi cotanto adirati , la si 
lasciò cadere sull'erba , che parea morta, non 
che svenuta, e tuttavia con la coda dell'occhio 
stava spiando quello, che Tuno, e l'altro fa- 
cesse • Allora i due Rovani cambiata ì* ira in 
una profonda ^compassione , furono tuttadne in- 
torno alla Donzella, e crollandole le braccia, e 
gittandole nel viso jdelP acqua presa con le gio- 
meUe dalla vicinar fontana , tanto fecero , che 
quando a lei parve tempo , si destò dal Suo si- 
mulato letargo • Apriva gli occhi , e gli- torna- 
va tosto a chiudere , quasi non avesK potuto 
soflferire T acume della luce ; alzava un braccio 
a stento, che tosco le ricadeva; e s'ella alcun 

/ % poco 



lOO 

poco levava 3 capo 9 qual se non potesse sch 
stenerlo , incontanente io ritornava soli' erba a 
riporre,; e tutto ciò facea con certi dolenti vez- 
zi , e con una dispettosa malinconia di tali at- 
tucci) che parea dire disdegnosa all'uno, e alt' 
altro: In questo stato io sono per voi* Final- 
inente ajutata dalle tiraccia de' pietosi amici si 
lizzò su sì debole , che mostrava di non poter 
movere un passo; e a poco a poco riavendo il 
£ato, chiedeva, che volessero da lei. Doman- 
darono l'uno, e l'altro, ch'ella eleggesse qual 
di loro pili grato le fosse , ed ella già era pcos- 
sima a profièrire la sentenza ; quando Amore, 
il quale attentamente avea fino a quel punto 
ascoltato, e veduto ogni cosa, sgridò altamen- 
te gli Attori , e disse loro : O sciocchi , o di 
poca invenzione.! voi troncate il filo dell'imi* 
tazione appunto in sul bello , e in sul fiore di 
quella • Qui era da mostrare l' argutezza dell' in* 
gegno, e da rappresentare con quali arti potes- 
se la Donzella lungamente menare pel naso T 
uno , e r altro • Io già immaginava di vedere , 
eh' ella desse ad intendere a questo , e a quello 
ch'egli era il cuor suo , e che ciascheduno d' 
essi stimasse d'es^re quello, ch'ella gli dicea s 
e di qua nascesse un. giocondo spettacolo agli 
uditori. Oh quanti belli artifizii, e quante sot- 
tigliezze nell' intrapresa imitazione avete perdu- 
to! Come volete- voi , che la rappresentazione 
vada più oltre 9 e qual ricreazioi^ pretendete 

voi 



101 

VOI di dare ad Amore , se que' due vostri Ktr 
muniti rappresenUQti hanno già patteggiato, e 
si contestano di stare alla sentenza di lei , ed 
ella col diffinito litigio si rimarrà come una 
cosa morta, e senza attività d'azione nelle ma* 
ni di colui , cui avrà ella eletto? In questa 
guisa parlava il viziato garzoncello , e si levò 
su dal luogo dove sedeva ; onde i Fignù atter- 
riti, e svergognati, che il fine non fosse pia* 
cinto , come il principio , al loro Signore , si 
rimasero AdXVimituxwm per allora. 

MzltFdffossh, cheaveanoogni cosa con at- 
tenta occhio j ed orecchio veduta , e udita , com- 
presero all'ultime parole d'Amore , ch'egli, ben- 
ché non l'avesse apertamente manifestato , era 
però io suo cuore d^ Acacia nemico ; e che quel- 
le sole parti lodate avea della rappresentazione , 
nelle quali avea notato esservi astuzia, o scom- 
piglio , ma la fine disapprovata , solo perchè 
parea , che quiete arrecasse. Per la qual coìsa, 
fatt^ di subito un breve conciliabolo fra di lo- 
ro^ conchiudevano quasi tutte con queste paro- 
le : Senza costui non è veramente da andar ptit 
oltre. S'egli ne viene con esso noi, è sicura la 
nostfa vitt(KÌa . • Costui h astutaccio , penetra 
negli animi -degli Andropii , tutto vede , tutto 
conosce , ed oltre a cib è d'umore inclinato a' 
garbagli , e gli piacciono le discordie, e i ro- 
mori • Qual di noi , o sorelle , avrà animo , e 
ingegno tanto capace , che possa tirarlo al nò- 

I j stro 



102 

stro partito, t far sì, ch'egli spieghi Tale in 
compagnia di noi? Tocca a me , disse Fìlidch 
nÌ4fj il tentativo di così belia impresa» ed <ìvu* 
tone l'assenso dall'altre , spogliatasi repentiaa- 
niente delle penne , e preso aspetto d' una del- 
le giovanette Attenzioni ^ si mescolò nella turba 
di quelle • Oh ! come sapea ella far bene l' uffi- 
cio delle vezzose Compiacenzfi / Mai non avre- 
sti creduto , che sotto quel vistno attrattivo fos«- 
se covato altro desiderio , fuor quello di mo- 
strare amicizia, cortesia, e gentilezza; e tut- 
tavia molto diversi erano i suoi pensieri da 
quelli, che mostrava di fuori. L' adocchiò Amo- 
re nella sua comitiva , e parendogli pure al- 
quanto diversa dalle compagne, e che non fos- 
se senza mistero la sua venuta in quel luogo, 
le. accennò, che dinanzi a lui se n'andasse : ed 
ella , pregatolo che gli piacesse d'udirla in di- 
sparte , ottenne la sua richiesta • Entrarono 1' 
uno, e l'altra, in un solitario boschetto s dov' 
ella diede principio alle sue malizie in questo 
modo. Era il corpo della maliziosa Filidonia^ 
com' ì ancora oggidì , tutto ripieno di fuoco , 
il quale, quand'ella volea., veniva temuto jna^- 
liziosamente coperto j ma non sì tosto vedeva 
aprirlesi l' opportunità di manifestarlo , che lo 
lasciava di fuori apparire • Né crederai già tu 
che fuori degli occhi , o della bocca le uscisse 
un subitano incendio qual é quello ^ che scop- 
pia fuori del Vesuvio, o l'altro, che i Greci, 

am- 



IO? 

ammaestrati dalP astuto Ulisse, appiccarono in 
Asia nella misera Troja • In altra guisa , e mol- 
to più mirabile accende il fuoco costei, destato 
con incantesimo non conosciuto . Imperocché 
non sì tosto comincia ella riscaldata a parlare , 
che tutte le parole sue a guisa di favilluzze 
s' appiccano air aria d^ intorno , la quale a poco 
a poco s'infiamma d'una fiammolina non altri- 
menti fatta , che quella che s'accende nell'ac- 
quavite con una candeiuzsa. Allora credendoti 
tu di bere aria , e ristorarti con P alitare la vi- 
ta^, traggi in te quel sottile incendio, che in 
iscambio di pentolare i poimolii , v'introduce 
siccità , e arsura , e di là passando alle vene , 
all'ossa, e nelle più intime midolle, ti fa ma^ 
grezza, e finalmente cenere, e consumamento ; 
11% creder mai più di sfuggire l' incantato fuo- 
co, quando l'avrai nelle viscere ricevuto; im- 
fìerocchè negli ultimi aliti della tua vita , co- 
me ne' fogli già arsi, e consumati, si vedran- 
no in te le minutissime scintille una dietro all' 
altra scorrere , sparire , e riaccendersi , fino a 
tanto che chiudendosi P ultima , non rimarrà 
altro di te , fuorché una teletta piii sottile di 
quella de' ragnateli , fai quale a squarci sarà via 
soffiata dall'aria- Con questo indicibile veleno 
fu assalito Amore da FìliJoma , la quale aven- 
do tutta d'intorno renduta l'aria infuocata, e 
lieendolasi quel miserello senza avvedersene, si 
trovò come tuffato in un Iago dr fuoco , è 

per 



Ì04 
per giunta al mate , chiedeva soccorso alla sua 
nemica. Essa, che nei $uo ragionamento narra- 
to gli avea il tentativo che s'avea a fare con- 
tro Acacia , e T intenzione , che aveano le so- 
relle di debellarla, gli disse,- che oggi mai alla 
sua infermità non v'avea rimedio vernno; ma 
eh' egli cercasse almeno di farne vendetta , con 
l'appiccare quella maligna pestilenza a quanti 
Andropii potesse , e alleggierisse la sua malat- 
tia ^ con la dolcezza del veder gli altri a peri- 
re • Eccomi , proseguiva ella , io sono tua scor- 
ta , io accenderò dinanzi a te le faville col mio 
v-alidissimo fiato; vieni, aggiungiti alla volan- 
te schiera delle mie poderose sorelle , conducia- 
mo al fine la. gloriosa impresa. Che potea più 
far« il meschinetto Amore già fuori di si per 
la furia del mal ricevuto incendio?* Allargò 1' 
ale, che avea sulle spalle apparecchiate; e mez-. 
zo fra attonito , e balordo , si diede a volare 
con la squadra degli uccellacci crudeli , essen- 
dosi anche. F/7/WoWtf rivestita delle mentite sue 
piume. 






105 

Riflessioni d'n» Pellegrino intorno alP utilità 
de' Romanzi • 

Fu il pari are degli uomini somigliante alle usan^ 
Zfi del viver loro .... e il genere del ragiona^ 
re talvolta imita i pubblici costumi^ 

Seneca Epist. 114. 

• 

X^a' miei primi anni fino al presente io ho 
. sempre provata una somma dilettazione nel leg- 
gere l' opere de' Poeti , e degli Scrittori de' Ro- 
manzi , né mi vergognerò a dire > che mi sono 
ora maravigliato , talvolta piansi ^ e talvolta ri- 
si di cuore , avendo un animo sensitivo , e te- 
nero alle passioni quanto una fenimina , come- 
che al visa paja tutt' altro . Non in tutto il 
corso però della vita mia gli lessi con la me- 
desima intenzione» Quando l'età mia era piti 
verde , m' intrii^secai tanto con Amadis di Gau- 
la» col cavaliere Splandtano, con Don Rogello 
di Grecia , che mancò poco , eh' io non salissi 
un dì a cavallo, come Don Chisciotte ; e andas- 
si in traccia di venture in certi boschi del 
Friuli j e quand' io andava solitario per una via 
con uno di que' libri in mano , mi parea di 
tempo in tempo di vedermi a nascere davanti 
agli occhi le castella , sentir a gridare Donzelr 
le , che implorassero la mia difesa > o giganti 

che 



io5 
che mi s'avventassero incontra con le mazze 
ferrar* , e stringeva i denti , come s' io fossi 
stato in battaglia • Passai da quel genere di Ro- 
manzi ad un altro , e cominciai a leggere V 
Uomo di qualità, il Decano diKillerina, la vi- 
ta , e le avventure di Marianna , e altri sì fat- 
ti ; e allora le Villanelle Friulane apparivano 
agK occhi miei tutte gentildonne Francesi , e 
fino alle loro asinità piti goffe mi parvero gen- 
tilezze • Quando piacque a Dio , trascorsero gli 
anni (così non fossero andati tanto in fretta ), 
e appresa parte per umore naturale, e parte al 
fischio d' una certa sferza la lingua latina , mi 
tuffai nell'Eneide., e di là presi ad aver piace- 
re a leggere gli amori d'Abtocome , e d*An«' 
zia, di Leucippe e di Clitofonte, di Dafni, e 
Cloe, e somiglianti pazziaole di tutti i tempi* 
Non sono passate molte settimane, che mi ven- 
nero in pensiero gli anni da me consumati in 
ci fatte lezioni , e dissi fra me .- Che diavol ho 
io imparato tenendo per le mani si lungo tem- 
po sì sterminate bugie? E facendo ragione da 
me a me vidi, che non avea gittata afiOttto la 
mia fatica; e che dicea imle a credere, che i 
ILómanzi, e i Poemi sieno bugie, dappoiché se 
mai ci fu verità al mondo, essa in opere tali 
si ritrova s e pili là, che se non ci fossero tali 
compoaimenti al mondo , a pena si saprebbe qua- 
li fossero stati i veri costumi d* alcuni popoli 
in alcuni secoli. Per grazia sola di sì fatte in- 

vcn- 



107 
venztoni $i sanno. Dove lasci tu le Storie? Le 
Storie si professano eroiche . della verità , e gli 
Storici afifèrniano, che scrivono il veroj ma l' 
uno ama la sua nazione , e ne dice bene piti 9 
che non dovrebbe , e per conseguenza biasima 
r altre : un altro ba timore j e scrive quello 
che pub ; chi vuol trarre danari , chi tira le co- 
se dove vuole per mostrare eloquenza j e così 
senza punto avvedersene la verità rimane da 
un lato. In tal guisa scrivono quasi tutti gli 
Storici , i quali dettano le cose , che nascono 
sotto agli occhi loro. Quei che vengono dopo, 
non le sanno, e s'attengono a' primi , aggiun- 
gendovi mille favole , piuttosto secondo il ca« 
priccio loro , o appoggiate a certi fondamenti 
usciti delle prime circostanze , e tratti con Io 
tanaglie > e co' denti a provare quel che voglio- 
no scrivere, tanto che posso dire quel verso; 

/ir principio era iujo , r bujo fia* • 

.Air incontro i Poemi, .e i Romanzi fanno 
professione di narrare favole , e bugie ; e gli 
scrittori di quelli senza punto avvedersene et 
lasciano ripieni i libri. loro d'una verità , che 
risplende da tutte le parti . I costumi di tutti 
i secoli y e di tutti i paesi sono dipinti. in co- 
tali opere, e. vi si veggono come in uno spec- 
chio dall' un capo all'altro, tanto che se. ci fos- 
sero rimasi di tempo in tempo Romanzi dal di-. 

Invio 



Invio in quad'ogai nazione, e d'ogni tempo, 
noi vedreoimo quali virt^, o quali vizii regna- 
rono ne' popoli , e come in un secolo regnò più 
Puno , che Taitro^ Vegnamo alla dichiarazio- 
ne, che non paresse ch'io farneticassi. La Poe- 
sia j e la Favola sono un* imitazione della na- 
tura jronMta per dar diletto^ dicono alcuni an- 
che per utilità , ma questo ne venne dopo . Per- 
chè l'imitazione sia dilettevole, la dèe dunque 
aver l'occhio alla natura, traendo dal vero, 
che vede, una certa verisimiglianza* Da questa 
similitudine nasce il piacere; perchè l'animo di 
chi confronta l'originale con la copia sente in 
sé quel subito diletto della sua capacità nel giu- 
dicare , e senza . avvedersene è per così dire 
grattato da quell' astuto traforèlio dell' amor 
proprio. Per la qual cosa l'avveduto Poeta, o 
Romanziere non esce punto nelP imitare da' co- 
stumi de' tempi suoi , é mette sotto gli occhi 
degli ascoltanti , o de' leggitori quelle cose , che 
vede essere le piti comuni , acciocché i ritratti 
suoi sieno pili universali , e più comunemente 
ricevuti , e graditi. Poni questo principio, e 
leggi per esempio Omero : tu vedi da per tut- 
to spirare nell' Iliade ira , guerra \ vendette , 
fraudi, superstizioni. La sua imitazione fu ri- 
cevuta, e applaudita da tutti. Credi tu ^'erra- 
re, se dirai che nel secolo suo furono i Greci, 
quali vengono da lui imitati nel suo Poema , 
che piacque, perchè imitò così bene i costumi 

di 



'I09 

il que' giorni ? Non vi furono popoli piti mor* 
bidi de* Sibariti; e se altri non ce lo dicessero y 
le poche favole , che ci rimangono di quelle 
genti , ce Io direbbero a bastanza • Leggi que*. 
Romanzi de* Greci., .qk* io nominai di sopra , e 
vedrai popoli in ischiavitii , e tuttavia tuf&ti 
nelle morbidezze , e ne^delirii di Venese« Mi 
basterebbe questa sola testimonianza a credere, 
che tali fossero; ma lo confermano i Padri Gre* 
ci , che nelle loro omelie rinfacciano a quelle 
genti mollezza t e delizie sì studiate, e squisi^ 
te , che a petto Joro noi viviamo ancora ne* 
boschi , e mangiamo ghiande* Quell* inondazio** 
ne di Romanzi jnaravigliosi , che ci vennero 
dalla Spagna ,, ci dipingono prima U caeattere 
degli Spagnuoli d'animo alto , e inclinato 4iIIa 
maraviglia; e se piacquero un tempo tanto an* 
che fra noi , ciò fu perchè gli SpagmioU ve-* 
nuti--alIora in Italia l'empierono di loro costu* 
me. Come mai, dirai tu, poteano gradire quel^ 
le battaglie continue^, quelle disfide , quegli amo- 
ri eroici tirati in lungq ? Immagina che a que' 
tempi s* usassero condottieri d'arme, che tutte 
le feste pubbliche fossero torniamenti , e gio- 
stre , che ognuno fosse spadaccino , che le fem- 
mine non avessero una libertà al mondo , in 
breve , che tale fosse la natura , e il costume 
de' popoli , quale l' imitazione di que' Roman- 
zi. Prima di quelli il Poema di Dante cantato 
per le vie allora fin da' mugnai , e da' fabbri di 
Tomo Vii. k che 



Ito , 
cfe« ci fa ^pecc6io ? Di popoli divisi in fazio- 
mi , 4' ira , di sàtira ^ d' astuzie , di tradimenti • 
Leggi Dante ^ e vedi dipinto il suo secolo • 
CoQ qtiesta norma tra^orrt tutti i Poeti, e i 
Romafl2Ìeri , che ci rimangono , e sii certo, 
the sotto mascherati nomi , e inventate azioni , 
hai sotto agli occhi la pittura di quelle città ^ 
e paesi , ne^ quali scrissero gli autori ;* molto 
meglio che negli storici. Se vuoi averne urta 
prova pifa certa, leggi i migliori Romanzi d' og- 
gidì » Nota di che trattano, in che s'af&tica* 
no, quali pitture ti presentano, quali imitazio- 
ni cerchino per dilettare maggiormente , e per 
essere pib universali , e medita anche leggier- 
iaente » anche di passaggio ; e Vedi se il secolo 
non ti si presenta in effètto , quale in essi 
lo vedi dipinto; e piti in queili , che sono i 
pib celebrati , e i pib cari . Vuoi tu fbrse eh* 
io vada oltre, e che ti faccia anche una com- 
parazione fra il nostro secolo, ed i Romanzi? 
Ho scoperto la via , e éetto come dèi fare • 
Molto maggior diletto avrai, se paragoni da te; 
e io ne lascio a te la briga per non mozzarti 
il piafcere. 



■> 



tst 

CAPITOLO Vili. 
Argomckto AiLEOomco* 



LaàCutiothij ricuperatali dallo sireBlmtttto>, in» 
segna ad JUionic una via da- lei trovata y die im 
oorrispondenaa con la grotta della Fara invielblle • 
Narra 4^ essere stana cobj^ìk, ma di non avet 
compreso oèsa v^mm . ^i^ceonta ttna rieiofie 
da hi avuta nel aio svenimento ^ Un giovatit 
giallo y e uh bia&c<» tratti fcfori 4b* monti ven^ 
goao fatti a pez^i dkgK And^opii . Chi ne por^ 
tb via, ingrandì', cbi non n'ebbe, rimase picco*' 
tou INatù ingrandiscono a vicenda, colPacqai^ 
«tare disi* maggiori alcune porzfoneeUe delle mem^ 
bra dè^chieg^VaRi. A^tonV prende buon augurio 
dai ractoRto^, «' sale alta g»)tta dsHà Fat» in¥i*> 
eibilié con le sue compagne. 

SPIEGAZIONE BELL'ALLEGORIA . 

La vta tjfùvsfa è la Cùtvispomàmza dU sumt 
^m la meMf. La Curiosità goffa r non ocuitM 
dalia, spniemay màlm intender U gknutm ffah^ 
io^ e il bianca j tram fuotp. da^ monti y sono ^ 
4»ro y e ^m^nta eacoafi datìe minmv y e portai» 
^ia dagli Mumini , cJki i arricchirono m La Ric^. 
^Aezza fa ingranJkre* , ia Po-ùertià ahhaxsa » l 

k 2 pove^ 



112 
poveri con gH £serdziij e con P mtù trigono P 
oro di munto d^ricdki , e sbalzano di statttra / 
siede questo sang»$e circuendo raggtu^lia in far* 
u U condizioni degli uomini^ 

XJa. tatti t Iati , o divina Acacia , ti movono 
IjQevna i tooi crudeli nemici; e sì occulte sono 
Je trame loro, chesendo tn dtboona fede, non 
te ne avvedi punto; ma con te toe care custo- 
di, eoo le santissime virtù intorno lieta , e con- 
tenta rimiri i tuoi popoli sotto il tuo governo 
fiorire* Otm^l che fra poco sarà b guardiana 
del monte la bellissima PsicAe ingannata , e 
accetterà nel suo fino a qui non contaminato 
albergo i tuoi più crudeli nemici , i quali stan^ 
dosi colasse» e saettando dall^alto , metteranno 
in iscoo^igKo il tuo re^io; e nelle mani della 
Seccia più vile , e de* più torbidi , e travolti 
ingegni sarà il governo delle cose. Vengono 
dall' un Iato per l'aria, simolate dal fuoco del- 
la rabbia, le Patossie sconvolgitrici della terra 
in compagnia d* Amore; e, dall'altro la maladet- 
ta Do/cssia con Idomo^, e con la Curiositiè'sty' 
no oggi mai nelle viscere del monte intana- 
ti y e tro¥erano» fra poco la segreta via di 
salire .fino all'ultima sommità di quello. Aper- 
to b già l'uscio , donde possono entrare i ne- 
mici , e la bella Psicie da loro ingannata , ve^ 
nmole a noja il suo stata, firiice ^ dà sb mede- 
sima 



}^3 
sima In preda aHt scellerate oigne di Nibbiì,. e 

d'AvoItoj » arai con essi fiitto alkanza , con 
ostik attinx) a' tuoi voleri fii ostacolo , e alle 
ine leggi s'oppone • Certo non fo mai narrata 
cosa pili degna di lagrime di questa , né ven-* 
nero dinanzi agU CKchi degli nomini spigata 
tragiche tappezzerie pili grandi , né che piii fa« 
cessero, compassione 9 ed onofe. Picciola cosa 
ioao le scellerata cene d^Atreo , e di Tiestc (i) ^ 
nelle quali le tenerelle membra degP tnaoccati 
figliuoli furono cotte, e trinciale dinanai al Pa* 
dre; « nulla ha che fare lo qiettacoio d'Ercole 
cc^rto dell'avvelenata vesce, compostosi da sé 
stesso vivo sul rogo , e quivi arso par vincet 
l'odio della crudele matrigna (2). Che hanno 
che fare le calamità d^una famiglia , o quella 
d^un solo, con P universale infortunio d^un'in^ 
tera regione, sprofondata nell'abisso dsHe osi* 
serie per migliaia di secoli , la quak dappoi in 
qua , che venne dalle ribellanti Patiste conta- 
minata y si vive in una misera schiavith , né 
pili sé stessa ccmosce ? 

Lungo tempo é , eh* io lasciai la Curk&ità 
nelle braccia à^ìJomo svenuta , e con l'iniqua 
OqIbssìm, che aeienta si srara a guardare Tef* 
fettn del pestifero veleno dilla mìsaiella nelhl 

visce- 

(i).K Tieste Tragedia di Seneca. 
(2) Ovidio Muwk. làk 2X.< 



II 

Tiscere riceVuto, e per esse trascorso (i). Ma 
por finalmente rkoTerati gli smarriti sentimeli- 
ti^ e aprendo gK occbl a fisica, non gH sape» 
da ìdomo spiccare, e paiea,^ cbe allora nìnn' al- 
tra cosa (k>rcliè Ini si vedesse dinaiizi • Non 
avresti detto oblila fosse veramente svegliata, 
Hia d)t»a; e ragionava, di cose» che non erano 
dai dne, che le stavano intorno, comprese^ 
laonde chiedendole ìdomo di qnaH misterii , o 
Bon intese faccende ella ragionasse in tal for- 
ma,, cominciò in questo modo a parlare. Stan- 
domi io Indamente in questa prigionìa, e cer- 
cando per ogni verso d'all^^erìre la n^ del- 
k mia sditndme, n'andava qua, e coli rifm- 
stando , finche on giorno mi venne scoperta 
quella fcssun , che vcm colà vedete in quel can- 
loccio della spelonca , la quale io ho poscia coli? 
ugiM razzolando allargau > tanto ch^ io vi po- 
tei dentro penetrare. 

Dalla prima entrata a passo a passo andai 
•kre y fino a tanto che giunsi , per' quanto a* 
me parve , in sulla cima del monte , e quivi 
trovai una grotta di moka, e molto varia bel- 
lezza, (a quale m'appiesencb-agli occhi nn.mr- 
xabiie aspetto di cose. Vidi in una lucida tras- 
l^cnza infinite imraaginette aggirare ^ imo stru- 
mento suonato or dall^ona, or dall'altra di tre 
femmine, che sono di quel luogo abitatrici , e 

udii 
VtdiCé^ jy. alla firn. 



II? 

adii spesso chiamarvisi it nome di Psiche (i) > 
ma per quanto attenta vi stessi con gli occhi , 
non la vidi perb mai sq^parirt • Compresi esser 
quello ii laogo abitato dall' invisibile Fata, del* 
la quale si narrano tante cose fra noi ì e fu» 
quasi per disperarmi d* angoscia , e di stizza > 
che per quanto lungamente mirassi , non fi» 
filai tanta la forza del mio intendimento > che 
potessi nulla comprendere di qoello , eh* ivi si 
facesse . Mentre eh' io dunque mi stava , come 
avete veduto testi, fuori di me medesima, cgl> 
mi parea , -ch'era costassù nella grotta nuova* 
mente salita y e che vi «scorgea nuove immagi- 
ni adirarsi da me non vedute pie mai. Im- 
perciocché egli mi s'afi&cciarono molte schiere 
é*AnttrBpìi maschi , e femmine af&ccendati in- 
torno alle viscere d'una montagna, donde trac- 
vano due giovanetti lucidbsimi nell' aspetto ; 
ma. di colore l^un dalP altro diverso; dappoiché 
Prnio somigliava a quello del Sok, e P altro a 
quello della Luna , e lungamente miratigli con 
estrema maraviglia , pareano tutti innamorati 
del fatto loro. Volete vin pitr ì Io vidi tutte 
quelle genti , qual prendere i giovanetti per la 
mano , quale per K capelK , e chi per le brac- 
cia, e cbt per altra parte del corpo, tanto che 
in un momento ne vennero fatti a brani, echi 
poti , ne porrei via un pezzo , chi un akro ^ 

Mea- 
(i) Fedi Cap. U. 



U6 

Mentre ch'io piangeva ainaramente U caso de^ 
due squarciati fanciulli > ecca eh' io vedea lutti 
coloco , i quali n'aveano portato via qualche 
brandello, divenire dipi}] alta statura di prima, 
e chi pili a'avea^ più s'^^akava/ laddove alF in- 
contro, chi n'era andato via senza, oon solo 
non rimaneva , ccm' egli era prima ; ma s' ap- 
picciniva tanto, che s'alzava poco pih sa delta 
polvere , o del fango. Nasceva di qua un gran 
male 7 imperocché i giganti ,. noa vedendo piit 
da qiiella loro sterminata altezza i Pigmei , gli 
calcavano spesso co' piedi ; e per giunta si ri- 
devano d'aver loro schiacciato il capo , o slo- 
gato uà osso d' oxia spalla , tanto che l picci- 
bì si trovavano ad uo pessinoo .partita. Se non 
che io vedka poi questi ultimi, usando l'inge- 
gno in iscambio di quel potere , che non avea-; 
no, inventare mille ordigni, e trovare infiniti 
argoaaenti da potere a poco a poca amunpicar* 
si addosso a' maggiori > e quando erano giunti 
vicini agli orecchi , sapeano cosi bea dire» e 
fare » che traevano fuori delie mani di quelli 
qualche pezzuola degli sbranati fanciulli» e con 
esso miglioravano la loro statura. Fra tutti gli 
altri y. vid' io in db essere artifiziosissime le 
£emnttne , k quali , come quelle , che aveana 
poco vigore » nella prima zu& n' erano andate 
a mani vote affatto , onde erano rimase rasen- 
te la terra come lucertole ; ma non per questo 
sbigottitesi punto , incominciarono in tanti mo- 
di, 



ili 

di , e con sì dolci lusinghe ad allettare gli orec- 
chi de' giganti ^ che a poco a poco cacciato 
fuor delle mani d'alcuno quanto possedea, n'era 
egli medesimo divenuto Nano, ed esse innalza- 
tesi oltre misura. N% bastava a queste P acqui- 
stare per sé , che anzi con caritativo animo 
procacciavano di dar soccorso a' minori. O fem- 
minile animo , quanto sei tu veramente corte- 
se , e benigno ! Io vedea quivi in un subito ad 
ogni loro voglia innalzarsi di qua uomini, che 
imitavano, i colori delle verdi fronde , dei vag- 
liati fiori y di là trovatori di novità non piìi 
vedute, stimolati dalle vogliose donne ad inven- 
tare, e ingrandirsi col premio de' Giganti • In 
breve , egli mi parea ^ che tutta la regione 
perdesse afl&ttò il suo primo aspetto. Gàllegr 
giavano in sul mare grandissimi pesci, sopra i 
quali salivano gli Andr^pìi ; ed essi spiegate 
certe immense alacce via ne gli portavano sulla 
superficie dell'acqua (i) , e gli riconducevano 
Don so da quai luoghi , con mólte cose non più 
vedute fra noi. Aprlvansi le alpestri montagne, 
e si faceano vie, e comunicazioni con altre re^ 
gloni . Non si degnavano pih i Giganti delle 

grot- 
(i) Le prime "Navi , che furono vedute alle 
spiàgge del nuovo mondo ^ vennero da quegli abi^ 
tatori innocenti stimate pesci y ed uccelli • E"" trat- 
ta da natura la mia imitazione; onde dalla 
Storia di Via^i cavai tale immaginazione * 



llg 

grotte, a itegli ombrosi alberi, come oggidì si 
fa, per alioggiarvi ; ma sì facevano certe capa* 
cìsslme spelonche ad arre , d^rni aspetto grato 
a vedersi , cbe riceveano la lace mistiTatameni» 
te , e cbiiidevano di fuori T impeta de' venti , e 
delle gragnnde... Ecco, ecco, gridarono qoasi 
ad un punto Uomo , e Dolossia , i felici anmmzii , 
e gii oracoli certi della nostra bene incornine 
ciata impresa • Ragionano 1 sogni , ò piuttosto 
ie visioni a nostro favore • Pòrgimi incootanen^ 
te la mano , o fanciulla eletta ad essere scorta , 
e luce di si bell'opera. Vieni colà dove scòprL- 
9fl prima quell' apritura ,, cbe di qaa all'aiutar 
sione delTIn visibile Fata demdifice« Accompa- 
gnati seco; e non dsbitar punto, che alla for« 
za delP aspetto mio , e alle dblci parole di que»- 
sta pestra compagna , essa non consenta d^ ao 
cetraifti per amica , e non ai vaglia àdV opera 
tua in ogni conscio; -e te per istiraoloi, n consB- 
gliera ad ogni nobile impresa non prenda • Cosà 
dicendo , prese Idioma la Curiàshà per mano*, 
Dolossia zxìàò innanzi di loro , e tatti e tre 
salirono alla gnolta delP mvisibile Fata , che non 
ancor mai intorfaidatai da crudeli pensièri, o da 
non conosciute angosce, si vivea una tranquilla 
vita , standosi contenta fino, a qae( pianto a 
quanto le veniva da AcwiU^ cocnandato » 



119 
CAPITOLO IX. 

A&GOMENTO AlLSCORICO. 

IJonÌM suona, e IMosiia canta per allettare Psi- 
de. La Fata invisibile lasisgata risponde» ma 
brasca. Idonìt^ canta di nuovo, e la vince, fa* 
cendole accettare la Curiosità nel suo albergo. 

SPIEGAZIONE DELL'ALLEGORIA. 

Il canto di Dolossta pieno di iodi , signi fica 
P astuzia dell^ adulazione ; il tuonò ^Idonio, il 
piacere^ eie nasce da quella» V anima risponth 
al primo brusca j perchè la coscienza P avvita^ 
Il nuovo canto d" Idonio , cioè del piacere , mo- 
stra gli assalti continui , che aitiamo intomo . 
V accettare della Cmiosità si vedrà in effètto il 
male che produce . 



Jl oicfai le due dmine » e il giovinetto perven- 
nero- all' albergo ^tlUavk^iie Fata , e si stet- 
tero buona pezza maravigliati a vedere gli ar- 
tifizi!, e i mobili ^girameAti delle immagtaet- 
te, c^he or Tuna, or l'altra al cristallo s'affac- 
ciavano , e sparivano s rivoltasi la Curiosità ad 
Idonio y gli disse : Or come fareai noi a vedere 

la 



120 

la bella Fata 9 e a ragionarle , eh' io sempre piti 
infiammo di db , e mi sento a spasimare di 
voglia ? Di che la fraudolente Do/ossia , avvisan* 
do quivi essere il gravicembalp , i cui tasti era- 
no allora dà Tic Aia (^i) senza verun ordine toc- 
cati , la pregò con le sue volpine parole a la- 
sciare per alcun poco sedere innanzi a quello 
Idonio ; e raccomandatasi a lui , eh' egli suonas- 
se , stavasi ella al suo lato , per cantare con 
lusinghevoli note le lodi di Psiche. Trascorse 
dunque alquanto Idonio coti le preste, e mae- 
stre dita i tasti , e finalmente insegnato a Do- 
lossia con una breve zolfa quelP armonia , che 
più gli parve atta a lusingare , incpminciè ella . 
il suo canto in tal forma , valendosi per. allora 
della verità con intenzione d' allettarla , e trarla 
più facilmente all'apparecchiata rete (2): 

~ Abitatrice dell* alta caverna^ 

Che per le cinque vie prende splendore y 
Lo quale in te oltrepassa ^ e s* intema ; 

Bella 
(i) Vedi Capitolo IL. verso la fine . 
(2) O bellissima somiglianza del tuo Facito- 
re , vagheggiata da tutte le cose viventi .' e T 
adorano la tua beltà celeste , guardandola con 
rapimento • Così comincia ad entrare in grazia 
d*Eva , appresso uno de* piU nobili Poeti , lo 
Spirito y chi sotto la foggia di Serpe andò a ten* 
tarla* . 



• ^f/A» Rema; della terra onore, 

E mirata dal del con tanta grazia , 
Che da Ini piove in te ogni vigore : 
Sluel sole, e quella luna che si sazia 

Mirando in lui, col bere di sua luce (i), 
E ogni stella, che per Paltò spazia, 
'Con quanto nostra terra qui produce 
Di domestiche piante, e di siivestri. 
Sol per te qua verdeggia , e là riluce^ 
Le vaghe fiere per li monti alpestri 

Son tue soggette y e quanto nuota, e vola . 
Tutto è tuo, nèconvien, ch'io t'ammaestri: 
Poiché tei disse la somma Parala, 
Che fuor del nulla l'Universo trasse, 
^ ^^gg^'*^ e intelligente feo te sola. 
Se tua somma virtk cose pia basse 

mr^ si degna, a noi. Psiche, ^l mostra; 
Non far che vota tanta speme passe . 
Per Ciò venimmo alla tua nobil chiostra; 
Mostrati a noi^ ragionaci, ed ascolta: 
E per tuo- bene la venuta nostra; 
Se da te buona 4ntenza (a) non c'è tolta. 

Men- 

(i) La Luna >r/ bee il Sole, disse Anacreonte 
«ella gmstificaziofle del bere. 

(2) latenza, F voce antica , e significa, i». 

teazione. Non si biasimi perciò tale squarcio di 

P^sia : anzi s'ammiri la buona fede di chi 

scrive, che stampa quali sono gli antichi mo^ 

Tomo VII. / ^ 



122 

Mentre clie queste parole erano da Dq/òisU 
soavemente cantate , e accompagnate dal suono 
d^Iidonio , là Curiosità con gii occhi spalancati 
guardava da tutti i lati; e parea traformata. in_ 
iina1)rànte di vedere, e d'udire, e non altro. 
Mai non- si videro più belle, e vivaci Immagi- 
nette uscit fuori de' loro cancelli , e al cristallo 
volubile af&cciarsi , le quali fuor d'^ogni loro 
costume s'arrestavano più lungamente , e a sten- 
to davano luogo aU'altj-e, che sopravvenivano. 
A poco -a poco un lucidissimo raggio fece tut- 
IO il luogo maravigliosamente risplendere, e fi- 
nalmente una soavissima voce articolò queste 
parole: Echi siete voi sì tener4 del fatto mio, 
che siete a questo luogo venuti ì Certamente 
egli non mi ricorda d'avervi veduti giammai; 
ni mai negli orecchi miei è ancora entrato il 
vostro canto , ed il suono. Fra quanti della 
corte à^AcapÌa sono a questa mio solitario al- 
bergo capitati , non ho in mente che voi ci 
siate per lo addietro) pervenuti. Dire dunque 
chi voi siete , prima eh' io entri con voi in al- 
tri ragionamenti. Incomincia, ripigliò, Idonio^ 
da questa tua confessione di non conoscerci , a 
comprendere la tua calala, e la cagione, che 
ci mosse a venire^ Qual cosa % mai nel mon- 
dò, o fuori del mondo ancora, che non dovesse 

..... csse- 
numènti , e fn Étmtt delia vàri tè nm si cura 



"3 
essere dalla supientisfima Ptkè9 conotciuta , t 
saputa, s'ella noa fosse dair altrui semplicità f 
e golàggine tenuta fra così ristretti limiti cir*» 
condata, e in prigione? S'ella veramente com« 
prendesse quanta sia la sua possanza; chi sa fin 
dove sarebbe sino a qui il suo nobilissimo aciip 
me salito? Ma eli' è sì contenta di sua condì* 
sione sotto Acmcìm , cb' egli \ oggimat impossi* 
bile , che gli afiezionatt suoi le possano dire il 
vero , e trarla ftioridel sno kingo sonno , t 
destare in lei cupidità di cose piti belle, f mag* 
glori. . 

L'invisibile Fata , allettata poco ptima alla 
dolcezza delie sue lodi , e al presente soprap* 
presa da così inaspettata rampogna, si ^ette al* 
quanto Ì4ì sikniio ; ma pure finalmente rispose. 
Invano, xhianqtfe voi vi srate ^ imvanacertamen* 
te v'affaticate d^alienarmi da Acsuis^ e dalle 
virtuose dorelle, che lei custodiscono « Mi*soo- 
nano ancora negli orecchi > i santissimi suoi pre- 
cetti , e ' la voc« delle minacce , che vennero 
fatte a me , e a tutta la generazione degli An^ 
dropii , s' io dalle leggi , e dalle ordinazioni di 
così saggia Reina mi dilungassi giammai » Per 
la quàl cosa o cessate di parlare , o di qua 
uscite, e non importunate con maliziosi ragio* 
namenti la mia quiete» Binch'ella: in sì fatta 
guisa ragionasse , s'avvide l'astuta Doiòssia al 
suono, con cui erano profferita le parole, eh' 
ella non avea quel dispetto , che mostrava d' 
' l 2 avere 



124 
avere m^apparetiza> t disse ad^ IJonio agli orec- 
chi,, che le. non erano state pronunziate con 
quel tuono , ch& dèe uscire (follo sdegno; it 
quale, se ^fosse stato effettivo , e verace y non 
avrebbe prima conceduto akuno imdugie alla ri- 
sposta; e per secondo avrebbe fatta, un* artico- 
lazione piìi^vigorosa ,. e veemente. Ha già Psi- 
che j prosegÌHC^ ella , cominciato ad ingoiare 
l'amo delle 6iie lodi , ^i assaggtare la voce d* 
Idonht e a <jM<ierare , ch-'egti vada oltre col 
ragionare ,. comechè mostri d'averne dispetto ^ 
Per Ja qual cosa il giovanetto , ri^pigliato di nuo- 
vo ardimento., e valendosi di tutte Tarmi sue 
per puntigUa di vincere in queli' impresa , die- 
de mano alla capestreria de' versi , e del canto y 
e con dolce melodia di musica, > mescolandovi in- 
sieme ti sale della satirica amarezza ^ e il mele 
dell' allettamento ,. intuooò queste parole t 
Vivi puffe , innoc9mt pargoktta^ 

Tra" tuoi rìsi innocenti in questa celia » 
Statti sempre idt'ota, ^ semplicetta 
. BaliueJiendo con nuova favella» 
Temi pur l* altrui sferzar o mesckinetta I' 
Né ti curar Ài tua naiura iella .'' 
Scaccia il piacer dà te non conosciuto^ y 
Mentre • ch^ ei cerca a te porgere a/uto ^ 
Io per te venni ^ e una Donzella è meco-- 
Che Curtosità^ ietta è nel mondo • 
Beata tCy se P^ accoglievi tecol 
"Era ben tosta il tuo ttiver giocondo^ 



C9ìtei qgw occhio piU pigro 5 r pik cieco 
Jgitzzar f fa vedere shoj e profondo^ 
E^ degP ingegni stimolo ^ e ImcernM:. 
E onor sareiie delia tua caverna* 
Adunque nulla a ricercar ti move 
La maraviglia M quanto iiai d'intarma 
Né tenti ricrear con core nuove 
La noja del tuo squallido soggiernof 
Credimi : il v/sr'iar par che rinnove 
La vita 9 e il cor fa di letizia adorno ; 
Lo qual mesto ^ e ^dolente è pel contrario j 
Se noi desta 9 e ravviva il piacer vario . 
"Non vedi tu -nelP Oriente accendere 
Il Sol la faccia mattutina , e sorgere , 
Indi la sera verso il mar discendere j 
E nuovi raggi la lor luce porgere ì 
E il vei la notte tenebrosa stendere , 
E poi di nuovo il sole anche risorgerei 
La luna or piena splende^ ora corneggia y 
E la terra or è secca , ed or verdeggia • 
Tanti diversi di natura aspetti 

Mostranti eh"* è il variar delizia^ e gioja* 
Dunque fia dolfe il variar diletti j 
E non gli variar dunque fia noja • 
Pur, poiché noi svegliamo in te sospetti ^ 
Rimanti in pace , e come vuoi t*annoja: 
Noi ce »' andiamo , e tu resta contenta 
In questa vita accidiosa ^ e lenta» • 
In tal guisa chiuse il suo cantare Idonio; va- 
lendosi del dilettcvòie arti6zio d'una diversa 
/ 5 armo- 



Ji6 
armonia r secóndo II varia intemlrmentcr d'elTe 
parole, e chiudendo prtncipalmeate la sua can- 
zone con. tuona cesi risolato , che parea verar 
mente con quella brusca licenza partirsi di li 
in quel momento. La poverella Px/V^^ , commos- 
sa tutta dalla voce d' Idomo y e da' vezzi delle 
non pib udite canzoni , non sapea pili che far- 
si , ritenendola ^alPun lato H timore* dì fare 
ingiuria ad Acacht , e dall'altro rincrescendole 
profondamente il doversi perdere, per sua^ dap- 
pocaggine , tante speranze » Contuttociò vinta^ 
avrebbe in lei perav ventura- la- risoluzione mi- 
gliore > e sarebbera stati discacciati i suoi mas- 
cherati r ^ lusinghevoli nemici , s' ella avesser 
potuta sfuggire la. penetrativa forza dell'^acute- 
occhiate della Cw/W//», contro alle quali-, co- 
me detto \ altrove , non pot^ durare il- saldo» 
macigno della grotta*. Costei dunque, udite le 
prime risposte di Pj/V^^v e notato bene da quat 
parte era uscita la voce, parendole - impossibile ,. 
che colà dove s^ articolassero parole non &' aves- 
se a vedere qualcosa,- piena di questo desiderio,.. 
anzi struggiment», non avea cessato mai di te- 
ner gli occhi attenti ,. e fisi versa quella parte ^ 
donde avea udito la favella- deH' invisibile Fa- 
ta , per iscoprire la struttura , e P effigie di; 
quella . Battevano i maligni ,- e penetrativi 
sguardi per caso appunto nella, bellissima Psi*' 
^e, la quale presa intanto all'esca, e alla; soa^ 
vita della canzone >. stavasl attonita e ferma ^ 

tanta- 



Ì27 

tirncócbe, senza ponto avvedersene , ricevette irp 
sé la forza di quel vigoroso calore a poco 9 
poco, il quale fece in lei uscire del guscio , e 
pigolaFe, come figliature di chioccia, mille vo- 
glie ad un tratto; e sopra tutto P accese una 
repentina fiamma dr voler piti spezialmente in- 
tendere cht que' tre fossero , che la visitava- 
no , e quali le loro promesse . Per la qual co- 
sa, vedendo ch'erano vicini al dipartirsi, e che 
fe mancava l' opportunità di chiarirsene , solle- 
citata dal suo desiderio , e dal timore dì lora 
partenza , quasi sopra pensiero si mosse , e ap- 
parve innanzi agli occhi di quelli ^ O infinita ,. 
e inesplicabile bellezza ,. che fai tu > e perche 
corri inconsideratamente aHa tua rovinai Con 
quale scudo ti potrai ora difendere, giunta in- 
nocente,^ e senza pratica delle cose tra le mani- 
di Doiossìay i^ldonÌQ^ e della Cmox/Vi^ , poten- 
tissimi di tutti i nemici ì Quale immaginativa ^ 
& penna potrebbe al presente ritrarre , e descri- 
vere la bellezza dell' invisH^le Fata y e chi prin- 
cipalmente la sua leggiadria , e sottigliezza de* 
lineare } Non v' ha cosa , ch& sotto gli occhi 
ci caggia , della quale io possa valermi per farr 
9e comparazióne. Concedimr, o Lettore, ch'ia 
mi vaglia- d^un umile paragone, tanto che, s'io 
non posso i^r meglio^,, almeno balbettando ,. 
qualche parte della sua leggiera sottilità ti de- 
scriva» Vedestu mai fanciulli , che eoa sempli- 
ce puerilità tengono in manO' un bocciuol db 

canna. 



128 

canoa forata da' due capi , e soffiano nell' uno 
d'essi, perche l'altro nella saponata intinto cac- 
ci fuori una leggierissima bolla, e vescichetta, 
la quale indi spiccata dalla forza dell'interno 
fiato, sia con soave movimento dati' aria trapor- 
tata? A tate similitudine era la sua sottigliez- 
za; anzi più impalpabile ancora, che vento, e 
che aria , o s' altra impalpabilissima cosa ti sug- 
gerisce la mente • Candidissimo , come falda di 
neve non tocca ancora , era il suo colore ; ma di 
tal qualità , che secondo le cose quivi presenti 
ricevea alterazione • Da quella parte , dpve le fa- 
cea omhvtL _QoIossta y vedeasi quel suo mirabile 
candore qua e colà toccato da lividore , e ne- 
rezza y laddove la feriva Idoftio con gli occhi 
suoi, variava i colori a vicenda; e la Curiosità 
percuotendola co' raggi de' suoi le facea scam- 
biare la purissima candidezza in colore di viva 
fiamma. Tale a un dipresso era Psiche , fatta 
per sua poca accortezza visibile a' suoi più cru- 
deli nemici , e in cotal guisa, con parole non 
degne della sua grandezza indietro gli richiama^ 
va • Scusate , o amorevoli compagni , me non 
accostumata a conoscere le mondane cose , e ab- 
biate compassione d'una solitaria fanciulla, av- 
vezza a far la sua vita nel picciolo ricinto di 
questa da altrui non abitata spelonca. Non i 
maraviglia, s'io nel principio fastidiosa mi di- 
mostrai a genti nuove , e non più vedute , aven- 
do io fino a qui solamente Acscìa ^ e le sue 

com- 



compagne accettate 9 le qiiali per giunta m' ban« 
no con severissima legge vietato , cb* io a chic- 
chessia non facessi accoglienza . Da qui in poi 9 
se veraci sono le vostre parole, e le promesse t 
che fatte m*^ avete, in voi stia»! T andare, e lo' 
stare; e tu principalmente , garbato giovine (co« 
sì dlcea rivolta ad J^o;»/o), la cui soave canzone 
m^ha dì tal dolcezza riempiuta, e le cui paro- 
le mi sembrano sì -veridiche, ed efficaci, pensa 
che tu puoi di questo luogo ( e quasi disse di 
me medesima ) a tuo modo disporre . Ringra- 
2Ìavafa Idonio , ' era fuori di si Da/ossia per P 
allegrezza , e guardava !a rapita la Curiosità f 
quando con orribile scroscio, e trambusto d'ale; 
e di non pih intesi urli ne veniva per Tarla Ift 
volante schiera dMeP atassie j guidata da Amo^ 
rej te quali non sì to^to udite furono da DoÌ9s^ 
sia^ e conosciute al suono delle note penne, che 
dall'altissima grotta gridò: Compiuta è i* opera» 
Colaggio è P entrata : penetratevi baldanzosamenf 
te , e salite ; onde il calate a piombo de' malar 
detti uccelli^ l^ntrare, e H salire alia grotta di 
Psiche fu quasi un tempo . La poverella stordita 
alla voce , alio schiamazzo , alle nuove accoglièn^ 
ze , dubitando , ìe non sapendo di che , come una 
cosa balorda y si diede per Io meglio a far buoa 
viso quanto potea ^ e a mescolarsi nella univer- 
sale conversazione (i) » Abbracciaronsi con ami^ 

' • che- ' 
(i) Ci una sorta di^l^a verecondia, che fa 

ea- 



150 
che voli modi fra pli altri Idonio^ tà Amore ^ da' 
quali parea che Filieìoma noa sapesse spiccar- 
si ; e finalmente fatta quivi la maligna compa-* 
gnia insieme comunella , tante domestichezze 
usarono a Psiche , in sì fatta guisa le fecero 
vezzi, ch'ella presa a quella prima vivacità, e 
disinvoltura , quasi da un soave incantesimo , 
incominciò a sperare nella sua -vita novella, e a 
tenere per certa la prómesssi felicità, ringraziane 
do i sopravvenuti ospiti delP arrecata ventura. 

entrare gli uomini nella mala via , per timore 
d' essere biasimati • Pòchi dicono in loro cuore : 
io farò bene, e dica ognuno di me che vuole. 
Quando ^comincia a costumare coWiziosi, di- 
cesi air incontro : questi Fanno sì, e sì , e se 
non faro quel ch^ eglino fauno , ne karò scber«- 
nito. Benché di dènuo si senta un ceno che, 
il quafe ti dice: non fare; s'adatta la faccia, e 
il parlare alle loro usanze, e si va a seconda 
per non essere beffato. Pfendonsi i costumi per 
fogge ; le quali , per istravagantl che sieno , et 
sembrano buone , quando le accettano i pili ; e , 
come diceva già uno, T andazzo, o la voga 
delle cose può tutto. Lessi già una favola di 
certi strumenti , che suonavano scordati . N' en- 
trò uno fra quelli accordato ; il quale , paren- 
dogli di suonar male, di^ due volte a' bischeri, 
finché fu anch' esso fuori di tuono , e suonò co- 
me gli altri per creanza'. 



» 



CAPITOLO X. 

Argomento Allegorico. 

Infignoritosi Idonìo con le Patosste della grot* 
ta di Psiche , scambiasi la condizione di lei • 
Incominciano in suo cuore molte novità. In 
casa di lei le comandano i sopravvenuti ospiti; 
e nuove immaginette intorbidano, e quasi affo- 
gano le prime. Psiche va perdendo la vista» 
Repentine mutazioni nella regione i^Andropia. 
Nebbie, tremuoti. Speziasi uno scoglio, e quin* 
di esce un mostrp, che contattati stessi punge t 
e avvelena col morso. Efliètti del suo veleno. 
£^ chiamato Odinea ( cioè Dolore ) . Non meno 
essere gli Andropit da tal mostro ferjti oggidì, 
di quello che lo fossero allora. Oracoli, che 
predicevano il sno nasìcimento. A' suoi abbaia- 
menti Acacia s' avvede, essere stata la grotta di 
Psiche y da Idgnio , e dalle P atassie occupata. 
Suoi lamenti sopra la calamità degli Andnpii . 
Delibera di prender Tarme con le Zinamie ^ e 
far prova di scacciare dalla sommità di Cefalós 
i nemici. 



SPIEGAZIONE DELL'ALLEGORIA. 

Quando il Piacere , e le Passioni hanno oc- 
€upata t* anima ^ si scambia il suo stato; per-- 
^hè viene , come da varii venti , qua^, e colà tra" 
portata • Nuove idee , o nuovi tumultuosi pensie^ 
ri sconcertano le prime tranquille ^ e semplici • 
V anima , per così dire y s*^ccieca^ e piU non 
vede la verità. Per h passioni si mutò Paspet' 
to del Mondo j e lo stato degli uomini ^ e s"* of- 
fuscarono le menti. U uscire che f^ il Dolore da 
uno scoglio^ significa la sua asprezza^ e durez- 
za . / latratti suoi che feriscono , indica0> il ti- 
more j che abbiamo di quello , doive si presenta 
il SHO aspetto . Il veleno de* suoi morsi è /' ef- 
fetto che fa in noi j quando ci opprime lo spiri- 
to • Che gli uomini sieno da lui feriti oggidì , 
come allora <i è chiaro» Gli Oracoli sono le n^i- 
nacce , che furono fatte agli uomini , se consenti- 
vano alla colpa • U Innocenza si duole con le 
Virth dello stato . degli ttomini , e delibera di 
contrastare al Piacere , e alle Passioni- a soccor- 
so di quelli» 

JNon così tosto sparisce dinanzi al vento la 
nebbia, o P immagine d'un sogno dinanzi a co- 
lui, che. ferito dagli occhi della mattutina luce , 
A destai come la fallace prosperità, e il male 

\ im- 



'3? 

immaginato contentamento si fuggì in breve 
dair abitazione dì Psiche. Quella fu la prima 
volta, che, non sapendo il perchè, sentì il cuo- 
re con nuovi , e spessi balzamenti percuotere 
il petto , e a volere , e tlisvolere incomincib , 
incerta di quello, che disvolesse , o volesse (i). 
Ben av«a ella in apparenza tit<rfo di padrona , 
e il signoreggiamento della grotta sembrava es- 
sere nelle sue mani; ma in effetto dalle novel- 
le ospiti era ogni cosa posta sozzopra , e di 
tutto fatto da loro un pessimo governo. A bac- 
chetta , e con imperiosa voce V una cosa sì , e 
l'altra no, o volevano, o negavano; e tutta- 
via si credea la misera Psiche d'esser ella me- 

•desi- 
(i) Tale si % It) stato delPAnima , quando 
comincia a prestare orecchio alle passioni • Co- 
scienza la punge, « le rinfaccia la verità: e lo 
stimolo delle passioni le è addosso. A grado a 
^rado peggiora sempre ; ed avendo prima pre- 
stato orecchio aHa voce lusinghevole di quelle', 
« ingozzata la dolc' esca , che vestiva T amo \ 
crede di comaudare , ed è aggirata qua. e colà 
or dall'una» or dall'altra. Se vuoi Vedere una 
bella immagine di sì fatto aggiramento , leggi 
Dante nel canto di Francesca d'Arimino ., Quel 
sovrano pittore , benché quivi parli d' una sohi 
passione, mette davanti agli occhi un travaglio', 
e una cònfusipne , . cjt' esprime raaraviglipsamente 
lo stato d'uno iprito da'vizii ctnAàttuto. 
tomo FU. m 



134 
jesima ^ella , che volesse, o: negasse. Era la 
poco prima santa, e purissima spelonca di Ce^ 
fmhs divenuta taverna • E appunto in quel 
modo, che H tavernaio, stimando d'essere nel* 
la sua casa il-p^ldrone, die ubbidire alle voci.^ 
e a' comandamenti de' ghiottoni v e qua ad una 
gola^ e ad un ventre insaziabile, di là alla paz^ 
za furia della feccia de' giuocatori servire, spes* 
so traméttérsi in risse, e guadagnarne ingiurie, 
e talora percosse; non altrimenti l'infelice Psi- 
che^ padroneggiando col nome, era in sostanza 
divenuta fanticella paurosa , e sollecita , di qua 
da Amore y colà da Idonio^ e da tutti i lati or 
da questa , or da quella delle sorelle, e talora' 
a un tratto da molt« voluta, e chiamata. Quel- 
le immagìHette , che tutte liete e festevoli s' af- 
ftcciavano poco prima al cristallo , rimasero da 
un' infinita moltitudine di sopravvenute {^uret- 
re quasi ai&gate, onde, per non poter altro fa- 
tt , incominciarono ad infingardire , e a muf- 
far nell'ozio nelle loro piccide celle , infestate 
dal continuo apparire delle nuove , che a guisa 
vdi calabroni ronzando, e tempestandole, pertur- 
bavano Io-.^to loro (i). Suonavano, o per di- 
re 
(j) L'idee degli uomini semplici, e innocen- 
ti sono quiete e ordinate* Il Piacere, Amore, 
la Curiosità , e ie passioni introducono senti- 
menti nuovi, e nuovi pensieri, tumultuosi, e 
sconcertati ; z secondo che o i'una , o l'altra 

delle 



tt piU tetto .9 strimpellinraao^ il gravicetnbalQ, 
senza artifizio y né misura» or l'uno, or l'altro, 
de' novelli ospiti^ e n'usciva ehi potea in cal<? 
ca, senza legge veruna. In breve ogni cosa era^ 
scompiglio , e pazzia ; e la meschinetta Psscbt 
avea per la continua confusione , fino agli oc- 
chi sì tralunati, e indeboliti, che solo una por* 
zione delle cose che a lei si presentavano a pena 
potea pib vedere ; (z) e per la corta vista spes- 

so 
delle passioni signoreggia, mette in movimeu* 
to que' sentimenti , e pensieri che piti le con« 
fanno • 

(i) C/ traggono h Passioni in errore , perchè 
tengono ferma la nostra attenzione in un lato so^ 
lo di qui II* oggetto , che ci vien da loro presen* 
tato s nà ci lasciano^ campa d* esaminarlo da tut* 
te le fiicce0 Alessandro , per esempia , eiie in 
cuore di voler essere .conquistatore» Fa conto che 
dicesse fra sé : La vittoria rrC irruita sino agli 
ultimi confini del mondo , combatter}) , vincerò^ 
infrangerti la superbia d^miei nemici^ gli leghe* 
r^ in catene, il nome mio da tutti temuto sarà- 
impenetrabile argine , che fronteggerà gli stati 
miei. Ebbro di tale speranza , si dimentica /' 
incostanza della fortuna , che tanto è quasi in* 
felice colui', che vince, quanto colui, ch^ è vin* 
to ; non- tonosce piU ,. ct^ è colore', e pretesto deU 
la sua furia il bene de* Vassalli ; che la supera 
hia gli mette /' arme in nfano,, e spiega le inse* 

m 2 gne : 



136 
«SO incespicava , e cadeva. Iti tale stato trw^ 
no le cose nella sommità della montagna dt 
C^Us Y quando dall' un capo all' altro delia 
città di Cardia j anzi ài tutta la regione degli 
>4ndropn^ si vide una repentina mutazione nell* 
aria; la quale di pura, e serena fattasi a poco 
^ poco fosca, e simile^a quell'aere grasso, che 
viene esalato dal marciume delle putrefatte pa- 
ludi, un velo di&tese, e tolse agli occhi di tut- 
ti gli abitanti la luce del sole . Sorsero a gui- 
$a di folgori , per le intrinseche spelonche del- 
la terra , certi sordi romori ; e gufi , e uccelli 
di. QOtte usciti, delle malaguriose caverne,, sulle 
secche, querce mandarono fuori dalie nefande go- 
k urli, e strida, significando angoscia, e spa- 

. vento. 
gne: non vede altro ; e non ha applicata Id sua 
intenzione ad altro , che al cocchi^ , sopra il qua-- 
le immagina di ritornare indietro ad trionfo del- 
la vittoria, . 

Il timore farà gli stesisi effetti j e farà appo- 
rire agli occhia di chi maggia di notte ombre , 
spettri , cadaveri > tutte le facoltà delP anima 
gli legherà , e una sola non gliene lascerà di li- 
heray perchè possa considerare il vero, ^leghe^ 
rei P Autore di questo passo ,• ma lo trqv^ nota^ 
to né* miei quaderni , senza ch^ io abhi.a Sjtgna- 
to donde lo trassi . I^a cont9 j eh* è vera , e che 
il nome del P Autore non gli dà ^ e^ non gli leva 
punta. . . 



137 
vento • Dalle profonde viscere crollata la terra 
con incognita forza, empib di terrore le genti, 
e in pib lati rotta, e scoppiata , lasciò vedere 
un infinito abisso nelle sue orribili spaccature* 
Piccioia cosa sarebbe a dire , che somigliasse 
tal rovesciamento e romore a quello, che Tan* 
tichissimo favoleggiatore Eschilo ricorda che 
udisse e vedesse T infelice Prometeo, legato ad 
una rupe dell'altissimo Caucaso (i). 

Era nel mezzo di CardU un masso aspro, e 
di spiacevole veduta, da cui uscivano di tempo 
in tempo verso la cima certe nuvole , e globi 
di fumo , e giii per li dirupi sgorgava abbon- 
dane 
(i) Mihi tellus quatitur. 

Nonne auditis j ut atro 
Sonitu saxa baec concava mugiunt? 
En quali fremebundus hiatu 
- Sese aperit, fulgetque sonora 
Nube tonans mihi desuper £tber. 
Adverso omnes agmine sVentt 
Concunrunt , ac presila miscent • 
Excelsusque fluentisonanti 
Oceano confunditur aer. 
Sentio: Jovis baec numine dira 
Irmit excitatu procella, 
O Tellus, tuque obmte*in imo 
Teliaris , Saturne , barathro 
Aspicis ut me Jupiter nrgetf 

^ E sebi lo mi Prmmteom 

m 5 



»?8 

danti , e cristalline acque , per occulto zolfo te- 
pide, e poco men salse, che le parine; le quali 
bevute empievano T animo d' amara tristezza . 
Si fesse appunto H masso nel mezzo in quell' 
universale crollamento , e di qua , e di là rove- 
sciandosi cofì/ahissimo fracasso y e rimbombo^ 
lasciò uscire fuori delle sue viscere , non so s' 
io dica un mostra, o animale, che in esse fi- 
no a quet punto era stato seppellito, e ristret- 
to. ^Mai non si vide cosa al mondo, che più di 
questa tutti gli Andropr atterrisse >. tanto che 
ognuno quanto più potea pronto , e leggiero 
procacciava di torglisi dinanzi . Gli uscivano 
fuori della sua gola certi canini latrati di tanta 
forza , e penetrazione y che per gli orecchi pas- 
sando fino alle più occulte fibre , e a' più ripo- 
sti seni del cuore, con acutissime punture quel- 
lo ferivano , anzi trapanavano da ogni lato s e 
a chiunque era punto da'maladetti spilli della 
maligna voce , s' arricciavano in capo i capelli y 
e veniva un riprezzo di febbre , immaginando 
d'averlo affianchi, di sentirlo, a dirugginare t 
denti , o piuttosto d' avergli nel cuore confitti ^ 
Che se mai avveniva ch'egli conficcasse in al- 
trui le crudelissime zanne , e quelle insanguinas- 
se , tal era il veleno del pestifero morso , che 
non così al primo, o almen di rado uccideva, 
ma come se Poomo fosse indozzato, a poco a 
poco intristiva : le occhiaie gli divenivano livi- 
de 9 incavernati gli occhi , non parlava , ma git- 

tava. 



r?9 

tava sospiri ; e a poco a poco soggiaceva al ve- 
leno dell'intrinseca pestilenza j non sapendo dare 
del suo male altro indizio , se non che avea 
intorno al cuore non so qual nodo , che col 
continuo stringere glielo premeva , e affogava . 
Né voglio io già che tu creda che la bestia 
crudele nata d'una rupe , e sì lungamente in 
quella solitudine nutricata,* e cresciuta, sfuggis- 
se le genti , o i deserti amasse , e le selve , che 
anzi colà, dov'erano più frequenti gli An^ropii, 
e luoghi piti popolosi , quivi più volentieri abi- 
tava e facea macello. Chiamaronla quelle anti- 
che genti Odinea , e noi con novello vocabolo 
oggidì l'appelliamo Dolore ^ pessima di tutte le 
fiere , e a cui non si possono tigri , o lionl 
uguagliare » 

Non sono oggidì cessate le ferite, che fanne 
i suoi morsi crudeli y che anzi colà dove sono 
più colti, e più civilmente accostumati gli Atk- 
dropii , quivi abita più volentieri , e fa più pro^ 
fonde le piiaghe (i) : e a tale è giunta la no^ 

stra 

(i) Dove sono più . inciviliti x costumi ^ i 
bisogni vengono maggiori e più frequenti i dev 
siderii, e perciò più spesso i il dolore. Ognuno 
gareggia per avere quello , che vede in altrui ; 
e non potendovi aggiungere^ intristisce , come 
pianta, che fa mala prova, e non viene innan- 
zi • La villanella discinta , e scalza avvezza a 
vedere le sue compagne somiglianti a sé, non 

brama 



1 40 
stra mala ventura, che in iscambio di fuggire 
ad ogni nostro potere dall'acuto dente ^ e dagli 
adunchi ugnoni dello spaventevole noostro y gli 
andiamo, quasi seco scherzando, incontra , ni 
cessiamo dallo stuzzicarlo , insino a tanto eh' 
esso ci coglie, e ci lascia addosso i segni della 
sua non curata fierezza. Chi crederà, che dove 
sono i dorati palagi*, le piti laute cene , e i 
fììx lieti , e festevoli passatempi , quivi più 
spesso la maligna sua pestilenza trascorra per 
tutte Possa,, e per le vene s'allarghi? Ma sia 
come si vuole , stiasi la mia storia tra' confini 

di 
brama di più , e con un fiore spiccato dal pra* 
to , o il più con un nastro vermiglio pub le 
più fornite pareggiare • Quanto dolore in quella 
sua rozzezza, e vita, da noi chiamata incivile, 
risparmia? Le donne di Città, che mille fogge 
veggono, hanno mille voglie, perche cercano di 
pareggiarsi fra loro , anzi di sopravanzarsi • Ve- 
di perpetua agonia di quelle, che non possono; 
e rimangono superate • Dico ciò per un piccio- 
lo saggio , ed esempio • Prenditi questo quasi 
per un. primo scaglione, e sali tu stesso digra- 
do in grado meditando « Vedrai quante vie> e 
quanti aditi i bei costumi, e la gentilezza han- 
no aperti al dolore • Quante cose s'abborrisco^ 
no , quali mali estremi , che non sono altro, 
che immaginazioni ? Quante ci fanno piangere , 
che sono aria, e meno? 



I4« 

di que' tempi, e quindi non esca. Antichissimi 
Oracoli aveano predetto, che avrebbe Odinca \\ 
SQO nascimento in quel punto , che Idonio fosse 
salito sulla sommità abitata dall' invisibile Fata; 
Tìt altrimenti avvenne di quello , eh* era stato 
annunziato • Per la qual cosa udendo Acac)a \ 
primi abbaiamenti di lui , stupefatta , e atterri- 
ta rivolse gli occhi alle Zinamie^ che ié stava- 
no intomo non meno di lei sbigottire , e do- 
lenti per lo subito romore degli uditi latrati» 
E come quelle, che sapeano l'importanza degli 
Oracoli ricevuti , conghiet turarono , anzi tenne- 
ro per fermo, che la grotta di Psiche fosse da 
Idonioj e dalle nemiche loro- occupata. Che ti 
dirò io se non che le prime parole dell' ad- 
dolorata Reina furon lagrime , non già perchè 
di sì si dolesse , o per increscimento , che in 
si provasse di perdere il suo Regno , ma le si 
aggirarono per mente le infinite calamità degli 
Andropii ; e incominciò in .tal. guisa sopra di 
loro amaramente a dolersi. 

O altissimo, e santo presidio di tutta la no- 
stra regione , o bella Rocca della invisibile Fa- 
ta, da quali pessime generazioni se' tu possedu- 
ta , e governata al presente ! Poco anderà , che 
di lassù eoa novelli editti verranno i nostri pa- 
chi ^ ma giusti decreti annullati , o sospesi. Io 
non so. da qual nova fiamma traportata quasi 
sopra la sommità d' un' altissima montagna, che 
.tutta la regione signoreggi > veggo la stirpa 

degli 



degli Andropti séiogtSere quel nodo di fratelian« 
za , che fino a qui gli avca tenuti insieme U'* 
gati, e non pib^n^ro/^/V, nome di comunanza y 
e unione ; ma da poche miglia di"* terra l'uQ 
dall'altro segregati, e distìnti in branchi diver^ 
si, chi con un nome, e chi con un altro chia* 
marsi • La sola diversità della denominazione 
sarà fra loro nimicizia , e furore • Profondissima 
fosse, e pareti all'aria innalzate l^unirersal ci* 
bo dalla terra spontaneamente prodotto, sparti-^ 
ranno fra loro, che della spartigione scontenti, 
useranno continuamente gl'inganni, o la forza. 
La rea, e malvagia Curiosità^ alla quale fu da 
noi fino ^ qui vietato 1' entrare nella spelonca 
di Psiche , quivi certamente con le F atassie pe- 
netrata , inviterà con gli stimoli suoi gì' inteN 
Ietti degli abitatori all'albagia di voler sapere 
quel che non possono, ed una sola opinione in 
tante germoglierà , che fra mille quistioni im- 
pacciato, e quasi. in una rete involto, sempre 
pili sarà il vero offuscato . Quegli si terrà da;>- 
pih , che sarà dì sofismi piti fiero saettatore ; e 
secondo che gi' ingegni di secolo in Secolo sa- 
ranno piìk acuti, e sottili, trarranno al partito 
loro , a guisa di semplici pecorelle , le intere ge- 
nerazioni, fino a tanto che nasicano altri intel- 
letti non mai sazii di novità , i quali con al- 
tri gavilli abbattendo i castelli in aria de' primi, 
sieno da' popoli in iscambio di quelli onorati • 
Fra tanti , e così fatti scompigliamenti , in 

qual 



'4? 
qual forma potremo noi pib giovare agli An^ 
dropii , divenuti del vero , e di sì stessi nemici ? 
Avverrà forse, io noi nego, che alcuni di loro, 
non temendo punto delle minacce, o dell'opera 
delle nostre crudeli nemiche , rimarranno fedeli a 
me , e a voi ; ma questi saranno pochi , rit da 
potere opporsi alla furia de' piti con le loro de- 
boli forze. Per la qual cosa, o sorelle, che fa* 
remo noi altro, fuorché bandire un editto, che 
se alcuni degli Andropii vogliono sotto l'antico 
reggimento ò^ Acacia rimanere , con esso noi 
vengano incontanente? E noi con essi allonta- 
nandoci di subito da questi luoghi, perche fug* 
gano la maligna influenza , e la pestilenziosa 
malattia , che uscirà fra poco dalla nuova abi- 
tazione delle PatossUy anderemo fra le solitudi- 
ni de' boschi a ripararci, e a vivere secondo gli 
statuti dettati da noi . Non piaccia a Dio , ri- 
spose allora una ^elle Zinamie , chiamata An- 
drìa (i) , che sia da noi lasciato così libero il 
campo alle nostre nemiche, e il reggimento de- 
gli Andropii nelle mani di quelle • Ni tu, nt 
noi , o Reina , siamo fatte tali , merci di chi 
ci fece , che dobbiamo regnare fra' boschi , in 
compagnia di poche genti, e di vise dall' univer- 
sale abitazione di tutti. Allora saremo noi ve- 
ramente quelle, che suona il nome nostro., 
quando veduto il comune bisogno , cerchere- 
mo 
(i) Andrìa, la Forfizs^^ 



H4 
mo di porgere pubblico ajuto alle calamità co* 
munì . 

H ristringere l'opera nostra fra gli stabiliti 
confini di poche solitarie valli, o di monti se- 
gregati dall' umana generazione , senza punto cu- 
rarci delP altrui miseria, e dolore, sarebbe (per- 
donami , s' io liberamente favello ) uo dimostrare 
altrui, che maggiore stima facciamo della no- 
stra tranquillità , che del bene di tutti ; e in ciò 
saremmo non minori nemiche degli uomini , che 
k P atassie nella grotta di Psiche salite . Ope- 
ra, e fatica ci richiede la natura nostra ; e amo- 
re a tutti gli Andropii^ non infingardaggine, e 
fuga; e in ciò appunto saremo noi dalle Patos- 
sie diverse, che quelle mascheratesi con la no- 
stra effigie , e tolta in prestanza la nostra an- 
datura, e i portamenti, pareranno di fuori amo- 
re, e carità di tutti; e saranno di sé sole va- 
gheggiatrici , e infiammate. Abbracciamo, e fa- 
sciamo, per così dire, con l'opera nostra tutti 
gli Andropii , e non ci caglia di pochi , laddove 
siamo dalla comune miseria necessitate ad am- 
pliare, e distendere sopra di tutti la nostra di- 
ligenza , e r amore . Facciasi l' editto , come tu 
chiedi, ch'é per P una parte salutevole avviso 
\\ farlo, e si bandisca pel tuo reame. Non per- 
ciò a fine , che in compagnia* della nostra fazio- 
ne, dobbiamo fuggirci da questi luoghi, e cer- 
care le solitudini , e i deserti ; ma per mover 
campo, e con la forza de' tuoi più fedeli parti- 
giani 



145 
glam assalire la male cccupatn rocca , e quindi 
scacciare il pessinso squadrone , che colasse si- 
gnoreggia ^ In tal guisa ragionava Andrìa , e 
parendo alle Zinamie^ eliseli' avesse ragionevole 
mente favellato, Acacia AtVxhtxh ^^ che s'ordinas- 
se la guerra , e che ne fossero col bando delle 
sue intenzioni avvisati gli Andropiì pubblica- 
mente « 



RAGIONAMENTO 

x\ vendo m tal guisa dato la Pellegrina fine 
;al decimo Capitolo della sua Storia morale; do- 
mandò uno de' Pellegrini , da quale antico Scrit- 
tore meglio , che da ogni altro, si potesse in- 
tendere per qual cagione fdsse stato Prometeo 
condannato ad essere legato sul Caucaso , per 
intelligenza del passo d' Eschilo poco prima al- 
legato . Alla qual richiesta rispose uno della 
compagnia in questa forma • Comechi in mol- 
ti luoghi la Favola di Prometeo si trovi lunga- 
mente descritta ; egli non mi ricorda però mai , 
ch'altri con miglior grazia, e garbo la dettasse 
di Luciano , il quale seconda P usanza sua P at- 
tacca alle false Deità de' Gentili , e con certe 
punture d'un suo amaretto sale condisce lo sti- 
le delle sue scritture. Risero i Pellegrini, i qua- 
Tomo VII. n li 



i4<5 



!i avcano più volte tentato il compagno loro, 
pcrch' egli leggesse qualche volgarizzamento del 
Greco Autore , sapendo , ch'egli avea molti 
Dialoghi di lui già fatti ItaKani , e non avea 
mai di cib fatto parola agli altri . Di che egli 
avvedutosi, e alquanto arrossito: or bene, re- 
plicò , poich'io veggo , che voi sapete quello 
ch'io non vi dissi mai, ne faremo la penitenza 
doppia, io dell'avere fino a qui taciuto , e voi 
dell'avermi stuzzicato . Io leggerò , e voi m', 
ascolterete i e chi così vuble, suo danno. Così 
detto, trasse fuori della scarsella certi fogli, e 
cominciò à leggere. 






J 



^ 



t L P R O M E T E O, 

V ìf ^ K O 
IL CAUCASO. 

Dialogo di Luciano f in cui favellano 
MxRCUKio, Vulcano, £ Pkouxtso. 

JVfff A Eccoti 5 a Valcano , il Caucaso # Qui 
abbiamo a conficcare questo sciagurato Titano: 
vediamo intorno^ se c^^ rupe a proposito, nu- 
da di neve ^ da potervi ficcar ben salde le cate- 
ne, e dov^'eglì sta erosi veduto da tutti,: e pa- 
tentc * 

r«/^. Vediàitjo^ iiitortKT pin-e ^ ^MefcUrio; 
pensa, che non I^ abbiamo a conficcare in luogo 
troppo bassoy e prossttUo alla ttrta^y- perchè que^ 
suoi uomini fabbricati da lui , non gli dessero 
aiuto; né in sulla sommità del monte , perchè 
sfuggirebbe fa vista di coloro che sono ingiìi , 
ma, s'^egli pare ^ te , stiasi fra afro e basso a 
un dipresso costà sopra quel precipizio, attacca- 
to supino, con le mani aperte Funa di qua,* e 
.Paltra dì là . , 

Men Tu di bene r Tutti sono massi, e sco- 
gli dirotti , da non potervi andare , con unr po- 
co di petKilo dft ogni lato • Vedi rovina , e di- 

» 2 rupa- 



148 

rupamento stretto ) ch'i qnello, da non potervi 
aver sentiero per fare un passo, e da non fer- 
inarvisi in luogo alcuno appena sulle punte de* 
piedi . Mai non troveresti luògo migliore , per 
metterlo in sulle forche • Sicché spacciati , o 
Prometeo , vien su , e acconciati per modo , 
che ti possiamo conficcare nella montagna. 

Pronx.' Misericordia 9 Vulcano ^ e Mercurio! 
Senza mia colpa mi viene questa disgrazia. 

J^trc, Bella misericordia sarebbe questa, che 
tu dì, e io credo, che così gridi .a bella posta, 
acctocchi noiV non prestando ubbidienza a quan- 
to ci venne ordinato , fossimo subitamente qui 
impiccati in tuo scambio • Ti pare, non i egli 
vero ,. che il Caucasa potrebbe bastare ad altri 
due da inchiodarvegli sopra ? Qua la destra tu • 
£ tu> Vulcano, stringila, mettivi que' chio- 
di, e martellagli quanto sai, e puoi. Qua Tal* 
tra. E questa ancora sia gretta» e legata, che 
non possa dare un crollo. Bene sù^ Poco può 
stare a volar anche l'Aquila, che verrà a cimar- 
ti gU orli del fegato ; acciocchì non ti manchi 
nessuna grazia, e guiderdone pel tuo g^rbo, di- 
ligenza , ed arte del modellare figure y che vi- 
vano. 

From^ O Saturno, o Giapeto, o Madre ter- 
ra ! Misero a me ! che non ho fatto verun falc- 
io, e che ho a sofferire sì fatta agonia.» 

Mere. No eh ? tu non hai dunque commesr 
SO verun errore ? In prima essendo commessa 

aUa 



*49' 
alla fede tua ìd spìarfigiorie delTe (fami, tu là fa^ 
cesti sì ingiusta y • con tal frode, che traendo 
fuori per te astutamente i pe2zi migliori, Pac*' 
eoccftstt a Giove, dandogli per sua porzione P 
ossa intonacare d^un po' di grassume bianca^ 
Ricordomi molto bene , che Io dice Esiodo.. 
Dipoi tu facesri gli uomini , animali di tutti 
astutissimi, e principalmente le femmine • Ma 
sopra tutto poi finalmente r divenuto furatore 
del fuòco \ speziaUsfrimo tesoro deglFlddii ^^dé' 
sti anche quello agli uominr; e avendo tanti m^ 
li commessi tu dì, che se'qui legato innoc^tìteì 
Prom. Egli mi pare, o Mercurio, che tu ac- 
cora , secondo il poeta , incolpi chi non ha cof- 
pa, di cose, per le quali, io qui ora stretto r 
t legato r mi sarei creduto diegno d'essere ono' 
fato coti pùBlrlm édimenti nel Pritaneo , e con* 
statua d'oro, s''égli s' usasse òl premiare altmr 
secondo i meriti suoi. E perb; se^^fe loconce* 
de il tempo, sappi cb'io avrei una gran voglW 
di trattare ta canina mi^ dinanzi a te ,. e di pro- 
varti , che Giove ha proferito contro di me 
ena sentenza iugiusta :^ e tu che se' bene allin^ 
guato , e gran lìiaestro negti accorgimenti del 
Foro , prenditi a difendere le parti sue , e pro-^ 
va, ch'egli abbia giustamente dato il suo voto,, 
eoi quale t& fili condannato ad essere legato al 
patHioIo qui pressò all'entrata del Caspio ^s so- 
pra il Caucaso, e fatto miserando spettacolo » 
tutti gli Sciti - ■ 

» l Meriffr^ 



5 5^ 

JMerc. Vatia, o Proffleteo 9 l tale disfida, e 
^quistione ; ne monta piti uà frullo • Nientedl- 
mancQ dì pure » Ad ogni modo y noi abbiamo 
ad indurar qui alcun poco > e fino a tanta, 
che voli TAquila a bezzicaiti U fegato .. Questo 
tempo vèto 9 noi faremo benissimo a passarlo 
jielP udire per trastulla la diceria d'un sofista 
tue pari ^ maliziosissimo artefice di ragiona^ 
jaenti.. ir 

. Prom. SW^tVL dun^e il primo ad arringare, 
o Mercurio: avventati, e scigliati contro a me 
con le accuse quanto puoi gagliardamente : t 
vedi bene , che non lasciassi indietro cosa veru* 
jsa, che tu potessi addurre in prò delle ragioni 
del Padre . £ te , o Vulcana y. la eleggo per 
giudice.. 

i^uic. Giudice no : anei tu bar a sapere che 
ih iscambio di giudice , m' avrai per accusatore, 
avendomi tu trafugata il fuoco, e lasciata fredr 
da la fornace. 

Ppom. Spartitevi dunque tra voi la trattazi»- 
iie di questa causa : tu ragiona del furto y e Mes- 
curio della formazione degli uomini ,. e delie 
spartite carni m'accusi: voi siete scimati tutta*- 
due due sottili ingegni, e peritissimi parlatori. 

yuh. Parli Mercurio, per me: perchJb send' io 
per la più intorno al mio camino occupata. 
Ito pochissima studiato in orazioni di genere 
giudiziale : costui , costui i buon Retorica, 
e ha fatto iu tale arte non leggiere meditazioni. 

Pronu 



Ptwn. Io non avrer creduto mai , che Mer- 
curio avesse voluto far parole di furto, o rin>- 
facciasse a me pratico di tal arte cosa veruna > 
che a furto appartenesse • Con tutto ci6, o òr 
gliuol di Maja 9 se^ti comporta P animo di fare 
anche questo , ì ora il tempo : accusa . 

Mete* Veramente di lungo ragionare , o Pro^^ 
meteo 9 e di meditato apparecchiamento avrai di* 
uopo y per dire incontro alle cose da te mala- 
mente operate . . Ma noii sarà per ora forse a 
bastanza , ch'io noveri i principali puati delle 
tue colpe? Che. sendoci commesso l'uffizio dello 
spartire le carni , desti le migliori a te , e il 
Re ingannasti^ che formasti gli uomini , cosa 
da farla meno d'ogni altra j che furato il fuo^ 
co a noi, l'arrecasti a quelli. Ben vegg'io, o 
Prometeo, che tu non intendi il vero, se noi 
comprendi in tanta tua gravezza di colpe quan^ 
ta sia verso di te la benignità , e la clemenza 
di Giove. Che se le cose da te fatte rai neghi ^ 
avrò io allora bisogno contro di te d'invettive-, 
d'ampliare , e allungare l'orazione \ e di fape 
ogni mio potere per manifestare la verità : se 
poi mi concedi d'avere in tal guisa le carni 
spartite , trovata la nuova invenzione del for- 
mare uomini , e trafugato il fuoco , io t'ho 
accusato abbastanza; ni m' abbisognano altre par 
iole, e si potrebbe dire, ch'io veramente ^ 
lassi per baia» 



Pr 



»5* 

Prom^ Se quanto Bai fin qni detto Steno b'aje,. 
io vedremo fra poco r. Intanto io, dappoiché ttr 
afièrmi pare , cbe quanto h>ai detto per accasa* 
2Ìone \ a bastanza y userò ogni mia forza per 
isciogUere il nodo di tali colpe ,. e da qaelle 
liscuotermi. E in prima odinu, com'^io b in« 
tenda circa alle carni , Io ti giuro r ^ così if 
Cielo VBÀ satvi , cbe dovendo io tali cosette 
fiandare at presente, me ne vergogno, e arros' 
5ÌSC0 per Giove, a dire cb'egli sia d'animo co-^ 
»1 ristretto, di così estrema miseria^ e si sofi-^ 
sticamente quereloso , che per avere trovata 
nella porzione un ossiccina , abbia mandato al 
{Mtibolo un Kame di tanta aaticbttà , scorda^ 
tosi a'fi&tto r aiuto , ch^io già gti diedi , no» 
pensando punto qual piccioletta cagione gli ac- 
cende la collera } e cbe propriamente il ateo d» 
fanciullo rinfiammarsi d^ira, e di rabbia , ^ 
egli non ha la parte pili grande - 

Egli non si die no, o Mercurio, legarsi con' 
tanta tenacità nelbr mente , secondo la mia 
opinione,. cotaK maliziette, e schermi da meni* 
sa, e convito. Anzi scegli mai avviene, cbe 
m quella giocondità del mangiare ki- qualche 
eosetta si commetta errore , si dèe reputarlo 
scherzo ,. e metter gi& V ira , e colla terminata 
mensa lascmrla*^ Il covare odio nel petto la do^ 
mane,^ ricordarsi d^iP ingiuria, e serbar memoria 
delle cose del passato dì , non è cosa da N^ume , 

'•b , né reale . Che se tu tògli via da* conviti 

pia- 



»J3 

piacevolezze 9 manziette, giochi, pungenti sali» 

burle, e matteggiameoti , che altro rimane fuor* 
cbè ebbrezza y saziamento , e silenzio , cose ri- 
gide , malincontche , e non convenevoli al bere 
insieme , e al mangiare ? Per la qual cosa io 
non avrei pensato mai, che Giove se ne doves- 
se ricordar la dimane , non eh' egli così profon- 
damente se ne sdegnasse, o stimasse d'avere sì 
grande ingiuria ricevuta ; perche uno , il qua- 
le avea a trinciare , e spartire le carni , pro- 
cacciò, per fare un novello ischerzo , di pro- 
vare sechi dovea scegliere, conoscessi^ la porzio- 
ne migliore. 

Ma poni , o Mercurio , cosa peggiore , e cib 
^ non eh' io avessi a Giove posta dinanzi la 
minor parte, ma che tutto gli avessi involato. 
Che vorremo noi dire perciò ì Ch' egli s' avesse 
di subito , come dice il proverbio , a scompi- 
gliar Cielo, e tecra, catene, patiboli, e tutto 
il Caucaso ritrovare, mandar giti Aquile, e fe- 
gati rodere ? Vedi tu bene piuttosto , che cose 
sì fatte non manifestino anzi un'ignobilissima 
bassezza d'animo disdegnoso s e nel lasciarsi 
traportare all'ira una gran leggierezza ^ impe- 
rocché quanto ti dà segno che fosse per fare , 
se avesse perduto un bue intero, colui che per 
pochi brkloliai di carne cotanto infuria , e s* 
accende? 

Quanto all'incontro migliori , e piti placidi 
sono gli uomini in sì fatte cose , che tuttavia 

pa- 



tS4 
potresti credere dover esser alF ira piìi repenti* 
ni , e pronti de' numi ? Certo ninno fu mai dt 
loro, il quale sentenziasse il cuoco alle forche^ 
perchè facendo lesse le carni, intinse il dito net 
brodo, e assaggiò'; o qualche pezzuob inghiottì ^ 
spiccato via dall'arrosto; ma a' cuochi la perdo«> 
nano essi ; e qnando anche uscissero di sé per 
la collora , scagliano pugna , o percuòtono 1« 
mascelle con gli schiaffi-; ni vi fu alcuno fino 
al presente fra loro, che per sì memorandi pec« 
cati mandasse cuochi alle» forche . Abbastaneat 
sia detto di carni; intornò alle quali, se vile, e 
sozza i per me la difesa, molto è pib vile, e 
sozza l'accusa per hri. 

Ma tempo è ch^io favelli detl'arte mia n^ 
formare , e dell'avere io gli uomini principale 
mente formati • Se non che dividendosi questa 
tapo , o Mercurio , in due Imputaùoni^» non so 
veramente da qual paurte io 'sia da voi «ssaiito , 
e di che m'accusiate : cioè scegli fosse stato 
inestieri il non formare iionuni del tutto, e fosu 
86 stato il meglio, che si rimanessero terra cbe^ 
ta, >^zzà, e non lavorata; o ch'egli si doves-' 
se pur fargli ; ma in altro modo , e non già 
quali iooo. Dell'Anna y e dell'' altra imputazione 
favellerò ; e in primo luogo m' ingegneri» di mo- 
strare , che non hanno nocumento veruno rice- 
vuto gl'Iddi! per la vita agii uomini data ; è 
«*»• secondo dirò essere ciò stato mofto megKo» 
txkggiore utilità s^ì Idiiii stessi ^ che se & 

terc» 



«55 
terra fosse rimasa solitudine > e deserto , e d' 

uomini vota • 

Un tempo fu adunque (incomincerò cosi , 
perchè piti facilmente apparisca s' io ebbi colpa 
veruna nella novità de' formati uomini , e nel 
metter fuori questo nuovo ornamento) la sola 
divina , e celeste stirpe de' Numi ; ed era la 
terra una contraf&tta cosa, informe, e non col- 
tivata 9 ma piena di selve d'orrido aspetta , e 
selvagge : non are vi si vedeano di Numi , e 
non Tempio (oh chi potca farlo?) nonistatua, 
non simulacro , o cose altre sì fatte , che in 
ogni luogo al presente appariscono , e sono in 
riverenza, ed in sommo onore tenute. Laonde 
io , che sempre medito meco , e volgo per 1' 
animo mio qualche giovamento comune, e pen- 
so fra me in qua! modo si possano ampliare le 
cose de' Numi ; e quale accrescimento possano 
avere tutte l' altre d' ornamenti , e bellezza; 
giudicai, che fosse veramente un fatto egregio 
il cogliere una particella di fango. ^ e di quello 
comporre animali di sembianza a noi somigliane 
ti : imperocché stabiliva fra me , che. qualche 
cosa a noi Numi mancasse , non avendo noi 
scontro veruno da poterci paragonare , e cono- 
scere a tal comparazione noi essere veramente 
beati : per la qual cosa io volli che non fossero 
durevoli , ma mortali ; benché per altro oltre 
ogni credere ingegnosi, e prudenti, e di sauìr 
sitissimo sentimento Quiudi preso ^ac^ 



1S<5 

ttrra, secondo li poetico parlare, e fattone mi- 
stura , e moUificataia , ne formai gli uomini , 
invitando meco Minerva » acciocchi anch' essa 1 

desse all'opera mano* Oh vedi misfatti grandi ^ 

commessi da me contro a' numi i e vedi quanto 
scapito è stato l'aver cavati dal fango uomini » ; 

e conferito movimento a quello, che era stato 
immobile fino al presente. E che no, che iNu- 
mi non sono pih Numi quanto erano prima, 
dappoi in qua, che ci sono in terra alcuni ani- 
mali, che vivono, e muoiono? Imperciocché io 
odo essere Giove sdegnato anche per tal cagio- ' 

ne , come se per lo nascimento degli uomini U 
condizione degli Iddii fosse peggiorata: quando | 

egli peravventura non temesse, ch'essi in quel- < 

la guisa , che fecero già i Giganti , comincino 
a mulinare ribellioni, e facciano guerra agi' Id- 
dii. In breve, tu vedi chiaramente, o Mercu- 
rio , che ni io , né le opere mie v' hanno pun- 
to danneggiato: e se a te dà l'animo di farmi 
vedere un male solo, un menomo male, starò 
zitto , e confesserò , che se mi gastigate , i mio 
danno, e eh' ho il torto. 

Ma anzi all'incontro chiaramente comprende- 
rai, che quanto fu da me fatto, i stato a gran- 
dissima utilità de' Numi , se pensi , che non è 
più d'orrido aspetto , ni vota di bellezza la 
terra y ma in Città , in coltivate campagne , id 
domestiche piante con garbo , e ornatamente | 

spartita; essere navigato il mare^ abitate l'iso- 



M7 
]e , in ogni luogo are , sàgrifìzii , templi , so* 
knnità dì feste, e tatte le vie, tutte le piazze 
degli uonùni essere di Giove ripiene • Che i* io 
aivessi formati gli uomini solamente per me , e 
qual possessione giuridicamente a me dovuta; 
allora sì y cV egli si potea credere , eh' io aves- 
si vòlto r animo a privata utilitade ; ma io la 
posi in mezzo, e feci partecipi in essa voi tut* 
ti in comune « Anzi k> ti dirb piti là , che 
non v* ha luogo , in cui non si vegga tempio 
di Giove, d'Apollo , e tuo, o Mercurio; di 
Prometeo in nessuno . Vedi tu ora , com' io ve- 
gli a' miei giovamenti privati; e frodi, e scemi 
i comuni? 

Considera vn tratto, o Mercurio, meco, ed 
esamina in tuo cuore, s'egli ci sia bene alcuno 
ò naturalmente posseduto , o fattosi ad arte > 
che senza testimonianza , né da alcuno lodato » 
o veduto , sia caro , e grato a chi lo possiede , 
come 4o sarebbe all' incontro ì A the dico io 
ciò ? Non potea avere no la, una testimonian- 
za di sua bellezza , se gli uomini non fossero 
stati formati ; e noi saremmo abbondevoU di 
ricchezze, che non essendo da alcuno ammirate ^ 
•non poteano perciò esserci care ; «è ci sarebbe 
veruna cosa più imperfetta , che ci fesse dolce 
fi riscuoterle ; ni comprenderemmo certamente 
la nostra felicità, se non fosse a noi conceduto 
di vedere alcuni privi de' nostri beni; dappoiché 
quello, ch'i grande, allora grande si manifesta. 
Tomo VIL quando 



T5S 
quando alla misura di quel ch'è picciolo sì con- 
fronta . E voi 9 che per sì maestrevole , e spiri- 
toso trovato eravate tenuti a rendermi onore 9 
m'avete all'incontro messo ai patibolo , e in 
tal guisa delia mia pensata pagato ? 

Ma, tu dirai-, fra gli uomini molti son tri- 
sti: commettitori d' adulterila guerreggistno , con 
le sirocchie s' ammogliano , trappolano i padri i 
quasi che fra noi di così fatti vizii non ci fos** 
se abbondanza ; e non s' udisse alcuno bestem- 
miar Cielo , e Terra , che ci abbiano fatti . Po- 
tresti anche aggiungere , che badando a' fatti 
loro , ne viene di necessità ^ che ci troviamo 
impacciati in troppe faccende. Sdegnisi adunque 
per tal cagione anche il Pastore, che posseder* 
do la greggia dèe averne curaj e tuttavia s'egli 
s' affatica , n' ha anche diletto , e quel po' di 
pensiero i a lui non isvahtaggiosa occupazione « 
Oh ! che avremmo noi però che fare , se non 
avessimo alcuni da tenerne conto? ci staremmo 
a riposare, a bere nettare, e ingollare ambrosia 
disoccupati • 

Ma quello, che pib ch'altro mi cuoce, si è, 
che voi m'accusate dell'avere, formatigli uomi- 
ni , e specialmente le femmine ; e tuttavia voi 
v' innamorate di loro , e non rifinite mai di 
scendere in terra., ora tramutati in tori , ora 
in Satiri, e cigni, ni vi sa però male l'acqui- 
star da quelle generazione di I^umt • Ma tu 
.dirai forse : non era già male il formare uomi- 
ni; 



159 
ni > egli si dovca però fargli in altra forma , 
6 non a noi somiglianti » Quale altro esempio » 
e immagine patea io propormi di questa mi- 
gliore, sapendo pure che avea in sb ogni bel- 
lezza ? o s' avea forse , per far meglio , a lavo- 
rare un £^nimale irragionevole , brutale , e sel- 
vaggio? In qual forma avrebbero allora fatto 
sagrifìzii agi' Iddìi » o a voi altre onoranze ì e 
tuttavia quanti siete , non sì tosto v'offerisco- 
no essi i sagrifizli de' cento buoi , che senza 
punto indugiare , ni temere il lunghissioK) viag- 
gio dell'Oceano y visitate quegli ottimi abitato- 
ri dell'Etiopia > e me » che vi procacciai vitti- 
me 9 e onori avete qui cacciato alle forche • 
Ma degli uomini non altro* 

Io passerò , se non t' tncresce ^ a ragtonarc 
del fuoco , furto a me cotanta rimproverato . 
Dì su , e rispondimi tosto, per gl'Iddìi te ne 
prego • Daf^oichè il fuoco è fra gli uomini , 
ne perdemmo noi- una favilluzza del nostro? 
Non potrai affermarlo» Ditale natura è il fuo- 
co, eie punto non scema, perch' altri una por- 
zioncella quindrfie prenda f ni perchè- ad esso 
una lucerna^ venga accesa , si spegne : ond' ^ in* 
vidia veramente manifesta il vietare ch'egli si 
somministri a' bisognosi l'uso di cose , chea 
voi non arrecano danno veruno : « poiché siete 
Iddii, sì dovete essere benefattori, liberali da- 
ttri di giovamenti ', è da ogni pensiero d'invi- 

e 2 dia 



1^0 

dia pili che lontam . Sì grave % a voi questa 
fatto? e tuttavia^ s'io avessi di qua tutto il 
fuoco trafugato , e portato! giù sulla terra , non> 
lasciandone uua favilla, non avteì però fatta, a 
voi così grande offesa , i quali non avete di 
fuoco bisogno , come quelli che né freddo ave•^ 
te , n^ mettete a cuocere ambrosia , n^ abbisO"» ' 
gnate di candele, e fattizia luce. 

Necessariissimo ali' incontro ò agli uominr 
Puso del fuoco, e sopra tutto ne' sagri6zii ,. 
per vaporare le vie con odore d-arso unto, ar* 
dere incensi , e lombi di vittime sopra Tare .. 
Io veggo pure quanto ghiotti siete voi tutti 
di cotale esalaz^ione , t come vi viene l'iicquo-^ 
lina in bocca a pensare a quelle vivande , quan^ 
do fin SU' nel Cielo ne vien^ portato il leppo 
delta cucina fra i molti globi del fumo*. Sicché 
s'oppone gagliardamente all'accusa datami da voi 
il vostro desiderio : e molto mi maraviglio , che 
non abbiate vietato al sole l' illuminargli , che 
pure é fuoco più divino, e cocente; o che non 
accusiate lui ancora, perch'egU sparpaglia,, e di? 
sperde una ricchezza,, ch-é vostra.. Ho detto « 
È se voi, Mercurio, e Vulcano, tfovaste co» 
sa , che non sia stata detta rettamente-, l'uno 
e l'altro correggete, e parlatemi contra, ed io 
di nuovo difenderò le mie cagioni*. 

Mere. Non è già cosa sì agevole , o Prome- 
teo, il {oxam^ la riispost^ ^ qosX poderoso so? 

fista. 



i6i 
lista • Questo ti dico io bene , che puoi conso- 
brti , che Giove non abbia intesa la tua dice* 
ria, perch'io so, ch'egli t'avrebbe appiccati 
addosso sedici avoltoj a cavarti gl'intestini; 
tanto è il male che hai detto di lui , mentre 
che parea che trattassi la tua causa» Ben mi 
maraviglio di ciò ,* che facendo tu professione 
d'indovino, non abbia preveduto che ti dovea 
cadere addosso questa punt2Ìone» 

Prom. Mercurio, io la sapeva, e so che un 
giorno sarò slegato j anzi fra non lungo tempo, 
egli ci verrà da Tebe un tuo amico , il quale 
saetterà l'Aquila , che tu dì, che die volarmi 
addosso • 

Mpfc. Voglia il cielo , che ciò sia , Prome- 
teo, sicch'io ti vegga slegato, e a mensa con 
essonoi , a patti però che im non ispartisca le 
carni . 

Prom. Sta di buona voglia » Io sarò a men* 
sa con essovoi, e Giove mi scioglierà dalle ca- 
tene per una buona fortuna di non picciola im- 
portanza • 

Mere. Qual fortuna ? Dilla y per iscam]tre il 
malanno r 

Prom. Conosci tu Tetide, o Mercurio? Ma 
non si parli fuori di tempo. Tengasi custodito 
il segreto, che die essere un dì mercede , e pre- 
mio da riscuotermi da questo gastigo. 

9 ? Merci 



i6i 

Mere. Se die essere tuo maggior utile , • 
Titano, custodiscilo* Noi, o Vulcano, andian^ 
cene via di qua. Ecco vicina P Aquila. Sop* 
porta tu cori grande animo : e voglia il cielo^ 
che nasca il Tebano. saettatore , che tu dì^ e 
ch'egli venga a liberarti dagli squarci ,. che farà 
in te quest'uccello^ 



» » « « « 



i6j 

CAPITOLO XI 

ARaoMENTo Allegorico,. 

^lidea eletta a fare l'editto per invitare gli 
Andropii a seguire Acacia. Brevità delle sue 
parole, Idonio scelto iKAgemria a pubblicare le 
sue intenzioni. Ordigno fabbricato da quelle » 
acciocché la voce passando pep esso acquisti for- 
za maggiore. Bando fatto da Idonio, ed tfktto 
d'esso sopra gli Andropii j e loro divisione in 
partiti di vecchi, e di giovani. Acacia abban^ 
donata va » vivere con- le Zinamie solitaria..^ 

SPIEGAZIONE DELL'ALLEGORIA • 

La verità è la paiola df IP innocenza • Parla 
^evemente , perchè la verità in ogni argomento 
va al punto ^ e ha poco che dire . Il piacere- è la 
voce piò- atta a render grate le passioni • U or* 
digno da quelle inventato è P eloquenza, la qua* 
h vien dalle passioni aniwata , ed- ha per uffir 
ciò il movere U passioni, afine di persuadere. 
Gli uomini allo stimolo del piacere si riscuoto^ 
no , ed a cagione eP esso v* ha. sempre quistione 
fra la gioventù j e gli uomini maturi , II restanr^ 
te delP Allegoria è chiaro» 



1^4 

J[*u dunque commesso ìa Acacia ad Alidea (i> 
purissima verginella 9 e fra le Zinamie , in ogni 
occorrenza loro » di consiglio richiesta ^ eh' ella 
secondo il suo parere dettasse l'editto, e lo 
pubblicasse altamente. Era costei d'acutissimo 
ingegno; e come quella^ che sgombrate di qua, 
e di là in un momento le falsità , e le gavil- 
làzioni» penetrava nel vero d'ogni argomento y 
non usaVa lunghe dicerie , o fiori di parole ; ma 
con sugo di concetto manifesta^va le. sue ioten* 
zioni, salì, senza mettere nessuno indugio alP 
epera, sopra Teminenza d'un colle,, e breve» 
naente proftrl la volontà della Reina in tal 
ferma : O Andropiiy generazione rivolta per na*^ 
tura con gli occhi alle divine bellezze del cie^ 
loy.ingomirano la grotta di Psiche novelle squa^ 
dre j le quali hanno formato proposito d* aggra- 
darvi sì il^ collo , che siate obiligati a mirare 
mi fango calpestato dtf vostri piedi. Acacia vi 
difende. Correte sotto P ali sue^ Ogni dinwra 
mettere soxxppra la regioHey eJa tranquilliti^ 
universale sarà perduta. O Andropii y a Andro-^ 
piij guai agli orecchi sordi t e agi^ intelletti osti- 
nati/ Risuonarono dall' un capo all'altro della 
regione le pro&rite parole , e tremò Psiche netl' 
altissima sua spelonca gravemente atterrita, ma 
fuori di umpo, dappoicfai^, come detto i> io 

scel- 
(i) Alideay la Verità. 



tós 

scellerata squadrone di hssh imperiosamente re*^ 
gnava. Uditosi dunque dalie Patossie il banda 
dalla verginetta Alidea pronunziato, e volendo 
anch'esse, benché ribelli, mostrare signoria , o 
maggioranza , salutarono tutte per loro supre* 
ma Reina Rettoria ,. dinanzi a cui abbassa it 
capo, e le ginocchia con. lagrimevole esempia 
V invisibile Fata , e cominciarono nell' iniquo 
conciliabolo a^ meditare la sostanza. d'un editto 
novello. Per la qual co%s^ Agenoria ^ chiamato a 
sé il giovinetto Icbnioy diede a lui l'ufficio di 
dettatore, e banditore, delle su« intenzioni, per* 
che eoa pensieri , e> parole grate agli Androfii 
dettasse , e parlasse. Ninno certamente è a co« 
sì fatta impresa, migliore di lui , disse allora 
Dolossia i ma egli è ora il tempo, e If occasio- 
ne è questa ; che noL ancora ci vagliarne de'- 
frutti del nostro ingegno, pec soccorrere alla sua 
Voce. Voi bevete pure avere in mente , io !• 
so , che fu da noi un. nobilissimo ordigno tra* 
vato , nel quale ciascheduna- di noi pose una 
parte del suo ingegna^ e degli avvertimentii^ 
per cui passando il fiata , e a guisa di torxeo- 
te uscendo articolato in parole., tal forza •acq'U^ 
^a , che. tragge secQ. qualunque cosa; incontra 
per via. Voi sapete pure che fra le sue canne 
passando. la voce acquista nelle diverge modula- 
zioni tanta virtù ,. che non solo essa diventa 
maggiore , qria. la sostanza medesima dell'argo- 
jpie.ota giunge agli orecchi piii grande , e subii- 

ine». 



ì66 
me. AUyìasì Idont'o Taffició del dettare, e ban- 
dire l'editto, ma ponendo la bócca al mirabite 
ordigno inventato da noi, fuori per la sua can» 
na lo faccia agli orecchi altrui pervenire. Pol» 
cb'ebbe in tal guisa favellato Dolossia, consen-^ 
tendo a quanto detto avea la brigata d^ intorno > 
trasse innanzi a tutti V artifizioso strumento . 
Di semplicissimo lavoro appariva cotale ordi* 
gno di fuori* DalPun de' capi formavano il cor« 
pò suo due grandi ale , nelle quali era confitta 
una canna, non d'altra foggia fatta, che queU 
le de' mastici , se non che questa non intera , 
e d' nn pezzo era > ma a. nodi commessa , e in« 
aieme legata , la quale pingendosi oltre , e al- 
lungandosi in fuòri terminava dairàltro capa 
in un pertngiò motto ben grandicello , domle 
biscia la favella. Veniva essa dal parladore sof- 
.fiftta per un picciolo , e agli uomini invisibile 
cannellino nelle due mirabili ale > le quali es-> 
sendo morbide, spugnose, e di natura arrende- 
vole j allargavansi al ricevimento di quella , e 
poi màntacando , e ventolando con forte movi^ 
xnento cacciavano fuori la dicitura , la quale 
pervenuta alla bocca maggióre della canna , 
prendeva misura musicale , e s'articolava ia pa- 
role. 

' Ma l'astuzia di cosi fatto ordigno , e la fi- 
nezza di sua facitura non era quella, che appa- 
liva di fuori , e così indigresso agli occhi . Di 

mag- 



i«7 
maggiore , e più sottile invenzione era esso di 
dentro , e molti erano i segreti ingegni dalle sole 
Patossii ) o da cui esse instigavano > e ispira- 
vano conosciuti, e i quali solamente riceveano 
il fiato di quelle ; o de' partigiani da loro am» 
maestramenti • Allora la voce quindi uscita , o 
piuttosto, quale dall'arco saetta, scoccata, in- 
vestiva nel cuore gli ascoltatori , e ad ogni vo<> 
lontà del parladore gli movea • Laddove all' in- 
contro venendo cotale stromento alla mano di 
genti imperite , e dalle P^tossie non riscaldate > 
lo si poteano esse porre a bocca , e zufolare a 
posta loro , che n'usciva un fiato a pena in 
articolazioni distinto, e di sì poco vigore, che 
non sì tosto era dalla bocca dell' ordigno usci* 
to, che in aria s'allargava disperso» Non ere» 
der già , o Lettore , eh' io senza ragione prolun^ 
ghi tanto il mio dire intorno, al presente ordì*- 
gno ; imperciocché , quantunque uscisse prima 
dalle mani delle Patossie , e fosse da loro per 
nocumento degli uomini adoperato , molti ven- 
nero dipoi , i quali con la sagacità de' loro in- 
telletti ., studiarono tutti i pili riposti segreti 
dello stromento , e lo fecero a prò delle Zina^ 
mie con indicibile benefizio del mondo , e' delie 
comunanze degli Andr^ii servire. UsoUo fra 
gli Ateniesi Pericle, il quale con tanta \igorla 
vi soffiava dentro, che tuoni, e folgori parea 
che n'uscissero , se la. fama arrecò. di. lui fino 

a' no- 



t6i 

>r nostri tempi il vero (x), dipoi D/90iost«ftè,;Ie^ 
cai voci {Mssate.pel niiittbile. ordigno faeeaoof 
degli mìfnìr altrui ogni lo«0;V^lerey uè con>i])i« 
nor forza i^e fece prova nelle. Romane < cìnghie*', 
re Tullio contro a'neqiici delJ« cose pybUiohe ^ 
e a difesa .deilasua^ P4Uia4 Ma dovk fu esso 
^.ume^^o soai così eerìsgianimitei adoperato > o 
quando fu mai .megUe usato a henaficM del 
pubblico bene, quant'^a in questa .Città sop^a 
tutte r altre cittadi Italiche maravigliosa ; i» 
cui certamente non pochi pedti maestri lo si 
pongono a bocca , e /Coa Impetuoso scoppio 
sgombrando dinanzi a sb la nebbia i e le tene* 
bre della menzogna , fanno (bi verità pura , e 
bella apparire? Di che,, se fosse questo il Ihoc 
go , molte cose direi a commetidazione di parec^ 
chi intelletti ^ e in. oltre io temo non egliBO 
abbiano a sdegno , ch'una Pellegrina ponga la 
penna in troppo alto acgomento, e-Qon conye* 
nevole alle sue forze. ' ^ 

Venne dunque innanzi ^1 giovanetto Idomo 
arrecato V ordigno ^ e fu ad un tempo manife- 
stato^ a lui dalle nemiche ^Acacìm eoa qual ar- 
te in quello si suonasse 9 ond'egU meditando 
fra s% prima alcun poco quello, che dovesse 
dire , e acconciolo ad un pertugio della groita 9 

adat- 
ti) Ulius (Periciis) nos quidem fufgftra , oc 
tonìnuaj mc suada.iUumi^Hhuigfi^ fyma acce fi" 
mus &c. Lue. in DemosthlPnis £nc. 



i6g 
^mh le labbra al cinnellitlo, e profferì queste 
parole : Quella che voi , o tnfeKcissima stirpe 
degli Andropii) giudicate essere tranquillità, e 
pace , sotto il governo della trascurata Acacia , 
ì sonno, barbarie, e ruggine di costumi. Noti 
senza lagrime ha più volte considerato Agsnma 
la condizione del pili bello ^ e nobile di tutti 
gli animali, che dotato d'infinite qualità, sopra 
ogni credere beHissime , anzi divine , stiasi per 
le selv«» e per li campi «rrando, non altrimen- 
ti che si facciano Lupi ^ e Leoni , e meno 9. 
4ui vaglia il suo acuto, e perspicace intelletto, 
di quello , che a* Lupi , e a' Leoni il loro in^ 
stinto , e la cupidità «naturale . Vede ben ella , 
e voi lo vedrete un tempo^ se saggi sarete , ed 
arrendevoli a' suoi sani consigli , che non senza 
ragione fu dal facitore delie cose fondata questa 
€erra; ma acciocch'essa vi dia le cose , che te 
necessità vostre richiedono; e quelle ancora, 
che agli agi , e a' diletti della vita sieno ba- 
stanti • Voi non avete 6no a qui cominciato a 
vivere ancora; -e non %^Agsnwta^ come non vi 
sia in mente caduto , che tanta povertà , -e mi- 
:seria «non si pub vita veramente chiamare • Noa 
vi s' infredda nelle vene il sangue , e non v| 
ìscoppia il cuore di doglia ^ a vedere , che voi 
V.' ingoiate quel, cibo in cui v'abbattete per ca- 
^ ^ come gK animali più vili , e vi dissetate a 
quelle medesime acque , ove se ne vanno i ca- 
ni a Jeccare , ed a succiare i cavalli ? Anzi, se 
Tomo Vlh p voi 



VOI esaminate lo stato vostro, veramente vedre« 
ttf che fino a qui hanno le bestie più comoda 
vita dì voi: imperocché quelle. si trovano con» 
tro all' intemperie delle stagioni custodite > t 
vestite di velli, che tutte k coprono ^teddave 
voi nudi, e d' ogni a|uto spogliati, cercate ri- 
pve contro alla brina; e a^ sottili venti del ver- 
no , nelle caverne , forse dell'aria aperta più 
fredde • Nel che non incepperete già chi taU vi 
fece j ma sì chi in tanta miseria vi tiene, e 
non lasci mai voi a voi medesimi conoscere» 
Nati siete a cose grandi , e di cose grandi siete 
capaci^ e nulla a voi manca , se s4>rete scio- 
gliere i legami, che tengono il vostro ingegno 
ristretto al presenta, il quale ^ a voi dato in 
iscambio di tutti gli agi , e di tutti i diletti » 
se voi l'aguzzate , e destate . Esso die esisere 
trovatore , e facitore de' vostri beni ; tocca a lui 
il far tramutare questo ruvida aspetto- di rose 
in domestico 5 e questi rozzi costumi-) o piut- 
tosto bestalità in gentilezza, e decenza . Venite > 
4 znescbinelU y e abbondonati , sotto la guida di 
chi le bisogne^ vostre conosce , idi chi' mossa a 
compa^ione di voi si pone al risico d'una guer^ 
ra mortale^ e dimenticatasi dell' ozio sud y ^ 
della sua propria quiete 9 intima nimicizia ed 
ostilità ad- una maliziosa Reina ^ che per . fare 
in ogni cosa soptk di voi a suo modo , vi ìa* 
scia nell' Ignoranza) « nella miseria ^maccire . 



In 



I7f 
In tal guisa parlava a un dipresso J^«»/o, e. 
le parole di lui uscendo, dall' alto trascorrevano, 
per tutta la, regione ^ e penetrayaqo negli orec-. 
chi di mtti gli jiìttirvpn ^ Incominciò, da qu^l 
punto il romore delle fazioni , e fecesi un gran, 
bisbigliare» a'egli fosse meglio l'andare sotto l^ 
insegne delllant'oca % o della novella Reina • Pe- 
savansi le parole dell'una , e dell'altra esorta.- 
zione y, ma grandemente lusingavano quasi tutti 
gli animi de' giovani, e delle femmine le buone 
speranze deir ultima > e diceano contro a certi 
vecchioni. amatori deUa pcima condizione: Ag« 
ghiacciata è l' età loro ,. e infreddati i sangui 
scorrono loro per le vene^ che altro ci offerisce, 
questa novella Ager^ria ,, fuorchèi quello y eh* 
abbiamo già mille volte nel cuor nostro pensa-' 
to ; e nulla^ ancora tentammo giammai , parte 
per timore d'^oflfendere Acacia ,. e parte perchè 
questi già fracidi,,: e sfiatati rimasugli della vi-' 
ta ci hanno :co' loro paroloni spaventati \ Stien-^ 
si essi, oggimai ». poiché cosi vogliono , nell' in-, 
fingardaggine , e nelle grinze ravviluppati > a 
formino essi T esercito ^Acacia » e ne. venganò^ 
con quelle loro vacillanti ginocchia, e piuttosto' 
traendosi il corpo a stento dietro > che cammi-ì 
ùando > contro di noi ad af&ontaisi .. S'altro 
non ci . avvenisse di bene , n^ iscambiieremo 
noi una condizione , per entrare in uà' attrae 
non fuggiremo noi la noja d'una perpetua ugua- 
glianza? Crederemo noi a genti, le quali essen- 
za 2 do 



\ 



172 

do prossimie a chiudere gfi occhi per sempftie , 
non hanno speranza' d^ altro, e parte per pigrì* 
zia y e parte per turare altriai P adito di quel" 
bene , eh* essi non possono avere , non sanno 
altro dire, fuorché parole, che ci atterriscono-, 
e intronasei. con le minacce il cervello • Dice- , 

vano dair altro Iato i pia saggi : Perché corre^ | 

remo noi« a prestar fede a nuove- parole venute 
testé dall' aria , e già nell? aria disperse ? Noii 
udiste voi mille volte gli oracoli <blla^ divinar 
jicacìa-ptonarizMi , ch^ andrà ogni cosa a tu- 
multo , e rovina, se punto da lei cl> scostiamo 7' 
Ecco eh' essi hanno già cominciato a «rerificar^ 
si. Non sì tosto é fra noi alcuno, che pensa di 
scambiare la sua condizione , che già sono an- I 

che cominciati i bisbigliamenti , e i romori. 
Una sola regola , e una norma ha fino al pre- 
sente guidati l passi nostri nella vifó , e dietro 
ad un solo raggio di luce camminammo^ sicura- 
mente ; poco anderà , ohe prestando noi fede 
inconsideratamente alle noveÙe promesse , per-^ \ 

deremo la divina guida , che ne regge ; e chie^ 
deremo la via nostra a milk, echi c'inviterà 
dall' un lato, chi dall'altro, slrhe non sapendo, 
a cui piìt prestare orecchio , n' anderemo mezrl 
balordi, e smarriti . Corriamo dove c'invita 1» 
beata Reina, non vogliamo per quello, che noa 
sappiamo , disperdere da noi medesimi cotante , e 
sì ben fondate speranze • In sì fatta guisa fa- 
vellavano coloro , che V intendeano. meglio , q 

più , 



173- 
plQ rettamente; ma lideiKlosi il maggior nume- 
ra ie^i Affdropii delle loro pg^rolft. y. e facendc^ 
scherni, e. vlsacci» deiiberaicooa al tutta di se* 
guire j^^nor/a. y. e di prestar fede a quanto era^ 
stato» dall'alto. da Idomo pronunziato* 

Q degna f e santa figliuola del Ciel(H o beU 
lissima Af^rìa , chi creduta avrebbe mai y ch^ 
ègU ti Cosse tocco di vedere tanti figliuoli , e 
d» te eoa tai cura. , e sollecitudine lungamente 
nutripatl >.. volgerti stizzos<imeate le spalle , e: 
nulla curanda nt la tua» dignità ^ e i^randezza ^ 
ni il proprio bene ,. correre alle nuove insegne » 
e |e eoa pochi abbandonata la$ciare ì Non si 
iosta si vide , a andà intorno la voce , che non 
9Ì teneva più conto di. te/ y né di quella fede y 
che a. te si dovea ,. che eccoti quello che appun- 
ta era scandalo,, e materia d'abborrimento» di- 
venne all' incontro' voga ,. ed usanza ; e ta eri 
già daVpii^ sfacciati con. ignominiosi nomi chia* 
mata la scimunita y la sciocca. ; le tue celesti 
compagne^, le divine Zìn^mìfy. dicevanai per le 
scellerate ..combriccole , le sa^tesse-» e que' pochi 
de' tuoi s.eg.uacix ch4 .aiicora fedeli daravano alla 
Cùajegget mo$travansi;temer4riaixienteadito» ed 
erana babbiom ^ baccelli» a con altri. peggiori ag^ 
gettivi e hiama^t » Fa sempre consuetudine ,. e co*- 
sciame degli y€«^f:o/»i/,. che colà dove i più. van- 
no t>.^j.guisa: di pecore , senza altre con^deraziont 
corrane^, gli altri, e quellaè tenut»;e«$ete la ve- 
ra via ). ch^ dal consentiiDeAtocdel maggior nu- 

p Z «nera 



} 



174 
mero è renduta celebrata, esotenne, votando è^ 
si pìuttosta vivere a somiglianza altrui, che nell^ 
•pere ragióne seguire (t). La quale usanza, piir 

d' ogni 
(i) £^ sì Mio a questo proponto un passo di- 
Seneca mi principio del suo Trattato della vita 
beata-, dP io ho voluto volgarizzarlo intero j pa- 
rendomi^ che ì* Autore dipinga maravigliosamente' 
questo difetto degli uomini di correre ciecamente^ 
al P opinioni altrui. Fino a tanto, dic^egliy che 
andiamo qua e co!à vaganda , senza guida se-< 
guire, e prestando orecchio ad un certo discor- 
de romore , e schiamazzo , che ci chiama ora 
da questo Iato,' ora da quello, ecco che fra gli 
errori si consuma la vnta , che pure 'é breve y 
quando anche dì e notte non istudiassi in at 
tFO y che a stare in cervello , e ad operar be-« 
Me • Si- determini dunque qual via s'ba a te-» 
nere, e per qual luogo s'ha a passare non sen- 
za qualche perito maestro y che sappia come 
andiamo avanti . Imperciocché non ì la .pelle- 
grinazioee, di eh-' io- parlo, della condizione dell^ 
altre > nelle quali o un veduto confine , e ter* 
m^iae, o interrogati villani non ti lasciano uscir 
di via • Qui appunta il cammino più battu- 
to , e il più solenne , peggio t' inganna . Sic- 
ché guardati sopra ogni cosa , che tu non se- 
guissi , come fanno le pecore , la greggia di 
chi va inuanzi , andando non dove si die au- 
dare 9 ma dove si va. Non è cosa -che ci avvi- 
luppi 



i 



IT5- 
d^ogni altra sciocca-, e nociirsr, veneodo allora da' 
primi Andrftpii seguita , trasse dipoi qualunque 
gli segue oe'^ secoli appresso in un profondo abi8« 
so di calamità , e dt rovine • Non così di subito 
corrono P acque» giù da' dirupati monti , qttando i 
cocenti raggi del Sole, o i caldi venti del mez- 
zp giorno sciolgone le novi» come congraudis- 

stma 
luppi in labiritsto peggióre, che l'adattarci alla^ 
voga^ e al dire delle genti, e il credere, che* 
le cose- ricevuta dall' universale* consentimento ,> 
e delle quali abbiamo molti esempi! , sieno le 
squisite • Noi non viviamo secondo ragione , 
ma seguendo somiglianze • Di qua nasce- quei 
gran monte di genti 1^ una sopra l'altra cadute • 
Quello, che avviene in una- sconfitta , e macello 
d'uomini, in cui s'urta il popola in calca , che 
non cade uno il quale non tragga seco » terra 
un altro, sicché i primi sono rovina degli ulti- 
mi, vedi' che appunto accade nell'umana vita^ 
in cui uno- non solamente erra per sèò ma^delP 
errore altrui cagione, ed Autore. L'attenerci a 
chi va innanzi ir male > e mentre che ognuno 
Vuol piuttosto prestar orecchio altrui, chegiu^ 
dicare, mai non si giudica della vita nostra, e 
vivesi sempre di prestare orecchio 3 per modo 
che c^ aggira su e gìil , e ci tragge" a rovina V 
errore presentato , per così dire , dall' una mano 
all'^altra, e pericoliiuno a cagione degli esempil 
^ItmK 



iy6 
sima furia ^e' popoli corsero in calca alla no- 
vella Reina, e abbandonarono la prinaa., gridane 
do ad alu ^oce Ubertà, , e stendendìO le m^ni 
cpUe palme T una all' altra congiunte verso queU. 
la parter, ove udito aveano la voce del .giova-; 
netto Uonio ^ che t^ gli av^a , alla ribellione 
confortati. Una sola vecchierella uscita del mez- 
90 dìXl^rdìa , come una furia ,, che parea quivi 
piuttosto, dal «venta traportata ,, che. ca'suoi pier 
di veaau, facea fronte alla calca^ più presta 
al torrente de' popoli % Era costei Sinder^sU (i,). 
chiamata ,, quasi sempre, fina a quel tempo vi- 
yuta nascosta 9 e per tutta il regfio ò^Acacìn 
dimoratasi^ chéta e dalle genti per lo più segrer 
gata .. lo non so.,, se per antichità ,. per sua 
natura,, era essa tutta vestita il corpo d'ispidi t 
e appuntati peli>. non altrimenti fatti,, che. quel- 
li dello spinoso,, i quali,, soffiando ella per. la 
collera , le si spiccavano^ via dalle carni >. e si 
scoccavano quasi da sì colà dove avea preso la 
toksi^ 0, Noa aveano. sì tosto queste maravigliose 
armi conficcata; la (^unta nel cuore altrui;, dov' 
alia, continuamente saettava, che aninaatesi non 
so in qual forma:, e pi:endeada vita , ..di peli 
che prima erana ,. si tramutavano in. tarli , i 
quali, a gjuisa di trapana adirata dall' archetto , 
e dalla funicella ,. sempre più a fondo s' incarna* 
vaoo-> e con acei:ba puntura, trafiggevano, chi 
. ; . • ., . . .,ne; 

(i), Sindetesia, U Ooscìtmz^^ • . 



\ 



»e gli avea ricevuti . Non dayà altrui morte l'* 
orribile saettamento , ma toglieva la naturale 
dolcezza aHe^ vivande, al bere, ed al sonno; e 
con una impronta , che cuoceva plìi , che fuo« 
ca, stampava in cuore parole, che ridicevano 
segtietamente ogni suo misfatto a colui , che ne 
Pavea commesso. Né giovava punto, ad alleg- 
gierimento dell' acerba ferita , virtù d'^erbe , e dr 
sughi, TÌt da uno ad u» altro luogo tramutar- 
si, perché bontà, e saiiità d'aria la medicasse v 
se non che incallita , e fatto schianze d'intor- 
no , cotPandare del tempo quelle acutissime sue 
punture alquanto mitigava; ma non sì, che dir 
tempo \n tempo non si destassero nuovamen-^ 
tè • Uscita dunque Sìnderesia piena di coliora 
fuori dèi suo asilo , e afl&cciatasi con terribi- 
le aspetto agli Andropiì , da tutti i lati inco- 
minciò con l'armi sue a sfolgorare, e ad escla- 
mare : 'E^ questa la debita fede alla vostra bea- 
ta Reina ? Qual' di. voi avrà più ardimento di 
levare la faccia ai Cielo , avendola abbandonata ? 
Qual libertà cercate voi al presente ? £ fi^ 
queste parole non cessava giammai dallo scoc* 
cap via da s^ le mirabili armi con tanta fofza , 
ch'eHa sola avrebbe forse potuto ritenere 1« 
genti dalla presa risoluzióne • Se non che av*- 
. vedutesi di ciò le P atassìe j e conoscendo la 
gran forza di costei- specialmente nel princi- 
pio ideile sue- zuffe , spiegate Tale in conipar 

gaiia, e l'una ^tro all'^^ra^^^®'^^^^^^^' ' 

per- 



percuoteBifola gagliardamente a vicenda , le moz-^* 
zai-ono le parole in gola , per moda che le. 
VOCI sue non erano pi^ udite; e tanta le tolse- 
ro le forze, ed il fiato ,. che l'arme, da lei saet*- 
tate, le cadevano a' piedi senza vigore veruno .«. 
Perche allungherò, io più la mia narrazione ? 
Tutti „ o quasi tutti gli ^n^^ro/^/V senza altro, fre- 
no 9i diedero alla signoria della novella Reina , 
ondei la miserella Acacia, trovatasi abbandonata^ 
con la compagnia di pochi ,. andb con essi , 
e con le sue fedeli Zitèamiey segregata dall'uni- 
versale ,. ia salvarsi ne' luoghi più disabitati,' e. 
silvestri V mantenendo a pena fra quelle solitudi- 
ni il titolo di maggioranza ;. e venendo spesso, 
anche colà oc dall' una , or dall' altra delle ma-^ 
ligne sorelle , e talvolta da Idonio , e tal altra 
da Amóre, q da alcun altro della nuova setta,, 
molestata ^ e abbattuta •. 

In qual forma si cambiasse l' aspetto della Re- 
gione d' Andropo ; quali foskro della nuova si-^ 
gnorla gli effetti , e quài nuovi mostri dalla 
terra nascessero, e l noitelli soccorsi a prb degli 
Andropii venuti, sari materia della parte secon- 
da del Monda Morate ^ Più ampio y e spazioso 
campo s'aprirà da qui in poi al mio ragiona- 
mento 'y nel quale sotto, L' allegorico velame , le 
furie d'Amore, gl'invasamenti del Piacere , le 
fanusie di tutte le Passioni saranno con imma- 
gini sensibili, e corporee descritte • Il nascimen- 
to dell'Arti bisognevoli agli uomini , delle pia- 
cevo- 



cevoU) e di quelle deli' un genere, e dell'altro 
verrà da me tocco y e delineato* Si cambieran- 
no le taverne in capatine , e. queste in ca^e, e 
in. palagi ; satanno navigati fiumi , e mari $ si 
penetrerà nelle piìi profonde Viscere de' monti ^ 
e questi saranno dall'umana ambizione, o ava* 
tizia aperti ) facendosi comunicazione fra tutte 
le genti > Intanto chiedendo temiti PeUegrini 
un breve rìposo^ lascio al volgarizzatore jdiLu* 
ciano l'uffizio di riempiere con qualche operet* 
ta di quell^Avtore il restante di questo foglio > 
e forse qnaidie facciata dell'altro ancora > col 
quale si chiuderà la prinu Parte ^ giuntovi la 
spiegaziocie ^^iiomi Greci fino ^ qui usati , per 
•agevolare l' intelligenza della predente Operetta . 






.''-.' -,0 ^u. '•.■•>'•■.= :'■' /.':•••' « '.,^ or j W' » "".7 

Va, cBe tu sia infrantjo dai Giove , maladetto 
:<7<s^Joybes.t4^,tu«tar ìnyi^iat^ 4 lebi^nais^lxh' 
tssettdpio/ ricco., felioe^ e btiAW ka Ittnàttatif 
glie d'un $0|iy,isslmD spjoo ^-^ con qjael'tuoVadii* 
to , e penetrativo gridare m* hai risvegliato ; 
4iìccbVH^. ii0n;^sci jtjbiono. «po^: une hofté-lug^ 
gire la povertà , l>estia più ^fióaa odi «a jaaoour. 
E tuttavia a queiio psofooicia silenzio , e al non 
.senrir»v<^el freddo ^^icfee la snfitiÉia:^nnr>jR^nde 
(ch« ^nl iti&IIthife illdi|^o, éoL mcìniyd^) 
fó conghiettura , che non sia ancora meeohiaoi- 
te . £ questo girili Ve|;gliiàlore , come s^ egli 
ji,ìfps$t Aif^moditeiì »èQo:d^otfa>sN)»«ì^t9Ìio è 
«era't chr.miiew^]VbiiM(niEae(«iideràcnet(0;^?P»9- 
^ft |Mre xibnm tf «erpdglterìkip'^' che al pfteio 

'4rfBore 



ìiì 
ìtlbote del gìpriU) ti fai^^hlt^are il cervelli 
iiidi^do} cgfo con uli Insmie. Per ora mi da* 
f esti ìrepfiL briga > s' io uscissi di qua al baio % 

àKciHo i Padrone ) io avrei ct^edam di pre^- 
narri servig^o^^-accorctandori col canto mio qoaU 
che bnon pezzo della nottfe ^ perche dando ta 
mano alle tue faccende prima della luce, potes^ 
guidare a fine que' tuoi molti lavori • Se tu ^ 
prima ckf 3orga U Sole> terminerai una pianeN 
la, trÉml^ ideile fatiche me guadagno per vive^ 
re. Nientediméno, quando ti sa megtio i4 dor»* 
mire, io tacciò ^ anzisarb pìb mutolo de*|^sci*. 
Ma vedi bene, che tu non fossi poi dormendo 
ficco, e con gli occhi aperti affamato. ^ 
M I e I L i: o. 

O Giove dai prodigi!! O Ercole, che isàlvt 
ialtnM da'maKt Che maladizione ^ questa? Uà 
Gallo che parla con voce d* uomo! 

GALLO. 

Oh! ti par dunque A gran cosa ch^ io usi Itr^ 
voce dei^i uomini? 

M I X'f X L o* 

Non è dunque gran cosa? Io mi raccomatìdo 
^ voi , o Dii > gnafdatemi dal fistolo , e dal 
aiaianaoh. 

«ALIO» 

JE^li vt^vede bene, òMicilIo, che tu se' uottio 
grosso, e che noti sai punto di lettera, n^ bai 
letto mai i Poemi d'Ottiero , ne^qUali Xanto 
T0no VtL q "ca- 



caeraHo d^ Achtite r dato ttti .^ddio a?.tflLy^yk»t 
nitriti ,' s^arrestb nel «16220 deiia battagUaii. e: 
parlò ifitessenéò- là su» diceria «a versi ^^.^ non* 
conte fò io 'ài presente se«2ft aùsucata conceo^ 
Ifo (i):; e pft^aficéra) cti^eigii ptofetiez^wt^ .^ 
iflcÌo\ribkva le dose avve(iii«; ^.tuttavia a chi 
i'iiditra paréà ciò cosa inasj^maca .^ o stcatiai 
tè fi faceanò trtvoeazibBi lontra «l' fisttdo 9 vk 
parea trisre augurio quel che s'udiva ^. Oh licbiL 
avresti tu fatto , Mtcillo , ^e la carena della 
Nave Argo (2) avease parlato a . te proftteg- 
giando, tome fàeeà itua voita il Faggio di Do*: 
dona? 'O avessi udito lonze, e pezzi di carni di 
bue r^thpieantést , mezzo ^arrostite , jndzsso lu^ 
^, e ittfìlzate negli sciiidioni mogpre (g).^ Io 

in6tie - 
(i> Luciattò P attacca ad Omero y che nella 
sua Iliade Lib. ip. vèrso là 6tt f» parlare il 
sopraccennato cavallo d'Achille . 

(2) Narrasi, che questa '>fu la prima nave, 
in 'cui' Giasone con' cin^ua{ftaq«attro'Eroi della 
Tenaglia àtldb a Coleo a rapii« il vello :d^ora> 
e fu così chiamata odal nome dei soo £abhrir 
catore» o dal vocabolo .^^«y che «igaifioaive^ 
loce. Fu edificata con g}i alberi di Dodona> 
ielvà nèlPEpiro consagrata a Giove.,, a' quali 
s'andava tin^ volta* pfiMr averne oracoli > onde i 
Poèti finsero, ch'anche la Nave fatta di quegli 
alberi parlasse. i#^/A.rf»g, Uk JK . . . : r-o, 

(3) Néc^oe ^sì strana iturav^a fuiidii i 

com- 



»8J 

if>&» sno Qtt jsndtto compiigiiD di Mcixiicio^ 
Ikiguaceiuni ; ^ «taqQ«nti$&im<> sopra tuttf ^11 
Dti; sono Tostio camiatA^ e coaumnMie^ n)| 
«voa a dnane : sì gra» fatica ad appccodene U 
fmtm Httgujiggio'. Ma se ta xni .prometti ^c^ 
sargr» fade^sUenxb, sa^l cke saoza venina. ^f« 
fioòltà: io ti difb una. r^^iooe piii vara della ii>ta 
umana hi^eta , «^ ecune ai'a;vvenn^.€b'io par*». 
Wi in' uh foiina • . . . < 

1 t MI e 1 L L o, . / 

;Sarebhe mai sogno anche questo^ cJbeiinCaU 
idi Mtoi^iUoa tali paroie? Di grazia ^i lo ti. pre* 
ifo, /gioia mta.). dinuai T altra ragione del .tini 
parlaci da hoam • ^IVrcbè ten^i tu eh' io non tac- 
cia > o .a: cl|t ^iupi ^tu db' io :dica una parola di 
questo fatto ? Pensi tu mai che mi credesse a^ 
C1IISO qnàndo.gU dicessi :- Queste soo cosCi che 
uae j?ba.dc*te tìfl Gallo? ... * 

. ^^.A.L L O. 

Jncokamt dunque >^Micilli(^ : io ti dirò cesa 
straiiav el fuori. .d^«o§Qi iimana credenza,: e, peni-* 
«ameniof^i ialo^so^.^rmaiion'.è per^ passato gran 
tempo, «bei que^cor^ il quale ha ona davanti a 
t« vapparmzadÉ GalWy fQ>u<MW* : 

B . h': i . 'Bivi C/I A'L Qy .;,...,.• 

^iD iFerità cfif io udii nià dire un: tempo del 
lànfOKvostia «tto cereo. ch<^ a questo proposito i 

compagni dTUliste ob^iga^l datla ,4^f3..,ucci,ser|q^ 



C«A ch^eglt vi fe un <«tto^ giovane amico d£ 
^iacte*> fiofiuqar^ Goìlo^ \^V^^ con «sspt^^n-. 
me solca b^re^^dare a»'jconir|i:i « segnif iil^Baodl 
egli andava a &i> le fusa .tqite aitnii). Onda L- 
ogm irrita cfa^ Marta volasi, coi^ : Vancr« *#cft:a' 
te y avea cotesto suo Gf^llo» seco > e* temendo. 
gri^cigaiUnente , che à &lìto si^gixito v«9^ 
scopetto. dal Sole ^ e- da. bil o»^Ktfe$taio-a ViiH 
cano, lasciava t) giovane all'i^j^io , per essete 
^vyjsato da kiv^tt»do ìl.Sc^ iippariva* Gallo» 
uj^A vMtst s'addormenth^ e iacaiit^Gaeia^: «Wl^' 
co aìUufficip suo del fare-Ia'.semiiieiU.o'VIeBna 
il.So^» fiienoi^4. veduto da alcuna n'ausa Ve? 
ner^^^e^lVJbrte:,; il. quale, spepsi^'^to. rippsava^, 
Ifattp^suo conto» che sppragglni^endovì. aloo^iy. 
1^ sarebbe stato, da Gallo avvisata». VulcaM 
anunafstrato. dal Sole, coae, aavvibppb Tuno,, 
^ l'altra , n^Macci d'una r^te> ^ da Ini appa» 
Kecchiata. i dalla ^ale.poi licjenziata Marte ^ 
i»ontb in tanta: cplleiia. cpntro Gallo t cbe la^ 
;0aniui;b Iq uu, uccellp del suJoTijiopQjS', con xWi^ 
f arine I ,cbe a»ea indosso ,. acQÌpccI^ in^ cambio 
$; ì^el^ta a^sse . in cajk) . laureata ., ^B^ > la > qual 
CQsa^ Uv.osua g^raato;fM^NjbfncbiiaiK^^if^9^ 
at^mpp, anche ^, presente., per/.iscmwsi aMar- 
tfi x/ffmio a^ accorge issserpiessoJl gtoriio, oan^ 
ta nix pc«eo.ìiw^w .alje,w. dal SqI^ ^ ^UAU»?- 
:;iiaQdQ la sua. venuta •, 



€Afc 



''liflìt^ib^ìAf^d^^^'^Mciié qiìesté fiittb' è$ raccrinitar't 
ì*m*^4o^ dlt^tftìrr-Otìte- per iftrc' higioitó/' ' ''^ 

'- •'•"' ••^' • 'M'ì eif n <>;• • '*- 

-^ eÌQnfe ^4} stf > petéfbè iù* i^imò di ^^efI6';' 

../.:.,'. ; ., « "^ ^ € À X t 'b.^^ ' ^ ■•' \ -' 

'^ A[^v^csti''4\i mai fK)fiz2à cH Pitagora figliuolo (H 
iy!iiesftré©""4ft'S«wd?-'' ^' - ^-^ • .^- 
^:-v,. i. ' .f yt'yx: t h t o . ' ■-' ' '' 

-Dì ti^ {(i>i(S4 di <^1 siiì»t§ò^^ta^^ qiiatfe 
feét uni^fegge» che non- s*assaìggii^se tarde ,^htf 
sf^ méigfìrtsero fave , togliendo via* con taf òi^ 
Viettf ^fia Riéosa mia uoa saporitissima torta» 
e •di facilissima digfstione; colar,' che persuade- 
va^ gti -uorpiiii « ncHi pa^rlarsi Pud Pafcr0'pè{ 

cofso^ di ein^e' tónì (i)? • - -. - v 

,.,:.. \ . •'.... j >...• :■ ckt^ ' 

^<i) Diceta Ktagora, clie dòpo purgato l'ani- 
mo d'ògrrt Sozzura, s*avea H stare cinque ànrtì 
senta parlare , è dòpo i cinque anni Imparare 
Musica, 'e <jeòmetria . Non mangiava mai catni 
d'animali; ma ogni wta di frutre, efbei é' le- 
gumi y trattone le fave. Nel Dialogò di Luciano. 
kitàtòhttoVI FU'ùsofi. alPsnciàntOy si vede a lungo 
com^egli scéma- sópra rati-^titàsie ^losòftiiie •> 

Heu"insèera fantina scieittt'sJUnvJscfra^cbMdìj' 
■' G6fi^sn)^ MiMumfinguesctre cèrp&rè cérù}is » 

Alteriusqi*c animantem animant'is 'òì'ùeiè UtBof 
Così parla Pitagora appresso Ovidio Metamor^ 
fosi XV. verso 86* 



t 



lagor^ egli ^ra Eufo^ho^•(Jà.,>l Ir yf.r,7M 'jiUI> 

M i^ G % I* is a>. 
. Galia mia, egU si dice, che costui tip uni 
bagatteiliere , « uft ^pésio#é in. siii)erbtivi(># 

' ^^>:'8M4l»^i¥>l»ci^ nanfidifimalflp ààr fanoB tt&^^^ 
'fmW t^^^^msa ^ : q^iàM isétai9cii(et>fà<scfi^i; 

..<lilÌel,:C(|BWmi#'. ^ . . .> ;' :. ^ \.^ < ruu n:!. 

' Qmi^) IO }m^che. fuma^ inaiia^}gHii|tr> 

\?iQM8fO|e; 4eU'àlii«« USn Gdlo FUnro&KIfa. 

didimi u^ tmuoi <9^ Sgliuek^ di.Mn^sas6a-,na>- 

ll^'ti^ ^' tUvfiUisa >4'noiiie nccetlo^ ery iQ^qt^I^ 

Ci) Ovidto nèf lJifcC}tV; dfelfe Mètam,.^, dire, 
ai Pit^rài sèpìn^ it priitcmiò da ìtfi téjtiuto: 

,IÌMt in iuiverso.graws tasta ima^is.An4tU», 

vedi con. qual garbo il na$tr<lv^^f«j^ «S^^^' 
ifitoriiQ a 5,u€Sta i^inipne.. ; "1 ,,» t .?'•■ 



a probabilitì > nk' ti si paia credere -^ massim» 
20r^QA»<i#«oMto^i»te dWQomt affitcvot^dlvèrs» 
dalle usanze di PitagDr»«:> ^{''> '^ ^ ^ -« '^^^' 

La pritta st %, tu* se' im linguacciuto-, '«•^- 
eali sempre , laddòve^itagofè » pare a me , con^ 
ft^taw- altnil< a^tacere 'pet^^ctmo >i:ntéto<^di<^^in- 
^m ami] l4« seìoaroda ^^l'h SM*4i(mmti» iigli 

^«aitc dirlui. Ben sài , cte oM^^a^^diy^ io-^i 
che darci a mangiare , e venendo j«M^/a-»'<^àta 
con certe fave > hi eeifisa^ckisilarne ponto > sce- 

If^iatt le. pili grooere tt4teki a beeearte é^^Sic- 

'^b^di neoetsità ddle diie cote è^^ma! DtHi^ilt* 
im.altio I nti ptaati.iinil caròta ; o se tu^^e' 
J^jlfagdra» hai ^infranta hi tua legge ^ e^ittgojan- 
éù^i> qmBmv (Wrei non* bai commessa miik^ «i»- 

r h- y clle^ se. aimsi divocsitt' la ti$lir: a t^n^ p»- 

tio ^01^ 3aii le ragiom delle q>se, fi$.quel{D> 

che conviene alla vita d'uno , e a quella d'un 

.^Mo^ionmì^ iiw&gfafra' $Sùm h ^ù^ f fitchh 

^^4ibeo6w^ iOta^4e[ fmst^mmi^ei fetA^ ìsono 

se dellaBeoaia» eranp^ gagliardissimi. ,V»Lit^X. 

• iti' Otièé' qài %" come se McHlo chièdesse a 

Pitagora: inqual lilodó èisendo tu 'dinamo, se' 

■■-4i:^^ll||lttf*l?'^flB^lVe^4^Pa*«l^ '-- 



odi me, se ti piace, inquai forma divtiiiiév:)dfe 
Pitagora quello, che vedi,^ eìja quali corpi vi» 
vessi prtna , è qusfa agio « p disagi» ptevassi 
m tutte! ile mie ttafuntazkmiv . .. . <^ % . : au 

^lSH gt^a sì^; pe^oh^i0^wr& ana^ de^tntggior)^ 
ditetti dot mondo ad «dirti v lE^ato^d») i'UM' 
im>td|ces5eHora v v^oii ti^ piuftiotto^ ^aedttàti^T^ 
ti anatri iqios^ futo , a «mioi- taìietfiraìiPiai^ 
qoek tuo soaviosima «ogoo^ ,r: ébe .ségtìa«rir^ pboo"" 
fa? io tiiOn>so qual delle due cose etegge6rà;«'bltsi 
to mi paiono ugoàlAiettté bette e care tuttadue t 
a^^fidaagnalc % lar. scili» di'id io xli iti j^é^di 
qiieàpiéziBissimo^ soglio^ :; ' '~\ : ^^ 
. « •♦;;, ; ■'. ' V'. ^ e-A' L't.i'Q.- • - •. ^ ^ -^ 

£ pur E a rkoccare quell ttto 'qiidsi^Mi^f» 
«Ogno , che tu vedesti ^^ e a tener salde quelle 
miitii que!siiii«lacri;<jE'a rfaodatv' con k jtie- 
moria qtiella vacua>, e /per prlafe ^poetkaM^iisn» 
et, >^qiiiUa tua noa so quaktiérea , e ^ace fé - 
Uottàà', l;*--^ V. •. } v; ■ : --• - i^\ -•••'• V i. .'.t - 
MIC i,i*.*.-.9-4.t ,) >;^-p ' -ij V 

Gallo mio , sappl% «che iquello spettacolo non 
i^yej: uflpirmiv (fi meam^ mai ^i^ >i « bwichi Via 
sparito, m'ha lasciato negli q€^Ì> mM>.m^te>; 
che a pena posso ^rke^^^Ie^^^pirlpebre , sicché es- 
setJiìuliBO^vogtia di ehiaderst; e dori»i^'^ &o- 
vo. Fa tuo cooto, che quelle^ «p^l^i^^^'^Ùft 
lasciato in cuore uà soUetico, e un certo che.^ 
f . ' come 



»8^ 
come dA d eocoaste ^li «rfcciit ceti una pea*- 
apccb Jivcrsa:» ) . . 

:• • --G^A L X Ofci 

la verità pcrbi grande amore Vquesto tiio^ ad 
an sogno > e gran cosa ì questa i che il sonno, 
di sua natura i^loce , sia. dorato qnel tempo 
cjie do¥«a ^: ^ sia rvolato vk > e che il .sogno 
WIH i cokifim sudi tt stia tuttavio negli oochi 
e(H^ti> coà^ melat» ti é tale , che. tu^la possa 
ancora vedere.. Certamente io' voglio intendec& 
q^L sia , ikppdtch'esso iia.>acce$o in te tanto» 

desiderio*: 

M a e I l* X o,. . ' . 

Quanto- ^ a me., io son pronto afaccofk8fte<« 
Ip, peschilo ho un gran, diietta a^riemdamenet 
e a dirne qualche parola : ma tu , o Pitagora , 
qnandQ, mi jdiratr le/tue^ teamofazìonl?' 
'. * : * G à h h o^ 

Oliando^ t» avrai finito di sognare^ Micilia; 
e qiniida. ^i sarai, rinnettata. daUe palpebre il 
itìele^Barla tu il\pDtmo<, -oceioccb'io seppia se 
3 sogno b volata a te per h pofte dell'avoeio^ 
Q. per qiielle del «oi^no • 

|4)» per; quelU dell^avoria^ né per gpella.4ei 
coena, PiiEagoià«/ 

- -.;^- A-L a O'.. 

OR tuttavia- Omero: non fa meoaioiie d^(re>^ 



Ml-^ 



Mi e Tl kji. 

Ehi non ti cibare di <^é P^u^ dit>fo un 
baione , e non s' intendeva punto di sogni . Po* 
trebb* essere, cfie per qoèUe due porte uscissero 
i sogpi magri , e poveretti,' e qua!» erano ap- 
punto quelli , che vedea egH , e non anche ben 
chiari, perch^era 'cfeco • li so^o mio soavissi* 
nio i venuto a me pei* cèrte porte d*oro ,- ve- 
stita , e dòmito tatto d^orà e an^cand^ isei;^ 
una gran qiwtìtità d'oro v * ^' 

Midà mio ddsben^ , nói» profferire; alitt^oo^» 
Appunto b gran Ve^Ra cbè-tu n'haii li fece 
venire innantt cotesto sógno • Egli tni {iare , 
che ta ti sta sognata tutte le mfniere deU^oro^; 

Ókt qtiànt'òro ho io veduto, PìtagMa; oh 
guanto! e com'era bello Icom^'rifulgojte di 
nÒ[gi! ^Ma cèe è quello tbf dice! Pindaro kK 
dando l^oro? RecàiniV se tu lo sai, a memo^ 
^a quel* passò j dovie dopo d^aver detto, che i* 
acqua { iDttioià .coea ! fa :ie nsue^aifiÉiirazioni ' p»^ 
Fora; comtbciando'-^co^'^H ||ràii ^^dMocP 
esordio di quella sua bellissima sopra tutt^i^ 
sue canzoni « 



1 -:i' 



«ai.^ 



p AL L O, 

, Vboì tu dir. forse ijucsto ? . 
Onimm foss i P.MCqu^ j 
Mm l^jorqj <ift <qu0l fiamma 
^ . ' fra U notturni, tenebra xìsflends: 
. Viw* éi PluÈQ ; fih 4i4p0rii doni^ ... 

• Per fk mia gli ri .questo.. Plodaro loda Poro 
per tn^O;,ehe pare appunto ^ ch'abbia veduta il 
sogno mio l Ma perchè tu ^appia^ d sapientts-, 
&imo Gallo, la sostJin^a .d' esso 9 odimi • Tu sai, 
cbe.jerì io &o[a cenai acasn; ^erchi, sendo «ta- 
to trovato in piaz^ dal ricco. £ucrate, micot- 
usando , che uscendo dal fo^goo n'andassi ad un! 
oraassegnatfta tcena «eco. . . 

G AL LO. 

Io to t» sì; che- Slatti affamato tutto il gior- 
no ^ eoo a tanto che ritornando a casa isioltQ 
\^ tardi , e d9p0 d' a^vpr>e immollatot alciu^nti^ 
il becco r >n' Arrecasti 5 que' cinque^ granelli di far 
v:e ; che no» fu 4»erb troppo lauta cena ^ad »o 
G«lla ^ il ^^ale fu già Atleta,, .e cwéuin^ 
nott^ ama» gloria^ e riput^ione ne' giuochi Olim* 

BlCt''» 

M I C I L L O. 

Così dunque ritornato indiato dalla cena , e 
gittatott le lave, me n'andai di subito a letto. 
Allora, come dice Omero: 

'thlia pik cèe P ambro^m an^M nòtte 
S^no innanzi nf afféuw .v . . . , ' 

.«.". ..* • GAL- 



là à X t ò^ 

RaccQiata pritns , p Micillo> qiwUD che à>h* 
Venne in casa Encraiies e qjui <bat h cena, e 
tutto P ordine 4d coo?ho • A qwsto ttodo m 
puoi óra cenar di nnoc^ ibrmauictoti in. ftot»^ 
sìa un sogno aadie della cena , « nigBnuind<l 
quelle Tiyaode, coi^ dire., a niente. 

MICI t h O* 

Itk aTiei creduto di darti noja a narralfe tai^ 
te cose. Ma poiché te ne contenti, si ftccia^ 
Mai , Pitagora mio , non avea in vita mia ce^ 
nato in casa d'un ricco» quando jeri , per mia 
buona sorte, m'abbtttei inEucratev Avendo io^ 
secondo T usanza mia, salutato quel mio padro>> 
ne, me n'andava a' fatti miei , perchè non si 
vergognasse d' aver seco un compagno con Ì0^ 
goiD manteHetto, e meschino* Ma egli mi dis- 
se: Micilio, io fest^jgio oggi con un baochet» 
^ to i natali della figliuola mia , e hp invitati 
parecchi amici. Ma giacché mi vien detto > che 
tino di ioro non può .cenare con essonoi , per 
essere ammalato , Vi v«rrài tu uscendo dal ha* 
gno , iu bogo di hii , quando quegli che fa 
invitato però non ci venisse ', ImperoocK itt 
non ne son certo ancora. Io, udito il suo par*- 
lare, e fattogli una riverenza profonda , mi par** . 
tii di là facendo voti a tutti gl'Iddìi , accio6« 
chi mandassero il riprezf») dell^ lebbre, ia può* 
ta , o le gotte a quell' iniermo ^ oel coi luogo 
io (fovea andare , t di cui èra stato invitto 
^ qual 



ì^aal vicario , e Meòtsséré afta cena . Il tempd 
cbe |ibs2^£iip aHtont:.'^^ ba^fléi patve un 
Ju^^^iràsìiiiafisaeokt; 9 n(!fà>(ècì ahri cosai ^ tht 
.votaci^ QoeUo iwi UH' otioda'éa Sble , per' ve^ 
4ti)»td£ qiitÉcupaMR «fa ' P^miBra , e qdanto'do»^ 
.jiteni.iiii;faieitre>a^'Ì3Mgiiarim. Nofi ») iosto Viene 
quel benedotto^'ptfnto , <^c comincro à correre 
anzi a volare; ♦ per*f*rtfr p» orrevole, e ve* 
^flrito.•da fest» , me rfe vo^ col mio ihantélTettd 
sovesciato , ^cdodeiii la' parte j^ìr netm apparì* 
8ca:^ fvùóti^ " ' • t • ; . ♦ ^ 

^ri<3ÌH^tQ M UÌCÌ9 vi trovo Ita niolt} altt^ cro^ 
cliii'9 {MrtaM^i'in lina létfrga da quattro uonii^ 
-miy colui dtGO> alquaile io era itato sostftuQto 
*per. ceilara-, que^t cbé si dicea, ch'era amma^- 
kto>' e bèli ai parea cbe fosse , perchi che > 
de^iion-^ gémeva ) ò tossiva da' piti Itrtiitii se- 
m''fift'|>oimotit; tkchè ognuno spiritava d^an^- 
dwgli accosto > tatto pailido , enfiato , e di sés- 
^tònt'antil' a un dipresso. IMcevasi eh* egli '^ra 
tin FvhMOfo , ' a qfUeHI che sogliono gracchiare 
WgièvaM^ AV^If lillà ctrta batbà di capra , che 
;^ch»amava-^i(* barbierie mitfe miglia da lontano. 
&£ :)Ì0r«l}kMAt'chibk>"Medico gK diceva lui aver 
-•imK fatto ♦» ^enftfe' in quello stato, rispose: 
\èifmUf d^'fhanUHii^ ^ débito suo ^ v speci almen^ 
• 4m 4m Wiikfìffò y^ i^ j* dppon'esfera mille malattia 
'Wjfilè^^nMH^y^E^H^éAe'^ireiBe che noi non facem- 
m^cmo^^iA /*^:'^t/, 'difeeva io, egli ti hde^ 
ir>,MÌ*4>#lfcj^|^^ jJw^jft morirù in casa tua y 
r*-Tomo VIL r che 



194 

ifbe tosìindo catarro^ e anima alla sua fr^nss^i 
Ma «gli fé conto tii non avermi udito , per 
grandezza di cuore é Eccoci fra poco^venire dal 
bagno Eucrate» il quale veduto Tesmopoli, che 
(U>sì avea nome ilFilosofo^ ^Udisse: Veraymnte 
héù m fatto nwlto iene, » Maestro^ a venirci; 
fna non avresti però avuto scapito .Vjeruno , per- 
sie io dopo f avrei mandato d^agni pietanza; e 
'QOÙ detto entra, porgendogli la mano». ed ap*- 
poggiandosi il Filosofo ai servi • 

Io m^ apparecchiava a partirmi di là, quan** 
do rivoltatosi il padrone,. e stato così un poco. 
jn pendente, perché mi vedea una faccia da ac* 
corate , mi disse : Micillo , vieni tu ancora , a 
fenerai in compagnia di noi* JE perde tu 't^ ab- 
bia luogo , fati cenare il figliuol mio nelle staa* 
7Jt delle femmine con la madre. Entrai dunque 
io ancora,. Stato tanto tempo non invano a gor 
la aperta come un lupo , vergognandomi però 
the paresse il figliuolo d'Eucrate essere stato 
cacciato via dal convito per me. Venuto il 
Jtempo del sedere, cinque giovanoni tant'alti si 
tolsero su Tesmopoli , non senza stento, e ne 
lo riposero dove avea a stare , puntellandolo 
xnolto bene intorno intorno co' guanciali , cred' 
io, perché si stésse saldo nel suo luogo, equ^* 
^i potesse durare per qualche tempo. Dopo, 
perché non v'era uomo» a cui desse il cuore di 
stargli appresso, vlpins^ero me, acciocché maa- 
i;iassimQ. ad un piattello insieme* Allora si co^ 

min- 



195 
mincib a cenare i e pensa , Pitagora , cbe vi fii 
varietà » e abbondanza di cibi , e abbondanza dt 
oro, e «Inargento.. V* erano tazze d*oro > mini- 
stravano alla mensa garbatissimi giovani , de^ 
quali chi sapea fare Sinfonie » chi cose da ride» 
re > tanto che universalmente si passava il tem^ 
pò benissimo» Ma la disgrazia toccò a me> 
che quel maladetto TesmopoH m'andava a bis- 
bigliando tuttavia agli orecchi non so che ài 
virtìii e m'ammaestrava > che due negativa 
fanno un'affermativa , e che quando ìl dì^ noti 
è notte y e ora mi provava , eh' io avea iti ca^ 
pò le coma, e mille altre cose mi dicea, comu- 
nican<!oml quella Filosofia » ch'io non gli do- 
mandava ,, e cinguettando sempre > tanto che 
m' interrompeva quella bella giocondità , e rtoh 
mi lasciava attendere , tome avrei voluto , a 
chi suonava , e^cantàva» Gallo > questa fu la 
cena» 

^ A L L <X» 

La non fu perb' afl&tto lieta , o Mkrilfo » 
avendoti ^a tua fortuna posto appresso a quel 
pazzo Vecchio» 

MICI ILO» 

Ora òdi anche il sognò « Egli mi parea». ch^ 
Encrate ^ fimaso non so come senza figliuoli > 
e standosi per morire > mandasse per me > e che 
fatto il testaitìenta ini lasciasse erede de' beni 
suoi j, e pòco di pòi uscisse di vira » Allora io 
entiata in poi^se^sibne dell^eredità , ne cavava 

r X quin- 



.quindi le barcfae d^'ora,. e d^ argento, che no» 
!^vea mai fine, nefando. Vesti, tnense, tazze > 
servi , tutto era mio . Eccomi poi portato ia 
ì^n cocchio bianco, sdrajato a mio. grand' agio ^ 
a tale , che mi (acea^ guardare con maraviglia*, 
e invidia da tutti. Molti mi correvano innan» 
zi, molti ca.vaIcavano- intorno a me, molti mi 
venivano dietro. Io avea le vèstt^ e l'anella 
di lui. Ob come pesavano! Postomene sedici 
nelle dita,, comandava che s'apparecchiasse un 
sontuoso convito per fare accoglienza agli ami- 
ci . I quali , come si può credere che si faccia 
in. sogno 9 erano già quivi raunati. E già si 
rinnovava, il bere; ed io era al punto, in cui 
con una coppa d' oro bevea agli amici , faceta 
da brindisi ,a ciascheduno, de^ convitati i ed arre- 
cavasi appunto una schiacciata , q^uando tu con 
quel tuQ canto, fuori di tempo, ,. disturbasti 
convito , rovesciasti tavole , sgomberasti ricche:^- 
ze, e facesti ogni cosa via volare, ^uasi scher- 
zo dei* venti. Pare a te ch'io mi sdegni sanza 
cagione , che. se sognassi, quel sogno tr« contìr 
sue notti, Io Vedrei sempre volentieri? 
G AL L ò.. 

Tanto, ami l'oro, Micillo, e le ricchezze, e- 
tanto ti pare una maraviglia ^ s^nzì pure bea'tl- 
Qidine il possedere oro? 

as I G I L L o « 

Non sono già io quel solo , che così faccia^,, 
o Pitagora , imp^rcipcclft tu.iped^simo qoanda 

eri. 



eri Euforbo , n'^ahdavi in battaglia contro ^ 
Greci con oro y e argento y che ti pendevano 
da' ricciolini; e ben sai y, che in battaglia egit 
era meglio adoperare ferro ,, che oro .. E tutta-^ 
via tu volevi correre anche a' perìcoli annodata 
la capellatura con oro . E. percbi^ cred' io ap* 
punto r che Ornerà chiamasse i* capelli tuoi so* 
migliantl alle Grazie ,. perche con argento » e 
ora gli annodavi > apparenda essi moltol piti; 
beili y e cari a vederli intrecciati con oro , e 
commesso a risplendere. Ma non è: perin gran 
cosa, se tu ^ che figliuola eri di Panto> facevi 
tanta stima dell' oro .^ Che direm noi del padre 
degli uomini,. edegl'^Iddii» di quel gran figliuo- 
lo di Rea, e di Saturno», il quale preso un ttm-^ 
pa dall' amore di quella fanciulla Argolica , 
non sapenda in pibf bella e cara cosa tramutar- 
si , nV in qual moda corrompere 19: guardia po- 
stavi da Acrisio ,, come tir dèi pure avere udi- 
to > divenne oro y. e colando giti pel tetto r si 
ritrovò con l' amata donzella ^ Dopo tutto ciò ^ 
che vuoi tu y eh' ia ti dica di più } Di quanti 
beni sia l'orò cagione? Come fa coloro , che 
la posseggona,.belIi,. sapienti, e gagliardi,, acqui- 
stando lora gloria y e riputazione ì e come all^ 
volte d' ignobili , e oscuri ,. gli renda, in breve 
spettabili,, e chiari? 

la so pure , che tu conosci Simone ,. cotesta 
mio vicina ,, gii Calzolaio qual sono io , il 
.quale , non \ gran tèmpo; passato y cenò meca 

r i una * 



19». ^ * 
una sera , ìfi, cui celebrando Ta le feste dt Sa^ 
turno avea cotto una certa farinata di legumi- 
tfifranti , con dentrovl due pezzettini di. sakic?^ 

eia • ^ 

G ▲ L L o». 

Sì) Io conosco. Egli ^ quel V4S0 rincagnato»^ 
quel bassotto^ il quale ci trafugò quel solo 
piattello , che avevamo di terra v e nascosto-i- 
lo sotto- uà ascella se n'andò via dopo cen» 
con esso , vedendonelo io ad eseguire questo, 
bel fatto ^ 

Ah ! ah ! fu egli dunque, che lo trafìagò > e 
giurò poi tante volte il falso h Ma perchè , o 
Gallo, vedendoci. rubare, non. me ne desti- in-*- . 
dizb, e perchè non gridavi tu allora? 

G A L. L a. 

Feci il verso.de'Galli non potendo altro h^ 
H* Ma. che fìi di.5imone?. egli rei pare che tu., 
volessi dire qualcosa di lui . 

MIC IL L C, 

Egli avea un cugino ricchissimo , chiamato 
Primilo; il quale fino a tanto che- visse ^ noa 
diede mai un quattrino a. Simone « Oh! come 
potea egli dargliene, se non. avea cuore di toc- 
care quelle xjcchezze pep. sè^? Morto Drimilo, 
poco tempo fa , eccoti per ragione di sangue 
erede costui , sicché quel Simone , il quale n' 
andava cencioso y quegli che avea scuffiato U 
[piattello. , n^ va. tuttQ lieto a., casa, sua vestito^ 

di, 



^99 

di; fine scarlatta-, arrecanilovi ogni bene schia-- 
vi, cocchi, vasellami d'oro , tavole co'pib d*" 
avorio, ed è onorato^ e venerato da tutti , e* 
me non guarda più in viso .. Dappoiché aven- 
dol io veduto poco tempo fa andane in conte- 
gni per. via, e dettogli: buongiorno^ Simone i egli 
pieno di stizza gridò : dite a qt4elPaecattapéh- 
ne , che non accorci il nome mio , r A' io non mi 
abiamo Simone y ma Simonide • E quello cb' è 
maggior cosa a pensare, l'amano fino> le f«mmi* 
ne; ed egli fa dello schizzinoso con esse, e le 
disprezza»; queste accoglie benigno ^ e quelle mi- 
nacciano di darsi, la morte , se verranno da lut 
trascurate • Vedi ora di quanti beni sia cagiono 
V oro , dappoiché acconcia ì> mal fatti , e come 
la. poetica cinta di Venere amabili* gli rende ^ 
Odi quel > che ne dicono i Poeti : 

// sommo bene del t* umana^ stirpe 
Sono i danari.. 
E altrove :- , i. ,. 

DefP umane- faccende signoria.- 
Hanno i danari. 
IVIft^di che ridevi tu ora. Gallo? 

GALLO. 

Perché tu , o Micillo., se' ingannato da una- 
€erta tua idiotaggine intorno alle faccende de' 
ricchi, com'è il comune degli uomini volgari. 
Ohi.se tu sapessi ,. eh' essi fanno vita peggiore 
4fili^ tua! Credilo pure a me, che fui piìi vol- 
te. 



2oa 
te povero > e ricco », e feci gii sperienza d'ogni 
qualità di vita: poco anderà^ che ta ancora sa- 
rai d'ogni cosa informato.. 

M I e I L L O» 

Sì appunto . Egli è tempo oggimai f. che tu 
mi dica in quat modo, ti tramutasti ,. e quejlo p^ 
che sai d'ogni condizione di vita.^ 

GALLO» 

Odi dunque .. Ma prima sappi y, ch'io noa 
vidi mai uomo pih beato di te .. 

Bl I C: 1 L L O • 

Di me , Galla l Tale beatitudine te l'abbia! 
tu.. Io credo ^ che tu voglia farmi arrabbiare 9. 
per essere da me maladetto •. Ma comincia a di- 
re da Euforbo y come ti tramutasti in. Pitago- 
ra >, e di mano in mano poi ,. come se' divenuto 
Gallo • lo^ creda che tu abbia veduto y. e com- 
portato molte cose in tante vite.. 

GAL LO.. 

Lungo* sarebbe a- dire in qual forma l' anim» 
mia venisse via da. Apollo volando (1), ed en- 
trasse in corpo d'uomoó. e qual pena, soffrisse 

in. 

(i) Odi pazzia di Giamblica sferzata qui da: 
Luciano .. Aflfèrma Giamblico ,. nella vita di Pi- 
tagora , che lo, spirito di quet Filosofa era sta- 
to mandato agli uomini da Apollo l Cotesti "* 
gran maestri della Sapienza pensavano piti' poe- 
ticamente di tutti i Poeti . 



20f' 

m tal guisa . Oltre di che queste non sono qo^ 
ss j M io le debba dire a te , né che tu le ab* 
bia ad udire • Basta. , che mentre eh' io era. 

Euforbo • . • • 

M I e I L L. o • 

Prima che tu vada avanti > o maravigliar' de^ 
Galli y dimmi chi foss' io • Mi sono io mai mu>- 
tato in altro, come facesti tu? 

6 A L L O. 

Ben sai che sì. 

M I e I L L o» 
Gbi fui io dunque ? Me Io sai tu* dire?' Ho 
voglia di saperlo^ 

GALLO. 

Tu fosti una formica Indiana > di* quelle > che 
cavano. Poro. 

IL I e L L L o.. 

Oh poltrone , o dappoco , eh' io fui , eh' io 
xon seppi arrecarne meco alquanti pezzettini in 
questa vita! Ma chi sarò io dopo^ egli i veri- 
slmile , che tu Io sappia .. S' ia ho a tramutar- 
mi in qualche cosa di buono, ia mi levo su. di 
qua, e m'impicco di subito a quel cfaiovoy so- 
pra il quale^se'tu al presente., 

& A L L 0> 

Di questo non ti dirò altro per ofa.J 
Mentre dunque , eh' io era Euforbo , per rap<^ 
piccare il .mio filo , combattei a Troja , e qui- 
vi ucciso- da. Menelao, dopo qualche tempo ne 
yenQi a star^ In Pitagpra ì ma &a l'uà tempo 

cilUl-- 



f 



tot 
e Paltro non ebbi casa» aspettando» cheMnesar- 
co m* apparecchiasse rabitazLoae (i).. 
M I e I L L e 
Ni mangiavi intanto y né beevi ? 

G A L r o. \ 

Ben sai che no •. Di tali cose non ha bisogna 
altro ik che il corpo i. 

M I e I L L o» 
Le cose di Troja» dimmi prima anche questo ^ 
furono essi quali le racconta Omero? t 

GALLO.. I 

Comct vnoi ta che le sapesse l 6 Micillo > 
dappoiché: al tempo della guerra Troiana egti 
era Cammello in. Battra } Questo ti posso ia 
dire, solamente ». che cosà alcuna soprannaturale j 

non vi fu , e non vi fece , e che Ajacc non 
era grande , né la stessa Efena bella, come si 
crede .. Io vidi uà certo, che di color bianco » 
con lunga collo, tanto che si vedea la 6gIÌQola 
d'un Cigno ; per altro, vecchissima » e quasi 
delPetà d* Ecuba; Còme quella eh' era stata pri^ 
ma: rapilaf da Teseo vivente a* tempi d' Erco^ i 
k , e da lui tenuta ht Afidna ^ E la stessa ! 
Ercole avca pres» prima Trojlt circA versa 1^ 
età de' padri, nostri ^ i quali erano vivi anco-^ 
ra •. E so. che mi diceva Pento , cif egli si 

ri^ 

(i) Nota con. quat garba , e onesti l'Autor 
Greca accenna la gravidaozA della moglie di 
Moesarco padre di Pitagora «. 



io} 

ricordava d^ avere ) essendo giovinetto ) Veduto 

Ercole • 

M I t ì L L O. 

E Achille fu egli valoroso in tutto come 
si dice f o fu finzione > e fantasia questa an- 
cora ? 

GALLÒ. 

Micillo , con lui non ebbi che fare • N^ tt 
potrei dire così appunto quello , che "si facesse 
appresso a' Greci » Oh come lo potev"* io sapere , 
essendo loro nemico ? Questo so io bene , che 
con picciola fatica trapassai Patroclo , quel 
suo grande amico > con una lancia, e boccisi. 

M I t I L L o« 
. E molto minore fatica fece Menelao da am^ 
mazzar tty ma di cib non piti* Raccontami ora 
di Pitagora « 

GALLÒ, 

Poiché d'ogni cosa s'ha a dire il vero, Mi- 
rillo , io fui un marcio Sofista ; ma peiò non 
senza lettere , o non ammaestrato ìielle discipli- 
ne delle tose migliori • N'andai in Egitto , a 
ragionare della Sapienza con quegli Egiziani 
Profeti ; e venendo a quc* loro segreti mistc- 
ril ammésso, studiai neMibri <l'Oro, e d'Iside: 
venuto poi di nuòvo in Italia per mare, a tale 
condussi i Greci di que^ luoghi , che mi stima- 
rono un Nume. 



MI" 



^04 

M 1 e 'I 1. 1 0. 
Questo io r udii già dire , e si credette ancO^ 
la , che dopo morte ritornassi ìb vita y e che tu 
scoprissi loro un tempo che avevi una coscia 
d*oro. Ma dimmi, come ti venne in pensiero 
di fare la legge del non mangiare carni > ni 
fave ? 

G A L L 0> 

Micillo, non me ne domandare^ 

M 1 e I L L O. 

Perche no, Gallo? 

G A I, L O^ 

Perchè io mi vergogno a svelarti la verità 
4ì questo fatto • 

MICILLO. 

Oh ] non d^i però avere così fatti dubbi! eoa 
un tuo camerata , e amico ', che padrone non 
ardirei più di chiamarmi. 

GALLO. 

In quella legge non ebbero punto che fare né 
giudizio, nt sapienza. Ma solamente m' avvidi ^ 
che se avessi nelle mie leggi compreso le cose 
consuete e comuni , non avrei tratto gli uomi- 
ni a maraviglia • Quanto più strane , o capric- 
ciose fossero le cose da me stabilite,- tanto pen- 
sai di riuscir loro più mirabile e nuovo. E pe- 
xh decretai certe novità, inventando non so qua- 
li arcani , e misteriose cagioni , acciocchì chi 
vi trovasse utia conghiéttura , e chi un'altra; e 
tutti intanto stessero in una universale ammi- 
ra- 



Yazione , come si fa ira le oscurità degli ora- 

Cgìì* 

M I e I L L o. 

Vedi Ttu ? io credo , che tu ora derida me pef 
la parte mia, come già facesti i Crotoniati, t 
MetapoDtim^, i Tarcntini , e tutti gli altri che 
ti venivano dietro mutoli adorando i vestigi la^ 
sciati da te in terra quando camminavi . Ma > 
quando ti spogliasti di Pitagora, <K che ti ve^ 
stisti ? 

GALLO. 

D^Aspasia, femmina di mondo, di Mileto. 

M I e I L L O . 

Ah! che di tu? Fra l'altre cose anche don^ 
na fu Pitagora? E fu anche un tempo che tu, 
o signorile , e nobii Gallo facevi ]è ova ?'Tu 
avesti dunque che fare con Pericle nel tempo, 
in cui fosti Aspasia? E ne fosti grossa, e pet- 
tinasti lana , e filasti , e avesti le tue stanze 
femminili , e le tue fantesche , e serve ? 

GALLO. 

Io non fui già solo a far tutte queste cosej 

ma prima di me le fecero Tiresia , e Ceneo 

figliuolo d' Elate « Se motteggi me , motteggi 

loro • 

M I e I L L o, 

Iflfine, che mi di tu? Qual ti parve più bel- 
la vita ì quella del maschio , o quella dell' essere 
con Pericle? 

Tomo VII. s GAL- 



10<J 

GALLO. 

Tu non sai quello , che domandi • Non sai 
tu , che il rispondere a cib fece danno a Tire- 
m? 

Quando anche tu> noi dicessi » Eoripicfe scioU 
1^ la quistione a bastanza i quando disse ch^ 
«gli avtebbe^ piatloslo volato rttnrovarsi tre voi» 
te in battaglia con lo scudo > clie partorire una » 

U A L L O. 

Mietilo, non anderì però, molto, clie patto** 
rlrai tu ancorii, sìaite avvisato; pecchila anco- 
ra in quel ^ì vario ordioendt mondo, sarai.don-^ 
na, e spesso. 

. M I e I L L p. 

Va che ti colga il xnalanno ^ ntaUdetto Gallo !^ 
cr^di tu che tutti siemr Milesti^ odi Samo? e 
dopo Aspasia qual uomo, o qoal nuova donna 

diventasti? : . 

■n ,A L L o,^ 

Grate Cinico. . 

M I e I L L O. 

O figliuoli dt Giove ! qual differenza^ Di fem- 
mina di Mondo Filosofò ! . 

GALLO. 

Poi Re, poi un povereNo, poi Satrapo, poi 
cavallo 9 poi Cazzerà , poi ranocchia, e mille 
altre cose > che non finirei mai a dirle tutte . 
Ma sopra tutto fui Gallo spesso (vita da me 
sopra r altre amatissima) servendo ad altri mol- 
ti 



ti Re, a poverelli ) a ricchi uomini; e ora fi- 
nalmente vivo ia tua coippagnia , facendomi 
beffe cotidiamente di te , che ti quereli delia 
tua. povertà , e piangi > t ammiri i ricchi , per* 
che non jal i mali , che comportano • Che se 
tu sapessi i iora travagli^. rideresti Ài te mede* 
simo , e della tua opinione ,. che l' uooio ricco, 
sia in ogni sua cosa, e in ogni tempa beato.. 

Adunque, o Pitagora, o altro nome, che ta 
voglia piuttosto , che questo , perche non vor- 
rei confondere il ragìoimeoto chiamandoci qra 
una cosa, ora un' altra .... 

a A 4. L e. 

Chiamami Euforbo , a Pitagora ,, Aspasia , o» 
Grate, 4Son. importa;, tutte queste cose son io. 
Se perb mi chiamerai Gallo , qual t' apparisco ,. 
meglio farai, perchè noapaja ,• che tu. voglk 
ingiuriare un uccello,, il quale benché ti sembri 
cosa vile, ha però ia sé tante anime - 

«LICILLC 

Adunque , o Gallo ,, avendo tu fatto sperien*^ 
za quasi d'ogni ragione di vita, e conosciuto,, 
e veduto tutto, dimmi oia con chiaro pattare» 
e a parte a ^rte le condttiooi de' ricchi, quel- 
le de' poverelli ,, e come virano gli uni , e gli 
altri .. Io vorrei pur vedere se tu di il vero 
quando aArmi , eh' io sia inolto piìi fòlice de' 
ricchi .. 

X 2L Q A L- 



e A I. L Ov 

. Pigliata pel verso eh' io ti dirb, e considera^, 
Micillo. Se ti vien detto : e' c'è invasione di 
Ibernici} tu. ti dai poco pensiero; né Jbai l'ago* 
cjia. in cuore, che avventatisi coiP.arnae, t^ab* 
bottinino campi, ti calpestino giacdini ,. ti stral- 
cino vigne • Non si tosto hai udita la trom- 
ba (e nofa Tavrai forse udita ancora) che.guar'> 
dandoti intorno pensi a te.? ie al mettere in si- 
curo il corpo tuo. solo, e a fuggire i pericoli: 
eglino all'iacoiuro temono, non solo. di sh; ma 
dà. loro una passione mortale il vedere didle ma- 
ja malnienatp, e portato via ogni cosa^.daMono 
poderi. Se s'ha a pagare imposte « essi vengo- 
no segnati 1 piimi >, se.sMUi ad. uscire coatro V 
oste nemica., son essii.> o reggendo tutto Teser* 
cito, o la^cajc^leria, . principali, a più impaccia- 
ti ne' pericoli ..Tu con uno scudetto di vinco 
tanto, se' leggiero, e spedita. quando s'ha a scar 
polare il Aiak, quanto abile a correre, alia menr 
sa , quando il Generale fa i trionfali sagrifizii 
per la ricevuta vittoria (i>.. Al tempo deilapa^ 
, , ^ . -.ce,. 

(i) Non si possono bene intendere tutte que- 
ste particolarità. , senza, un' intera > cognizione 
dello stato degli Ateniesi . Le Commedie, d^ 
Aristofane pili d'ogni altra cosa conducono, a 
tale Intelligenza.. Ma. senssa Ifi scorta del Teatro 
de* Greci del Padre Brumoy , chi può intendere 
la. sostanza di quell'osnurissimo Poeta!. 



209^ 

ee ,. fattoti oratore dèlia plebe diventi con le 
tue aringhe qd tirannello de''ricchi: essi n'han- 
no paura ,, si spaventano del fatto tuo , e per 
placarti fanno le spartigioni. S'attkticano essi,, 
e pongono ogdt loro studio ,. perchìi tu abbia 
bagniy finti combattimenti, spettacoli, e altre 
cose q^uanto ti bisogna : e tu. acerbissimo rive-» 
cultore , ed esattore , a guisa, di loro padrone ,. 
alle volte non ti degni pur di parlare a quelli : 
e quando ti viene il capriccio , gli sommergi 
con una gragnuola di sassi ,. e confischi ogni. 
]oro^ avere . Intanto tu non temi carunniatore , 
non ladrone r ohe superata. la. difesa di casa , o 
iforacchiandoti la muraglia , ti rubi V oro : né 
hai quelle tante molestie del fare conti , del ri- 
scuotere crediti , detr azzuffif ti con un branco d* 
Iconomi ,, e spefidkori rrjisti , ti perdi il cer- 
vello fra tatitl impacci • Quancto. hai compiuta, 
una. pianella, e avuto que*" pochi quattrini, ti 
levi su. verso la^ isera da. sedere ,. se vuoi ti la- 
vi, e comperando certi pochi pesciateili, o ca-> 
pi di cipolle, ti ristori , e ricrei ,. spesso cang- 
iando , e filosofando in quella tua santissima po- 
vertà- 

Vedi come ta se^'sano^^ perciò , e qual con>o> 
d*'accia}o tu hai , cfce non c'è freddo che gli 
noccià .. Perchè le fatiche t**affinano ,. e se* atto» 
a far fronte gagliardamente a quelle cose , che- 
agli altri: paiono: invincibili .. Non c'è una di 
quelle loro difficilissime 'infermità, che covi inj 

^ l te > 



aio 
te ; e se qualche febbretta leggiera t^ assale , tf» 
poco tempo , aiutandoti solo, da te cod la die^ 
sa 9 cacci via il male di nuovo , e balzi- di let^ 
to. £ non senza ragione si fugge,, e teme del 
latto tuo, vedendoti a bei;« largamente aa|na> 
ed empierti a gola d'essa, e mandare^ alle for>- 
che le mediche lungagnole , e gli aggiramenti.. 
All'incontro cotesti sciagurati co' loro dismdi* 
sacci quai mali non hanno? gotte, smagramen^ 
ti, infiammagioni di polmone, idropisie, frutti 
di quelle loro cene solenni. Sicché ne vedi al- 
cuni, i quali dopo d'essersia gmsa d'Icaro ior 
oalzati, e, accostatisi al Sole, non. sapendo .che 
I3 facitura di loro ale efa di cera , rovinano 
talora dall'alto, con. grandissimo rombo nel ma- 
£e . Ma chi va a guisa di Dedalo non ^Ito al-, 
to, ma rasente alla, terra, sicché talora la ma- 
,rina acqua spruz:si la» cera,.qiiiegli solo^va oltx:^ 
quasi sicuro* 

M. I e X. L i, o .. 

. Xu vuoi dire gli uomini saggi, e dabbene*. 

G A L li; o. 

...Altji fanno naufragi ancora piìi vituperosir, 
t peggiori^ poni quando Creso , fatto giuoco de*- 
, Permiani, sale sol rogo ,. cavatogU l'ale; o quan- 
do, spenta la tirannide, ne va Dionisio a Corin- 
to ad insegnare l'abicì:, e dopo una sigooriaco- 
>X grande obbliga: a, compitare l fanciulK. 



^l-v 



BfT I e I- L X O • 

DI un po'me'y Gallo, quando. tu fosti Re,, 
dappoiché tu dì d'avere anche avuto reame, df« 
quella vita che ti parea ? Avevi tu veramente* 
un'intera beatitudine, possedendo il principalis^ 
Simo di tutti i beni? 

GALLO. 

. Taci , M4cilIo , che ben fui io a quel tempo 
Hifelicissimo , a pensare che di fuori a quanti 
mi vedeano, io parea come tu dì, in ogni par- 
te beato , e di dentro , non c'b novero delU 
miserie che mi moveano battaglia*. 

MICILLO. 

Quali miserie dì tu mai ? Oh questa i bene 
la maraviglia delle maraviglie > e cosa dz non 
poterla credere ! 

GALLO*. 

Io signoreggiava regione non picctola, ferti- 
lissima , per quantità d'uomini e bellezza dì 
Città mirabile , la quale oltre ogni altro bene 
innaffiata era da navigabili fiumi , e^ avea porto 
di mare . Avea numeroso esercito , cavalleria 
tsercitatissima, fiorita guardia, navi, nervo d'' 
: innumerabili danari , quantità d'oro scolpito*, 
^ altri ornamenti , e apparecchiamenti , per co- 
sì Catta scena, di. signoria , oltre ogni misu- 
ra • Sicché quando io^ andava fuori , i popò* 
.U m' adoravano , pacea« loro di vedere un Nu« 
me ; concorrevano in calca^ l'un sull'altro per 
xederuDi :. ^tri salivano jno sui tetti ^ e pa- 
rea. 



rea loro gran cosa Pavere esattamente veduto» 
coociii, vesta,, diadema, chi m'andava mnan- 
ai, il codazzo.. Ma io, cbe in coscienza sen- 
tiva ia mio CQore angosce , e agonia , scasa- 
vagli come oomnl ignoranti. , e materiali , e 
avea di me stesso con^assione,. il quale era ve^ 
ramente ima somiglianza di qne' colossi , che da 
Fidia , da Mimne , o da Piassitele furono, fiati • 
In^iciocch^. Ognuno d'essi ^ di fuori qual Net- 
tuno , qnale un faellisùmo. Giove in «^i sua 
parte lavorato in oro,, o in avorio, con la fol- 
gore , o col tridente nella maa destra... Ma se 
tu vi guardassi. dentro , vi troveresti leve , pa- 
letti,, e chiovi conficcati , e adatti, in iscadbio. 
d'intestini, e cepperelli , e conti, e mistura cK. 
pegola,, e loto ; e in somma, un'interna abita**- 
zioae di molta bruttura.. Lasciamo stare le .ni- 
diate di. sorci ,. e fino, di donnole , che quivi 
dentro* spesso s* hanno una Città, stabilita*. P^n-. 
sai che il Regno, ba una. certa somiglianza a que- 
sta £uxeDda«. 

iC: I e I t £ o ». 

Tu: non. hai però detto ancora quali sieao il' ' 

loto, le. leve,, i paletti , e. quella gran bruttura ^ 
del Regno.. Perchè q^ell'^essene poetato intorno, 
pubblicamente. ,. e guardato. , aver sopra: tanti 
uomini signoria. ,. ed essere a guisa di Nome « 

adorato , ' ha somiglianza al colosso ,, e. intendo \ 

l'esempio: perchi^ sona tutte cose egregie. Parla- | 

mi ora anche un poco, degl' intestini del colòsso ^ 

G ALr 



O A L £ O. 

Che ti dirb io in prima, o Micilio, le paure', 
t riniordlmenti , i sospetti , Podio che ti por- 
tano le persone domestiche , e le trappole che 
ti tendono s che queste cose poco ti [asciano 
dormire, e quel poco sonno ancora non è pro- 
fondo-, non quieto, ma pieno di spaventevoli 
sogni , e le speranze sempre mozze ì o ti dirò 
k occupaùoni soverchie , 1^ obbligo del fare, 
del rispondere ,. sentenze , spedizioni , editti ^ 
confederazioni:^ e^ consigli ? Le quali cose non 
%i lasciano aver punto di bene anche dormendo, 
sì di necesità tocca la speculazione di tutte h 
.cose a te solo* , ood' hai innomerabili molestia 
addosso. 

Tai mentre in petto molte cose volge 
Agamennon d^Atreo y soave sonno 
Da lui sen fi^gge y' 
e intanto russano tutti i Greci. tMo si trt- 
bulap/el^figliuol mutolo. Xerse perche Clearco 
, in grazia di Ciro assolda truppe forestiere ; un 
. altro \. afflitto perchè Dione* bisbiglia non so 
che agli oroccbi.ad alcuni Siracusani ; questi 
perchè Pacmenioue ,è .lodato, Tolommeo dà tra- 
vaglio a Perdicca, Seleuco a Tolommeo. Oltre 
di queste ci sono altre angosce . Se il zanzero 
non t' usa. buon garbo , > se la Favorita si giace 
con altrui y se ti vien. detto , che alcuni sono 
per ribellarci, e due^ o quattro delle tue guardie 
, i^^q^i^QP romoi^ifta loro .. £ quel ck' è. paggio 

di. 



2Ì4 

di tutto, iVi avere sospetto de' tapi più cari, e- 
sempre aspettare che ti venga da loro quakbe 
malanno : percb^ quegli si morì avveleoato dal 
figliuolo r e questi poi dall' aimco, e costui mcK 
ri forse della, stessa, morte «. 

Ift 1 e I L I. O, 

ohi quante miserie mi narri tu, Gallo. Sic-> 
chb sto molto, più sicuro , quand* io col corpo 
piegata taglio l cuoi , che s.' io beessi in uiva 
coppa d' oro una mistura, d' aconito , e di ci- 
cuta , eredendoaìL di dire prb. agli amici «. Al-- 
meno io. non corro altro risico, se nonché fal-^ 
litomt il coltello , e uscito della, diritta, linea 
del taglio, m'insanguini eoo una pkciola ferita, 
un dito > ma a quello che ta racconti , mangiali-. 
si costoro nelle loro cene la morte, e le cala- 
miti loro noa hanno fine.. E quando, finalmen- 
te sono caduti y mi paTono^ somigliantissimi sl 
certi Attori delle Tragedie r de' quali ae vedi 
molti i che mentre sono Cecropi, Sisifi^ o Te- 
Jefi, hanno diademi , spade con elsa d'avorio,, 
ondeggiante chioma , e rohcine iote^nta d'oro* 
Ma se. mai ,. fecondo, gli aecidenti , sdmcci^ 
ad dcuoo. di iofo. il piede ,. sicché caggUi saQa. 
scena, ft ridere gH apetutori, il diadema s'in- 
frange, col corpo , il capo dell'Attore è insan- 
guinato , e mostra una gran parte delle gambe 
nude 9 tantoché si vede lui «ssere veìstito» di 
sotto di coti miseri pannicelli , e legato con 
U. J^iù strana allacciatura del mondo i cMocai) 

al 



\ 



*»5 

al piede non rispondenti • Vedi tu, Gallo miOf 
come hai insegnato a me ancora a parlare per 
comparazioni . Tate tlnnque è paruta a te la 
vìtSL de' tiranni. Ma quando fosti cavalfo , ca- 
ne , pesce , o ranocchio y conoe comportasti quiel- 
ie abitazioni? 

GALLÒ. 

Yu movi ora un Inngo ragionamento, e fno^ 
ri di tempo • Ma il capo principale i questo ,. 
che ognuna di queste vite mi parve pili tran- 
quilla di quelle degit tiomini , perchè esse pren- 
dono la loro misura da' naturali desideìriry ie dal- 
le necessità > NV troverai fra loro cavallo ga- 
belliere , Tanocchio cahinniatore > gazzera sofi- 
sta , moscione cuoco , o gallo zanzero > come 
usate di iar voit 

M I e I L L o. 

Poniamo , che quanto tu dì si^ vero , ò Gal- 
lo. Ma io non mi vergogno a palesarti ta mia 
inclinazione. Non mi so ìmcora tavat dal cuo- 
re quella gran voglia » eh' la ebbi liti da fanciul- 
lo, d^ arricchire» E tuttavia mi s^ aggira davanti 
agli occhi quel sogno, che mi mostra l'oro. E 
sopra tutto mi tode il èuor e quel maladetto Si- 
mone, che vive in tanta abbondanza, e squisi 
tezza^; 

GALLO» 

.Mìcillo , io ti guarirb ; pokb^ ancora h 
notte , l^ati , e vienmi dietro . Io ti con* 
durrò appunto\ alla casa di. Simone , e in al- 
tre 



1^6 
t(e d' uomini ricchi , sicché yedtal lo stato d( 
quelli. 

M I e I L L O. 

Oh come ! se sono chiosi gli uscii ? Vuoi tu 
ch'Io fori le muraglie.' 

GALLO. 

No. Ma Mercurio, a cui sono io consegra- 
, to , fecemi questa nobilissima grazia , che se 
quella lunghissima penna ^ e per morbidezza pie^ 
gatay che ho nella coda, vien da alcuno •«.. 

MICILLO^ 

Io ne veggo due così fatte. 
G 4L L h <y . 
Se la destra di quelle vien da me data ad al- 
cuno , sino a quanto io vorrò , egli potrà qua- 
lunque uscio aprire, e vedere non veduto ogni 
cosa. 

M I e I L- L o . 

Io non sapeva, o Gallo, che tu fossi anche 
uno stregone . Ma se tu me la presti un trat» 
to^ vedrai in poco tempo tutta la roba di Si- 
mone a casa mia^ perche io me n'anderò là a 
traportarla s ed egli di nuovo allungherà, e ti- 
rerà co' denti le suole • 

CALLO. 

Questo sarebbe gran male. E m'ha comanda- 
to Mercurio , che s' uno con la penna mia fa- 
cesse mai questo, io cantassi di subito , e lo fa- 
cessi pigliare. 

MI- 



317 
M I e i L L O. 

Tu di cosa, che non è verisimile; che Mer- 
curio ladro non voglia che gli altri facciano 
ladroncellerie . Ma via su , andiamo , lascerò 
stare V oro i se potrò . 

GALLO. 

Cavami prima la penna, Micillo. Oh! che 
hai fatto? tu me l'hai cavate tuttadue. 

MICILLO*. 

Gallo, così n'andrò io pili sicuro , e tu non 
avrai quella bruttura del zoppicare con una par- 
te della coda* 

GALLO. 

Sia come tu voi • Anderemo noi prima alla 
casa di Simone » o d' altro ricco ? 

MICILLO, 

D'altro no, A Simone, a Simone, che dive- 
nuto ricco ha aggiuntS" Io strascico d'alquante 
sillabe al nome suo . Vedi che già siamo all' 
uscio di lui • Ora che ho a fare ? 

GALLO. 

Metti la penna alla serratura. 

MICILLO. 

Ecco fatto. Oh ve'* S'apre l'uscio, come s' 
Io v'avessi vólto una chiave. 

GALLO. 

Va oltre. Vedilo che veglia, e fa conti. 

MICILLO. 

Sì Io veggo, ad un lume debole d'una lucer- 
netta assetata. Non so^ Gallo, come sia dive- 
Tomo VII. t nuto 



nato così pallido • Gli \ magherò come uno 
stecco: i peosierì lo debbono far intisichire > che 
per akro io non ho udito a dice eh* egli sta in* 
fermo* 

GALLO. 

Odi quello che 4icc : e intenderai la cagione 
ckila soa magrezza. 

s 1 M o If £• 

Io so che qne^settanta talenti sono in sicaro 
sotto il letto seppelliti , e niuno^ gii ha certa- 
mente vedati . Ma io spasimo , cheStobìlo coz* 
zone m'abbia veduto a nascondere gli altri ce- 
dici nella stalla ; perch' egli sempre va aliando 
intorno ad essa , che pare prima non usava 
tanta diligenza , e fuggiva quanto potea la fcti- 
ca • E m'ha del verisimile ancora che fino a 
qui mi sia stato rub«uo nfiolto più , che i sedici 
talenti • Come avrebbe jeri Tibio potuto com- 
perare tanto salume? Oltre di che mifo detto, 
ch'egli pagasse un orecchino al suo camerata 
cinque drammie • Cotesti sciagurati con tanto 
lusso mi rovinano da' fondamenti. Anche tante 
coppe non sono riposte in sicuro • Io sto col 
triemito della morte , che alcuno rompa te mo-» 
Taglie, e le rubi. Molti m* hanno invidia, e mi 
tendono lacciuoli; pnrincipalmente quel mio vi- 
cino Micino. 



tf I e X L L 0« 

Sìf ch'io sotttglio verameale a te» e bo qai 
i piattelli sotto le ascelle. 

GALLO. 

Sti zitto, Micillo, ch'egli non s'avvegga, 
che siamo in questo luogo. 

SIMONE. 

Il naegiio sari» ch'io non dorma: già levo 
an, e vo intorno per la casa. Chi i qua ì Io 
ti veggo 9 lo t' ho colto ah ! rompttoie di mu* 
raglie. Ma Ve una colonna t lodato sia il Cie« 
lo. Vo'ora noverare que' danari sotterrati. Mt 
saranno forse fuggiti un^altra volta? E di nuo- 
vo odo romore appresso di me • Sono assediato 
da tutti, ognuno mi fa guerra occulta. Il mio 
pugnale dov'^P S'io colgo alcuno!... SefqpcUw 
scansi un'altra volu t danari. 

GALLO. 

Tale ^.lo stato di Sindone, tu vedi. Mentre 
che ci rimane questo poco di notte ancora , an« 

dianne ad un altro .^ 

K l e i L L O . 

O infelice l Oh. vita, ch'% la sua l abhiansi. 
ricchezza t nemici • Priiha d'andarmene voglio 
dargli una ceffiita» 

arno H £» 

Chi m'ha percosso ? al ladro al ladro> i ladri 
tn'anunazzano; meschino a me! 



fa MI- 



220 

M X C I L L O. 

Piangi) e v^Iia, e sia il tno coline, come 
qoello deir oro , e sta ad intisichire sofffsi 
a tta posta, Andiamo , se tn vuoi » aUa 
di Gnifone usorajo : ^i è qoi presso • Ecc% 
aperto P uscio* 

GALLO* 

E anche costai ireglia , vedilo , e novera 1' 
usurb sue con le dita , marcio , e secco come 
uno stnizzolo • Fra poco egli avrà a lasciare 
tutte le robe sne per diventare tignnola , mo- 
scione, o mosca* 

le I e I L L a* 

Sciagurato! pazzo! Io veggo s>, ch'egli non 
fa perb vita migKore d'una zanzara, o d'una 
mosca * Anche costui a fare que' suoi conti b 
incadaverito. Andiamo ad un altro* 

GALLO* 

Andiamo adEucrate, se vuoi. Ed eccoti an- 
che l'uscio di lui aperto. Entravi* 

M I e I L L O * 

Tutto quello che qua si vede , poco fa era 
mio. 

E tuttavia tu sogni ricchezze? Vedi un poco 
la nefandezza d'Eucrate... uomo vecchio*»» 

M. I e I L L O. 

Io lo veggo, oimè scelleraggine ! ^ di là in 
quell'altro stanzino la. moglie sua •••.*. e quel 
cuoco»** Io non voglio veder altro* 

e AL- 



22t 

G A ì, h O. 

Vorresti tu forse, o Micillo» avere per ere- 
dità anche queste gentilezze > insieme con U 
roba d'EucrateJ 

M I e I L L Q* 

No , Gallo mio , no . Io vorrei piti presto 
morire di fame mille volte » che soÀTerire tali 
laidezze • Addio oro , addio cene , e sieno ia 
mia ricchezza due soldi • Io non voglio, aver a 
temere , che i servi mi rompano così le mura- 
glie . 

GALLO. 

Orsil , già comincia a spuntare il giorno . An- 
diamo a casa nostra. II restante, Miciilo, lo 
vedrai un'altra volta. 

Spiegazione de^ nomi Greci ^ che si trovano 
nel Romanzo allegorico» 



A c A e i'a , V Innocenza « 
Achedi'a, l'Accidia. 
Agenoria, la Superbia. 
A L I D £ A , la Verità . 
An DR opo, rUomo. 
Andropii, gli Uomini . 
A p £ R I A , l' Ignoranza • 
A R G I R I o , l'Argento . 



12Z 

C 

Cakdi*a, il Caore. 
Cetalos, il Capo. 
Colaci^, fé Adulazioni» 
Cleyasmossi A, rimsioitf. 
Ck^isso, rOro» 

D 

« 
SoLOssiA^ la FraBde» 

E 

E p I z I nr I A > r Appetito coDcnprscibilk . 
EucHERiA, l'Occasione . 
E V E & G E ss I A , h LibetaFitì^ 



Fri. AR GIRI Ar l'Avarizfa^ 
Fii.iDONiA,la Lussuria ^ 
Fron'Esia, Fa Prudènza». 
Ftoki A,^ l'Invidia.. 



ASTRiKAR^G^iA^ fa GoTa. 

t 



f 



223 



I DON IO, il Piacére» 

M 
M E L E ^ I A , la Meditazione . 

O 

0]>IN E A, il Dolore. 
Orgia, Tira. ^ 
Orgistico, r Appetito irascibile» 

P 

Pat o s s I e , le Passioni . 
P E G M I , i Giuochi • 
Po rosi A, P Ostinazione.^ 
Proschimissii, gl'Inchini^ 
Prossochie,. le Attenzioni .. 
PsicKEi l'^Anima . 



&ii9i>ER£si a,, la Coscienza» 



%14 



Tapinossia, rUmiltà. 
Tic HI A, la Fortuna. 

Z 

Z I N A M I £ ) le Virtli . 



Il fine della spiegazione • 



«15 
UN COMPERATORE DI LIBRI 
E 
IL COLOMBANI LIBRAIO 

Danno per caso il fresente Avviso. 

ComX^esto dunque è il foglio ultimo della 
Parte prima del Mondo Morale ì 

Col. Sì , Signore , e nella ventura settimana 
si darà fuori il primo delta Parte seconda. 

Com, E s'ha a venire sempre alla Bottega 
per esso ? e non e' è modo di scrivere il nome 
suo per averlo a casa, senza questo impaccio^ 

Col. Egli b vero che fino a qu! io ho avuto 
perciò desiderio d' aprire un' associazione > ma 
non ho mai avuto ardimento di farlo • 

Com. Perche? 

Coi. Io ho avuto sempre timore , che quest* 
Operetta non desse nelP umore alle persone , 'e 
che s'avesse a tralasciare fra poco. L'argomen- 
to ha un certo che di grave, di sottile, di stu- 
diato, e oltre a ciò c'^ quell'allegoria, ch'ob- 
bliga a stare attento chi legge , e quei nomi 
tratti dal Greco j e in somma ci sono tante dif- 
ficoltà, ch'io dubitai ad ogni foglio, che quel- 
lo avesse ad esser l'ultimo, e non mi sono mai 
arrischiata ad invitare Associati » 

Com* 



Coiti. Fatevi in qua col capo > eh' io ve lo 
dica all'oreccbio « Colombam , gii V una poca 
creanza a pensare in questo modo delia gente. 
Io ho avuto a dire pia volte le stesse parole 
ad alcuni , che parlavano come voi . L'argo- 
mento di quest'Operetta h morale , e ognuno 
n'ha i principii in suo cuore ; onde per poco 
che v'attenda j la mente gli si desta, e legge 
in %i quello , che trova stampato • La spiega- 
zione dell'allegoria , e quelle picciole dichiara- 
zioni in fondo quat e colà sparse, bastano per 
far intendere, e i nomi Greci sono spiegati sì 
presto, che non lasciano impaccio. Se non ba? 
&tano le mie ragioni , voi vedete il contrario 
della vostra opinione . Avete voi comperatoti? 
Vi durano essi costanti ? Vi crescono di gior- 
no, in giorno? e non ne avete voi forse ordi- 
nazioni fuori di Venezia ì 

Col. E' vero. '^ 

Com. Adunque voi fate un tòrto manifesto a 
credere , che i capi degli uomini sieno ripieni 
d'altro cervello, che d'uomo> e non è costume 
cortese il voler obbligare una gran quantità ^i 
nobili Personaggi a venire alla Bottega . Invi- 
tate Associati. 

C«/. Lo farò j e pu^icherò un avviso . An- 
2i poiché V. S. m' ha avvertito , oda la regola 
che ho stabilita» Dentro d'ogni Lunedì mande- 
rò per un anno il foglio alla casa di que' Signo- 
ri ', che noteranno il nome loro alla mia Bot- 
tega. 



227 

tega. Essi pagheranno cinque lire-anticipate per 
sei mesi > o dieci per nn anno • Il foglio a chi 
ci verrà secondo il modo ordinario , costerà cin- 
que soldi ; onde gli Assèciati n' avranno un 
vantaggio di tre lire , e mezza • 

Cewf, Bene • Fate come voi volete ; ma sbri- 
gatemi dal venire per questo foglio. 

Col, Gliene manderò a casa sua> come a tue- 
ti gli altri, che si assoderanno. 

Com. Addio . Apparecchiate il quaderno, e 
segnate i) nome mio : eccovi il danaro • Dite a* 
vostri Pellegrini, che s'affatichino. 

Col. Ella ne vedrà le prove j non le dico di 
piti . Essi non hanno altra consolazione , che di 
far cosa grata al Pubblico , e passano più ore 
vegghiando, che dormendo. 

Oom. La Pellegrina del Romanzo è bella? 

Col. La pare un maschio aflfàtto y e quanto 
alla bellezza , Dio ne guardi chi la vede • 

Com. Gohmibaai, buon giorno. 

Col. Sono obbligato alla sua cortesia , e rac* 
comando alla sua grazia T Insegna della Pace in 
Merceria • Umilissimo Servitore . 



I L 

MONDO MORALE. 

CONVERSAZIONI 
D E L L ^ 

Congrega de' Pellegrini 
p^rte seconda, 



PROEMIO 

DELLA 
PELLEGRINA PRIMA. 

jJuello y che ho fino al presente sotto 
il velame dell* allegoria raccontato j non 
èj come può ciascheduno vedere , tratto 
da un lungo esame di Libri ^ ma dallo 
studio della Natura {i) y e piU di me 

steS" 

(i) O uomo 9 dice un valente Scrittoti df 
nostri tempi , di qualunque contrada tu sta , • 
siano quali si vogliano le ti» opinioni, odimi. 
Questa i la storia di te , quale a me parve di 
leggerla, non ne' Libri de*^ Filosofi , o d'altri 
somiglianti a te, cbe sono menzogneri^ ma ne' 
Libri di natura , cbe non dice menzogna . Quan« 
to avrò io tolto da lei sarà vero ; ni altro v* 
avrà forse di bugia , fuorché quello , che vt 
sarà stato da me, non voiendoto io^ mescolata* 
Lontanissimi sono qu^ tempi de' qusli io favela 

u 2 lo: 



stessa . Riandando / primi anni della 
vita mia , e intrinsecandomi di tempo 
in tempo eoi pensiera ne principii di 
quella , vi ritrovai tutti que^ germogli 
di virth y e di vÌt^ì , de^ quali in gè* 
nerale ho favellato j e m§ sotto V as^ 
petto ^ un intera regione dipinsi. Ognu'^ 
no può esse Libro a sé medesimo ^ né 
c^edo certamente , che tutti gli Scritto* 
ri y e i Libra} possano offerire opera di 
maggiore utilità , e diletto. Ma chi 
vuole averne tutta queir utilità ^ e quel 
Mi letto y che ne può derivare , non s*ar* 
resti ad alcum articoli di sé solamene 
te j leggendo quello cSe v* ha di buono \ 
r diritto y e fuggendo il restante y per* 
ehè questo y come ogni altro Libro ha 
la sua mistura di buono , e di tristo * 
che fannjo concatenat^ione y. e legame» Sa* 

jteb* 

da : dimmi ora tu ^ quanta mai » cambiasti ddt 
quel chiesi allora ! 



rtbbe degno di scusa , ci! dovesse feg* 
gerlo altamente , ed in presenta dì pò* 
poli circostanti , / egli temesse d* anda^ 
re oltre ^ e gli borbottasse la lìngua ^ o 
gli tremassero le mascelle; ma ' è Li* 
brOy che si può leggere segretamente da 
sé a se , sem^a articola^^ioni di voce / 
in solitudine , al bujo , in ogni tempo y 
e in ogni luogo , Due qualità di giova^ 
menti se ne ritraggono/ l^unOf cb^ egli 
s* impara a migliorar sèj e r altro a 
conoscere quali sieno gli uonUni ; per^ 
che que principii , che sono in te , sono 
in altrui , e siamo pane d^ una tnedesi' 
ma pasta y diversificato poi ^ o dal so* 
vercbio essere lievitato ^ mal cotto, o 
cotto pik del dovere/ sicché quale ti 
riesco agretto y\ quale appiccaticcio , r 
qual duro , e e è /' inferrigno ^ e if 
muffato/ ma in fino infine tutto uscì d^ 
urta madia . Per la qual cosa gli uomi' 
ni debboào essere 1 caritativi V uno alf 

u ^ aU 



mitra , r remarsi come fratetll , e n$m 
éhUrarsi per certi difetti , che si veg^ 
geme in altrui j' perchè da sì fatta- cot* 
hra nasce F ime de dm mali , e che tu 
diventi satirico y e cadi in odio alle 
genti y annodandoti di mverr fra gH 
uomini , lodi ta solitudine de^ boschi^ e 
ti manca sola la pelle delPOtso , o del 
Lione per essere bestia y e intanarti * 
Egli è benr conoscere , come siamo fafm * 
pi j per non maravigliarci- poi deli^ope^ 
: rr, che veggiamo^ e- non disperarci pun* 
to y se ci vengon fatte di quelle cose- , 
ebe non si credevano , e ci riescono im^ 
provvise-y perde il mondo si stimava 
essere ad un modo , ed è ad un altra: 
E perchè tu non prenda un tristo con^ 
eetto degli uomini , non istudiare come 
sten fatti gli altri y né esaminare qua^ 
H sieno le loro passioni j ma studia ed 
stamina te , che tu sei y per cos^ dire-y 
modello di tutti , e ritrovanda te , ca^ 



me tutti gli altri , n* avrai questo be^ 
ne , che conoscerai d^ essere degno di 
compassione , e non avrai superbia dei 
tuo stato , anT^t amerai i somiglianti a 
te , comunque tu gii trovi. Io ti pre» 
sento la seconda Parte del Mondo Mo- 
rale , molto pia varia y e grande della 
prima. Vedrai in essa di grado in gra* 
do j. in qual fomta y a cagione delle 
Passioni j la natura umana ^ anxf la na^ 
tura universale venne alterata. Cercbe*^ 
rò y come feci già nella prima Parte y, 
di presentarti ogni cosa sotto immagini 
corporee , e sensibili , acciocché la rigi^ 
dcT^a delle riflessioni y sia ammorbidi^ 
ta dalfa Poetica invenn^ione , la quale 
verrà da me vestita con uno stile , per 
quanta potranno le mie deboli for^e y 
confacente atta materia / e atmeno tale ^ 
che quel eh* io penso , net giungere fino 
atla punta della penna y non perda chia^ 
itex^ •■ ^secondami , e tu che leggi y, 

con 



con la tua émmm vhf^ » cùmg hai 
fatto fino al presente , e son . certa , cb^ 
a foco a poco, d/trai ragione a chi dice y 
che lo studiare nel P uomo ^ è la pik va* 
ria^ utile y e dilettevole dottrina di tut* 
te P altre ^ 



2?7 



* ¥ J(g^ ¥ ¥ ¥ ¥ '->yr' * * * * ^ìL. ¥ ¥ 



IL MONDO MORALE. 

^^^^^^^ 

CAPITOLO PRIMO. 
Argomento ALLECORicOr 

Allegrezza d'Agenon'a, e degK altrt confederati 
dell' avere discacciata Acacia dal Regno • Displa- 
ce ad Agenorta di vedere la stupidità de' suoi 
vassalli educati sotto il gov^erno della discaccia- 
ta Reina • Propone per destargli , di dar loro 
a bere il sugo del frutto d'un albero piantato 
nei mezzo di Cardia , chiamato Ofeli^^ . Ha 
quest'albero così fìtte le radici nel terreno, che 
forza umana non lo potrebbe sbarbare. I frutti 
suoi non si colgono , ma* gli concede solo a 
chi gli promette utilità, e cultura. Figura, e 
condizione d'^essi frutti , ed effetti del sugo 
spremuto , e bevuto di quelli . Va Agenorìa^ con 
ti compagni sotto alla pianta ^ e Idonìa a nom» 

di 



l?8 
di ratti h pi€ffntn j e pronecte • CroIIast b 
pianta da sé > e si spiccano infinite fratte . Ven- 
gono ricoite, se ne £i '^SP* ^'^^^ ^o ^ ^^^ 
agli Andropii. Eferi del beveraggio. 

SPIEGAZIONE DELL' ALLEGORIA . 

Co/J dove P innocenza è tparits^ la superbie y 
e P altre -passioni si rallegrano. Il costume seni' 
plice , e innocente degli uomini sembra alla su* 
perbia stupidezza , ed infingardaggine . Per P « /- 
bero chiamato Ofelia intertdi il vantaggio , o 
queir interesse , che ognuno cerca per se j ed è' 
movente primo delle passioni» La forza delle su^ 
radici è allegoria così chiara^ che non ha biso^ 
gno di spiegazioni . DalP interesse non si pub 
avere benefizio, se non viene kuingato co» ^ai^ 
che speranza di suo vantaggio • La figma d^ 
sim frutti e tutta allegoria ; e Prntndtiri iPLe^ 
latore attento , senza ct^ io empia il fo$Kt di 
dichiarazioni . Il simile avverrà della quotiti 
del sugOj e de* suoi effetti. Le promesse di vario 
genere fatte dal Piacere alla pianta , significano 
r varii interessi^ d* onore, ^i gloria, d* utiktà > 
di dilette » che sono negli uomini . li restante 
i chiaro. 

jLiascia il tniò ingegno dietro a s% trn pfìociofo 

150Mb I per cenere acqua maggiore , Traboccano 

letizia le malig^ sorelIe^ per avere così fa^^ 

cU- 



^39 
ciimente la benigna Acacia con le celesti ZrW- 
mii in una solicucline confinata, e tutte vanno 
trionfando} e correndo la regione, senza punto 
temere di chi faccia loro fronte , e $* opponga . 
Veggono rutti gli abitatori ad una cieca ubbi- 
dienza prontissimi , e volonterosi di godersi la 
novella beatitudine nel bando pubblicato da J^o« 
MO promessa , standosi intanto in pensieri , e 
speranze , senza saper di che , ed aspettandosi 
"^ daila nuova signoria liberalità , e grazie 9 noa 
ancora da niuno comprese ; ma immaginate per 
belle e buone , conxe .si fa di quello , che con 
desiderio s* attende. Da tutti i suoi compagni i 
Agenorìa salutata Regina , la quale col freno del 
iiovello impero nelle mani pubblica provvedi- 
menti 9 consigli y ufficiali elegge , e ogni cosa 
con P animo ^0 move » e governa » avendole" 
ognuno giurato fede y e ubbidienza . In tale sta- 
to era la regione ^Andrvpo^ e da.ogtli lato ri* 
suonavjt ti dolce nome di libertà , quando ap< 
pirato i piedi e le mani erano caduti in ristret*» 
ti lacci , ed in cnkltli catene (i) . 

Da 

(i) Inrégn^naìismnui. tkafartate ììbcttas.ut • 
Sem de vita beata e. j4a. 

Persio nella qtiinta Satira ci dà un nobilissi-^ 
mo tittatfo di quegli uomini , che stimansi li- 
beri imefltre elftfsotK) dalle passioni signoreggia-^ 
ti. Of dimmi itf^ diesigli , ^ner liiero che sir^ 
fiuficaì No^èégU.vhVn èlmd^ych tuiwoif 

Bene 



14<^ 

Da una sola cosa era P animo della novella 
Reina , e de' mmistri di lei gravemente sturba- 
to 9 e cib era , ch'essendo fino a quel punto 
gli Andrea in un gratissimo ozio educati, pò- 
«co pih là si -stendevano colla capacità , e intelr 
tigenza , da quello che la fame ^ la sete , o po- 
che altre bisogne di natura aveano lor fatto in'- 
tendere ; alle quali poteado essi agevolmente , 
sotto il regno d^ Acacia soddisfare, non aveano 
con la diversità delle voglie acuito il cervello , 
ed il cuore , onde più d'ogni altra cosa parea 
che amassero la negligenza» ed il sonno . Ve- 

deasi 

Bene stàf e io appunto vìvo come voglio, N<m 

son io in questa forma pih libero , che Bruto ? 

La conseguenza non quadra , dirà uno Stoico . • . 

La mattina <, mentre che tu dormi profondamente y 

grida t*AvarÌ7Ja : levati su . Adagio un poco . 

Levati y dico. Non posso • Che importa y che t» 

possa , non possa ì Ovati su . A che fare in-^ 

fine f Per imbarcarti : Va a cercare nel Begno 

di Ponto pesci y pelli di Castore y ebano. y incen^ 

so y vini y fa cambi , giura ...Lo saprà Giove • 

Oh sciocco f Se tu hai timore di Giove y tu sa- 

rai sempre un accattapane . Già gli schiavi tuoi 

portano il vino alla nave . Tu vai per imbar» 

corti ^ non v^ ha piU cosa , che ti arresti ; e sei 

pronto a navigare i mari. DalPaltro lato ti chia^ 

ma P amore del diletto y e ti grida dietro ; oh /■ 

pazxo , deroe vai tu ì Qual furia ti traporta « 



HI 
deasi bensì In essi robusta sanità non ancora 
logorata dalla morbidezza della vita, né da' pen- 
sieri , corpo quasi d' acciaio 9 che nulla si cura- 
va delle gelate stagioni , né de' più acuti raggi 
del Sole ; puerizia presto entrante in migliore 
età I virilità massiccia » vecchiezza , che da si 
s'ammorzava, quasi senza avvedersene. All'in- 
contro piccioli movimenti d' animo , pochi de- 
siderii , non timore , o speranza apparivano an- 
cora in essi ; onde alle maligne , e inquiète 
Patossie , quello eh' era tranquillità , e pa- 
ce 9 parea infingardaggine , e sonnolenza , ed 

erano 
questo modo f • « • « Te ne andrai tu dunque ora 
vestito con un grosso canovaccio a sederti sopra 
m banco in compagnia di marina) 9 a bere d* un 
vinoj che avrà odore di pece ^ e di bitume ì Per* 
che ? acciocché gli scudi tuoi , che t* acquistano 
cinque per centinaio , ti dieno altrettanto frutto ì 
Eh datti buon tempo; prendiamoci spasso ; tant^ 
si vive 9 quanto si gode . Domani tu sarai polve* 
re 9 e cenere , non vi sar^ xhi parli pih di te . 
Pensa alla morte 9 e al tempo y che vola : il mo» 
mento in ch'io ti parlo ^ puoi dir j eh"* è pass<ato^ 
Via su 9 dico io , che farai ì Qual prenderai dé^ 
due partiti ì Eccoti due ami che ti traggono /* 
uno di qua , e P altro di là , Eccoti , che tu , 
il quale ti stimi libero , dèi sottometterti ^• 
due padroni ^ ed or a questo^ or a quello ubbi^ 
dire ... 

Tomo VIL X 



imo ponte q«m ds vergogna di signoreggia- 
re , liicevaoo esse , piuttosto ad noa greggia » 
che ad una compagnia d'abitanti d'una regione. 
Per la qoal cosa raonatesi a consiglio , e pro- 
posto fia loro qnello , che fir si dovesse per 
isv^iarli , dappoiché Agenoria ebbe il parere 
di ciascbednno ascoltaro, incomincib a fiwellnre 
so tal gnisa. Ognona di noi , ed io principal- 
mente lo so 9 o care sorelle , e ciaschednno 
de' nostri confederati. Amore, ed Idonio , sa- 
remo attissimi nn giorno a scuotere il profondo 
letargo di questa genìa, cbe male avvezza fino 
al presente nell'ozio , e nel sonno a pena pub 
intendere le nostre parole ; non che essere da* 
nostri ammaestramenti commossa. Ma d^ qne* 
. sto salvatico , e non lavorato terreno esser |>rt* 
ma apprestato da noi , per gittarvi dentro se- 
menti , e farvi ricolta , che ci arrechi nn tem- 
po abbondanza, e ricchezza. Lunga, e insofi- 
riUle fatica ci apparecchiamo , se non facciam 
prima pullulare in ciascheduno partitamente un 
grande amore di si , e di suo speciale vantag- 
gio ; sicché ognuno divenuto di suo proprio be- 
ne amatore, apra con un intrinseco movimento 
la via alle nostre operazioni. Pervenire a capo 
di questa impresa, egli vi dèe ricordare, o so- 
relle , e a tutti voi che qui siete tannati , la 
segreta facolti d'una Pianta produttnce di frut- 
te ) il cui spremuto sugo fu piìi volte bevuto 
da noi , onde ciascheduno di noi , ( ni qui % 

tempo 



tempo ^t mascherarci 9 d^ infingere) apprese 
a tuira volere per sé, e non so come n'avvea» 
ga , che coatrastandoci insteme chi Vnn faeoei 
chi l'alrro , siamo divenuti ripieni di voglie 
cotanto efficaci: ne: la continua quistiòne , che 
abbiamo insieme , dalta compagnia cL dividei 
anzi con vincoli 9 e legami sempre pib saldi la 
stringe ; essendo per li varii, e acuti nostri de^ 
Siderii nato fra noi bisogno all' uno dell' altro « 
Che non corriamo noi dunque al luogo del ma« 
raviglìoso albero ? e che indugiamo noi fih a 
cogliere delle sue frutte , spremere il sugo , e 
darne a bere a cotesti nostri ù gravi , e sonno- 
lenti vassalli > perchè sgombratasi loro dal cere* 
bro quella tenace stupefazione y si reodano ptii 
disposti a' nuovi reggimenti del nostro reame ^ 
Assentirono universalmente i compagni al favel- 
lare à^^enoria / e tutti si mossero alla volu 
della pianta da lei accennala. 

Chiamansi il maligno dìSotto Ofelia (i), ed Ib 
appunto nel mezzo di Cardia^ non in un moi* 
le , e morbido terreno ptamaito ; lùa io un ari- 
dissimo tufo i e sì tegnente fitto > e abbarbica» 
to, che umana forza iK>n che svellerlo, a pena 
potrebbe crollarlo • Per tutti i pili sottili meati 
di quella, terra sono così trascorse le pestifele 
radici serpeggiando, che qua venute fra le due 
terre, e colà all^ingitl sprofondimdosiy e dal^un 

lato 

(i) Ofelia, vantaggi' i ùinttress$i^ 

X z 



244 
lato incrociccIiiaBdosi , e dall' altra con mille 
tortuosità , e ri volture aggirandosi » si sono og« 
gimai per tutto il terreno di Cofiia ampliate , 
e fatto hanno una cosa di si, e di q«eilo. Di- 
cono gli Scrittori delle cose naturali , che il suo 
fittone , o vogliam dire la maestra radice fino 7t 
tenebrosi luoghi di Fiuto è discesa (i) • Mara- 
viglia \ a dirsi , che mai augellini con dolce 
gola non riparano sotto alle sne foglie, ik mai 
nido. appiccano sopra a^suot^rami; ma Nibbiiy^ 
Avohoi , e altri uccellacci di rapina , e di ca- 
logna , hanno, quivi stabilita la loro abitazio- 
ne > cadeQdò dalle sue frondt una candida « e 
minuta peluria sopra di quelli, che tutti gli fa 
parere bianchi quai Cigni f onde gli innocenti 
augelKni di là passando , e no» avvedendosi ^ 
che sotto quel fallace colore stieno occulti n^mi^ 
ci cotanto crudeli , danno a quelli neir ugne t 
e nel becco, ed entrano neMoro ingordi ventri- 
gli. Carichi sotio i rami della calamitosa pian* 
ta di frutte , le quali sembrano avere intelli* 
genza , e vita ; in^percioccb^b non le potresti 
iBai c<^liere con mano , ni con pertica abbat- 
tere; ma solamente col promettere ad esse cóU 
tivazione, e accrescimento , le vedi da si spic- 
carsi, e venirne alle tue mani • Hanno figlS» 

ro- 
.(i) PlittOy o Dite è ti medesima eòe ricchez* 
za* La mastra radice del P interesse ^piU si froi^ 
fonda in essa , ^e altrove» 



145 
rotónda setacciata 9 quasi' cap! d' àglio > dentro 
a spicchi , vestiti ognuno, d' un guscio partico- 
lare , che dallo spicchiò vicino segregato Io tie- 
ne , e tutti gli spicchi sono da un' invoglia 
universale coperti , e insieme rinchiusi . Benché 
aU'a|>parenza di ftrori sembrino gli spicchi in- 
fieme per naturale amore congiunti j nel sono 
però in sostanza; perchè l'uno, quanto pub, 
si bee dentro Tumore del vicino, e si gonfia', 
e il compagno schiaccia, e noi lascia crescere, 
tanto che se con penetrativo occhio potessi pat*- 
sare sotto a quella spoglia generale , si gli ve* 
dresti con vitale movimento l'un Paìtró urtar- 
ci scambievolmente, e alcuno occuparne il luo- 
go del vicino divenir grosso , e polputo , e qua- 
le altro da maggiori forze costretto riuscire 
sparuto , riarso^ e intisichitosi fra gli ampliati 
compagni • 

Tale si è la forma , e in parte fa natura del- 
le frutte d* Ofelia; ma non v'ha umana lingua, 
nt penna, che potesse con T espressione gli ef- 
fetti dello spremuto sugo dichiarare , o quelli 
di sì maravigliosa bevanda , Non influisce già il 
suo vigore , come quello degli altri beveraggi ^ 
in vene, muscoli , o nervi, ma incorporatosi 
dirittamente col cuòre di chi ne lo bee, e fat- 
tosi seco una cosa, puoi dire, ch'esso divenga 
ordigno , e principio di tutti i suoi movimen- 
ti . Imperciocché npn sì tosto è ta sua forza 
intrinsecamente discesa, che soprappreso itcuo>- 

« 5 re 



1^6 
re da un' indicibile aflèziOQC y e teserezza d! ^ 
medesimo, pos^a ogni altra cosx in dinaentican- 
2a , quanto i di bene al mondo vagheggia , s 
brama per str^ e quanto ì di male , rispetto a 
s^solo, abborrisce. O veramente infelice genera* 
2tone degli Andr^piiy se quell'eterno Monarca, 
il quale avea da principio dato il reame di tnt« 
ta la regione ad Acacia , non avesse^ poi con 
nuovi provvedimenti, come vedremo, procaccia-, 
to rimedio contro a questo mortifero veleno , e 
non fossero le santtssìrae leggi venute a ripara- 
re a tanta rovina» 

- Intanto Agenoria y stabiPito fra s% quello , che 
far si dovea , e levatasi' dal bogo , dov' era j 
colà n'andò senza mettere tempo i» mezzo, do 
ve la fruttifera pianta aUargava le fronzute brac- 
cia , cariche delle maravigliose sue frutte • E 
perche la non fosse ostinata a concederle 4 chi 
' gliene domandava ; incominciò Idomo eoa lu- 
"Slbghevole canto a prometterle per parte sua> 
e della brigata > ogni favore a questo modo^ 

Lascia cadere i tuoi /ratti contenta y 
Pianta felice , dai le riccie braccia :> 
Ognuno è pronta y perchè tu consenta^ 
A far quella per te , cJbe pi& ti piaccia r 
Vedi la brigateli a , che non lenta 
A te s^ umilia y e il tuo bel tronco abbraccia/. 
Fedii che ognun ti prega, egnun ti chiede y 
£ d* esserti cultott ti dà sua fede» 

Chi 



247 
Cèi 'le radici tue fari piìt Mie 
Con molta eura^ ed arti non usate: 
Chi farà di tue frondi ghirlandelle ^ 
Che verran riverite , ed ammirate . 
Sorto a quest* ombra io condurrò donzelle 
A te devote >i e genti innamorate i 
Anxi sotto di te stato giocondo , 
Ed ogni bene al fin cercherà il monda. 

Sola tu merti j eh"* ogni studio j e cura 
Metta chi vive in farti bella , e verde : 
Che stabile il tuo tronco è per natura / 
Fatica j tempo teco non si perde • 
Vana del Pai tre piante è la cultura , 
La cui radice si svelle^ e disperde^ 
Sola tu salda sei fra tutte quante 
V altre del mondo ingannatrici pranfe-^ 

Quando ebb^ posto fine Idonio afl'aireftamen-» 
fo del suo cantare, incomrncib l'albero a scuo'* 
tersi pftima alquanto, poi con croIlam6nto mag; 
gtoré, dimostrando, ch'egli avea intesa fa so- 
stanza detle parole , e che la speranza de''pro^ 
messi benefizi! ne \o rendea liberate r E men- 
tre che i rami della sua cima si dknenavanót 
spiccavansi da questo e da quetfo rn grande ab- 
bondanza le fratte da sb a si , e qua e colà 
cadendo si ruotoUvanò sul terreno , a guisa ap- 
punto delle mature pesche , quando U villano 

con 



148 
con le callose mani, l'albero di quelle abbran- 
cando , Io scuote • 

Non prese indugio Tastata compagnia a dare 
effètto ai conceputo pensiero > ma raccolte d» 
ogni lato le frutte , e sopp^tan4ole e {M-emen*- 
done in alcune marine chiocciole il sugo , allora 
allora Io diedero a bere agli Andropii tanto y 
che un solo non ne rimase, a cui non entrasse 
nel seno. Odi mirabile efl^tto f Appena succia- 
to aveano il vigoroso beveraggio , ch^esso con 
la sua penetrativa forza entrato loro nel cu^e , 
lo riscaldava per modo , che una famosa ebbrez- 
za a ciascheduno gli occhi velava, tanto che P 
uno non vedea T altro , e pareagli d'esser solo 
al mondo rimaso. Così barcollando sulle ginoc^ 
chia addormentavasi a poco a poco , e sogna- 
va, e sognando gli parea, che quanto era nel- 
la regione di bene dovesse esser suo , dappoi- 
ché tutti i compagni erano d'intorno spariti, e 
in tscambio di dolersi , e atterrirsi della nuova 
solitudine , sentiva in suo cuore allegrezza , che 
quante cose vedea , tutte da lui solo dovessero 
essere possedute. Metteva questa pazza conso- 
zione così salde radici nel cuore d'ognuno, che 
destatosi appresso , e vedendo y passato T ingan- 
no del sonno , ^li altri Amiropii ancor vivi per 
la Regione aggirarsi , queUo ch^ era stato leti- 
zia , cambiavasi in desiderio , nt potea altro 
volgere per P animo , fuorché la sjparita felicità ; 

e bra- 



249 
e bramare per sisolo quel che vedea , con tutto 
che la superficie della terra fosse calcata da in- 
finite creature a sé somiglianti • In tal guisa 
pensava ognuno fra sé ; ma vergognandosi d* 
aver prestato fede air ingannevole apparenza d^ 
un sogno , stabiliva di non partecipare il suo 
pensiero ad alcuno 9 anzi di far buon viso a' 
compagni piìi che mai ; donde poi nacquero i 
dolcissimi vocaboli, che significano osservanza, 
amicizia > e altre dolcezze , per occultare altrui 
ad ogni nostro potere 9 che nel principio abbia- 
mo pazzamente sognato d* esser soli al mondo , 
e per mascherare la nostra gran voglia d^aver 
signoria d' ogni cosa . In tal guisa apparecchia- 
to era T animo degli Andropii dal bevuto sugo, 
quando le Patossie incominciarono a gittar le 
sementi 9 quasi in lavorato terreno, di loro ma^* 
ligne, e pestifere biade, come diremo nel pro« 
seguimento dell' Istoria . 

Avendo oggidì Luciano ancoura quelht buona 
ventura^ ch^avea i^ tempi ^mi ^ di dar nelPumo- 
te alle genti , e facendomi pih persone testimo^ 
nianza , che viene gradito , proseguirò a pubbli^- 
carne qualc^ squarcio. Per osta lasciati da pop* 
te i Dialoga y darò in luce il sho^ 



250 

RAGIONAMENTO 

CONTmO UN UOMO IGNORAHTE, 

C9mpeTst9re di tmiti Li in » 

E io ti dico , che qaanto tu sai ora , è ap- 
punto alla tua intenzione contrario. loipercioc- 
c}it ta immagini di apparir ta ancora eia qqal- 
cbe cosa nelle dottrine, comperando qna, e co* 
là con grande ardore tutti i libri (nk belli. Ma 
peggio t* avviene , cb' ancbe questo mo compe- 
rare concbiude , cbe seMgnorante . In primo 
luogo tu non comperi i migliori , ma presti 
fede a cbi prosuntuosamente gli loda : siccbè 
cotesti bugiardi lodatori di libri , quando ban* 
no trovato te , fanno sagrifizio a Mercurio (i), 
t si pub dire , che tu se' un tesoro aperto a' 
sensali , o rufHani di Libri • Oh ! a quat altr» 
segno potresti tu mai distinguere da te stesso 
gli antichi, e di molto pregio , da'domnali , e 
da'nuHa, fuorché al vedergli rosi, e pertugia- 
ti > e non chiamassi ad aiutarti in sì fano esa- 
me per giudici, e consiglieri tignoole, e tarli? 
Qual giudizio potrebbe mai formare da si quel 
tuo capo, e in qual forma , se sono squisita* 
niente corretti , e per eccellenza , e fedelmente 
copiati ? 

Ma 

(x) Protettore de* ladri. 



Ma via , io ti concedo ) che tu possa dar 
giudizio di quanto Gallino con molta bellezza 
di carattere (i), o di quanto quel famoso Atti- 
co scrisse con infinita diligenza ; ^ual vantaggio 
avrai tu, o grand' uomo, dal possedere le cose 
scritte da loro , dappoiché tu non sai punto 
qual sia la bellezza di quelle ; n^ farai d' esse 
mai uso maggiore di quello , che si possa go- 
dere un cieco la venustà , e la grazia delle ama- 
te fattezze f Egli h vero , che con gli occhi 
spalancati tu ti stai guadando que' libri , e te 
gli bei ; e alcuni ne leggi a furia trascorrendo 
con rocchio, che va più ratto della bocca. Ma 
anche questo non ^ a bastanza; perch'egli s'ha 
a comprendere di tutte le scritture vizii , e bon« 
tà ; e intendere dì che tratta ognuno 9 e con 
qual ordine di parole y quello , che dirittamen* 
te l scritto , o con poco fondamento , o poco 
lealmente , o falsato . 

Che dì tu dunque ? Che queste cose le sai 9 
benché tu non P abbia mai imparate? Donde P 
hai tu imparate? O hai tu peravventurà, come 
quel Pastore (z) , avuto dalle Muse il ramo dell' 
alloro? Io" non credo, che tu abbia udito mai 
a ricordare Elicona , dove si dice , che coteste 
Dee abbiano la loro abitazione, nt che tu neir 

età 

(1) Anticamente i sa ognumoj non jtrano aitri 
libri i, che copiati. 

(2) Esiodo. ' . . 



età faocidlesca. sia quivi dimarato- mai • Aozi 
a te BOo è lecito pure il ricocdarti delle Muse* 
Imperocché esse non ebbero ponro a sd^ao di 
comparire innanzi ad nn Pastore , zoticone, se- 
toloto , e tinto ^ e incotto, la pelle dal Sole • 
Ma ad nn nomo , qnal se' tn ( io te lo giuro 
per quella Venere «che Libanitide.è chiamata -» 
concedimi per al presente, ch'io non dica ogni 
cosa con eloquente ampU6cazione ) io so bene 
che le non si degnano di venirti appresso , non 
ch'altro; e in iscambic dell' alloro, le ti flagel- 
leranno con verghette di mirto (i) , o foglie 
di malva , perchè tu non sozzassi loro Ol- 
meo (2), o Ippocreoe fonti alle asseute greg- 
gie. tuttavia , e alle purissime bocche de'Pa* 
scori , opportuni , e patenti • Ma per quanto 
tu sia presuntuoso , e abbia la faccia, invetria- 
ta 'y non avrai però, aniipo di dir mai , che tu 
fossi nelle dottrine ammaestrato, nt che avessi 
pili stretta pratica co' libri di quella ^ che tu 
hai , vie questi fu il mio maestro 1 o quegli 
mio condiscepolo. 

Ma tu speri di compensare tutti questi di-» 
fetti col solo comperare molti libri. Abbiti pu* 
re fino a qui raccolti tutti que' libri di Demo^ 

stepe, 

(i). Pianta dedicata a Venere . Lo sferza P. 
Autore come lascivo • 

(2) E^ POlmeo congiunto da Esio^io alf Ip-^ 
pocrencf e al Permesso. 



*S5 
«tene, clic ? Oratore, scrisse di sua mano, e quei 
<li Tucidide , de' quali otto belle copie fatte 
xlallo stesso Demostene venner trovate . Se tu 
«vessi t«tti qnelK , ctie da Atene mandò Siila 
in Italia^ n' acquisteresti tu mai un granello di 
<lottrina di pib? Stendigli a foggia di letto, è 
"dormivi sopra; appJccacegli con la colla in sul 
corpo, e portagli teco intorno a foggia di ve- 
stito , sarà quel medesimo . Fornisci una scim- 
mia 4i dondali d* aro , dice il proverbio , /* 
ti riuscirà scimmia sempre • Egli fe vero , che 
tu hai un libro rn mano, e leggi continuamen- 
te; ma di quel che Iegg4, non intendi fiato; e 
•come Asino , ascolti la cererà , movi gli orec- 
chi , e non altro ^ Se il possedimento deMibri 
rendesse dotto fi padrone ; non vi sarebbe oro 
che pagasse possedimento tale ; e sarebbe solò 
di voi ricchi, potendosi cerne I^ altre mercanzie 
avere al mercato, e superare noi poverelli . Poi 
chi potrebbe contrastare di dottrina co* merca- 
tanti, e dibraj, eh* hanno tanti libri, e tanti ne 
vendono ? £ tuttavia , s^ esamini la faccenda ^ 
tu vedrai, che non sono molto più dotti di te; 
ma hanno una barbara lingua come la tua , e 
quanto al sapere, nulla intendono; come s'ha a 
credere , che sia di tutti coloro , che non bada- 
no punto al bene , o al male , che neMibri si 
trova. Oltre a ciò tu n*hai alcuni pochi com- 
perati da loro ; ed essi dì , e notte squadernan 
libri. 

Tonto VIL ^ Adun- 



*54 

Adunque per qual prò 9 e utile comperi* tir; 
se non pensassi peravventura 9 cbe sieno dotte 
le casse de' libri , come quelle ^ cbe teogono 
cbinse le scritture di ts^nti nobili anticbi intel- 
letti ? Io ti prego 9 rispondimi ; o piuttosto., 
secondo che versai da me interrogato r aac^i^ 
na col capo $ì 9 o no , poiché non sapresti dir 
altro. S' egli ci fosse uno, che non sapesse dar 
£ato alla Cornamusa, e compera^ gli strnmén* 
ti di Timoteo, d'Itoienia, il qusde gli pagò 
sette talenti in Corinto; credi tu, ciie avendo* 
n gli sapesse suonare ? O credi tu cbe non 
avendo Parte di valersene» gli giovasse svila il 
possedergli? Tu accenni, che no,, e hai ragki'' 
ne» £ s'uno avesse gli strumenti dìMarsia^o'^ 
d'Olimpo, quando non ha imparato «suoiitaej 
non suonerà • E s'alino avesse Parco, e Je saet- 
te d'Ercote 9 quando, egli non fòsse Filotter^, 
che ponesse quello stendere > e queste dimzar« 
al bersaglio, cbe ti pare? Farebb'egli 'impitesa 
degna di buon saettatore? Ecco* 9 tu. accenni 
cbe no , tuttavia. Per. la stessa ragbne«poiri 
due, Tnno cbe non sappia re^ere^navi , e/l' 
altro 9 che non sappia cbe sia cavaUerÌ2«L<^ • s« 
Il primo si prenderà una ben ^corredata nave, e 
lavorata, squisitamente tanto pei ^decoro,- quanto 
per la solldirà ; e P altro comperi un; cavallo 
'Tersalo 9: della generazione de' Centauri 9- e se- 
gnato coi marchio della pib egregia zasza del 
mondo ; tHi P uno, né P altro né sapranno :.&» 

re 



*5J 
tt uso , e tì> saranno gabbéti • iVcdi tu » che 
tu accenoi che sì ? Or bene , credimi dunque, 
e aqcenna dì sì anche di quello , eh' io dirò. 
Quando un tuo pari ignorante compera molti 
libri y che fa. egli altro fuorché mettere altri^ 
in bocca punture , e pubblicare bottoni contro 
a sb y e contro aila materialità , e mellonaggi* 
ne sua > Sei tu ora forse fra il sì > e il no d* 
atTermare ? Questo argomento h chiaro come il 
Sole , e cbi ha buon occhio vede subito , che 
tanto hanno a far reco i libri, quanto la Luna 
co' granchi. 

Non é gran tempo passato , che fu già in 
Asia un uomo ricco ^ a cui per una certa cala* 
«lità vennero tagliati tuttadue i piedi : forse 
cred'io perchV viaggiando ^Ila neve, gli si gua* 
standnò, e incancherirono • Basta , che avventi'* 
togli questo tristo caso, il pover uomo per 
eonfortarsi , come potea in tanta calamiti fece* 
si fare i piedi di legno , e legatigli alia gam* 
6a, s'appoggiava a' servi 9uoi, e andava. M* 
la cosa da ridere si era , ch'egli comperava 
sempre bellissimer scarpette , fatte alla foggia 
piti moderna, e metteva in quelle ogni studio^ 
e pensiero 3 t oltre a cib con attillate calzette; 
volea' sempre vedersi ornati que'dhe pezzi di 
legno» cio^ i piedi suoi. Ora> dimmi, non fai 
tu forse lo- sfesso? Tu hai un. intelletto zoppo, 
e di ceppo, e tuttavia acquisti, e comperi sti- 
valetti d'oro, ne' quali appena potrebbono an» 

> 2 dare 



1)^ 

.dalie avaintl i più umi'j e ]m1^ diiitt» p!edt cfoi 
mondo:; 
Ma giacché, m hai- fia gir altrr Hbri compero 

. Omero /più volte y fa che ubo a|»a, e ti legga 
il secoodo libro- dell' Iliade ; del restante non 

, ti .curare ,^ ohe eoo- v^ha cosa per te • V'ba 

; quivi r imitazione d^ua certo omicctatto , la 
agni. sua cosa degno dlf iso , col coppo bistor- 
to. ,. e. debole f che fa una diceria in pubblico. 

.Se dunque cotesto Tersite (che cosi iia nome) 
sL flettesse indosso V arme d'Achille , credi tu 
che. perciò egli divenisse in un subito bello, e 
Rigoroso ^9 e che del varcato fiume con un sal- 
to, imbrattasse l'acque di sangue Troiano? An>- 
433azzasse Ettore ^ e prima di lui Licaoae > e 
Asteropeo.con l'asta di frassino d'Achille , un 
uomo da befiè, che potrebbe portarla sulle spai* 
Je a stemo ì Io sa cho to dirai : No , e cha 
anzi scoverebbe a riso , zoppicando' setto lo 
j$cudo , sdrucciolando col muso innanzi pel pe- 
fPr.e (^ egli volesse guardare fuori per l^lmo) 
strabuzzando due occhiaccir loschi ^^ sollevando 
,<oIle spalle gobbe Io schiuiere^ e strascicandosi 
dietro gli stivali , t^e ohe farebbero vergila 
;^I padrona dell'armi, e al fabbro > che le:feee» 
I^on vedi tu(, che Io stesso avvienea te, quan- 
do tieni in mano un libro bellissimo^, ornata 
di porpora^ e dorato; e le leggi in modo, che 
quella; tua barbara pronunzia tutta Io disfigura > 
e scoavplge;. tidiSiKiosi <lel fatto tua ì dotti y e 



*$7 
lodamioti h htiff^t^. de* tuoi adulatori ^ i q^ali 
guardansi ia viso, e st>esso ridono anch'essi? 

Io- ti voglio anche nartare un altro caso* av- 
venuto ne' giuochi Pitti. Fu una volta un'cer* 
to Tarantino, chiamato Buonannunzio , nomo 
a casa $ua non volgare , a* cui venne in cuore 
d'aver la vittoria in essi giuochi i e veduto 
che quel lottare ignudo non era cosa da^ lui, 
per natura ni robusto ^ né lèsto; si credette di 
poter vincere facilmente i concorrenti nel suo- 
no della cetera , e nel canto; lasciatosi a ciò 
persuadere da certi maladetti oiomini suoi dome- 
istici) i quali nel lodavano^ e gridavano a'd alta 
voce per maraviglia , quando egti a pena aVea 
•messo le dita sulle corde • Per la qual eòi» se 
n'andò a Delfo» con magnificenza, e sontuosità 
in^r tutto • E principalmente s'aVèa fatta fare 
una vesta tessuta d'oro, e<un» bellièsimà ghir- 
landa di lauro d'oro ; e in iscambio delle bac- 
clie dell'alloro, v'avea iiicastrati smeraldi gran- 
di come le bacche. Pensa poi che la cetera era 
il piU mirabile lavoro , che mal si veides^e per 
valsente, e bellezza, tiftta d'orò massiccio, or- 
nata-di preziose pietre e intagli, é v'erano fra 
l'altre cose scolpiti le Muse , Apòllo , e Or* 
feo : in somma un miracoloso spettacolo ad 
ogni uomo, che veduta l' avesse . 

Venbe finalmente il giorno del contrastàmen- 
to: tre furono i concwrenti , e toccò aBuonan* 
fiunzio d'usdr a canute il setòildé f dopo tt« 

j^ j certo 



15» 
ceno Tespi , che non avea però fatto male là 
parte sua . Eccoti , eh' egli entra tatto luce (P 
IMO) smeraldi,' berilli ,. gìaciati ^ Si vedea un 
bello scarlatta con motta neblkà anch' esse 
ffa Poro ri^plendere • In sul primo apparire 
percosse con tante vistosità il teatro y e tutti 
gtr Spettatori, erario pieni d'una mirabile aspet* 
tativa y ma- egli s'avea finalmente pur a canta» 
Ite , e a suonare k cetera : onde incomincia a 
strimpellare un cecto che dt sgarbato » e scon- 
cio , e a picchiare In sulla cetera con «laggior 
furia del bisogno , tanto che spezzò tre corde 
ad un tratto, e volendo cantare, gasgagliò una 
eosa tanto discosta dalla musica , e sì materia- 
laccia , che scoppiò fra^ gli spettatori una risata 
universale j e coloro^, i quali presiedevano alia 
festa tenendosi bef&ti da tale sfacciataggine, If 
ebbero sì- a sdegno , che ne la cacciarono fuori 
ieìr teatro colle sferxate. Oh ! ti so dir io che 
allora si fecero le rìsa grass» a vedere Bonan- 
nunzio tutto .d' oro che piangea , come un fan- 
ciullo ^ tratto per la scena da' frustatori v con tt 
gambe sanguiuenti per- le percosse, cogliere dal 
terreno le figurine lavorate della cetera , che 
gli erano , nel tempo che veniva frustato ,. in- 
sieme con. essa cetera ia terra cadute . 

Di là a poco eccoti venire innanzi un certo 
Eumelo Eliese, ed avea una cetera molto bene 
antica co' bischeri di legno , e con una vest« 
indosso > e una^ ghirlanda del valsente l'una,.. a 

l'aL- 



15^ 

faftra di di0ci drainine. £ tuttavia costui can^ 
tò così bene , e con tale arte toccò la cetéra 
sua , cbe yinse la pugna , furono le sue lode 
preconizzate dal^ Trombetta , e si fece beffe di: 
Buonannun-zio , che si teneva da tanto con quel^ 
h sua ceteray e con quelle sue figure; e irarra» 
si che gli dicessjB : B^enannunvo j perchè tu se^ 
ricco nr venisti inghirlamiato r»» /i» corona di' 
lauro d^oro y e io che sona povereilo d* Apollinee 
fòglie • Infine abbiti della solennità del tuo ap* 
prestarne)^ quel solo frutto , che ne potevi ave- 
re^ cioìf d* andarne via di qua mperato^ né com-» 
passionato da alcuno y ma odiato da tutti pep 
cotanto tuo vóto d* arte ^ e soverchio sfoggio , Prin- 
cipalmente ha che far teco cotesto Boonannuir- 
2Ìo in ciò r che non curi punto il ridere degli 
spettatori • 

icci anche una favofetta di Lisbi'a ,- che non 
sarà fuori di tempo il raccontartela • Dicesr,. 
che avendo le femmine' detìa Tracia lacerato Or- 
feo y il capa di lui con la lira nelPEbro cada«- 
so, venne al Mar nero portato; e nuotando ca^ 
pò , e lira insieme , quello cantava ,. seconda 
€he dlcona, lamentazioni sopra il morto Orfea/ 
e la lira , scuotendole i venti le corde » l'ac- 
compagnava suonando r onde approdò con que^- 
sta canzone a Lesba. Quivi i popoli mccolsero 
it capa , e lo seppellirono colà dov'è il Tem- 
pio di Bacco- , e la lira dedicarono ai Tempia 
d'Apollo ,. in cui venne lungo tèmpo serbata ». 



Avvenne dopo un certo spazio, di tempo » 
che avendo Neanto figliuol di Pittaco tiranno 
udito , che cotesta lira avea tratto a sb ani- 
mali , alberi , e pietre , e che niun uomo dopo 
la morte d^ Orfeo V avea suonata più mai , gli 
venne Io struggimento al cuore di volerla acqui- 
stare , onde corruppe con la forza de' danari il 
Sacerdote di Bacco, e l'Indusse a metterne qni^ 
vi un'altra somigliante , e a dar la lira, d' Or- 
feo a hil. Dappoiché l'ebbe ricevuta, non pa- 
rendogli cosa mólto sicura l'adoperarla in cit*^ 
tà di giorno , la si celò in seno fra le vesti f 
t se n'andò soletto in un sobborgo, dove trat- 
tala fuori , incominciò a toccare, anzi a mal^ 
menare le corde, sperando il giovinastro senza 
arte, e sapere di Musica , che la lira mandas* 
S€ fpori un divino suono da allettar tutti, e d' 
esser egli l'erede della Musica d'Orfeo; e tan- 
to suonò il ^meschino, che tratti al suono mol* 
ti cagnacci insieme lo fecero a pezzi • Sicché 
altro non ebbe di somigliante ad Orfeo, se non 
che contro di sé convocò que' mastini. Di qua 
chiaramente si vide, che non la tira allettava» 
ma r arte , ed il canto , conceduti in superlatir 
vo grado solamente ad Orfeo dalla Musa sua 
madre s e che la lira di lui non era miglior 
masserizia di tutte l'altre chitarre. 

Ma che ti narro io d'Orfeo , e di Neanto ^ 
se a' nostri tempi fu , ed è forse ancora chi 
comperò per tremila dramme la luceroetta di 

terra 



terra d' Epitetto ? Sperando , cred' Io , che coi 
leggere di notte illuminato da quella , gli do* 
vesse di subito venire in capo tra le notturne 
tenebre la sapienza d* Epitetto , e di dover es^- 
re a quel maraviglioso vecchio somigliante. 

^ E jeri y o jer V altro non so quale uomp 
anch' egli sborsò un talento per comperare quel 
bastone^ che Proteo Cìnico ripóse, quando en- 
trò nel fuoco ; e tiensi quella gioja , • e ne fa 
pompa e mostra , quale i Tegeti delle spoglie 
del Càlidonio cinghiale , i Tebani dell'ossa di 
Gerlone , e que'di Ménfi de' ricciolini d'Iside. 
Ma il gran posseditóre dì sì nobile maraviglia 
i ancora più sciocco, e sozzò di te, che pure 
se' infelicissimo y e àVresti di bisogno di quél 
bastone sul capo. 

Narrasi' ancora 9 che Dionisio tiranno dettò 
una Tragedia sì trista j. e da beffe', che non po^ 
tendo FKosseno ritenersi dal ridere ,. ne fu piì^ 
volte condannato alle cave de* sassi . Per là qual 
cosa ,' vedendo egli che pur si rideva del fatto 
suo y ' comperò con gran diligenza le tavólélle 
da scrivere d' Eschilo , stimando che quelle di 
subito gli mettelssero lo spirito poetica nel cor- 
po • 'Ma se mai scrisse còse degne di riso ; in 
esse, tavolelle le scrisse 3 come- quand'egli cantÒ^ 
di Doride : 



162 

. Di DÌ€msm è vemtUM Im wMjgUej 

Q Patcro verso : 

JiAi / ^ua/ moglie perdei cturttn i e comoda ! 

che qaesto anche uscì di qoelte uvolelle , e 
quest'altro: 

Gli uomini paTxi se medesm if^smiémo. 

Benché qaesto % si può dire , che quadri a te , 
e che Dionisio io dicesse per te; ed è un vec^ 
IO) per eui si doveano quelle tavolette dorare* 

Quale speranza bai tu miti posta fieMibri » 
che gli. squaderni sempre , o gP incolli , o gli 
tondi , o con zai&rano e cedro gli tingi > o di 
pelle gli capri , o di cartepecore , ' cpme se. a' 
avessi a trar frutto? Se'ru però fatto \B)igUorei 
da tanto comperare ; o puoi tu dire aacora : i 
libri insegnano si e sii. Tu seVpib mutolo d'^llm 
pescie * Tale i la vita tua, che sarehbe^ una iU 
sonestà a dirla ; e per le tue laidezse se' ve&tH 
to a schifo a tutti , come un cane rognoso • Se 
i libri rendessero tali gli uomini , sarebbe da 
fuggir da quelli, come dal fuoco. 

Due sono le cose ^ che può Puomo appren- 
dere da quegli antichi ingerì : . ciò sono dire ^v 
e fare quel che si dèe, con l'imitazione, de'. 

mi- 



tnigliorl, e col fuggire i peggiori: se xA l'una 
utilità , ni P altra quindi trae Tuomo, che fa 
egli altro , fuorché apparecchiare coMibrl suoi 
esercizio a' topi , casa alle tignnole , o bastona- 
te a' servi per la poca diligenza nel serbargli? 

Dirai tu forse , che non sia gran vergogna , 
quand'uno ti trova col libro in mano , poiché 
sempre n*bai pure alcuno, t ch'egli ti dóman* 
da : qual Oratore , Poeta , o Storico i questi ì 
tu che pure Io sai pel frontespizio, gli rispon- 
di francamente; ma se, come s'usa, il ragiona* 
mento va in lungo , e quegli comincia a loda- 
re , o a biasimare qualche squarcio della sctit-^ 
tura ; tu non Sài piti ove t'abbia il cervello y 
n^ profTerire parola-: or non vorresti tuaHora^ 
che la terra ti ^-afprisse- sotto , vedendoti tu 
con un libro in mano a quei modo, e portarlo 
intorno , Còme Bellefofonte le lettere . 

Vedendo Demetrio Cinico un c^rto ignorante 
ih Cérimo , cké teggeva un belUssimfo libro j 
cred'ió le Baccanti d^ Euripide , e trovatelo a 
quel passo , in cui il Messo narra l'accidente 
diPedteO'5 e l'^Oj^ra d'Agave ^ gli brancb il 
Hbio, e 'SqU^rcidllo dicendo: Me^ioè che Pen^ 
teo sIm da me iaeeràto ttna vbka^ thè téme da 
^* £ certo che' per quanto' So abbia meditata) y 
non ho ancora potuto ritrovare, perche tu miet- 
ta tal cura i e «tudio nel comperar libri ; Chi 
sa qua! tu se', non pub dire , che tu ne possa' 
trarre miglia utile , x) altro tìso* farne > che us 

calvo • 



«alvo delc<imperitf petf«ie,..iin'Ci0cO/d^-d(i6e» 
chio, un sordo d'uop^o»? «b eoaiiija. £ fent^ 
miaa, uà UO190 nai» fra .terra ,^ di remo^ t>. 11 

cocchiere de4r aratro* O baìquesfo coaipnaic 
libri una .certa o^^ntsaiwm. di riqcfaeizav .£ 
.ruoi farvedeiK ad^.^igM uooiiDticb^ d'i«aa;'gcan«* 
de opuleoea spandi ^ualcoeta. anche in-^^Ik^^^ 
che veruna utilità non VarrcSza? Ma pcr.iquaai» 
to io medesimo ne potei aaper&.y chef^ve som 
Siro, se tu non ti fossi fatto scrivere xtm fro^ 
de nel testamento d*un certo buon vecchia, sa» 
resti fino a qui morto .di^ fame , e avresti, mes? 
si air incanto* i tuoi librici ): 

. Rimane oca a dire.) che cocesti tuoi cagsot» 
ti, e adulatori, non solo ti dieiio ad intende^ 
re, che tu sia bello , e degno d' amore ;* ma , 
più che qiun altro mai.fos^, Sporico, ed Qra* 
tore ^ ond^ tu comperi libri per ratificare ^ te 
lodi, che ti danno • Imperocché egli ridice., 
che tu reciti ne' conviti dii^nzi a quelli, : ed 
essi assetati a guisa di terresti ranocchi tigra-' 
cidano iatprno, xit possono bere» $eprjiDa4io« 
sono quasi scoppiati fra le. maraviglie ^ . e I' esl> 
clamazioni. Ben se' tu uomo accoacw) » e 6<:t«^ 
le, dappoiché ti lasci, come un bufolo, menac 
pel naso, e credi quanto ti dicono; .-per ^modfls 
che ti diedero fipo ad intendere un giorno^ chft 
tu. ave vi il viso somigliante ad,.- un certo SLe« 
qua! .fu già qu^l fi.ttizio A|escindro.t .«- ^A 
follone {9ÌSQ Filippo». e que^,fijirwUto.Nerofie« 

Al 



f65 
ti cempo .de' nostri maggiori ; o seakro vi fu» 
che di bngfa 'il sno nome contaminasse • 
. Ma qaai maraviglia , che questo a te uomo 
idiota »'« materiale iSK:cadesse, se col cdpo aito 
camminasti', imitando andare, modi, e aspetto 
di. coluta al quale si ti cofnpiaceri di somiglia- 
re >-'qtiandò ci narrano ) eh' andie a Pirro > per 
altro grand' uomo e nobile, si fu dagli adub*» 
tori gnasto il c^vcUo nel fatto della somigliati^ 
oa , che gli. parea di somigliare ad AkfTandro; 
e v'era piii da Innge , che ii Gennajo dalle ro- 
se « Io vidi già l'immagine di Pirro > e tutta- 
via egli credeva , che in st fosse espressa la fi- 
.gura. d' Alessandro « Ma fino a qui troppo gra- 
ve, inginria ho fatta a Piirro , avendolo a te in 
questa cosa paragoifi^to, e con tutto db quel- 
lo , che. ne vien dietro ha ancora grandemente 
-che &r Tcco • Imperciocché essendosi Pirro po- 
sto in capo questo capriccio , e credendolo ; noti 
V'«ra alcuno , cbe non fosse del suo parere, e 
con esso lui non infermasse di tal malattia, si- 
no a. tanto , che nna vecchierelia forestiera di 
Larissa, dicendogli la verità, gli trasse questa 
grillo del cjfipo. Dappoiché avendole Pirro fatto 
vedere l' immagiiìé di Filippo , di Perdicca , d^ 
Alessandro, diCassandro, e d'altri Re, le do- 
nando a cui di quelli foss'egli somigliante?. 
accerfitftdOsi eh-' ella ne sarebbe caduta in Ales- 
«andrcr. Ma ella stata alquanto sopra di sì , gli 
• disse, a BéONKchioièf cuo^o e essendovi a quel 
Tomo VIL z tem- 



2é6 

tempo lALarìssa uh cèrt' uomo, chiamaffo Botiti» 
rhione cuoco; a Pino $oimglkmtCv'> 

A qua! giovada£cio> o tsdztto tu sowigll io 
not ti dirò; ma questo so- io' che 'p^ilfr da. cal- 
tene se^ tenuto da ttitrì y A vòier toiftigtiare^a 
cui tioa somigìt. Ett % veramente ima Aìnaavu 
gliosa paz2la , che^ tu pessimo Pittore:^ di tè 
stesso, voglia parere ^oirtigli^te< a' Ldtterad.^ t 
prestar fede a coloro i tiie con tal nome ti: dm» 
mano . Ma ' che sto io sciierìaodo con* stmiii 
bagattelluz2e ? Tai^i nie ne sono avv^eduto 'si| 
ma nota è la cagione , cfce' ti fa volgtftef'tatt 
ranra furia il pensiero a^ Libri • Questa Sviatoli 
belfa ) e sapiente Invenzione , secondo :U' tvm 
parere , e vi fondi sopra alrhsìnoe spetanar^ os 
ciò i elle quésta tua pràtica eo^ Libri veaga 
agli orecchi dei? Impef adorè , il quale fai graii> 
dissimo conto delia dottrina» Tu sperì in bre* 
ve tempo d^ avere ogni grazia da lui , s'egli sa^ 
prà mai che tti cotiipèri, -o ':plaghi nolo di mei- 
ti Libri • 

Ma pensi tu, o sfrontato, cb^ egli' sìa cotan.-» 
to alloppiato , ch'egli oda solaraeilte a dire- la 
cosa de' Libri, e poi non sappia qaal sia la^tua 
vita di giorno , e di notte , e quanto ttacanni^ 
e t'empii il ventre, e con quali uomini «i e di 
quale età frasche tu faccia conver6aiioBe?^^M«Q 
sai tu che i Re banno molti ^chi, e <oreediiÌ 
'E sì patenti 'sono i fatti tuoi ^ cbe^gii sauflo 
. ornai ciechi , e sordi .Hto sì tostd bai 'artico* 

lata 



lata purohi oli se* nel bagno. spoglUtd t onon 
ti se* spogliato i sd v' entrasti ,, o se v' entrato- 
no i Si8rvi:tuoii ohe cxt^ì i;u» che.sì fatti se- 
greti Bottoroi non si sappiano incontanente? 
Vìenne>.&.4in)ml anche questo, se quel vostro < 
Bassa Sofista > a quel Batalo Suonfttor di ,pifiè-( 
ri, o Emìtepnef beli' irnljustp, di Sihari i quali 
vi dettarono, que' vostri, nobili Statuti del fra* 
scheggiare «on gran grazia ,,. dell'andare puliti, 
come mosche. ,, senza, avere un pel. torto , pro- 
fumati.^ e leggiadri.,, se dico alcuno dL cotesti 
vostri matsKi di vita gentile x $i vestisse. eoa 
ìm pelle del (ione., e, n'. andasse cop una inalza 
in mano , che creali tu, ch'egli paresse agli 
spettatori ì: Diremo noi , eh' egli fosse, mai Er-. 
cole? N^c S'egli anche avesse a fare con eie-? 
cM. Mille: cose farebbero ,te.stimonianza contra 
al vestito d- ^cole , i misurati passini.,, la. guar- 
datura^ la vocinai il soave. girar del capo, la, 
biacca, il mastice , e il Jiscio ,, co' quali v' or- 
nate tanto, che, come dice il provverbio^ egli 
il cosa, più..' facile, il celiure $otto< ad uq. Bì-accio 
cinque elevami , che tia solo vostro pari .. £. sei 
k pelle delJLione -non basta a. coprire uno di 
costoro, speri cu, che uà Libro ti copra? Nò, 
non pub , e ti scopriranno gii altri -indizii delU;^. 
tua vit^k 

La somma si..^ , ch^eglt mi pare.^ che^ non: - 
da' Libìcaì » ma dalM propria sua cottdUiia yita,^ 
ft:da. it ); d^e{ ogni Domo prendere le .sue spe- 

L ^ ^2. ran- 



raoze. E^tli fi -Ai ad inrctidére cbe Attfeo/i^ 
Cailto» librai Atmé^ tuoi avvocali 9 à t^tìtfto*' 
sii dì torto? Nò, ma tuoi testimonti, e#vvo* 
cari smaamo , etiti notei&i crtidcli , ì qusdi ^ 
^oando voni in Cielo , ti schiaccerailliO' il e*» 
pò , come ^ tordo , e ti ctfndiirraiifio ad nw^ 
estnma povertà: ^ che beh dovevi 4tk\ i4enttat<» 
vu volta in cervello , vendere a qdalcbe dòtto^ 
uomo i Libri tooi , e qiiella* tnai llllotmfiMlt^ 
edificata casa ; e itstimirb almeno una pftrte^ 
qmmo e dovuto a*^met»ni d^Ka&BfiMrazai tvcA; 

Impenrtocclit dar fbron6 sempre i tQèi pna^ 
oipali'Stiidii, e i pemiert , Pano- il oomperara^ 
Libri di grandissimo piteze ; e' Takro (Sent* 
«efcatanzie delle quali meglio l tstcerCf cbe t^ 
gionare. Serbati, fa a mio modo, serbati i da- 
nari a queste ultime , e statti in^ casa celata, e 
sicuro. Io ti direi noi fare, sé<»dessi dì- pò* 
terti far cambiare costume; ma cafie , cbe b» 
cominciato a rodere il cuoio « iloil- lascia pib 
Il vizio. . . .. • 

J^li ti rinscirà cosa pib facile il rMi cMlpe- 
rare Libri. A bastanza se' tu dotto; e sapiente 
a bastanza ; e tmtte le cose anticbe ìiat poco- 
meno , cbe' sulla punta delia Kngoa; l\i sai 
tutta la Storia, tutti gli artigli del* parlar», 
l'eleganze, i difetti, e gli usi degli Attici no-^ 
mi. In tanta moltitndine di Libri , eccoti già di- 
venuto nn certo gran cbedisafMetfte-, edisom^ 
mamente erudito» I9 voglio ppire^ancbMo pas<^ 

sar^ 



aare U tempo in questa* minchiònatura^s dappoi- 
ché t'è si caro, cb-altrL jti xnostrì. vesciche, per 
làtiterne ». 

. DoifiandOfio> a te : o tu ,. -che. hai tanti U- 
bfl y. qoal d'essi leggi pih. volentieri ? Platone 9, 
Antistene 9, Antiloco ». o Ipponatte? O noo fai. 
cMtp ,di questi 9 e tieni piuttosto in roano» 
C Opere degli Oratori? Dì su. I^eggl tu. l'Orar 
zione d'iEschine contro, a Tiinarco? O sai tu 
già tutte le cose. Oratorie , e tutti gli Oratori 
conosci ? leggesti tu Aristofane,, ed fupoli... 
SifiggesU tu la. Comioedia. tutta intitolata; i Ba- 
ftih E non, ti sentisti tu a pungete la. coscien- 
za per le cose 9 che in essa sono,, ni ti vergo- 
gnasti purito* nel vederti in ossa dipinto? Ma-^ 
caviglU$i.»i e. itppazza ognuno « pensare. pOn 
quale intenzione: tu tocchi i Libri* Con quali 
9iani gii sqMaderni tu? Quando gli leggi? Pi 
giorno? Nessuno» t'ha veduto adcora. DI not- 
te? Tu. hai. a far altro» £ forse non fai anche 
altro prima della notte? 

Che non lasci tu stare i Libri una volta ; e^ 
non badi tu solainetlte agli altri tuoi fatti? Ben-^ 
ch'io t'avrei consigliato a lasciar andare que- 
sti ancora 9 e rispiettarer quella, Fedra d'Euri- 
pide 9 la quale per i^egoo contro- a(U f^oupi^ 
*e dice : . 

Né Uittiubre tfme\ 

z i Ni 



270' • 
Né voci di foriti y 
St mm di fMf//r accuso$riie ttfeksf-» '■■ 

Ma se to hai poce stabilito di non uscire Ai 
tal malattia, va, compera Libri, e tietiglir in- 
casa serrati » godendoti la gloria di tal poÈsedt* 
mento. Bastiti questo* Non gH toccare, mm 
leggere , mm sot tomaie ttere a co testa tua li»-- 
gaacciA orazioni 9 e poemi di antichi ttomioi , 
cbe non t'hanno fatto un male al mondo • Io- 
so bene , che fino a qui ho cianciato inrano, 
t come dice il proverbio , ho^ lavato il' capa 
ìair asino • Xu proseguiirai a conapecare , » non^ 

. farse mai uso i e ad essere befl&to da' dotti , i 
quali traggono utilità non dalla beUesta de' Li* 

\ bri , né dal grati valsente di quelli , ma dal par* 
hre ) e dalla sostanza degli Autori • 

Ma tu credi pure di poter coprire la tn» 
ignoranza., e salvarti , e dare ad» intendere qu^U 
lo , cbe tih vuoi a' dotti con quella tua gran 
moltitudine di Libri , fondandoti in ciò , eh» 
quello , che tu ignorantissimo fai , lo fanno 
anche certi ignorantissimi Cerasici, i quali $' 
apprestano cassettine d'avorio da mettervi ie 
medicine , e si fanno le ventose d'aigento , 
e tutti i ferntzzi dorati > e quando gli -hanno 
ad adoperare , non sanno mettervi mane. £ 
intanto viene uno co' ferri suoi taglientissimi , 
non ricchi , rùt cari , e libera del dolore l' in^ 
fermo . Ma per* &rc una comparazione . piU 

da 



1 

IJt 

da rlcfere del fatto tuo , poni un tratto rnen» 
te a' Barbieti , é \redl , che i piti periti Iti 
quell'arte, hanno rasoi, forbici, e specchio di 
prezzo ' tmzzdnò; laddove quèfli*, che non la 
sanno , ti fanno Dna bienne mostra di gran- 
dissimi specchi , e d' un gran numero di puliti 
r^w>ìj e twtavia* ^ notò* a ciascheduno, che 
n»ilà sanila. £ accade appuntò lòfo còsa piik 
ancora da riderò , che* gli uomitii , i quali s* 
hanno a far tondere vanticf^ a* vicini , e pei ne 
vengonO' a^Ioro^ spectM ad acconciarsi i capelli • 
Sicché tu puoi a chi ti prega dare Libri in 
prestanza, no» farne uso^ tu stésso. Benché tu 
non prestasti mai un Lib#o ad* alcuno ; ma fsli 
come il Cane dell* Ortolana, che guarda* fc ci- 
polle, e nO)f ne mangia egK, né la^ia mangiar- 
ne altrui. Per ora io iti parto liberamente solo 
de' Libri , 1* alt re tue scelldraggini , e sozzure 
le sentirai dà <j«ri ia- poi a ricordare di tèmpa 
in tempo^ 



e A p f T p Lip ii;;y r ' 

Argomento^ ALicEG.OK(fso«. 

^mo^^jr fk. Ida^o.jy lìf isoliti; ,d' ifitrodurce Im 
nuove- Sj^Qf^Hli. 4^1icin|ertf9$r is^U anpot 4§Ufh 
I}Qxme'i::t^tnnQ ia uckpitspi^b)^ bio^coi», Jìescrjare^ 
si Ja condiziooe ;4i foeUo.-, E' pìe^o /dì ptfuit«T 
dpinesticlie v. con ^qtóftni p#4lji ìiBW: tprti^: Wr* 
ti ventiti 4^ fiof i 4i piiìi: r4gìftai i .«vii 4911 jtcr-»^ 
rjiiio. > , y i^r^ d4' lei voU HvtH^U |mi$^qv^c Qttytr 

ch^ Svegliatasi daUsoq^^r s'er^ ritfQvatKM)eUii: 
xpQipne 40ìk a^tr^ jDpnQ$.> L^ Jit^egntoOi^ goaop 
debba jjiportfiwli per rendersi grata, agH wmm 
^ra. r al|re . Le danno documeoti^ intorno alla 
conversazione:) e ai vestire «, Effett^v di. tate in^ 
$egnamento». .? : . 

SPIEGAZIONE DELL» ALLEGORIA .. 

Principali fia mti gli altri senMum sùh^' 
Jìm^re j. ed ii Piacere- a metPere in nummenfo. 
gli animi umani. Nel tosca è figttrat^ il fensif* 
ro €p ogni uomo ristretto a sé solo ». La. MUzza 
di qiiello si è tme quelle grazie y ^^tmlità per- 
fette^ £he Pnomo ritrova, in si^ medesimo^*. Tu^ 
tei ^' ^^^^^ fii^^^ ^^ presente Capit^loj. 0, s^ 



no chiare per s^ , o verranno a tempo , e luogo 
dichiarate con annùt)azi(mi a proposito , per non 
allungare piU del dovere gli argomenti , e le 
spiegatfoni , - • 

Jl ensavano principalmente , e sopra tutti gli al- 
tri JJaniif , 'ed' Jmoì^ ài spj*rg<?ré lé no^^éllè se- 
memi negli itpparecchiari anirrìJ d^gB abitattti-, 
e parendo loro, che il fettiminile terreno fosse- 
più atto a ricevere la tdltìva2Ìone da loro im- 
maginare, po^ro incontanente gli occhi slì&òs^ 
$0 a quel sesso piì> dell'altro morbido , ed ar- 
Fendevole"» quegli- ammaestrament! , die suòti^ 
no grati agir orecchi . Siasi, dicevano essi, mae^^ 
stro chi vuoile de* masbbi , e- impazzi a sua po- 
sra con utì^a generazione zotica', e dura i la 
qìmlt ^ qudle sue solide nierabra', massicci mu- 
scoH , e vigorosi' Bérvi ci sembra piìt atta ali* 
eperc^ y e alle fatiche grandi , che aHe nostre 
giocondità , e piacevolezze ; e arresti^nci noi 
con queste dilicate membroline , Boriti colori, 
rocine soavi, e^ maliziostrte guardature» le qua- 
li nella nostra discipTma ci promettono un no- 
bile i^anzamento. E che s>, che se noi ci di« 
poFtiAtno da valenti maestri ; noi vedremo an- 
cona un giorno queste nostre discépole così be- 
ffe' disciplinate , che que^ robusti, e solenni cor*- 
pi de'n>asdfi,-e que' lor inteltetti, che pure ci 
sembrano p4ii gravi v e capaci, verranno da esse 
fi|[noreggtati , e guidati ad ogni loro volere? 

Quan- 



»74' 
Quanta %^ a me , diceva Idbnib y iè ne-, imnùk 
pili , ciie certo , che la dottrina: mia verdi, da. 
cotesti cuori,, e intelletti gentil in. breve fem*^ 
pò imparata ; e dall'una all'altra pa^HuldOf e 
fta tutt^ ampliandosi con agevole riuscita ^ 9i 
spargerà poscia ne' maschi f skcVé tutta la Re^ 
gioné sarà de' mie v documenti ripiétia .. Animane 
dosi dunque ia tal guisa l^ea t^^àkno^ n'andavsH 
no intanto entrambi alta votta d^mi bosefaenoi^ 
eoo: tal misura, e r^ola da natura disposto,, e 
piantato, che non potrebbe di più far l'arie ogn 
gidi^ benché essa abbia ogni diligtnza^^ , e pii^ 
squisita delizia studiata v Innalzavassl- all'aria^ 
fronzuti rami delle^ pih domctstichc^piaate , ne*: 
(iaì schietti pedali non appariva tortura, e tko^ 
do veruno; ma. tutti erano c^n doke abbraccia^ 
tpento vestiti jla più ragióni <ll fiori il quali: 
. con vario colore^ accrescevano al loogo nóolta^ 
grazia , e bellez^ .. Rivoli di finissime, acque: 
scorrevano per que4 terreno , «. 4n^(Ì^7aao te 
tadici in esso, abbarbicate ,^ « l4»!ngiietMiil augek 
letti, con. dolcissimo, canto readeyatio queUa^o»^ 
litudine in milk doppil pil^ cara «. Nel qua! 
luogo non sì tosto pervennero i • due a^coctl 
compagni , che videro quivi ui>a femaiiootra 
sedere: tutta, sola, e pensosa, alla quale., poneiw 
fto essi ment^,^ conobbero, che ora difpettosusza 
stringeva le labbra, e volgeva gli oeciii^al Cs&r. 
lo , e di là, a. poco le- s'infiammavaaa k.|{9€». 
d.'i;a.,, non senza, qo^^cbe lagrimetia ,. Or^altr» 

segaci - 



i?5 
segoo à\ concepito, dolore » E appresso udendo ^ 
die le usciva un proTòndo sospito del petto > 
parendo loro,» ch'ella in tal guisa annunziasse 
di voler favellare y e scoprire la sua debita coti 
qualche» Jaiì^entazìone V prestavano attentissimi 
oreecbi a quello ^ ch'ella fosse per dire. La, qua- 
le, finalmente irioomtncib in questa forma: Ahi! 
fallace, e «maro segno y don4e mai venisti tu 
a me^a darrat ad, intendere > ch'io fossi sola 
nel monda? Egli è il vero, chMo conosco, che 
non donrea durare la tua menzogna., e che in 
s&U' aprire degli ■:occhi *avevi.,C0l.<oaBO a* spari? 
re li Ma tu lasciasti in me^ i più nuavi i ed i 
più strani, pender i., che -mai mi s'aggirassero 
pel capo ^ £ così deuo rivolti gli occU ^ugl 
ad una cheta ,. e crisuliina fontana , la quaU 
con le sue fine acque > e tranquille le facea 
pecchia djinahzi ; proseguiva : che fa a me que^^ 
sta mia fresca giovinezza ; e questa mia faccU f 
che {paragonata a tant' altre , e forse a tutte r 
la nai pavé pili bella, e piìi carabi s'io no» sp* 
no perciò puntOr , o poco più pregiata dell't^l* 
tre ; e se quelli , che un tratto sembrano, s^ug^ 
gersi del fatto mio ,. e mei dicono > ^pena s;i 
sona da me albntanati altre doaiie ritrovanaj 
con. le quali si vivono /nella. med^siqna dimestl- 
chezsa» Avranno dunque sì ptcciol<^ forza t e s^ 
debole queste mie gra^ie^ e attrattive ^ che qusi^ 
fasn^uelalera; faitoiulk. co^ in un subito poss^ 
Bel cuore, attrai casccUàtle i Oh mio dispettOf 

e ver- 



tj6 
e vergogna ! Oh ! come Vorrei io trovare uo 
riparo al mio dolore ! Chi potrebbe mai inse"- 
gnarmi a far sì , che le squadre de' maschi mi 
venissero dietro supplichevoli ^^ o di malinconta 
ripiecre s me ^^ola apprezzando sopra tutte ? £ 
come potrei io far sì, che quante altre s<;mo .di 
questa Regione abitatrici marcÌ35ero nel dispet- 
to, e nell'ira? Così detto con gli occhi fisi al- 
la fonte parea .la fanciulla entrata in una pio» 
fonda meditazione. I due fedeli compagni i^i^ft* 
re, ed I^onh che aveano tutte le parole iidit«) 
e gl'i atti veduti, pensarono, che allora appuor 
to fosse il tempo di lasciarsi vedere., e di por*^ 
re in opera quanto aveano fra 5è subilito • Per 
la qual cosa usciti fuori di certi cespiti , ita' 
quali erano stati celati , tutti lieti , e rictentì 
furono dinanzi alla fanciulla; a cui Idonio inco- 
minciò in tal forma a parlare : Finaknentie do* 
pò un lungo aggirarci, noi abbiamo trovato l{i 
più bell'opera di natura , la piìi aggraziata. di 
tutte le giovani del paese, e quella, .di cui an- 
diamo in traccia per conferirle importantissimi 
segreti. Bella giovane, non ti faccia punto di 
maraviglia il nostro parlare > ma tu se' eletta , 
se presterai orecchio a' nostri consigli^ a dover 
essere fra tutte l'altre donne felice., e. quella, 
che sopra tutte verrà nella Regione da . qwuiti 
ci sono maschi non solamente apprezzata ; ma 
venerata, e ubbidita. Corse per tutte le veoe 
jdella fanciulla un sottilissinao , e improvviso 

fiio- 



%ocO, Curiosa voglia cPinttfncìere, àllcgrezia cft 
tanta promessa , speranza, e alterezza, le s^av« 
véntaràno al cuore tm tre ad un tratto ì una vt* 
vaci^'fiatnmoiifia il viso le accese , gli occhio- 
lini suoi pareano favilk . Sarebbcsi fra tanti 
penisterì mescolata anche una certa affittazione 
di verecóndia , e qualche scusa nelle sue parole 
di non «rimarsi degna' di tanta grazia , ma in 
^ué* primi tempi t gentili costumi, che s'intro- 
dussero di poi, non aveano ancóra insegnato a 
t;Oprire coMa lingua quello , che stimolala di 
4entro, e di quello^ che abbondava nel cuore ^ 
91 formavatl parole (i) • Sentendosi dunque la 

fan- 
- ^i) P // vero y ct^ anche o^idì ci seno alcu- 
ni intelligenti y e penetrativi intelletti^ i quali 
non ponendo^ mente alle parole , comprendono 
quello y che ctìva di dentro . Per esempio dìrj^ 
uno ad una donna ^ che P ^ bèlla , che P è gar* 
bata , altra ^of» somigliante . Io conosco me 
stessa j dirà ella colle parole ; non sono né l*una 
tosày né Pahra • - IVo» mi piacciono le adulai 
zioni j non voglio essere beffata; queste lodi noni 
vengono a me é Intamo un risolino ^ una fiammo- 
lina di verecondia salita al viso ; o un certo 
impaccio nel guardare y gustano U significato di 
SMie.le parole dette: e PinteUigehte dice fra sèi, . 
^ome Jè" la rum avesse potato ■: ella mi ringra- 
scia eh* io ho detto y che P è bella y che P e gar^ 
hata y altro : ellit si stima tale , ella m'ha 
Tomo FU. a a ere- 



2 / U 

fanciulla tentata appuu.u uc^ ouo uc^ukrio ^ e 
udendo farsi co^ì larghe promlssiani, prima for* 
se ) che pensasse alla ^risposta , le usci <U bocca 
un dolcissimo sospiro accompagnato da queste 
parole ; Io ve ne sarb^ oèMigata ; e, così dicen^ 
do., preso Puno, e l'altro per mano, gli strin- 
se , aggiungendovi una ^oave- guardatura , per* 
età seco sulla minuta erba sì metr^sero a se- 
dere . Accennò Idanw ad Amore , che ^juindl sì 
partisse, e negli atti suoi si vcdea, che gli or^ 
dina va di far cosa che aveana prima fra loro sta'- 
bUita.; di che Amore quindi scostatosi, enei 
b^sco rientrato, andò a compiere T opera .sua .> 
come .appresso vedremo , lasciando con la faa- 
ciuiJa il compagno^ il quale stato alquanto so- 
pra di s^^ piuttosto per istuz2icare sempre pia 
in lei la voglia d' udire , che per apparecchiare 
il ragionamento , incominciò finalmente In que* 
sta forma : Non ^ difficile , o beila giovane ^ il 
discacciare dall' animo tua le cagioni della tua 
tristezza > e se tu presterai un ubbidiente animo 
alle parole, ch'io ti dirò, sii* certa, che farai 
sì dolce e lieta vita , che oltrepasserà ogni 
tua immaginazione % Prima però d' ogni altra 

cosa 
creduto • Sicché le parole oggidì non sono piìi la 
. spiegazione de^ pensieri , o d^ sentimet^ti:' ma 
questo ufficio i rrmaso agPindizii <, ed i^ segni s 
e quel cPio dico dèlie donne , fa al profQsiS9 
quasi di tutto ^ e d* ogni cosa. 



27^ 

cosa conviene , che tu pensi in qual nsodo tu 
ti possa rendere più de^derata , e pib cara . I0 
non nego già che cotesti tuoi risplendenti oc*^ 
chi, coteste tue vermiglie gote, e questi .beills^ 
simi capelli, che t'ondeggiano sulle spalle del 
colore delle mature spighe , e tutte P altre tue 
ben composte membra di schietto avorio, non 
Steno una de' pik grati , e piìi vistosi spettaco^ 
li , che agli occhi altrui possa manifestare na* 
tura • Ma. comechì tu sii in ogni tua parte co-» 
sì bene armonizzata , e le. tue bellezze , e at*^ 
trattlve sieno tali , che ogni occhio se ne do* 
vrebbe innamorare perdutamente > sì d^i tu pe-> 
rò essere la prima a tener conto dèlie tue di^ 
vine grazie, e fattezze, e ad apprezzarle, come 
quelle che sono tutta la tua ricchezza, e iitìia 
bene ; se tu vuoi, che dagli altri sieno mille 
vohe pili amBiirate ,. e apprezzate .^ Non seguire 
il comune- dell'altre femmine , le quali per gli 
aperti campi ,. e prati con universale libertà si 
presentano agli Androni ^ onde continuamente 
vedute generano in essi sazvetà, e noja, tanto 
eh' essi le fuggono f e non sola non si ristora^ 
no , e ricreano del vederle ^ ma- non pih le ca-< 
rano che fontane , e alberi , de' quali faniio so*-» 
lo una breve stima fino a tanto che^i toigo^ 
no, dattorno l'importunità della sete, e della 
fame. Non. vedi tu forse, a semplicella,, come 
giuhgono cari agli océhi de' morrall i raggi dal 
Sde , quando, un grosso velo di laruvole gli ha 

a a % te- 



98o 
tenuti pel cofsa ^'alquanti giorni' coperti 7' i& 
Bon. t'accorgi ti^ quantd^ letizia arrechi d mon^ 
do. la terra, quandi appresso d'essere Aiata lan^ 
go tempo dalle nev^ c^rta f. ^ dal ghiaccio le^ 
gara, apre finalmente la sua virtù, . e. tutta dt 
aovelll colori vesti tat apparisce? Prendi Tesem-* 
pio d^ queste saturali cose y e^fuggi a tut^ 
too potere d' essere- da tutti cOtKitHtatiaeiite iìk-* 
duta>: e noa voler esser taley'^.cbe QgQuaoca sua 
volontà pensi di poterti avere > e per cotanta 
agevolezza ti sprezzi . It> questa guisa ti vedrait 
d'intorno tutta il mondo fiorire,, e nascere^ 
mlle diletti da ogni Iato > imperctocckà invaghì-* 
ti i. maschi della tua. rara bellezza ^ faranno- a 
efii più potrà darti nell'umore ; e con nuove ». 
e raxe invenzioni penseranno^ natile . fogge d' in^ 
trattenenti pev entrare oeUa tiia. buona grazia.»^ 
♦ piùr faaiaQ^ao. coiit^ d'un- tuo clemente girar d^ 
^chi,. e^ d'una buona paroIa.> che dr quante aU 
UQ felicità potessero a^irere • A questo . naódo> 
ao ti so dire, non solamente che si fari^ pesr t^ 
il mondo senapre più^ bello^ , e di piacevoli in-^ 
trattenimenti ripieno y nia tu avf^al signoria imi 
esso ;. e laddove l maschi più potraano cól nl?^ 
^gore delle braccia-, e delle muscolose: naembca». 
tu più potrai eoo la grazia del too^ dilka^a 
aspetto,, e ton la soavità de' costami Aiai-i. 
che sai, tu ^ che un> giorno cotesta genedeio;- 
«e più gagliarda ,. e piùforte non per^i dl^ 
gttoreggiai:^ ogoi QO^a ^ et 4i stg^biltre^.è inuder.- 



28 I 

sima di tutto padrona con la sua possanza ? E 
allora non t^arrecheresti tu forse a grande ono* 
re il poter essere- di chi piti pub vincitrice , e 
reggere a tua volontà coloro, i quali si credei-^ 
sero dt comandarti a bacchetta ? Vedi nobile 
ornamenta , e lode solenne che sarebbe a dire 
un gioroo, che una tua occhiata, una tua la« 
gfimetta, o qualunque tuo altro picciolo artifi-- 
ZIO potesse a posta sua di cotesti robusti ani<>^ 
mi , e di loro grandezza , e dignità sì superbi 
a tuo modo disporre (i) l Ma per giungere ai 

tale 
(i) idùMo fu indovino di quello, che dove^b 
avvenire. Infiniti 'sarebbero gii eswt>pi di tal st- 
gnoria delle donne sopra gli uomini. Ricorderò' 
qui il sola artifizia descritto dà Plutarco nella 
vita d'Antonio, e usato da Cleopatra^pet legar- 
lo con lacci sempre piì) gagliardi . Conobbe ^ die* 
egli , Cleofatrà ,, che Ottavia moglie d*AntonÌ9> 
sospettava del fatto suo , e tentava di sottrarlo 
al st40 giogo; siede temendo finalmente y che j* 
ella oltre alla viriU , e all'* onestà sua , e al ri- 
spetto , che si dovea alla potenza di Cesare^^ 
fratello^ di lei j si valesse, del Patir attive , e de* 
vezzi del Pamore per allettare il ntarito; ella ne 
sarebbe rimasa perdente ,. fece /* viste d* essere 
spasimata d^ Antonio^ • Prendeva pochi alimenti 
per dimagrare^ , e sì componeva gli atti suoi a 
proposito , che quando Antonio n'andava a visi'- 
tarla fisava gli occhi in lui quasi fosse per con'- 

aa i so^ 



i8> 
tale sitmtk ti cofivifci» prendere . altri- co^tunv^. 
« dì noveille usaaee fornirti. Non «ritrovarti in, 
aonopagoia de^mascbi. così^ so^ote-, cerne- ti^ 
61 ; lascia che. si struf^ano dì.vederti> ap{>arlsci^ 
toro dei^iderata > contegnosa , e ckiamata piU 
tolte. E che sì, che poco aadieri, che dipor^ 
^aBdott txk secondo gl'iasegoamentlntia, vediate 
1*^ altee tue pari« trascurate^ e la: concòcrco^ àé 
vaj^e^atori^ dinanzi* a^ te >. ed in. te> rivoltt gli 
occhi, di; tutti gli An4r^i ,. v qaali to rìpute* 
^xmf> sofM'a Taltrc^ bellissima^, e. con naaravigli* 
td esclamazioni esalteranno le tue fattezze , le 
tQ^ maniere.,, ed il garbo? A questo par/are d^^ 
I4f>ni<k f^rea. Ift giovinetta non- capir. pii( nella- 
fpejteper allegcezaa,. e. si vedea bene , che già 
h. sì Yolgea pei:- l'animo la sua viuoria;^ che 
«iggtmai:,, ^9si avesse dinanzi: a sfc tutte le sue 
luVali abbattete y o le suonassera negli orecchi 
]fe uni vecsalicomnaiéndazioni<k' maschi, negpngor 
ìiva,. e. rideva^ Usci fintanto da, un lato della 
aidva^ Jfymi^.y. il quale, di spiccati fiori , e tener 

line: 
^l:^t>»e- in ' rMpimtnt9 ,. r quandi <r^ dipartiva 
m'u tutUk lagrime , avea mesto il viso^ , parta 
ciffr /» Qodesmfi ^ braccia,. Talora facea^jX^ eie- 
fafOA ad Antonio di ritravaxia apimfgnt^^fef-^ 
chk qHond^.egli s4fpratn^nivasy la fi^gn/a di- réh 
icittgarsi gli occhi ^ e ^voltava in là ik wjCy 
fitaii non. vpicsscy, cAc Antmo. la co^inxr pi^ih 



x8r 

mne foglie rf^ tessuta un- vestUto, e varit or^ 
namenti di. gUrlande » e con essi là. dov' erana 
là Maciulla , ed IdansQ ne venne tntto festevole». 
e disse: Sieno di- mia mano, e di tua , o Idof 
mo y la prìma volta per prospero augurio le 
femminili membra coperte ^ sicclib non sia pib* 
eomuoe all'altrui vista la facittira decloro sì di-. 
Ucati coipicelli. • Così, detto y levandosi la gio^ 
vinettft in piedi, e ajutandonela .^^ore-, ed Ido-^ 
;»/o, piena dt mai:aviglia> e speranza la si pose 
intorno, il noveUo vestito. , non sapendo essa 
medesima cbe si facesse • Allora fa la. prima 
volta , che nuli' altro di tutto il corpo si vide 
se non> cfae^ le punte de^ piedi fuor dell'orlo del- 
la veste spuntale > e il capo , ed< il collo dalla 
superiore imboccatura. Avea con tanta maestria 
fiitto quel lavoro. Amofe^ , che il. vestito asse- 
condava la corporatura > sicché nascondendola 
agli occhi altrui , lasciava però , che si vedes^ 
sero le- attitudini delle membca ,. vl\ toglieva 
punto, della facilità a' movimenti di quelle . lì 
candido, collo , che fuori per la- scollacciata ve* 
stt usci V2^ di sopra» non. fu del tutto nudo la» 
sciata r tna circondato con. un cercbiellino di 
spicciolate rose , é d' odoriferi . gelsamini , dal 
quale cadea sopra il petto ub pendente vezzo 
d'altri fiorellini, intrecciati, • N^ si rimasero le 
braccia senza ili dovuto ornamento: tmpercioc^ 
eh^ anch' esse furono.* circondate con- wt paio d*^ 
4i:tijSzÀ0s^ maniglie di fiori colà dappresso* a' poi-- 

si\. 



quella delle chiocciole , la quale , com' esse y si sta-- 
va m un guscio rinchiusa • Avea allora per ai 
prima volta lo schifoso lumacone messo fuor 
del guscio il capo , e traendosl innanzi a sten- 
to pel terrenù , quello tutto segnava con un 
certa stomachevole veleno , il quale mandando 
all' aria un pestifero vapore , annebbiava per 
modo la vista altrui , che parea di vedere quel 
che non era ^ Stendeva dalla testa sua due cor- 
na , e talora ritiravale dentro ', e quello , che 
più era maraviglia , avea sulla cima d' esse gli 
occhi ; sicché tutto potea scorgere intorno a sé , 
fuorché quelle. Fu chiamato da que' primi abi- 
tatori Ipopsiaj e da nói poscia Sospetto, o Ce- 
iosia nominato • Appena erano passati gli An- 
.drtspii , e le femmine colà , dove il mostro avea 
sparso il maledetto liquore , che prima ancora 
di veder la fanciulla parea a ciascheduno di lo- 
ro ^ che un altro gliela rubasse,, e le donne te- 
neano per fermo di dover essere per lei abban- 
donate del tutto .. Rimìravansi andando con ma- 
ligno occhio gli uni gli altri , e non poteano le 
donne ritenere i sospiri , comechiè «sisero ogni 
forza per chiudere in seno il conceputo di-^ 
spetto .. 

In questa guisa , e con Inanimo, cosi appa- 
recchiato, giunsero a quella fontana , in cui la 
donzella non cessava di rimirarsi con diversi at- 
teggiamenti , la quale vedendo venir qudle: gen- 
ti alla volta sua , e immaginando quasi fra sé 

la 



287 

i3L cagione di loro venuta, stavasi tutta conte* 
gnosa atteodenda che le volessero dire. Parve 
a^ maschi, ch'essa veramente fo^se piìi bèlla di 
qiianto avea sparso la fama di lei ; e non vi 
fu tra loro chi non si fosse tenuto beato di 
poterla per s> solo possedere* Dall'altro lato 
le femmine con invidioso occhio mirandola , e 
curiosamente ogni sua parte studiando, s'avvi- 
dero , che non tanto la naturale bellezza la ren- 
dea dall'altre diversa , quanto il novello orna- 
mento. Per la qual cosa confortatesi alquanto, 
e con una diligente esplorazione esaminando il 
vestito , e conìe il più menomo fiorellino fosse 
intessuto, e intrecciato; lo si posero ip mente » 
e ciascheduna giuro in suo animo non solo di 
rendersi uguale a lei i ma 4'oltrepamrla> im- 
maginando variazioni ^ squisitezze maggiori » 
Anzi , comechib la vedessero mal volentieri > per 
lotare più da vicino ogni cosa ^ coprendo i' 
animosità ) ed i sospetti, a una à una le furo- 
10 intorno, e con amichevoli abbracciari, ba- 
ciari , e toccar di mano , or all' una cosa, or 
all'altra accostavano gli occhi, acquistando in-^ 
relligenza più sottile ) e dicendo fra si : Poco 
inderà, che sarà la tua superbia abbàttuta. Ni 
jastb già ) eh' esse studiassero nella foggia del 
vestito ; ma Vedendo , chi' ella mostrava una 
certa sua gravità, e alterezza, le s'avvidero di 
subito del tratto } e tennero quel modo per buo- 
no a stuzzicare il fuoco negli animi altrui , e 

ad 



^ essere pth apprezzate da^ mascM; per là q^ 
cosa con un cerro rìsotino » che piuttosto era 
hcfEtj che altro, di là si parttroiio> meditando 
di coprire i nodi corpi con lavorati oraameari) 
e di rendersi pih desiderate con P imiiaziooe del 
Tednto costnme» 






ft89 
RAGIONAMENTO 

DI LUCIANO 

INTITOLATO 
IL MAESTRO DI RETTORICA. 



1 u chiedi, o giovane, m qnal iSorma potresti 
diventare buon Rettorico , e come tu ancora po« 
tessi parere altrui Sofista ^ fio»e onorarissimo) 
e in tutte le bocche ogginaai celebrato « AfTer» 
mi non esserti cara la vita , se non acquisti 
una certa attività di favellare, da essere invin- 
cibile, da non avere chi ardisca di starti a fron^ 
te , da diventare uom mirabile , e segnalato', per 
modo , ch'ardano di voglia di adirti i Greci 
tutti. Per tal cagione quante, e quantunque si 
vogliano strade, che a ciò conducano, di sape- 
re procuri. Sappi, fanciul mio , ch'io non ne 
sento invidia , massime se qualche giovane di 
squisitissime cose desideroso, non sapendo don- 
de acquistarle, viene, come tu fai, a pregarmi 
di consiglio , ch'b pure una cosa sacra. Odi 
dunque quant'io posso fare , e abbi fede , che 
Tomo VII, bb pre- 



prestissimo satai uomo acuto sì per discernere . 
guanto Insogoa^ come per ispiegarti con paro- 
le } se pur vorrai attenerti a quanto dirb , e 
con diligenza meditarvi «opra , proseguendo solle^ 
citamente il tuo camouno fino a tanto , che tu 
sia al /termine pervenuto» - > 
' Tu 'Vai a caccia di 'accenda non, picciola; e 
nella quale poca attenzione non basta y ina v^ 
abbisogna molto ^fGttkarst» e vegliare, e soff- 
rire non poco. Vedi un tratto quanti UQmi^ 
ni ^ che prima erano da nulla, e chiarì ^ ^ tic> 
chi, ti. giuro, anche nohlU son divenuti per ia 
facoltà del parlare. Non <i sbigottire. perb^ A 
perchè ti si propongano, sperauae^ di. cose gtaa- 
,di ^ la difficoltà del. conseguirle, ti tolga il co». 
3^Ag3Ì<^>*s) che tu pensi d'aver prima a^ tollera* 
re fatiche inBnits. ;Non ti c»ndnrpenio noi già 
per. cammiao aspro, dirotto, e pie» di sudore ^ 
da darla indietro a meazo pet' istandiezza; che 
così .facendo , non saremmo punto migliori de* 
gli altrì, . che guidano per ia consueta via lun** 
ga , disastrosa, faticosa, e per lo fiìx da far 
disperare» Del nostro consiglio ^csto > il buo- 
no, che per via deliziosissima, e principalmen- 
te corta, da capirvi anche i cavalli, e che pia- 
cevolmente scende, oon molto piacere, e dilet- 
to j in fioriti prati , e sotto una frese' ombra 
onosamente passeggiando , ti troverai- iulta et* 
ma senza una* sciila dt sudore , e avrai cólto la 
preda senza fatica : e ,. coeì m' ami Dip, oQtne 

tu 



tiir sarai giunto a banchettare sedendo $ vquand». 
vedrai dall'alto , quanti avranno preso PaltrOi 
cammino t, ansaori svi principio deMa salita ,- ap- 
pena andare ^arponi per difficili) e sdrucciolosa 
precipiti! ,. talvolta tombolare, a capa di sotto ». 
e in quelle acute rupi riportarncr ferite » là do-' 
ve tu alf^ incontro , molto prima incoronato y 
felicissimo sarai sulla sommità ^ avendo acqui^ 
stata quanti beni ha la Retorica in brève tem< 
fQ\ e quasi dormendo.. 

Grandissima proniessa in vero; ma la ti pre^ 
g6 per quel Giove > che dell' amicisia i protet- 
tore , prestaci fede ,, qoanda ti diciama ». che 
t'^insegneremo cose.' facilissime , e soavissime in^ 
^ieme^ Che ,. $e< Esiodo per poche foglie, eh* 
egli tolse d'Elicona r diventa in tin isubif o di 
Pastore Poeta ^ e dalle Muse in vasara cantò la 
generazione degli Iddii v perche negberem noi i 
che Rettorica ( ^osa che pare -sta di socta alla 
magnificenza del parlare poetico ) non possa 
un uomo farsi in poca tempo, s'egli impara la. 
prestissima strada? 

E qui ia tt voglio narrare d'attor certo Mer+ 
catante di . Sidone it trovato , che noa riuscì ^ 
perche appunta n^oa gli venne creduto , e non 
apportò a chi fvt detto utilità veruna ... Co-* 
lòaiidilva Alessandra ar Persiani y. avendo già 
Wnto Dario ad; Àrbellai< Occorreva ^ che. per 
tnttt le parti dell* Impero andàssera ìa diligen>- 
za corrieri con gli ordini d'Alessandro. Lun*^ 

6& X g^lLSr^ 



ghlssimo era it cammino daita Persia alt^EgFr- 
to • Dov«ansi circuire nìontagne , poi per Bab^ 
lonia andare ia Arabia, ecKIi fifìahnente , pas- 
sato dn lungo deserto, pervenire in Egitto. Tan- 
to che il corriere per quanto fòsse festo , dovea 
fire un còrso di venti lunghissime giornata. Ne- 
tincrèsceva ad Alessandro , come a- colui , che 
avendo udito , gli Egiziani macchinare' qualcte 
aoviti, non potea, quanto avrebbe voltiro'sof- 
lecitamente avvisare i Satrapi di quàiito volea 
circa gli Egiziani'. DissegK dunque il' Merca- 
tante di Sidone : Re , se tu il vuoi , io ti da 
'parola d^' insegnarti una. via non Itingà , cbe dà- 
Persiani àll^ Egitto conduce . Chi- passa questi 
monti , ohe {iub' passargli- in tre dì., i^^anti-^ 
jientei in Egitto. E così sta^ra h c(^-, co- 
ne costui la* diceva; ma Alessandro srià^ò il 
Meicatante essere un impostore, e non gli cre^ 
dette; CosMe promesse maraVìgliose paiono in- 
credibili a molti 1 Tu però- ti ' guarda tiioUo'be- 
ne, che così? non t'accada; imperocché' ^rien- 
za ti farà conoscere , che senza contrasto puoi 
riuscire ottimo Rettorico, volando in wtì glor- 
jao anche non intero di là dal monte dalla Per» 
sia in Egitto. Prima perb, come già fece Gè- 
bete , io ti' voglio far con le parole vedere la 
dipinta immagine deirùn cammino , e deiral<- 
iro. Due sono; che conducono a quella Retto^ 
sica, da té tanto bramata. Essa rntanro sopra 
la sommità se Oii» starà; sederi^, inognisua par« 



?9? 
ter bellissima ,; col corno d' Amaftea Copioso d" 
ogni frutto nella destra .^ Dalla sinistra parte ini* 
màginati Pluto- Dia della, ricchezza: tutto ama- 
bile , tutto d'oro, .Vi sono gloria , potere,, 
applausi che la circondano da ogni, parte, come* 
Amorini,, che. Tun l'altro s'abbraccino,, e qua. 
e colà le svolazzina intorno •.. Se tvt vedesti mal 
dipinto il Nilo, che mentre egli si sta a sede- 
se sopra, un Cocodrilo , o- un Cavai marino ,. 
come rappresentanfo molti Pittori , ha d' intor- 
no a si certi scherzanti fanciullinl ,. cbiamatii 
Cubiti dagli Egiziani V tali intorno alta Rettori- 
ca sono gli applausi. Accostati tu, che l'ami». 
tu che hai tanto desiderio di essere prestissimo- 
sa quella sommità s che avrai, quivi salito, ler 
per moglie , e acquisterai tutti que' beni di ric- 
chezza, di gloria, e di applausi, tutti dote ddT 
marito per legge ^ ■ 

So che accostatoti alla montagna , nel princi- 
pio crederai impossibile l'andar su , e ti fari 
quell' aspetto , che fece la montagna di Aorno< 
veduta da' Macedoni ,. da ogni parte dirotta ,. 
malagevole da oJtrepa$sarta^ 6nfy agli uccelli > et 
da adoperarvi Bacca , o Ercole , chi avesse a. 
prenderla*. Di là a poco ti si scopriranno certe- 
due strade; l'una d'esse sentieruzzo stretto» 
dalle spine coperto, e aspro,, che ti fa veder la: 
sete , e 11 sudore . JEsioda con iin bel dire gii: 
Vq descrisse; onde non i bisogno, ch'io ne di- 
ca di plìi. L'altra i larga, fiorita, annaffiata ^ 
b b :^ e quaL 



^4 
cqiial poetai»! ridissi; efesio non voglio trat^ 
aeneni a dtr le stesse cose più volte ^ percb*'to* 
t'arresto^ e tvt potresti già: esser c^torico>. 

Una cosa sola io t'aggiungo-, che per- qnelb* 

disastrosa "ria non molte orme- dr viaggiatori si^ 

trovano, e se alcuna ve n'ha, sono antichissi^ 

noe • Meschino me !- che aneh^^io per quella n'an*^ 

dai, tanto a&tieandomi senza- ifigione. £.'aU 

txa, come qaeHa> cb'è piana , e^ non- ha impe^ 

dimento verooo , io la vidi benissimo , com' ò 

fatta, da lontano r ma pe& essa non andai* tnt* 

tavia ; perchè , essendo allora giovane , non co^ 

nosceva- i( nngliore , e credea che quel Poeta 

dicesse U vera, cioè che dalle fatiche- nascesse^ 

M i beni . Mn la cosa era altrimenti : vedendo 

io che molti senza- fatica veruna hanno acqui^ 

ftato beni molto maggiori , solamente- per^ aver 

^puto scegliere fortunatamente , e ragionevole- 

mente le strade • Condotto dunque a* dae capi 

deirooa via, e delPaltra, so che starai in dob-. 

bio , e lo- sei ruttavi)» per sapere a qual d' esse 

volgerti*. Ma quella ch^ dèi fÌEU«, per salile 

Àcilmente alia sommità, per essere beato, per 

acquistarti quella sposa , e- per renderti a tut^i 

maraviglioso- > tei dtrb io. Basti bene che mi 

sia ingannato io ccm mille stenti ; ma a te 

nascano tutte le cose senza< sem^ntn > Hè.aratra, 

come a' tempi di Saturno, 

E' ti si accosterà di prima giunta un uomo 
«obusto , pendente all' austero , con. pa^so vi»- 



\ 



te, tmto il GorpfO dal Solfe > con^ Volto-, ma- 
schio, e vigilante, guida di queir aspra via; e* 
lo sciocco giunto a t« , ti dirà miile inezie ani^ 
mandoti a seguitarlo , e ti mostrerà; di Demo- 
stene , di Piatone , e di parecchi adtri l' erme 
veramente grandi i e moka maggiori di quelle 
d'oggidì , ma che appena si veggono, e som)' 
k più, pel tempo, svanite* E ti dirà, che tu 
sarai beata, e che tt sposerai alta Retterica k- 
gittimamente , se camminerai' per quelle , co-» 
me colora, che vanno sulla fune 3 ma che se 
tu Vai tantino fuori^ delta linea , a metti l' or-^ 
ma un poco pili qua, o piti là, uscirai della di- 
ritta strada^, che conduce alle nozze. Dipoi e^ 
ti dirà , cbe^ tu imiti qttegli anticht uomini-^ 
mettendoti avanti esempii stantii d* orazioni non 
facili da-itnitarsi , come son quelli* deHa vec^ 
chia bottega d'^Egesia, di- Cpatete, e di quell^ 
Isolano, strettii* nerboruti, aspri, e tirati qua^ 
si a filo di sinopia • Ti dirà ancora , che son 
necessarie fatiche, veglie, bere acqua, e vestir 
male , che non si può cansarsi da ciò , perche 
senza questo d'esso cammino non si va al tér*- 
mine. Ma pia d'ogni altra cosa t'increscerà> 
ch^egli ti stabilirà un lunghissimo tempo, per 
iwc quel' cammino, numerandoti molti anni-, 
non per giorni , o per mesi , ma per Olimpia- 
di intere , io moda che chi Pode, sbattuto 
avanti della fatica quella abbandona , e alla feli- 
ci? che sperava, dà un addio eterno » Oltre di; 

chfi. 



tgó 
che egli avrà ancora l' ardimento di chiederti 
non picciola mercede di tanti mali , liè ti si 
farà guida > se noa riceve da te qualche graa^ 
cosa, anticipatamente ». 

Tutte questa cose ti dirà quel disosato uo- 
mo , rancido , e che veramente ha odore di Sa- 
turno ;, il quale antichi morti propone da imi« 
tare , e Vuole che tu dissotterri orazioni già da 
lungo tempo seppellite 9 comandandoti , come 
grandissimo profitto, che tu cerchi di somiglia- 
re a quel figliuolo d'un fabbro da spade Eschi- 
ce , o a quello d* Atrometo. Demostene Gram* 
matico : quando siamo in pace , quando xM>n 
c'V vie Filippo ) che assalisca , né Aleflandro , 
phe comandi, nei qual tempo erano utili i lo- 
ro ragionamenti; e noa sa, che oggidì s'è tro- 
vata una nuova, una breve, e una non fatico- 
sa, e diritta via d'insegnare Rettorica. Tu pe- 
rò non gli prestar fede , n^ gli badare , cb' e' 
ti rovinerebbe da' fondamentr ,. e ti farebbe tra 
gli stenti invecchiare prima, dei tempo. Ma se 
tu porti veramente alla Kettortca quel grande 
amore , che tu professi , e vuoi fra pochissioio 
tempo averla in tuo dominio, mentre se' anco- 
ra vigoroso , che così sarai tu amato da lei ; 
lascia andare quel setoloso uomo e piti che uo- 
mo ; vi salga egli , con quanti altri e' pub far 
cadere alla trappola sua , lasciagli ansare , e 
grondar di sudore/ 



Pas- 



Passa mtanto alta- strada d! là , dove tu rl^ 
troverai altre parecchie persone , e fra loro un 
cerfuomo, che tutto sa, ch'V tutto bello, che 
si dimena come una cutrettola camminando y 
ebe ha testa pendente , volto • di dònna , voce 
soave , odor dr manteca ; colla puma del dito 
si- gratta ti capo, che que** pochi suoi, ma ne- 
ri e ricettiti capeHi con ogni diligenza s'^aggiu- 
sta , quasi morbidissimo Sardanapato , o Cinr- 
ra , e lo stesso Agatone , vezzosissimo Poeta 
Tragico. A tali indizii, i' dico che tu lo cono^ 
scerai; poichìf una cosa, che ha tanta divinità ,. 
ed fe cosi cara a Venere , e alle Grazie , non pub 
occultarsi. Ma perche parlo io in tat forma? 
S*egH ti si accostasse , che tvt avessi gli occM 
cbiusi',*e ti dicesse qualche cosa con quella sua 
melata bocca, con quella sua consueta voctna, 
fu conosceresti di subito , che non è alcuno delhi 
spezie . di noi , che mangiamo de' frutti- delfe 
terra , ma ch^egli b qualche strano spettacolo-, 
di rugiada , e ambrosia pasciuto . Se t*appros8t- 
mi dunque a ItH , se a lui ti consegni , eccoti 
fatto Retore, e NoWle, e com'egli suol dire-, 
fatto Re , senza, fatica, dal cocchio deU^ elo- 
quenza portato j perchè non- sì tosto t'avrà egH 
accettato , che questi- saranno h suoi primi do^ 
cunientl. 

Ma lasciamo , ch'^egir medewmo ti parli; 
poiché sarebbe cosa ridicola, che volessi per uh. 
à ffttto Rjetore favellar Itr,. forsie cattivo istrio- 
ne. 



298 

ne da rappresentare tali cose, e $1 grandi, ma* 
to che poi cadendo in qdalche laogo corro pe« 
ricolo di rompere la maschera deli*^£rot, ch'io 
rappresento . E' ti parlerà a an dipresso» in tal 
forma , dappoiché si sarà lisciata quella poca 
chioma, che gli rimane , e avrà fatta quel suq^ 
vezzoso , e dolce risolino j, cV egli osa imitanr 
da Atttotaide Còmica , a Maftace , o diceria 
nella lusinga della voce; perché Taver faccia vi*^ 
rile è cosa rozza , e noa conveniente ad un 
Retore amabile, e dilicato.. 

£gli dirà dunque parlando con gfaa mode- 
stia di sé : Forse i o dabbea giovane » se' tu 
stato, mandato a me da quel Pitio Apollo , il 
quale nominò me. l^ottima di tutti i Retori,, 
come a Cherefonte ,. che gliela richiedeva , di- 
^mostrò qual fosse il sapientissimo fra tatti gli 
uomini, viventi, in que.' tempi P Che se cosi non 
iy msL per ispontaneo amore di gloria qui vie-^ 
ni , sentendo tutti far le mtfaviglie grandissi- 
me di noi , e decantarci , e stupirsi ,^ e averci 
la somma riverenza; poco, starai a sapere a 
qual uom divino se' tu venuto.. Attendi perh 
di veder cose da non potersi paragonare a quo» 
sta 9 o a quella ; m<^ grande , e prodigiosa n 
.parrà a&tto sopra l'altre T opera no^tra^ come 
se Tizio , Oto , o Efialte vedessi ; imperocché 
vedrai tanto essere superati gli altri da me nel- 
le grida,, quanto dalla tromba i flauti 9 dilla ci* 

cala. 



\99 
taìa le api , e da' cantatori a coro coloro che 
intuonano . 

Ma giacché tu esser vuoi Retore , il che 
non potresti da yerun altro apprendere pili fa^ 
citroence, fa, o cura e amor mio, quel tanto 
ch'io ti dir2>, ^ tutto eseguisci, osservando cuti 
diligenza \ le tegole ch'io sono )>er darti. Ah- 
^, x>ggimai inoltraci pure, nh dubitar, ìib te^ 
mere quando anche non avessi cominciato da 
quelle faccende, che un'altra anteriore discipli- 
na propone prima deUa Rettorica alle genti 
vane e pazze ^ quasi per apparetcliiai: loro la 
strada » Non ti fanno di bisogno , no ^ Ma co- 
me dice il prorerbio, davvi dentro, senza la- 
varti i piedi > che non sarai perciò a peggior 
condizione , quando anche non sapessi scrivere 
1* abbiccì , cosa tanto conoune • Bene altra cosa ^ 
e sopra tutte queste favole , l il Retore . 

Io ti dirò bene quale dèe essere quel prowe- 
dìmcnto che tu dèi quasi per Viatico teco arre- 
care da casa tua m questo viaggio > e eonie dèi 
la vettovaglia apparecchiare per poterlo termi- 
nare in pochissimo tempo. Parte poi additan- 
doti quel che abbisogna mentre cammini y e 
parte avvisandoti prima che il Sole tramonti, 
io Voglio rendali Oratore superior a tutti » 
qual son io , che senza contrasto , ho it pri- 
llo , il secondo , e il terzo fra quanti si ci- 
memano ad un oratorio parlare • Arreca dunque 

reco 



teco principalmenu ignoranza > poi temet iti ^ 
audacia, e sfrontatezza : verecondia, bon^, 
modestia, rossore, lasciale a casa> Cose ioatt'- 
11, e contrarie all' impresa « Arrecavi uti g^ida^ 
re altissimo, una modulazione ardita, .iti^ cam- 
minare , come il mio« Queste son cose necessa- 
rie , e che talvolta bastano sole. Abbi veste 
dilicata, e bianca, fatta in telajo di Taranto, 
perchè trasparisca il corpo : pianella Attica da 
femmina , frastagliata , o scarpetta Sicioaia , 
che con calzaretto bianco è piìi vistosa; molti, 
che ti seguano , e sempre un libro • Tutte que^ 
ste cose unite dèi aver teco« 
. 11 restante vedilo, e odilo mentre che an'^ 
diam camminando ;k Io ti fo la spiegazione di 
quelle leggi, che se da te verranno, adoperate, 
Rettorica ti conoscerà , t'accetterà j ni ti eoo* 
trasterà, o averà in, odio, come non iniziato, 
e non indagatore de' misterii suoi . Metti pri- 
ma un gran pensiero nella cultura del porta- 
mento, e nell'attillatura del vestirò. Poi fa di 
raccogliere qua e colà quindici in circa ^ ma 
non più di venti certamente , vocaboli Attici; 
e questi col diligente meditare legategli bene a 
mente, e abbigli in pronto, e sulla cima della 
lipgua , e quel somiglianti cosBj forse chey do- 
vunque , ottimo , e tali voci , mettigli in ogni 
tuo ragionamento come salsa; di tutti gli altri 
vocaboli non ti. dare un pensiero al mondo, 
quantunque sieno diversi da questi , e quasi nati 

in 



JOI- 

ili akro PMse, ie dissonanti. Bastiti > che la 
porpora sia bella ^ e fiorita ; dei mantello non 
ti curare > s' egli fosse di pelli anche spelate , e 
logore • 

Trova poi parole malagevoli , straniere ) e 
rare volte dett« dagli Autor vecchi , e tienle 
raccolte , e in pronto da lanciarle contro a co'- 
4oro , elle tece parlano • Allora il comune de^ 
gli uomini terrà gli occhi rivolti a te , e ti 
stimerà una maraviglia , vedendo che tu hai un' 
erudkcione, cheohrepassa tanto ia capacità sua; 
se in cambio di stringere dirai arrandellare , e 
per sole adoprerai cuochura celeste ^ e l'arra no- 
minerai abhottÌHamento ^ e il crepuscolo punta di 
notte. Talvolta ancora troverai, e metterai al- 
le cose nuovi « inconvenienti nomi , chiaman- 
do un valente a parlare Bella ÌHfgua , un pru- 
dente Saggioaàpo , e un saltatore iManisapiente • 
E se hai errato mai nella connessione delle pà'^ 
roU, o l'avrai profferite barbare; unico rime- 
tiio è la sfacciataggine , e V avere immantinente 
in pronto il nome di qualche Poeta ^ o Scritto- 
re di prosa, che non sia al mondo, e non sia 
stato mai y ma dottissimo , e accuratissimo in 
lingua, che approvi così essere ben detto. Leg- 
gerai poi non cose vecchie , nt scritturelle di 
quel bajone d'Isocrate , di quel privo di gra- 
zie Demostene , o di quel freddo Platone j ma 
libri usciti quasi a' nostri ài y e quelle cose , 
Tento ^Ih ^ ce che 



che cbumano Dedamaùoni , da poterne tmire 
come da gnadaroba Ut Tettovaglia , per servir- 
tene male a tempo. 

Che se tn hai a dire Orazione ^^e quei che 
son presenti ti danno tema e materia da iavel* 
lare ; per quanto sia la cosa c^Ecile , di ch'i 
facile , e sprezzagli , come non sapessero eleg^- 
gere cose di neibo. Non dubitar m peiò^ e dì 
qael che ti viene alla bocca 9 non badando di 
dire a tempo suo prima, quanto cfte andar pri- 
ma , e dopo qoesto qael che dèe esser secon* 
do , e dopo questo il*terio> quanto vien fin* 
ma, a caso primo si dica; e se t'occorre, met- 
ti lo stivale in capo, e l*elmo alla gamba. Ma 
sta saldo , segui « parlare : basta che ta non 
taccia. £ s' bai a parlare in Atene d^nno, che 
usi soperchierie , o sia viziatore delle altrui 
mogli, làvvi entrare per amplificazione le -usan- 
ze degli Ecbatani , e degl^Indi . In ogni tu» di* 
celia entrino Maratona , e Ginegira , che seiua 
queste tutto h nulla , e senqpre la montagna d' 
Ato si navighi , e l'Ellesponto a piedi si pas- 
si , e sia coperto il Sole dalle Persiane saette ) 
e fugga Serse , e sia raaraviglioso Leonida , - e 
le sanguigne lettere d'Otriade si leggano, e s' 
odano Salara^na, Artemisia, Platea, ma spes- 
so , e r una sull' altra • Nuotino però quasi a 
galla i e come fiori risplendano qua e là sparsi 
i tuoi bei vocaboli , e quel somigliami cose sia 

per- 



303 

perpetuo 9 e quel conciossiadè , quand' anche 
non vi fosse bisogno mal > perchif soa belli , an- 
che detti fuor di proposito* 

S'egli ti sembrerà . finalmente ) che sia tempo 
di cantare, ogni cosa cantando si profferisca» e> 
facciasi una melodia. Quando non v'ha pitico*) 
sa da cantarla y se tu cbiamerat i Giudici con 
una certa galanteria di voce , avrai< adempiu- 
to il tuo dovere di profferire in musica. £ 
queir : Qh infortunio grande .' ripetila spesso > 
batti Tanca > pronunzia co^^rilli, dividi l'una 
parola dalT altra spurgiindoti ,. e. nelT azione fa 
misurati passini, ondeggiando col diretano. Se 
Dòn ti lodano, sdegnati, e dì loro villania* Se 
per un po' di vergogna gli vedi sospesi, e star 
per andarsene , comanda che stieno a s#dere , e 
in tutto fii come se fossi Monarca» 

Acciocchì anche, il volga di. tuo parlare si 
maravigli, cominciando da' tempi dell'assedio 
d' Ilio , e s^ ti piace , per ,mia fe^ anche, dagli 
sponsali di Dettcalione,t e diPirra, guida il tuo 
ragionamento, alte, presemi faccende. GT inteIII«> 
genti son pochi , e 1 più per bontà taceranno; 
e se qualche cosetta anche dicòno, la parrà in- 
vidia : ma al comune parrà sempre mirabile 
quell'attitudine, quella voce , quel passo, quell^ 
andare .« queil canterellare , queUa pianella , e 
quel tuo somigliaiHi co4i prelibato : e veduto 
quel tuo sudare, « ansare-, non' potrà credere, 

ce z che 



304 

cke tu no» sia no fòrmidabire combattitore ne^ 
ragionamenri . Poi quel parlare improvviso non* 
è uoa piccola scosa e maravigKa appresso ai- 
popolo . E però vedi che ta non iseriva mai , 
o vada mai a parlare dopo ^aver meditato 4I'- 
con poco, perche vi saresti còtto certamente. 

Gli amici applaudiscano sempre co* piedi y e 
pagbfnsi le cene , quando s^avveggono, che t\t 
sia per inciampare , porgendoti la^ mano, e dan- 
fiori il modo di trovare quel che bai a dire col* 
prolungare le lodi . Perche ne* ragionamenti t& 
d^i tentare d*aver sempre reco un coro, che ri•^ 
suoni. Questo è quanto devi osservare mentre 
che parli. Quando esci- di là dove avrai parla- 
to , ti seguana come tuoi sergenti nel ricon^ 
durtt , e tu segui a disputare di quel, che avrai: 
cagionato • B s'egli ti venisse perav ventura ab 
euno incontro^ dMe maraviglie di té medesl- 
ino, e l<tdati fuor di misura , finché ^1 vieni 
a noia. Oh che ha che far meco Demostene^ 
E , oh h io vorrei pure aver uno di cotesti ao- 
tichi a fronte, e cose sumìgUémti, 

Ohh poco mancò, th*io non lasciassi di dir- 
ti una cosa prìncipalissima , e piì} dell'altre ne- 
cessaria per acquistai fama. Di quanti parlano 
ti farai befiè. E se vi sarà^ chi parli bene, di- 
fai che non dice cosa veruna del suo, bui delF 
altrui^ se mezzanamente favella , sia ripreso in 
tutto ., Dove s' ha a ragionare , entra iSiItimo^ 

<lhfi. 



^5 

€ht qtresto i mòdo da renderti notàbire ; e quaiv 
do tace ogni uomo^ e tu ricordati di uscire im- 
provviso con qualche strana lode , che svii , e 
Siturbi gli orecchi de* circostanti y per moda 
die ognuno infastidito da quel tuon di voci y 
gli orecchi si turi. Non movete spesso le ma- 
ni per lodare, ch*fc un atto vile : nt ti leverai 
in piedi, se non una volta , o due il più. Ght* 
gna bene spesso y e mostra / che quel che si di* 
ce, non ti gradisce. E sappi che ci sono de^ 
modi equivoci: da riprendere altrui , e che chi 
ascolta i inclinato ad udire ti male volentieri » 
Nel restante affidati , che audacia , sfacciataggi- 
ne , pronta bugia, giuramenti sulla cima delle 
labbra , invidia contro a tutti , calunnie proba- 
bili y sono tutte qualità da renderti in poco» 
tempo nobile y e riputato. Così^ ti diporterai 
fuor di casa» e dinanzi agli uomini. 

In privato poi pensa bene ad essere un fine 
ribaldo. Sii gìuocatore di carte ^ bevitore, scor- 
retto , femmioaccioii; e quello che non fai , van- 
^ tati d'averlo fatto , dillo a tutti, e di tempo 
tn tempo mostra letterine di femmine. Impe- 
rocché fra l'altre cose tu di! pensare anche a 
parer bello , e a fare per modo y che paja , eh' 
esse femmine ti corrano dietro . Anche di que- 
sto n'avrà onore la Rettorica, quando si dirà, 
che per essa se' fin gradito alle donne '. Le pra- 
tiche tue saranno sempre zerbini , spensierati ,, 
ce i e gic- 



4 giovaat d^lP^attiUntora , e de^xaprftci 
ù ', da' ragionatori di cose ms^sioce faggi conw 
dalla peste, perchè i» ragionamentt sodi* la^ Rét*- 
torica isfredda, e. si snerva* AlP incontro qoe^ 
cervellini lieti, e quelle bajucole della gioven» 
A t' empiono il capo di pronti motti , e argn-» 
aiei elle non hanno una sostanza al mondo 9 n» 
fimno it parlar tuo rifiorice , e.destana chi- ascoI« 
la a^ diritto , ed a torto ; e se* non ne avessi 
^Itva- utilità , n'acquisti; neUe brigate delgiova'^ 
ai. baldanza > e audacia maggiore.. Quanto pia 
«elITMtillatufa de?vestimenti tuoi , e nel colti» 
vartl la zazzera somiglerai alle femmine, tuaiv 
mì all'arte del dire vantaggio , poiché vedi 
quanto pib degli uomini sanno |e donne^ cian- 
ciare, e dir male. Sicché va», commesse, alia 
pettinila , spelati le tempie coiD''ecse>, e met^ 
ti mano a'bossoktti' delie manteche, e deMi- 
3ci, che- ogni loro cosa fa^ eloquenza*, e> rettori-, 
ca lingua. 

Fanciul mie , se tu ittparerai tutte queste 
cose, che puoi farlo, non essendovi in esse dif- 
ficoltà veruna , ti do parola , che dopo noo 
molta tempo sarai ottimo Retor^ , e. somiglian- 
te a noi. Nel resto non occorre, eh* io ti di- 
ca quanti altri beai trarrai daUa Rcttorica in. 
breve* Vedi me : io son nato di padre plebeo, 
che anzi pizzicava di schiavo , come cedui che 
(adi là. da Xoin,. e Xowiii a vea. già. servito, 

e «k 



*.2 

i. 



J07- 
e dà madre portatrice di pesi a prèzzo , e doz'^ 
zinale partorito • Pure perch' io avea figura non 
affatto sprezzabile , fui prima tenuto in casa 
pel prezzo de^ soli aHmeati. da vecchio avaro^^ 
« meschino* 

Vedendo poi che agevolissima era questa stra^* 
da, e che venutone al termine sarei pervenuto 
alla sommità , dove io sono ( avendo io già 
meco, pordonami',. o cara Adrastea, quel buon 
capitale , eh' io dissi* poc'anzi , di^ temerità , d' 
ignoranza^ e di sfrontatezza y, ecco che prima io 
#on mi chiamo più Forino , come solleva , ma 
ho quel cognome, ch'ebbero i figliuoli di Gior 
Ve , e^ di Leda • Io m'accasai poscia con una 
vecchia , d^lla quale* venni prima- largamente 
pasciuto, facendo le viste d'amarla, bench'ella 
avesse settanta anni , e^ le fossero rimasti quat^ 
uo denti> saldati- ancb^essi con V oro, .^ Mja la 
povertà mi fece soflfèrire quel fastidio, e la fa- 
me mi facea^ trovare saporitissimo il fiato di 
quella rantacosa femmina. £ già poco mancava 
all'essere costituito ecede di quanto ella posse- 
deva , quando un maladetto servo diede indi- 
zio ^ ch'io avea comperato il veleno. da darle a 
bere. 

Cacciato dunque' in Airiada quella casa, non 
mi mancò tuttavia il bisognevole; perchè sem- 
bro altrui Oratore , e ne' Magistrati fo dispn- 
Vt4^onl, roviuando per. lo pib la causa, e pro^ 

my:.- 



jo8 
mettendo a^t sciocclìi il favore de' GìikGcF. E 
benché per lo piti rimanga at di sotto ; io bo 
peto P uscio di casa mia di verdi e intrecciate 
palme incoronato y e fornito > salendomi dì 
quest'arte per adescare gli sfortunati .. Né que> 
sto mio essere in odio a tutti» e nete^ per la 
infamia de' costami , e mostrato a dito prinla 
di cominciar a parbre , e chiamato padre d" 
ogni malizia 9 mi sembra già picciolo vaotag» 
gio alla celebrità mia • Queste cose insegno a 
te V eh' io prima insegnai a me molto tempo fa^ 
e con le quali io m'acquistai fra le genti noa 
poca grazia. 

Basti. Dopo aver pattato in tal {èrma qnet 
valoroso uomo si tacerà, e se tu alle sue parole 
consentirai > pensa d'esser .ginhto dove brama- 
vi ; e senza ostacolo > se ubbidisci ai suo vole- 
re ,. vincitore satai ndlè cause, la moltimdine 
delle genti dirà bene del latto tuo y sarai un 
amabile nomo , e avrai per isposa j. non una 
vecchia Commediante , com'ebbe quel tuo Le- 
gislatore, e Maestro,, ma k Kettorica, donna 
bellissima ; tanto che starà meglio a te il dir 
di te , che nel veloce cocchio di Piatene se' 
trasportato , che non istette bene a lui il dir 
questo di Giòve.. Io che tardo sono, e timido, 
ti lascerò la strada , e non seguiterò pi& Retto- 
fica , giacchi non posso valermi de' vostri con- 
sigli per ottenerla ». Anzi l' ho piuttosto abban- 
dona- 



J09 
doBata. Siatevi pure ct^iaiDati vincitori, e non 
polverosi , statevi la maraviglia di tutti ; ma 
questo solo vi tenete in mente , che voi per 
essere stati pib veloci , non coUa celerità cr 
avete vinti , ma per avere eletta facilissima 
strada % e h strada che scende*. 






310 

DISCORSO 

FRA ALCUNI COMPAGNI. 

DELIA 

CONGREGA. 

Intorao al ragionamento di Luciaix) furono > 
cerne s' osa > fatte diverse ciance > e <:Iù- disse 
una cosa, chi un'altra, concbiude&do finalmente 
i Pelkgrini tatti ch'egli non solamente fa buon 
filosofo ì ma che sapea' vestire Ja sua filosofia 
con buon garbo, e renderla utile al cornane de- 
gli uomini • Vedi, diceva uno , com'egli dice 
tutte le cose sue atticissimamente , condita con 
quel pungente sale deèlo scherzo ; tanto che 
ogni uomo è preso d'^amore di lui, e legge vo- 
lentieri le sue scritture . In tutto trovi, inven- 
zione , e galanteria • Quando gli argomenti en« 
trano nel suo capo, prendono di sabito un aspet- 
to nuovo j egli i cogae a gittare un granellino 
nel solco, che a poco a poco s'apre , germo- 
glia, fa erba, fiore, e frutto bello agli occhi , e 
saporito al palato . All' incontro sono certi cer- 
velli, ne* quali ogni cosa, che v'entra, o vi ri 
marcisce , o prende un aspetto povero , grinzo , 
'Ido, e bestiale,, che ci par sempre neU'uctir* 

6lv 



gli a parlare d^ essere alla scuola , di sentir a 6> 
schiare la sferza ; e con quel tuono cattedratico 
d fanno fuggir mille miglia da lontano» Altri 
sono, coQAe una borsa piena di sentenze di Pia^ 
tone , di Seneca , di Plutarco , e a diritto , e a 
torto le lanciano negli orecchi , come P istrice 
sbufBndo scaglia le spine da si ; e quando lian^ 
no infilzato una lista di nomi antichi, par loro 
d' essere il secento . Io non dico , che non sia 
una buona , e bella cosa il leggere , e cogliere 
i frutti lasciati 4a que' sagri intelletti , che fa- 
rono dalle scienze allattati ; ma egli i anche 
meglio fare delle loro dottrine , quello che fa. 
lo stomaco degli alimenti , cioi ridurle in so- 
stanza , e vita del cervello y e vestire le cose, 
quando accade , alla f<^gia clie corre ;' Tutto 
quello che si dice oggidì, è stato detto, e si dt* 
rà da qui in poi : non e' è altra novità fuor 
quella del colorire piuttosto ad un modo , che 
ad un akio ; e quanto più 'la materia che mio 
Scrittore ha alle mani % ruvida , tanto egli st 
d^ piò at&ticare nelP ingentilirla , e renderla ag* 
graziata * Non c'i cosa , che più dia fastidio 
dell'udire insegnamenti; essendo gli uomini cer- 
ti cervellini, ch'hanno a noja il vedersi intor-^ 
no persone, le quali facciano professione d'am- 
maestrare , ch'i quanto dire di far vedere V 
ignoranza , o la bestialità altrui . Ogni verità 
si può dire scherzando , e verrà adita volentie- 
ri . Io credo , che fa voglia del ridere , che ha 

ogni 



51 1 
vjgai nomo , xi sta stata messa tu cerfSò iè, fvsp^ 
tura , accioccliè i vakoti maestri ci possane 
prendere per qmel versa > e gaidarci deve voglio^- 
no '• Se Aristafaae avesse dato agli Ateaie» 
saoi in mia coacioae jquegli. ammaestramenti t 
cbt diede loro nelle commedie, l'avrebbero ta* 
gliato a pezzi i laddove in t^ro ridevano sma«* 
scelUtamente , e dicevamo ^ che avea ragione « 
Un beli' insegnamento ci dà Omero verso U fr 
ne del primo libro nella sua Iliade . Era cor«> 
raociata Giunone per sospetto di gelosia contro 
Giove , il quale con le minacce avea atterrito non 
solamente la moglie , ma tutti gii altri Dei , cbe 
stainaiio di malavoglia, e ingrognati. Vulcano, 
vedata sì fatta ira , e dispetti , parendogli ma» 
le, che nell'Olimpo si facesse.ro queUe bestiali-^ 
tà , che si fanno fra gli uoraim , si diede a vo- 
ler insegnar loro la morale ; ma' non crediate 
già, che ciò facesse eoa una scientifica. diceria, 
o un trattato , no • Egli $i prese in mano un 
tazzone di vino , molto ben pieno , e diedelo 
in mano a Giunone , e tanto fece , che la Dea 
sorrise , e prese in mano la tazza •^ Poscia co- 
minciò ad andare in volta zoppicando , e arrecane 
do il neuare a questo , e a quello, tanto che 

Dier nelle Tìsn qt^^ beati Numi ^ 

f lo scroscio smorzar pik noi» poteano 

^ando vider Vulcan servir per cosai 

e man- 



e mangiammo tutti fino al tramofìtar d^I Sole, 
ascoltando volentieri V eccellente lira d'Apollo » 
e te ca&taati Muse y die t:on iielU voce si ri- 
spondiano a vicenda^ eh* è quanto a dire, to- 
.glieDda il velo dell'allegoria poetica , che die- 
tvo *^1 tidere , e al buon umore vennero anche 
con volonteroso amrao udite le buone cose e le 
dotte. • Chi / vuole , che sia udita la cererà d' 
Apollo , e la cannone delle Muse , vada inton- 
ilo con la tazea ^ e ricrei gli animi intorbidati 
<hlle perturbazioni^, che ci rendono sordi , altri- 
menti ritroverà ^li orecchi ifiqìeciati . Così fece 
ia tutte POpeire sue questo eccellente artefice 
Luciano , il quale con Ja dolcezza delle inven* 
zioni innebriò. gli animi degli ascoltatori suoi : 
e aimnorUdendogli in questa guisa , come va* 
lente medico, le mecttcine vi pose; il qual mo- 
do s'avrebbe a tenere da ogni filosofc^V '^be vo« 
lesse .illuminare Puoiana genecuzione v<^a con^e 
voi dite, rispose un altro de' Pellegrini, e io so 
benissimo che 

Rìdìculufm acri 
'Fonìus 4IC melhis pinttmqtte tfcat ref : 

fisa voi fioa dite la grandissima difficoltà che 
si trova in quest'arte dell'essere piacevole con 
garbo, e grazia, e quanto la riesca male quasi 
a tutti coloro , a^ quali io la veggo a mettere 
in opera. Anche pochi degir Scrittori, i quali 
diedero precetti di quest' arte mi soddisfanno ; 
tomaVn. dd per- 



3H 
perche io credo , che veramente in ctb. possa U 
^ola natala» vedendQ(ii certuni, i 4iaati :paiono 
creati a posU per condire d^oin cerco sik quatta 
to ff^nooy e ilicoaO) •dK qg^ cosa lonoifeenisct 
con le veneri, t con ^ piacevx)lcz» ^ bùddove 
all'incontro alcmi altri rtcseonp cQsi.^ifaati e 
fre4cli, cbe CisnopiiittostA piangere., die rìde'- 
Te , con culto che sienò uomini di sottile in^ 
§eguo , e ardcchito con lo studio, e con le dot- 
trine • E voi avete ragione, ripigliò- il psimo. 
Natura ^ maestra principale in db ; e ehi non 
ha r aiuto suo, non dovrebbe mal arrischiarsi a 
questa faccenda »% INcovi bene che la si .può in 
parte SQCcuKrere andho con IVane^ massime chi 
fa {N'ofessione di scrivere ^ piacevolmente cos« 
lunghette:, co«de faceva Luciano ) perche qmnto 
al parlare con frizzi , e motti ^ U cosa ha in 
s^ t£M# fjS^mi j e tanto sono k cireostaBze , 
che lar{(0^9no iO' un punto rendere grata ^ o 
«pi^e^ole , che r arte non vi jptb vìt punto , 
ni poco: ma tutta l'opera i di itttttnié Gofau 
dunque , il quale Vorii scrivere in questa gui- 
sa , av4 prima di tutto a Bicordacs^ deUa.difiì- 
nizione , che fece Aristotile della ridicolosità , 
^a quate è 4ifemy ^ f^gìvfo^ d^fmmti stteui 
dolere , e i^n .minaccia alcuno jdidìstraziDae » 
n^ anche qijtil luedesimo , il quale».!» ^iftata , 
T^<^ s'esaa «lina^cias^e altmi disomzione.,. .Jioa 
p(9^rei:^e mowi^f e a riso colora , che .haaoo i' 
a9M»0 ben. fatto % Poni diin()tte, che uno. scrlt 

'to- 



> 



tore, qnal fu Lnciano , voirase assalire quQl di*. 
fetC0, ch'% ne' costumi » e farsene beffe; egli 
avrà prinu ad esplorare «piai »a quella difibr« 
mità in essi , che xum i gravissima y che non 
offende le leggi , che non guasta la sostanza* 
delia società 5 tna k fa quel danno « che ci ian-^' 
no le mosche, i moscioni > ed akre importune* 
ferucole, che non uccidono, e tuttavia ci dàn» 
no fastidio* Ritroverà egli dunque , che la dif« 
foFmità , la quale è di ridicoiosità cagione „ è* 
ttoa^ contraddizione de^peosteni di quaithe uomo»: 
delle sue opinioni', de^suoi costumi, e desmo- 
di suoi , alia natura, ammodi , . e alle usanae ri^ 
cevute umversaimenre» Vedi largo campo , eh' It- 
questo aUo stile burlesco, e s' egli si pub mot«^' 
reggiate , e lidere di varie qualitàdi persemi ['^ 
che non è quasi alcuno ^ che lU oha^di queste 
cose non pKcht , e non dia cagione di ridere 
del fatto suo:, ma a queste* fonti si dèe attinge^ 
re con ingegno , e ga«bat»niente , e conoscere 
con occhia penerrativo qtiali «erro questi difet- 
ti , e quali no. Ma percbìb Vesempéo fa meglio 
intendete di 'quanti mai ragumamenci preoetriv:i 
si potessero^ fare , io- voglio , cbe in ciò ancooa 
sia nostro mawstiro.LociaM , e V opera di fai ^ 
che sbbiamo lono poso, fa « Y^ dòinqtte , ch^ 
egli si peende per aif omento ti trder be£re 
un OsacDce do^vempi suoi ^ il qu«le> sena» pun« 
to avoetf siodiato^ licova profrssioiiedreloqneo^ 
xM^ «aiendosiid'im. btìim xjipitalc di stiiteci^ag* 



ii6 
fine , e detb cuhom rfet corpo in iscambio df 
dottrina . Questa ì cosa contra l' opinione co- 
mune , essendo ogni uomo universalmente pei^ 
^naso y cfae per essere eloquente s' aUna a saper 
roolto, e ad aver fatti lunghi studii, è lunghe 
veglie 9 e che milla giovi al dicitore un vestito- 
di scarlatto^ o l'acconcia zazzera, oieinnamo- 
t9Xt , o altre s> fatte delicatezze , le quali all' 
iQcontro^ occupando Paiiimó sovercfaiaoiénte , la 
sviano dalla sua principale , ee massiccia intetw 
zione. Tutti*, dico, sono di ciò persuasi ^ e Lik 
ciano > che pur lo. sa, coglie la congiuntura d' 
essa comune opinione per berteggiare : e pec 
iselglio manifestare quanto, sia contrario it co^ 
scune deir Oratore da lui descritta al« parere di: 
tutti, commenda grandemente i modi suoi , e 
ne raccomanda limitazione adrognuao-, che vo^ 
glia divenire buon retorico j onde chiunque 
ascolta , udendo cosa inaspettata» , e sì diversa 
dal suo credete , e conosciuta l'occulta naaliziai 
del lodatore, si ride del Retorica lodato da lui.. 
Di somlgliauti esempii è ripieno questo Autons^ 
il quale coke tal mame«a dalla Commedia zlt^ 
tk», e principalmente da> Aristofane^ padre , ia 
questo genere, di tutte le astuzie , grazie , e 
vezzi del berteggiare squisitameate • Non si 
possono noverare a mezzo le invenzioni di que-^ 
sto sottilissimo scrittore di commedie-, per bur* 
hrsi, e fir ridere gli Attniesi di qualche per^^ 
^ che avea GQt|iuni diveiai àil comime iitU 



3>7 
la città > e ad ogni passo delle sue commedie sì 
fatti motteggiamenti si- trovano , i quali tutti 
dimostrano quanto fosse acuto l'occhio di lui 
nel conoscere que^Hifetti , che meritavano d* es- 
sere corretti con le beffe , e con la derisione » 
Quando da questi principii avrai conosciuto in 
che sieno fondate le piacevolezze , it continua 
leggere i piacevoli scrittori ti renderà pronto 
a vedere l'aspetto ridicolo delle cose , e insie> 
me a spiegare il tuo concetto piacevolmente • 
Gl'Italiani hanno in questo genere maravigliosi 
prosatori, e Poeti. Sopra tutti il Novelliere dt 
Franco Sacchetti è una miniera di sali y e d" 
urbanità» per chi vuol narrare con garbo,, e toc» 
care , per così dire , i pili occulti tasti de' co«- 
stumi> e caratterizzare persone difettose, e di- 
pingerle in iscrittura .. De' Poeti infinita b la 
schiera , perchè » lasciando il Bernt capo > e mae- 
stro di quest'arte» e forse que* tanti altri,, che 
scrissero a sua imitazione, dopo di lui ,. n'^ avrei 
un buon branco da nominare in questa luogo > 
i quali sono tenuti da certi novellini ingegni 
per vecchiumi, e masserizie intarlate „ e tutta» 
via sono il fondaco delle piacevolezze >. donde 
forse il Berni medesima trasse , e acquistbi piili^ 
dt quello > ch'altri si crede . Ma egli i tempa 
di chiudere queste ciance, e di dar luogo ad al- 
tra materia .. 



dd 



/ 

/ 



XA MORTE D'ADAMO 

TRAGEDIA 
Del Signor Klopstock 

Tr adotta m btHtmo, 

ì ' 



^ i . 



AI LETTOR I. 



i\ on v' ha forse compc^mento , cfie 
meglio convenga al Mondo Morale ad* 
la. presente Tragedia; né che piìi meri- 
ti di vedere la luce pel nobile ingegno 
del suo Autore , il quale seppe riempie- 
re un argomento cotanto semplice d'ia?- 
finite bellezze y e raceogHere da natura 
tante circostanze , che . non apparì mai 
in Tragedia veruna il piii compassione- 
vole casa , né il piìi grande •_ Tra k 
qualità di questfo componimento: noa, è 
Ja minore, quqlla dello stile , da cui è 
secondata la verità, e^.il candore^ (U ^e* 
•tempi , ne' quali sona i^trod^tti gli At- 
tori a favellare ; quaado solo il cuore 
sommiuistrava Tci^i^re^siom > e non $i 

po^ 



poteano avere altre idee , che di cose 
pastorali, convenienti al cominciamenta 
del vìvere umane. Noa è piccioli prò» 
va d' un intelletto poetico il sostenere 
un carattere continuo di semplicità , e 
guardarsi con diligenza quasi da tutti i 
lavorati , e artificiosi modi del favella* 
re ) e ritrovare vocaboli ^ che tuttavia 
vestano la passione, con nobiltà, e gran<^ 
dezza • Tutto dà venne puntualmente 
esegostb dal Signor Klopstotk ^ il qua-^ 
le lascia una somma difficoltà , e un 
gravissimo obbligo a chiunque intrapren^ 
de di tradurre la sua Tragedia • Nel ve« 
To io dovea ùetnepe u^na difficoltà da me 
01 chiaramente conosciuta;^* ma &i tan^ 
to^ faRiiigsitc^ dal piacere diel leggerb w 
medesimo j^ e dalle lodi^ che le vcnge»- 
fio> Alte d» quiafnti fhaiitio avuta alk 
mant \ cW il timoffe-fu vinto dal desi» 
derio » e mi diedi ai tradurla. Ho pvi> ^ 
curato dkinf^ue cùi» ogtìi dili^epm di m^ 

guire 



guìre V intenzione dell' Autore intorìio 
alla semplicità dello* stile , e in ciò mi 
sono adoperato quanto ho potuto , la* 
sciando, senza piti dire, il giadia&io dejp 
la riuscita a' leggitori. 



PERSONAGGI. 

AdamOh 

Caino. 

Seth. 

Emano, uno de^piii gióvani figliuoli 

d* Adamo > 
SuNiM, il minore, 
Eva. 

Selima, nipote d'Adamo^ 
Tre Madri, che conducono i loro 

figliuoli ad Adamo k prima volta. 
L'Angelo della Morte. 

La Scena è una capanna ^ ntl cui fmi* 
do è la stamina ét^Adamoy dov^è tMta- 
re JtiAbele y dinanzi al quale suoh %/fda' 
mo andar ad orare* 



}'5 

^rro PRIMO. 

SGENA PRIMA. 
Selìma^ e S^tA. 

Sei. vJlorno felice, e sacro 
AI coniugale ataore. 
Come se' bello > e quanto) 
Splendi sereno, e vivoi 
Quanto la gioja rata 
la questo giorno sóh 
Tutte okrepassa le delizie, tuttfe, 
Di tatti gli altri di mia vita giorni} 
Ecco la Madre nostra 
Ita a vedere anch' ella 
In qual guisa le figlie 
Fan la mia nuzzial capanna adorna. 
Anzi vuol ella stessa 
Con le materne mani 
Qualche ramo intrecciarvi . Io feci còlta 
Dì fresche frutte > e le posai sull'eiba, 
Perchi fratelli , e suore 
Della capanna uscendo 
Di quel grato sapor prendan ristoro* 
Io di grappoli d'uve 
LJho fornite d'intorno, ed il piU belld 
TomoyiL e e Sarà 



526 
Sarà d'Emano; che l'ascosi sotto 
Frondi* stiilatul ancora 
Gocciole di.rugorda; Oh quanta , e quale 
E' la ventura mia! che il saggio Emano» 
£ pieno di virtìk, sceglie filmai . . 
Emano 'ama Selima! E quando il Sole 
Fia pfei^so at uapiontare, allor le ìBgiie 
Delle figKe dVAdamò 
Verran la prima volta 
Co' pargoletti glnstr . 
Di tre anni alifetade, iimatai n Itti,. . 
Perche quei benedica , e aoi gtooQO^Oi 
Di quanta contentezza aver {mb' Padr^: 
Alla capanna , ed atb nozse guidi 4 
Ma perchè, fratel mto^ guardo sì grave? 
Perchè le labbra apristi . ^ 

Cominciando un sorriso, . 
Che poi non esce intero? 

^eti Cara Selima, grande 
E profonda allegreaza 
Di tua sola ventura il cor. mi prende, • 
In cib son fiso» ond'io grave ti. seoteo* 

5*^/. Ma tu parli così . « • • tu mi favelli 
Con voce, e tuono di (;elato 4f&iuio« 

Seth Qua! poss'io cosala te serbar segreta ^ 
Sorella mia? Ben di tacerla fermo 
E stabilito aveaj^^ 

Md'.Ia schiettezs^ mia, ma quella tema , 
Qudila ch'io veggo^in te smania, • d^o^ 
Ad aprir , il mia cor forza imi fimqg «^ 

Di 



Di pensieri gnivwaa» io 

Non ti stringa per2> • Tanto dd PadM 

Tenero soa, cher&i ^vercltio cas» 

Forse del veder lai 

Accostarsi pensoso : . . . . , 

All'altare d^Abele^ eimest» in faoiHa^ 

Quando tu stavi ;aUait:a|itana innanzi « • 

E seguivi da lunge £yai con gli occhi» 

5^f/. Vuoi ch'io vada? dfìo freiìda 
Le sue con le mie msdoif. . 
Che gliele stringa ? o il nari 
Con-gvafdi a&ctuosij 
Che lo pc«ghi^ jsì scongmrL . 
Che lasci d' esser mesto ? Ah f fratel mio , 
Certo qualche jltro mal mi ceK, e tacix 
Che mai tanta di lagrime abbondanza 
Uscir degli occhi tiioi non vidi ancora . 

Sftè Ahif perchi dove è- il prima 
Entrar della capanna 
Non se* tu ancor , che troppa 
Profendafltnente aidelso 

IMPbai r anima. commossa; t invan fo t)rova 
Di più tacer 'quel> dk^io tacer rcriea* 
Mal non nf avvenne ancora 
Diveder tale a Padre i 
Qual ei poc' aszi a me passò dappresso* 
Orribil pallidezza ' 

La ftcòia gli copria : nqft cVegU andasse 
Pafea cé'^pa; ma che traesse a stento 
Tcèmule nieaibra, ed {spossato corpo» 

te X la 



3»8 
In mt fisi 9 ed attenti 

Eitno gli fochi suoi ^ . 

Ni punto égli s^ avvide* 

Cb'ivi foss'io presente. 

Eotra , ed avanza il piede 

Verso Pakare^ .e Pìodo 

^e ad alta voce et pi«ga> . 

Che tfejxuìndo freousce;^ 

Ma le paiole non scodili che cotte / 

Da' sospiri n'usciano, e dall'angosce». ; 

Ma poi cbettt se' qui piU noi^ IUnten4o«. 

Ttt'l volesti, Selima, io nulla lacqiii*. 

Ccl Padre no^ro » odi m '1 passo? £1 ciunge». 

se E N A IJ^ 

4^ SoB qui Seth , e Selimai; . • £V(|ae$to un gioraoi 
D'oscuritade, di terror ì giorno!- 
Chiaro. ancor si farà) Selinui. Intanto- 
Vanne alia Madre tua, va, c6gU seca 
Per ornamento dell» tua. caqpaona ,. 
£ di tne nozze i fiorile dille, cb'i<^ ~ 
Così ordinai; che. per volere del Padr^ 
In cib n(m serbi il consueto modo^ 
Delle spose novelle^ .... 

ScL fa) vado IL Padse^ 



3^ 

SCENA HL ^ 

v4damOy e Setb. 

Ad. Bell*^alma di fanciulla! Or non vedeste 
Quai segni dii d* affettuoso core 
Negli atti , e hel mirar , quando da noi 
Le fìi forza il partirsi? O figlio mio, 
La benedica Iddio; per me fra poco 
Piti non la rivedrò. Tale al presente 
E' dessa, qual Eva già fu nel tempo 
Che maladizlon scesa non era 
Ancor nel mondo. P pur di nuovo prego,,. 
La benedica Iddio. IVIa tu, mio figlio^ 
De' miei figli migliore , io so ben quanta 
L'alto, e increato delk cose Padre 
Conosci , e quello riverente adori ,. 
Tu se' maschio , e pili fòrte , onde a te possoi 
Tutto dir, figlio. In questo giorno io muoio .. 
Seth O mio Padre, o Adamo, o Padre mio!" 
Ad. (^ a. parte) Egli i attonito, e muto! In bre- 
ve anch'io 
Sarb mutol per sempre ? {a Seth) Entro ali 

mio petto 
Sento che al tuo dolore il cor si frange ; 
Ma pur dèi, figlio- mio, prestare orecchio» 
Alle parole mie : che ben più orrendsL * 
Voce suonava , e mi ferV pRi cruda 
La prima volta che il terribil nome * 

ce 5 Udii 



iWii «fi Morte. Dermici- fijgn sol^ 
A tìiork mi vedmi , di tiittr sdISt 
Al mio morir mi presterai soccorso*. 
Ch'oggi io debba morirsi ne sòn cert^ 
Quant'io.fui certo di mia vitati giorno^ 
CtitUrtétri levai, che f^ occhi apeirsi^ji^ 
E il^Teb timiràft^/. S^ndo innanzi: 
AHa eapiàtlha mi» 9QU'akro>in rnent^ 
. Ave? y. che ^o^a , efd il pea^iG^r^ ^oav^: 
Di Selicaa,. e d'Eii9«no<, amati it^i^ 
£;*oiuh, e P altro felici • Un repentifio^ 
Piti del pensiera, e siibit;ano crollo^. 
Tatto nii scosse <w. Non orror, non,forz^ 
Jh spavemo >, o d' angoscia ^ ansi fu soIa« 
"Virinitàdir mor-re:, E$sa mi scosse ,. 
S^ quaL t(^rente si distese , e scocse 
Per tutte. Tossa mie* Quel sì possept^: 
Grollatpenio cessb^, torpor. divenne f, 
St- tal non diyenìa y mutol sarei , 
Qual se' tu ancora^ o di confusa ambascia: 
Pirei DOft comprejnsibUin parole « . 
i'iglio , diletto mia 9 Stth, , figlio^ mta^ . 
E d'Abele fratello, io non raténda 
Pi ciò. lagnarmi s che ardimento tate 
Mal conviensi ad Adamo .. Ailor che dentro^ 
Scorrer sentii così, vicina morte >. 
Tosto un altro jpensiér nàcque nell'alma, 
Ch?<%gi del mio morir anche Sa il giorno^ 
]£ 5ì nel cor l'ho confermato, e saldo « 
Ch' mil la, mente al'ieii^r noj) sqssq,;. 

Ne- 



331* 
Neglt occM S pertq, a- per le vft» et corrc^ 
Ni in qntr&to gioroQ. in cui morir io.d|bbo>, 
Terrò un altro, pensiero 8|. te celato . 
Àgli altri aggiunto, e che. non men degli altri 
Dentro m'aggra?a> ed usa^ in me sua forza ». 
Qaanda usci contro, a, me T alta seotenaa^ 
£ del primo t«rror a pena, un poco 
Disciolto ipfui> m^ apparve. innanzi >. e $tett6 
Un Angel della moftes e sì mi disse:. 
Adamo > il giorno in cui sarà palese 
Si tal sentenza, a ttia mente il concettot» 
Verrò di nuovo ^ e mi vedrai ^el giorno.. 
jOra- il tremendo apparimento, aspetto v- 
Che pii^. tremendo ben. sarebbe ancora ^ ; 
SMo non sperassi ch'esso a. me giuugessìe./ 
Alza gli occhi) 6gtiuQlay aliagli al Cielo. 
U gran Giudice, mio qualche dolcezza 
Alla* mia. an^sci»^,. e. al grave amaro mesce •. 
Ma sento ancor, che non con;)piuta affatto 
£' TorribiL sentenza , ed h piti, ancora 
Cupo il. concetto, e^ più profondo- il senso 
Ch' io noi comprendo ,. degli amari delti : 
T^. di rnmtk morrai . Vedrai , mia figlio r 
Quanto tormento! Io già morte non temo: 
Da pili secoli iuv qua, m! apparecchiai à. 
Ma sentir^lla^. 

Snh O Padre mio, deh .'* dimmi-,, 

hH !: dimmi , Padre mip, tnorir tu^ vuoi? 

4d. Oh.!, qu^anto volentier , diletjti figli , 
Mk carni , e $4pgue , rimarrei fra voi l 



S^b Rtmam, Tadre tuto, dnaque nmanF 
Fra i éarl figli, e nmi voler morir»*. 

Ad. Lasciami , figKo mio: s' attiè» quest'alma? 
Alla tua, da lei pende. O miUe volte 
Carissimo figliool ! lasciami • .Quegli 
Che di mia morte, propri sentenza , ^ 
Debit'i l'adorarlo» ^ 

Seti II so, che nostro 

Dèbit'è Padorarlcr^ SI so. Ma dimmi ^ 

Esser potreUie mal 

Che quel tuo cor coranto* 

Tenero de' tuoi figli, 

Di itero affettuoso f 

Creder a te facesse 

Viciniti di morte' 

Una gagliarda scossa 

Di tua salute vigorosa, e salda >. 

Di quella fòrte e valida salute , 

Che tanti , e tanti secoli pur vinse .' 

Ad, Qual risposta dar posso al pib diletto (a^ parte} 
De' figli miei, che in tal guisa favella? 
Oime! chi sa,, che ornai TAngtol di morte 
Non mi sia presso, e pitf ch'altri non pensa 
Ratto ne venga a stabilirne, il punto • 
Ahi! no. Del figlio mio nonveggangli occhi 
Il terribile aspetto. E^ colà, figlio. 
L'aitar d'Abele; Ove di sangue l tinto 
VoIgMe mani: ivi le innalza al Cielo.. 
Vanne: esaudita sii* Se un giofno sott^ 

An«- 



331 

Anclie venissi; ^la mia vira aggiooiO) 
Questa s§ak di, tue pregliiere il frutto» 
Setit Qlipadce mio i Sì » Adamo » oh padre ! iavado • 

S G E N A IV^ 

£i n'andò: mai oh Dio! quand' anch' ei poss» 
Con vigoroso orar volgetei al Cielo > 
Non verranno etaudite in ciò le preci-* 
Ma quale in me novo* n desta :ancora 
Sentimento d'orror? Cessa; in me focsfti. 
Il torpore , e ne viene: . . 
Ogni orrore^ e terror seca ttaefadcr . 
Morte y e si fa sentirei Io movo il passo 
Sulla polvere ancora > e fra< poch' ore- 
Sott' essa marcirb* Che fia.^. se viene- 
La diletta Eva nua co' figli miei - 
A vedttmiimorir? Nq» non è ttpto*. 
Orribile il pèmieio 
Pelle cc^otte, e p«tre£itte membm^ 
Quanto )^ quel di morive^ 
Ad Eva mia dinanzi ^ £ la Con^gaa 
Creata meco, la pih casra moglie 
Di quantcb mogli al mondo nnqua saranno. 
Morrà forse anche meco? Ah^ tu> lo sai 
Solo il sai tu» da. cui fanmio percossi 
QAa sentenza) che a morìf e» danna*. 



J34 

se E N A V. 
^4àamo y $ Setb.. 

Ad. Figlio, tu qui ritorni. ' '•'- 

Pesti prtgàiera a Die? 
Seth Mai trott tanto ftnrore 

Più non pregai > tremita fn > ed angosce^ 

Tutta la nita preghiera. 
Ad. Ma odimi, a mio figlio r 

S* Eva di qwL venisse; 

E l'è sue figlie seco? 

M'hanno a veder mori» ? 

Ya, figKo, corri a qtteUe,, 

DI lor, che da me solo 

Far sagrifizio io voglio; ^ 

Che a me non venga alcuna y 

Se non ^ prima sotto ammonti II iétt^ 
Stth Non io, non io, mio Padre, 

Qui lasciarti non posto» « UfabitStent^ 

M^avesti in ogni cesa 

Nel corso di' mia vita^ • 

Oggi non mi sopporta 

Il cor d'abbandonarti-* 

Già d^amàFa tristezza, « di dolore' 

V*andb Sfcllma oppressa. EHa ptegóftimf,. 

Io durar liòn potei saldo alle preci ^ 

Onde le Ì€Ì palese 
' Qaal veduto io t? ave^ 



335 

Ciré air aitar dappresso 

Dall'affanno trafitto^ e tlelP angosce. 
Ad. Dunque verranno* Sia. 

Al mio dolor. soggiacerò piii presto. 
'Seth Odo d' alcun , che giunge , 

II passo. Ella è Selima* 
Ad. Qui ne vengon sì tosto? oh figli miei! 

Oh me de' padri il piìi tristo ^ e infelice! 

SCENA VI. 

%AdamQy Seth ^ t Selimé . . 

Ad. Vero pallor di morte <éì pmu) 
La faccia le ricopre » 
Qua! ricoperse Abele 
Disteso a pie dell'ara.. (^ Seiims) 
Selima, perchè tanto 
Sbigottita ti mostri? 
Accheta, o figlia} P affannato spirto» 

5*^/. Non isdegoarti , o caro .Padre mio » 
Che ubbidito io non t'abbia; 
Ma di Selima tua pietà ti prenda. 
Mentre io n'andava, quale 
M'imponesti, alla Madre, il cor sentlmmt 
Da sì subito colpo , e zepeatlno 
Percosso» ejvinto^ al ricordarmi quauto 
Seth mi diss^ di te> che gli occhi miei 
Ne fur tosto di tenebre coperti» 
Ni ti so poi ridir quel, che m' avvenne* 

Se 



33« 
Se lioo ch^io mi destai tA i fiori, e Teibàk 
Non McgtMtA mocQy 

S^alh capanna non andai* Ddi! Padte, (i) 
Non star mesto così. Vuoi tn, ch'io vada > 
£ che di fresche , e verdi foglie adomi 
li too estivo secKle, e il posi all' ombca^ 
Ove i toni figli a te venir tn vcg^a ? 
XdL Sor^^ Selima, sor^: 
Tn deiPaltre fanciulle 
A me se'la più cara^ Or non t'opprima 
Pier me pensier molesto. Io debbo solo 
Di gcavi cose favellare a Ini, 
Che meco vedi. Alla capanna inùà&zi 
Poco %, ch'io fili, ni tn però la vite 
Alta quanto dicesti al suo frondoso 
Olmo hffsd. Or va , Selima , vanne , 
Prendi conforto; ben sai tu» che pianta 
Altra non % vicina. 
Che pSk cara mi sia di sì beU'olmo. . 

SCENA V L 

Ad. Se più lunga dimora 

Tra noi facea , gli occhi innalzale a lei 
Io non potea, né so&rir sua vista. 
Ah 1 tu certo non puoi 

PlO^ 
(t) Gli sUfMCcia le g^inocibis • 



n? 

Provar qàal ia la sento 

La mia cahmìtaie. Un sì bel fiore 

Di verde cftate^ e d' innocenza fiore 

In breve svanirà » tornerà in breve 

In pdve anch'esso, e torneranno ià polve 

Totte le 6gUe di sue figlie ancora^ 

Tù'l sai: tu meglio di ciascun , mio figlio» 

Comprendevi il mio <iir quantunque volte 

Narrava altrui qual èra 

Dopo creato. Or mi coavien àiorire, 

£ diettx) a me morran tutti miei figlia 

Non i si aspra rupe, o duro masso 

Così , che questo mio pensiero uguagli 

Ih essdr grave: tal riprezzò, e tanto 

Orror seco ne viene, e l'accompagna» 

Va, Seth, va, figKo mio, metti ogni provai 

Tu di dare a Seltma "^ 

Qualche conforto. Quando % i» nae^ Vicino 

All'Altare d'Abele 

Per le mie morte carni 

Vo' a cavare il sepokrOk 

Set A Ni io ti lascerò^ ni tu sepolcro 
Ti caverai . No, per Peremo Iddia, 
No, padre mio, non ti cavar sepolcro* 

M. Quivi Abele riposa, e .quivi anch'io 
Vo' riposar. Volete voi vedermi 
Di putredine preda 
Innanzi agli occhi vostri? 

^etè Tremendo Iddio, che cib di noi volesti! 

Tomo yiL ff 



?3» 
^^. Troppo soverchia fenea * 

Di terrore, d'orrore, 

Che dall'onnipossente 

Scende, tutto mi cinge. I^pià non posso 

Mirarti) o. figliò, •« mi conviene a forza 

Da te stornar l' aspetto^ Oh t qual m crolla 

Tremito t nervi , e V ossa.» 

O tenebroso giorno I < . 

Giorno pien di spaveato! Odi tu, figlio. 

Scuoter le rapi? El move il passo : Ei sempre 

A noi piti s'avvicina. < Udisti^ Il colle 

Vicino alla capanna 

Sì crollò. Su quel colle 

Già si posa il Tremendo; e tu lo vedi? 

Setò Io da tenebre cinto 

^no, e notturno orrore, altro non veggio. 
Ma con l'udito attendo. 

Ad. Odi me dunque, e lui. Conobbi il segno - 
Ben de' tuoi passi , Messaggier di pena , 
Angiol di morte, stmggitor, qui sono. 

U Angelo ^tl la morte ^^ 
Dice chi ti fece uom tratto di polvere: 
Pria che de' cedri il Sol pa^si la selva 
Tu di morte morrai» Gli altri tuoi posteri , 
Quai dormiranno , e quai di lor morrannosi ; 
Tu di morte morrai. Quanda ciò accaggia 
N'avrai dal nuovo mio venire indialo. 
Che i passi moverò per questa rupe 
E scuoterolla con romof'e, e tremito. 
Sarà coperto l'occhio tao di tenebre J 

Nulla 



139 
Nulla vedrai > ma sentirà l' orecchio . 

Crollar la rupe , e di folgore scoppio > 

Pria che de' cedri il Sol passi la selva • 
M. Dì a chi mi crei»» e a chi sentesM 

Mi dib, chM» m' apparecchio ,:. 

Che vengo , ch^ io I* adoro » 

Pregai , Angiol tremendo > 

Che alcun poco addolcisca 

La mia mortale angoscia. 
SetJb O afièttttosamente amato Padre ^ 

Voglio teco morire. 

Perche da me ti scosti » 

Dove vai, Padre? 
M, Ad adorare io vado. 

SCENA VIIL 
Se^b salo. 

O soverchia amarezza di dolore! 
O di tutt' altre doglie 
Sola da non poter dirti a parole; 
II cor mi squarci , e nella stessa tomba 
Discender mi farai col Padre insieme. 
Òhf il primo» e il miglior de' Padri tutti. 
Padre di quanti figli 

Son delle madri al petto, e di quanti altri 
Da qui in poi nasceranno f 
Quei ch'io n'avrò più non vedranno al mondo 
Quella chioma canuta. Oh dì di morte! 

// l Ahi.'- 



J40 
Ahi !'dì d} aiorte étl boon ptòt mìù^y 
Come testo giungesti 
Per lar prova di me, se temo, e adora 
L' etereo Iddìo ^ N^aodrò^ col padre mio^^ 
N'aadrb a gittarmi anch^io 
Seco a fté dell'altare : e questa braccia 
Tremando presterà quaato pub ajuto^ 
A cavargli il sepolcro • O sno sepolcro > 
O sepolcro del padre! Ed oh ripiena 
Voce d'ogni terrore i e di spavento! 
fri'0 cjbe d^ cedri il S^l passi. U setvéih^ 



Il firn dflPAm frim < 



541 

Atro SEC Op DO. 

SCENA P R I MA. 

%/4damùy (i) r Setb^ , . 

-Ad. JL/i spaventoso aspetto , 

Figlio, ^ questa terrea: ma noni -ì questa 
1^ fruttifera terra, in cui radice 
Han 1' odorate rose , e gli alti cedri • 
Qui ritornar debb' io 
Nella mia prima polve ; ia che creata 
Fui dall' eterna onnipossente mano , 
Ed io, che di mortai donna non nacqui; 
E sento in me> che non da lunge è il punt». 
Buio all'occhio si fa: mi trema il braccio» 
Si move a pena; e della vita a stento 
L' aria respiro . Suggellata io porta 
Ne' più inttinsect nervi, e piìi celati 
Marte profondamente. Io chiaro provo; 
Io senta già fra '1 gelo , e fra T angosce 
Del cor, la sento, che di morte k mmjoy- 
E che pia noni sonno. Ad ogni punto 
Più s' oscura la vista • Or vieni , o figlio » 
Io voglio pria , che nulla più rimanga 
Creazione per me , voglio quel poco 

Che 
(l) Adamo ap foggi atosi al P aitarti ^ finanzi ftUit 
£^sa. ff i 



34» 
Che m^ avanza di urista. 
Alzare un tratto , ed. ^girarh intorna 
In piti libero «pwo ^ 

Che non è questa tomba ^ A^ la nostra 
Capanna.^ cv'essa guacda 
D'Eden l'aspetto, sicché quivi ìd iM>ljga 
Anche nna volta gli OQchi:» 
E di vita anche un tratto ark res]^hU«. 
Seth Ecco d'Eden i monti. 
M* Io. piti non veggo 

Monti. E' di nubi forse intorno cinto^ 
Il Sole , e ricoperto ? 
Seti Molte le nubi son; ma non è tutto 

II: sol però chiuso fra quelk, eì ascosa. 
AJ. Dalla selva de» cedri è lunge anco»? 

Ma no non dirlo, chiederoltf appresso^ 
Siti Eccol', ora si cela , e nuU oscure * 
Gli fan nuovo di tenebre coperchio^.. 
M. S'^anche lucente-, e puro 
Apparisse di nuovo^,. 
Io p& noi rivedib. Dal mio* sepolcro 
Volgere- il guardo ornai piii non intendo 
Quando ad esso ritorno. Or vieni, o figlio ) 
Ch* alla tua spalla nelP andar m* ^poggi .. 
Sffti Ahi! Padre ••. 
jtd. Oh belli, e fortunati camp'rt 
Piene di' scaturigini , e di fonti 
Alte montagne > e voi- valli ripiene 
Di grato e fresco refrigerio d'ombra ,. 
£ voi figli de' monti, e delle vaHr, 

Che 



Ghe vi piegate sotta, al pil che passa 
Del v'iatorey o i capi alzate al cielo!- 
Car«, beate, e fertili* campagne » 
Ili ch'io già vissi, e tante volte fui 
Sì fortunato; ove l miei figli vidi 
Tutti X e tante create a me. d^ intorao 
Alme viventi» e tu grato ricetto» 
Èden, d'ogni delizia! Ah!, eh! io non possos. 
Con lingua ricordar tanti diletti ^ 

Senza pianto, e parole,. ed or. non voglio 
Voi , sagri luoghi > profanar col pianto.. 
Dicovi solo addio , P ultimo- addie 
hi questo giorno, in cui la vita* io perdo*. 
Ah! che restano a voi gli acerbi oltraggi. 
Che trasse, e rovesciò sopra di v^oi* 
La maladizlon, che me condanna.. 
FigKo, iot parto di quav Distinguo a- pena^ 
li terreno dal fiume. E che fià in brev« 
Di questo cor ,. quando, del tntto ciechi 
$aran questi occhi, ed il migllorvmio figlio^ 
Più noa conoscerò? Ma tutta ei trema {a pi. 
A nervo a- nervo. Rinfrai)cat convi'enmi 
L'anima in parte. Odimi,. Seth,.ia temo 
Che Selima a noi venga , io non saprai 
Sostener il dolore 
Di sì cara fanciulla, ed innoceme* 

Sc^ Padi», il ver ti dirò. Poco '^, che parmi: 
Torbida, ed inquieta 

é Veder Selima» t:h' ora il passo inokri, 
p.ra indietro ritorni^. Un tratto appare? 

Della. - 



344 

AlPasriOy indi rieqtn.^ 
AiL DimiDi, o mio i^iOy credi m, ch^io possa 

Il ano stato cehrie, 

O cominciàn di morte 

Sulle mie g««ace ad apparire i segni ì 

Ta gli occhi volgi altrove » 
Seih Ogoi paiola, cb^esce di tua bocca ^ 

Il petto mi tra€^e. Impallidito 

Se\ Padre mio, cPorribil pallidezza» 

Abele non vid'io, ma morir vidi 

Nel fior d^i anni suoi 
'«• Un tenero fanciullo, la cui morte 

A te venne celata. 
JU^ Adunque «a altro 

Troverò de* miei %H 

Ad Abele vicino? Oh! di quanti altri 

Fu forse a me celata, e a te la morte ì 

Ma dimmi : il giovìlÉKtto 

Temea P Onnipossente? 
Séti Anima pura, 

£ bella avea, ni'n suo viso m'acccocù> 

Che segno Morte di spavento avesk> 

Tal d'un AngioI sorriso 

Avea nel suo morire*. 

Ma non potei pib comportar t^aspetto 

Di lui, poi che fi] morto. Eccp Selima.. 
Ad^ Oimè ! Che il mio Sunimò 

D^^anni il pia fresco de' miei figli ancora. 

flitrovato non fu.. 



SCENA IL 
Stlimay 9 dtttt; 

SeL Di nuovo, o Padre ^t 

Non ubbidendo al tuo voler io venga, 
Né ti accenda disdégno. Odimi, o Padfe^ 
Un uomo avvi-, e tal uoin, che »omìg!iantt 
Altro a luì non ne vìa ancor giamnbair 
Intorno alk capanna 
S'aggira, e me minaccia j 
Vuol pairlare ad Adàmo^ 
fi m'empii di spavento. In altro loco^ 
Stirpe d'.uomini v'ha, da cui discende,. 
Che tuoi figli non sono • £i non i certo 
D'Adamo figlio. 
Ad, La sua effigie, e gli atti 

Dimmi, o Selim^. 
SeL Minaccioso, grande. 

Incavati occhi , di terribii guarda > 
Tutto coperto di taccate pèlli 
Lucide in parte, ed ia sua mano porta 
Una pesante, e^ nocchieruta mazza. 
Dal Sole incotto, e piiUidò nel viso; 
Ma non pallido sì , quale or tu sei . 
Ahi! lassa! oh Padre miof 
Jd. Era scoperta di tal uom la fronte ? 
Sfh Era; e un segnale avea, 

Qh'ip descriver non so, perocché appen» 

Al- 



J4< 
Alzar lo sguardo osai ; non so qwd cosa 

D'acceso e quasi di terrìbii ìampo^ 

JUL Qaesri ^ Caino, o Setb, Cuno è questi» 

Percliè più amata egli mi renda morte , 

Bfandalo Iddio. Va » Seth, prova se Iddio 

Qui od mandò: di^i cbe i pasà altrMe 

Vol^» e qon cerchi di veder mio aspetto» 

S'è! vuol venir, io meritai, che venga. 

Dio nel mandò. Ghindi qnell'ara, o %Iio> 

Prima, peidiè dd sno fiatellp estinto 

Agli occhi suoi non apparisca il sangue . 

SCENA IIL 

•Mamù 9 € S elima. 

Stl. Padre, che ^ quella cavau fasta» 

Ch' io veggo a pie delP ara ? 
Ad. Figlia, mai non vedesti alcun sepokro^ 
Sei. SqK»lcro! Padre? 
Ad. O tro^ acerbo i^omo! (#>4nr) 

Qui giungerà Caino; e questt pnra 

Innocente fuidulh % a me dinanzi! 
5eL Parlami, Padre mio: m non hai sd^io 

Contro a Selima! mi dicevi uo teo^a 

La tua Selima. 
Ad. E lo se*aàcor « Tu ad 

Ancor la figlia mia diletta, e caia. 
Sek Tu dioesd poc'anxi 

Ch'eia punto Caino a ^ftrd anuua 

• YU 



347 
V le pai la morte • Ahi ! fiato , e VQoe seato 
Mancarmi « Padre» non vuoi fgà morire? 
Ad, Figlia , non ti doler • Ben sai , che Iddio 
Ci profferì, che a quella pdve ancora 
Tornerem , onde uscimmo. £^ lungo tempo 
Già, che ho bianchi i capelli, un lungo tempo 
Pria che vedessi tu lume di vita. 
Ma se Caino..*.. 
Sei. Ah* "Padre mio, per. quanto 
Ami i figli migliori. 
Per r amor che ad Abe(e 
Porti ^ a Seth, ad Emano (i). 
Per Pamor de' fanciulli 
Ch'oggi dalla tua man fien benedetti) 
Non morir, Padre mio,. 
Padre mio , non morire . 
Aii. Non pianger no, figlia, al mio cof sì cara ; 
Sorgi: giungono enuambt. 

SCENA IV. 

%AdamQ^ Caino ^ Setb^ e Selim^m 

Caino F questo Adamo. 

Tu non> solevi impallidire un tempo 
A quelle genti in faccia 9 
.Che rendesti infelici. 



(i) Gli abbraccia 4e pnoeMa^ 



I4« 

M* ConnmAaaa dnìeab 

Noa sia qvesta tnnocetȈ> 

Che piangente hai dinanzi • 
KlMno Innooema! QpA mai 

Al nel mondo innocenza, poiché figli 

Son qui eati ad Adànio? 
Ad. Or ti diparti * (« Stlima) 

Di qna, figlia ^ Selima. A. mtgtior tempi» 

ilcth ti richiameri> 

iS C E N A V.. ^ 
^4damù^ Caino ^ e SiBtbs 

Ai. Perche, Caino, 

A me disubbidisti , e perche metti 

Nella capaClitia ttita di pace il piede ? 
C«ioo Rispondi prima alle richieste mie. 

Poi ti risponderò. Qua! i costui, 

Che a te qui mi condusse? 
Ad. C' Seth , ì il mio 

Figlio secondo. 
Caino Non m*usar pietade, 

Ch'io non la voglio . Egli b il tuo terzi» figlio. 

Or ti risponderò. Per yendicarmi 

Di te, qui venni, Adamo; 
Seth Or vuoi tu forse * 

Con le tue mani anòhe sgozzarmi il Padre ^ 
K^ino Pria che nascessi tu, misero in tutto 

Er'io già. Lascia favellar noi sóli ' 

Ada- 



Ad^tào, ft tne. No» non t^ttoi^idò iì Padre.. 
lAd. E di che dunque vendicarti intetidi? 
'Caino Solo di ciò> che a me desti' la vita^ 
Aii» Primogenito mio ^ ^i tiò vendetta ? 
Caino &i ili cii>, e di qneU che Abele occist: 
E che alto il suo sangue a Dio vendetta 
Chiese , « di cib che ti {uh misero sofsò 
Di quanti figli tuoi nacqner, di quanti 

Nasceranno dipoi-; di cib che Dppressd 

Da tal miseria vagabondo, errante 

Sulk terk'a trascorro , e non ho posa » 

Né troverolla in cielo; ecco di quanto 

Contro ad Adamo io veadicarnii mtendoi 
Ad., Non ti diedi io sovente 

A cib forse risposta 

Prima eh' io t' imponessi , 

Che più non apparissi a me dinanzi'? 

Ma tu noi mi dicesti 

Mai, com'or io m* hai detto > 

Né sì m'hanno ferito 

Il «cor le tue parole ^ ^ . 

Qual fanno in questo giorno 

Pib di tutti i miei giorni orrendo > e crudo» 
"Cmno Né tu quanto io volea 

Mi rispondesti mai . S'oggi ti passa 

Pili oltre nel tuo cor del ver la forza ^ 

Non creder, che eia questa 

La mia vendetta intera. 

0. ardente vendetta , 

Compensatrice, giusta» .. 

l^omo FIL gg Lun- 



350 
Lniigbi anni toa, lunghi anol 

ChTri giarai, te Toglio 

SetoUar; qnesto 'é il giomo. 
SetA Se il tuo faror, Caioo, 

Il tofbid' occhio al tatto noa t^oscara. 

Riguarda qae' capelli 

Dall'età (mi Inaachi. 
Caino A me che importa? 

SoD di tatti i saoi figli 

Il pili misero, e msto. 

l'vo'di lai preader vendetta^ ch'egli 

Quesu vita mi diede. . 
jld. A noi lo maada (« Seii) 

Il suo Giudice, e il mio. Qual dunque iatetidi 

Prender vendetta? 
Caino Maladirti io voglio^ 
jlii. Ahi troppo ^, figlio mio, 

Non maladire il Padre* 

Non far, no per l'amore 

Della misericordia, e la pìetaSe 

Che sperar puoi, non maladire Adamo«> 
Caino Maladirti vogl'io. 
A4. Vieni, che il loco . . 

Ti mostrerò, laddove * 

Maladirmi tu dèi. Vien meco> vedi: 

Ecco , questa h la tomba 
.^ Del Padre tuo; ch'aggi morire io debbo. 
T Angiolo di morte 
ì venne ad annunziarmi» 
l qual i quell'altare? 



^ 



35^ 

Seti^ Odi tutt'al^ri * • 

Uommi il più infelice). 
Percbi se^di tvrt^ altri ^ 

Anche il più scellerato: 

Quello %P aitar d» Abele > 

E quel sangue è suo sangue*. 
Caino Io v«ggo delPabiaif^ ^ 

Sorgere incontra a mer Tira, e il furore., s 

Queir altair» quell'aitata 

Stammi addosso qual rupe» Ove son io? 

Ove Adamo ?^ M' ascolta > 

Admio ^ Il maiadirtt « 

Comincia in quésto giorno,. 

In cui morir tu ^: «et giorao estrccDo^ 

AdaiQoV (U'tttOi dK Di sette voice 

Mille a morte vicivT 

Ti preman l'^agonie * Siati il pensiero 

DeJ putrefarti ..... 
Ad^ Ahi i tu di troppo e troppo 

Primogenito mio. Questo è tt momento >. 

In cui tutta io t'intendo, 

O sentenza di morte ^ 

Contro a me proilèrita: or tt comfffei9do. 

Cessa, lascia^ o mio prinpo 

Nato a me de* miei figli, 

Di far più acerba la miseria mia*. 
Caino. Qmìty oimb> che del mio Padre U sangue 

Sparsi.. Dove eoa io?' cbi mi cood^ce 

Lung^ da questo loco ,. ove di gioriiO' 

Barlume anco si vede, e chi mi guida? 

54 2. Ove 



Ove k notte dell^abisso io itovi i 

Ma ecco y Padre uno. 

E' egH desso? o apparuBBnto ed oidbra?' 

Deh chFoIgt Paqwtto 

Akmve tanto ,. cà'ia di qm meo fnggim.ifi^eyi 

SCENA Y£ 

Idi L^ahna tutta ni scoste. Or va lo segui ,. 
Setk». ch'egli è por mio figlio* I passi sooi 
Segni, cercalo-, éifjà^ 
eh^egli Bon mi percosse^^ 
Ch*ia gK peidono; e non^ reearglTiti meùte», 
<!he qnesto sia del: nio- morire il giomo ^ 

$ e 1 N A Vìt 

•Marno solb^ 

Cbe dttnqae t quel c&'id sento ?'Oradiegtam^ 

Infilie al colino è là miseria mia 

Sì tranquilla divengo ì Esser più grave. 

Potresti tu perà, potresti ancora 

Crescer miseria d*uom yirftoo a- morrei 

Sé cttscer puoi, tutta mi prenda Palma >, ' 

E fai si leghi d^ogni lato questa 

Mortai qèlete, e me vittima guidi 

9i ghirlenda non priva; umanei all'ara-. 



in 

Freddo, cbeca sopofcra^ e taciturtiir,. 

la breve entra al tuo sea questo raccoglc 

AfiàtìcatO' viatorer e- stanco». 

£ tu d'^ Abele figlio mia belPaInaa> 

Nobii alma» che» penso >. ora t'aggiri 

Intorno al monimento 

Del Padre tuo >. se piare nudisti quatKla 

All'Angiolo più rìgido >. e tremendo 

Commesso fa l'annunziarmi morte;. 

Se tu qui ti ritrovr,. 
. Fior de' miei figli , vieni ^ . ' 

All'anima mia incontra, 

Quand'ella si diparte 
' Dall' occhia moribondo^ 

Da queste fredde labbra .. Ah ! la tua; aiortes 

Non fu qual è k misty che tu bagnata 

Nel tua^ sangue gemesti- 

Tre volte, e parve sonna 

Il tuo morir >. non morte. 

SCENA VIIL 
SePJk , e adorno . 

Setff la Gain ritrovai ; distesa egli eia 
Sopra il nudo terren : quanda mi vid» 
Rizzossi,. alto gridò; Di quella fonte'. 
Porgimi alquanto refrigerio d' acqua ^ 
Dàllamis cb' io non muoja. Io l'aoqaaiattmsr, 
ig l Glie- 



/ 



Ì54l 
GUefai persia, e- bevv)f : gK ctttsr alterai 
Qaafico da te mi fa Gomixttsso; ed>egl4; 
Più ancora si^levlr, fiso tenendo 
Il guardo in- me^ Cbe higrtimr volesse' 
Parve > ma ooa potV: dtssemi infine :- 
Egli l mio Padre; egli a- aie dà-perdono^, 
A hit perdoni Iddio^. 

4^ Bastami, o figtio> 

feti Padoe^ cbeto- mi sembri». 

4^^. E cheto io sono • 

4ktji Quel elle in me sia- non so. Qjael" die in^ 
me sento 
E^ torpore, o superna 
Virtù che mi rinforza ? In- uà momento • 
' Ho ìK quKete anch'Io ripieno il petto^. 

4df Bsicciam prova, se tanca 

Tranq^lUitade ha ben salde radid- 

Nel nostro cor, o se apparenza ha solò 

Di qufl che sembra, edè di-fuori^^e &Ua->. 

Dimmi, a me ritornando^ 

Vedesti «Sole ^ ' 

^té La eoprian le nubf,, 

Ma^ non sl^ che- deh tQtto > oscuro fdsse .. 
Se non m'inganna il guardo, 
Oltre^moltov^* trascorsola. 

4A Meko h trascorso ! Innalzargli oeci»^ o : figlio^ 
Fnv^edi se le- nubi*. 
Sòflfìjliradate^ e sparse ^ e vedi ancora - 
Se qpii giunge tua m^dre.:. Ip son di» nuovo^ 

Ginr^ 



eiata^d'^an^o^ce, di: tnortali-ai^esce .. 

Misero me! s'io la ri veggio >. e nùsero^ 

Se non piti la riveggio ! k 

Debbo cbiamarl», o debbo» 

Chiuder sì» la capanna , 

Ch^ ella a* me piti non entri h 

Setk Non sotb le nubi diradate ancoiu^», 
Nb vegga Ev») che giunga». 

4d. Or che far possa^ 

Eh !^ ornai tutta si* lasci^ 

In balìa di chi diede ordine al corso^ 

Del Sole; e ali-Angiol della morte diede 

L^ mìa semenza . QiieL eh" ei. voile avvenga • 

Mio figlio,. Seth, mio ^lio». 

Primogenito mio,, poiché Caino < 

Mi maladisse , e non piiir vivo i Abele ;. 

Quando giùnto sarai 

• Alla tua grave etade , ed« avrai bianche- 
Di canuti capelK' ambe le^ tempie > 
l: figli de^miei figlia 
E da' nipoti miei quei che versaano, ' 
Saradpo intorno a 'te tutti raccokl> 
Tt-faran cerchio, e obiederaati un t<mpo: 
. ^ Tu che vedesti il Padre nostro Adamo 
Uscir di vita ,. dì > quai- fur gii estremi 
Detti. d'Adamo, il. di che us^ìa di vita ì 
Rispondi ( ah ! che il > mio coreVin due> si fende 
Ma pur dirlo tu dM). Rispondi loro:^ 
I^^ra. io/cHÌ mori, di me si fece 

Ah- 



35^ 

- AppogfpOy e iitsser Q miet 6gir,. 1» stessa 

Aspra .msiai^zion y che me sa^ta y 

Voi pur saetta r ed ic^ sopra di voi . 

Fui y, che la trassi .. Il gran Dia» che inimortale 

Già creato. la^avea^ posemi ioaaflzi 

Vita, e morte » oiìai voglia;, ed k>. che volli 

Esser, pih che ìmmortat». mcote m'elessi*. 

Qual fin , ne' moDti d' uloilati ^ e> pianti 

Mòrmoria s'^ode? e quat tacila, e. sonda; 

Angoscia nelle vàUi ampie, discende^ 

Pone il padre sotterra 

La figlia, e pon la madre 

Il figlio suo,, pongoo la madre i figiiV 

La vedova il: matéto,: la scrolla 

Il fratel sotterrò : coprì di terra 

L'amico, l'altra in« amistà, congiuiito,. 

E la promessa sposa^ 

U promesso suo-, sposo in terra chiuse •. 

Non distornate gU occhi 

Dai monimento. mio^ sa di vederlo . 

V accade , o figli , e T ossa mie non sieno^ 

Maladerte da:roi. Pietade abbiate. 

Figli , di me,, quatido il sepdcro mio 

Vedrete, o qoando so vi ritomo in mente.. 

Pietà di me pietà, nb sia da voi J 

Maladetto il- defimto». E di me avranno 

Pietà, poiché pietade 

Ebbe di me quel Dio, 

Ch'nOm si farà» che fia: speranza: uà giorno,, 

Gio- 



J57 

Cioj» y e satvena delPìimana stfrpe . 

Dì lor, che sema lui, éhe pur nel motidoi 

Verrà, sarei cadtite^ 

Sotto all'orribil peso^ della mia 

Morte ^ ed annichilato innanzi a Dio • 

(^ Siede vhif99 a4ia^ fass^, sepra ^? Altare^ 
da una parte , dvoe sì sarà alquanta* 
abbassato^') 
Sjetb Chinasi il capo suo > chiudonsi gli occhi .. 

Ahi !^ muor egli? a Adamo \, o padre mio> 

Vivt tu, \ padre mio? 
Adì^ Lasciami. E' questa 

Non so quale dolcezza 

Fra l' angosce di mòrte-: 

Questo^ il mio sonno estremo' .^ 
^etb Come subitamente 

£i s'addormenta! e qual sonno soave* 

Gli chiude gli occhi ! Ricoprir io v<^Ho» 

Quel sagro capo. & ottlnao de*^ Padri,. 

No, che mai Possa tue 

Io non maladirò.. Ma veggo, ahi lasso.*' 

Che molto i sceso, ed abbassata il Sole*. 

E di là chi vegg'io, che vien da htnge^ 

Non vien la madre nostra 

Scompagnata giammai; ma seco ba sempre: 

Jt suoi figli ..... Ella k dessa.*..*. E^dcssa» O 
in millie 

Parti diviso, e lacerato patto!' 

€0C mio> da. mille: doglie 



«8 
AngQM;Uto> ed oppressa,. 
Qual peggior doglia aspetti 
Di tutte Maitre ancorai 
Vado a celarmi » ti^ta 
Ch'io ripigli vigof , e tat mi fenda» : 
Ch'avcQT $11»^ iortfiL a. qwsto^ colpa estremo^ 



U fint MI^Até> sieamh^ 



ì$9 

jìrro r E Rzo. 

SCENA PRIMA. 

Eva dall'" un lato^ » Seiima dal f altro ^ 

Sei, X^cco la mia infelice 

Madre , eh' indi ne vitine . Io non potrei , 
No, con questi occbi sostener suo aspetto» | 

JEva Tutto % qui solitudine ^ e silenzio. 
Ov'i Adamo? ove S^etb? ove Seiima? 
Dove son , si eh' io narri 
Loro le gioie mie, tutte le gioje 
Di questo lieto, e avventurato giorno^ 
Me fortunata madre ! 
Me di tutt' altre più beata madre I 

SCENA II. 

Setby td Eva% 

Seti (i) O funesto dolor ^ dolor di Mogòe^ 
Non appaririai in faccia. Angioli santi» 
Prestatemi soccorso 
A sostener sua vista* 

(i) Prima d^ esser ^veduto dalia madre. . 



ÌEva Ecco il mio figlio . 

Seth. O mio iiglio, di tutt^altft naftdii 

SoQ U pib consolata di venture. 
•Dov'è Adamo? Sì, sono 

Di tutte i'akre la pia lieta madre « 
,Set6 Madre mia, dorme Adamo. 
£va Ove . si .posa ? . 

Ove dorme) cb^ io il desti, e cVio |li diei 

La contentezza mia. 
Seti Poco è che gli occhi 

Appena chiùse > Deh lasciali, mia madre > 

Cheto alcun tempo ancora. 
Eva Andare' a lui .. < 

rVoS mio figlioli Mi convien destarlo* 

O me beata! 
Seti Non destarlo, dico, 

Madre mia, ch'ei ti prega 

Che tu noi desti . Egli a me il disse in prima > 
Eva A sì graìide allegrezza, e sì vicina > 

No, dormir non potrà; da sé, son certa, 

Si desterà fra poco. Ab? Seth, mio figlio, 

Io rinvenni il fanciullo 

Tuo fratel giovanetto : io ritrovai 

Sunimoj egli smarrito. 

Lasciando noi per molto tempo in doglia) 

S'avvolse in un deserto, andando in cerca 

Delle capanne de' fratelli suoi. 

Solo miracol Io ci tenne in vitas 
.Solo miracol lo ci tenne salvo* 

Ma voglio, ch'egli stesso 

Tutto 



Tutto narri a suo padre. Oh come il core 
Batterà in petto al miserel Sanimo 
Del non essere ancor vicino al padre! 

10 fui , che lo ritenni : egli ne viene 
Con le tre madri che conducon seco 
Tre fanciulletti , fiori di speranza. 

A tant' altre allegrezze io quella ageinneo 

Che guiderò Selima * ' 

Alla capanna nuziale. O figli? 

Nessun certo di voi credea poc'anzi. 

Che portasse Sunimo 

Davanti a voi la face deHe nozze, 
Seth O affettuosa, e molto amata madre! 
Eva Perchè sì gravi a me volgi i tuoi sguardi? 

E perchè non aggiungi 

11 tuo conforto alla maferna groja? 
S9tb Tante ad un tempo sopraggiunte gìo;*e. 

Grave mi fanno, qual' tu vedi, o madre; 
Eva Veggo le madri qua venir da lunge. 

Convien ch'io vada a risvegliare Adamo, 
Seth (i) O infelice madre,' {ad Eva) 

Non è Adamo là, dove tu il cerchi. 
Eva E dov'è dunque, poiché dì, che dorme? 
Seth Là vicino all' Altare • 
Eva Adamo dorme 

All'Aitare vicino? 



(i) Guardamio il C/W<?, t giung^ndù te mani. 
Temo VII. h h 



3«2 

Seth Appattùcfaios^i 

Quivi un ]ttogo di po$a: t vuòte Otàài» 
Che quella sia di suo dormir la ^tati^a» 

S GÈ N A IIL 

JBvii, %j€damt^ e Sètb. 

Xva (i) Questo gli fa quella continua , e sempre 
Invincibil tristezza 

Della morte d'Abele. E perche, figlio» 
Si coperse la faccia ? E qui la terra 
Perchè cavaste? Ha del suo fié'to , Adàrtid> 
Cercate Tossa? Abil tale intima doglia 
Pub sì, che ancor farà moritié Adamo. 
Ma ttt> $etb, figlio mio, nulla rispondi? 

Seth Madre) tu guardi sì ? quello è un sepolcro. 

^va Cela quell^ossa; non inostrarn!ìi l'ossa 
Del figliò mio^ si spederebbe il core. 
S'io le vedessi. 

Seth Qui l'ossa non sono. 
^-^va Dunque tornate sonò anch'else in polve? 
Seth , figlio mio , con angustiato petto 
Dorme il tuo padre! E queste maài , oh Dio! 
Qual livido color tinge, è ricopre? 

Seth (2) Ornai prossimo tanto 

Alla 

(i) Levando unm ntMJ» via dìilPAittft% 
— (2) Parte dalP uno de" lati della capanna» 



363 

AIU s?lva de* Cedri? (i) O ipadre iqu» 
O sì cara al mio cor diletta madre ^ 
No; pili non tacer}) (2): quella d'Adamo 
Quella del padre mio» nvMire, è la tomba* 
£i morrà pria, che il Sole oltr9 alU selva 
Passi de' Cedri * Apparin^nti egli eU>e s 
Ed io ipedesma udii V Ans^ol di noprte . 
Ritornerà TAqgiol di morte,, e in brev« 
Ritornerà % La rupe allq^ , vicina 
Alla nostra capanna 
Sarà crollata, e allora...» 

Eva cade daW ^ItvQ fata d^lPAhate . 
Adi (1) Il SQpqfi vm 

Ben fu pieno d'angosce! AHpr pijt dolce, 
Sonno, sarai, quand'io ctùnd^ro gli oc.chi 
In quest» asilo. Hai t» CQadWta, q figlio ^ 
Selinpa ancora? Noa dolerti taato, 
Selim^ , che k madre > 
La cara madre tua vive pur ancc^» 
Eva Io sono . , • • Ab f se t' ì nota 

Questa mìa voce anoor tremanti^, e «tanca, 
O Adamo ! io^ non squo , 
Qual mi credit Selineia.^ 
Ad. O morte , o nel ver mo^^ 

Di cui debbo morire, ora ti provo7 



(i) Ad Eva. 
(2) Si copre il capo^ 
(}) Si desta y e si diseapfe. 

hh 



3^4 
Siti (i) Mwrì tu cionqne, e caro padre mio? 
Jld. Croiiò la rope? 
SetA Non si crolta ancora « 
Bvs Figlio 9 atta mi porgi , e a Im dappresso 

Guidami. Adamo, mi conosci. Adamo? 
Ad, Se non adissi di tua voce il suono , 

Certo potrei raffigurarti appena. 
Ev0 Non aggiunse- anciie il mio nome àt tuo nome 

L'AngioI di morte? Ed io non morrb teco.^ 

Fu sempre il mio sostegni 

Nelf ore meste, e Punico, e il* più- grato 

Confinto, la speranza 

Di morir teco un giorno • £ non fni forse 

Con Adamo creata ^ 

Esser potrebbe mai 

Che io questa guisa dopo 

Di te morissi abbandonata, e sola?" 
Ad» O delle mogli la tpiti cara moglie j. 

O donna a me pììx cara 

Jn questo orrendo , e d terribii giorno ,^ 
. Eva , tu cbe creata 

Meco già fosti, Eva diietta mia ^ 

(Gli occhi miei non ban forza- 
Di più veder», ma non manca loro^ 

Forza di versar pianto) 

Lasciami , che la morte 

M'è più che morte aelPudir tuau voce^ 



(i) Abbracciandc^U le ^mccAÌA^. 



?^5 
Seth (i) Oh Dio f eh' anche di qua vengo» le madri . 
Ad. Qual di qua sento calpestio di piedi ì 
^cth Son le tre Madri > e con lor giunge Einano» 

S G E N A IV. 

Le tre Madri costoro figliuoli y e Smnipna 

da una parte.* S elima y ed Emano 

dall^ altra ^ 

Sei. Io va con esse; ed entrar voglia anch'io* 

£;?i. Né io ti lascerò • Selima y ah nnia. 

Selima» io certo ancor creder noi posso» 

Una Madre Sunimo^ vieni. 

ha z. Che vegg'io^ 

La j. E* quegli 

Il padre nostro ^ 

Ad» Vanne incontro ad esse,. v 

Seth , figlio mio » 

SetA Non mi guardate ia faccia : 

Voi mi togliete del parlar la foraa.. {a) 
Lunga tempa è > che nel mio core io sento 
Quell'angoscia mortai,, ch'or a voi tutte 
Annnnzierb. Muore in qnest^oggt Adamo 
Avanti che discesa 

Sia 
(i) 4 parte ^ 

{2) La prima si copre il naso y la seconda volge 
la faccia da un altro lato y, la terza si china so- 
pra il suo figliuolo ., 

hh j 



S66 

Sia fino a' Cedri ti Sole . Ei della morte 

Un Angiol vide, e un'altra volta ancor». 

L'Angiolo tornerà. Qua«ido la rape 
.'Vicina alla capanna 

Si crollerà, morirà Adamo. E' quella 

II suo sepolcro. Deb? stornate il viso, 

Mladri, e non rimirate %ì suo sepolcro.. 
M. Qual % una voce, ch'oda 

Fra tutte l'altre voci 

Di chi singhiozza , e piange ^ A me non pare> 

Che mi sia nota . Non è voce questa 

D'alcuna deUe IMadfi 9 

E non d'Emano , o di Selima t voce.. 
i)f^ Abbiti dunque finché vivi, o Padre, 

Qualche allegrezza ancor «, La vxKt. \ questa. 

Di Sunimo : il tuo figlio . 

Sunimo si trovò. 
Jd.. Sq che il mio figlio 

Seth non mi fece inganno^ 

Nel corso di mia vita : ora eh' io muojON 

Vuol ei forse ingannarne, acciocch'io senta» 

Anco una volta almen qualche allegrezza ? 

Sappi , mia figlio, ornai 

Che per me al monda non %• piii allegrezza., 
Setò Padre mio.... 
Ad^ Ma perché Sunimo dunque 

Non favella, sV ch'aio sua voce intenda? 
Setò U sua molto dolor mutolo il rende . 
jìd. Guidala a me , eh' io attasti almen la farsa 

De' suoi crespi capelli, e te sue gote*. 



J 



.,1 



foi* 



S'eth Ecco!*. 

Ad. (i> SI die se' ta>, sì cbe tu sei> 

Se^ il mio figlio Suaimo • 
Sun, Io son Sunimo. 

Ad, Versa b madre tua vanne, o> mio figlio (2)- 
lì^va Va-pressoaSeth, va al tuo fratello appresso ^ 

Oim^i Sunimo 9 tu non hai pib madre f (j) 
Seth Q sentenza di morte , che già fosti 

Contro a tor profferita i .•«. or fiiy.Santmo, 
Fa cor , lasciami : in breve 
Teco sarò (4).. Mio Padre (poiché in questo 
Giorno, ni a speme, ni a dolor si guarda) 
&* abbassa il Sole • Han cominciato i cedri , 
A rubarlo, a' nostri occhi .. Ornai ti piaccia 
DI benedirci •. 
Ad. E"^ già sì l^asso il Sole? 

Vien dunque morte, vieni morte. O figli ^ 
Io non ho cor di benedirvi • Quegli 
Che vi creò, vi benedica, ch'io< 
Benedirvi non posso. 
La maladiz^oae in me si posa. 
Tutti Fa, deht fa, che da te siam benedetti. 
Ad. Di benediz'ion privo soa io v 
Daria non posso altrui» 
($) Non è passata ancora- 
Via 
{1) -A Siuwmo , eie gli aiArascia le gitmcbra .. 
(2) Sunimo s* accosta ad E^a.. 
(5) Sunimo J^ appoggia a Setè\ 
(4) Vio^j e torna di subito. (j) -4 part^.. 



j58 

Via da me queir angoscia ,. 
ChMo non soi dir qual sia « Coti questi nuavt 
Pensieri, e passioni anco s'^accresc^.. 
La vita mia, la vita 
De* miei giorni primieri 
In me destasi ancora ^ e mi cootrasea*. 
QaelPimmortalirade mia primiera, 
Sì quelP^ , cbe nelPossa 
Mie si risveglia , e trema .^ Ove condotto 
Son io? Dagli occhi miei caggiono P ombre ». 
Oim^r caggiono sì, maperch'io veggia 
Di morti corpi ricoperti i campi*. 
Da me stornate il guardo , orribili occhi ^ 
Ta gridi, o sangue ^o sangue 
D'uom livido, e percosso*. 
Tu gridi , a negro> orrendo,. 
E spaventevoi sangue, il corto volgi 
Altrove , e fuggi ^ o i dirupati nMiiti 
Te ricoptan piuttosto .. Ahi ! quella Madre ,. 
Che il petto si percuote , e verso il Ciela 
Grida , e quel giovinetta. 
Con smorte labbra, era. suo figlio > sua 
Unico figlio i e lo squarciato braccio , 
E quel teschio fumante 5 ah f via fuggite ,. 
Via fuggite di qua y pietade abbiate ^ 
Di me, miei figlia e fuor mi conducete 
Da questi male avventurati campi» 
Seth (i) Se queste mani , che a te innalzo,, e questo 
Cor, che col suo si fende •••• 

(i) Levando gli occhi al Cielo ^ 



i^9 

Ad. lì fìgria mia 

Seth è a me sì vicino? Io la tua rote, 
Udii, mio figlio; oh quanto fu soave 
L'assopimento mio!. 

Seth Angioli eterni l 
Sorride! Qua venite 
Tutti, vemte. Vieni Eva^ ed Etmoo, 
Vieni Selima, e voi Subtmo e Madrid 
A contemplare il suo sorriso estremo. 
Tutti qui siamo». Padre, 
Fa, deh! fa, che da te siam benedetti. 

Ad* Venite, o figli miei.. Seih^ ove sei^ 
Che sopra te posi la destra, e sopra 
Di te, o Emano, la sinistra io posi.^ 
Ad Emano Selima 

S'attenga, a Setb Sunimo.. Or qua venite,. 
Madri, e a me conducete i vostri i^ii. 
Eva i suoi figli benedica meco» (z) 

£v4 (2) E me d^i pure benedire, o Adamo» 

Ad. Vuoi tu cb.'ancfa.'Evii io benedica? Questa 
SoIO' poss'io per te* Seguimi in breve, 
O madre delle genti , un picciol tempa 
Dopo di me creata fosti; e segua 
La tua morte la mia fra piccol tempo». 
Quello b il sepolcro mio. 

lEv4 Le tue parole, 

Adan>o ^ soa d' un Angblp parob ; 

(i) S!* inginficchiémo intorno a /m% 
(2) Inginocchiandosi i^ ultima*. 



?70 
,éd* Vi»9 ^li miei» por benedicci « td ^oca 
La beoedòiont» ondMii 4»' vostri 
F^iaoli 1 figli beoedico» e tutu 
L*iiiiiuia stirpe. Quell'Iddio del Pedre 
Vostro, che room fece di polve» e in loi 
Solfib un'aiiiMi iminoruloy. e di cttL vidi 
Gii apparimenti, e me por b(iaedi$se^ 
£ ^«Ucòi quel Dio possente» eterno» 
SonuDD 9 adonto ». sotte a voi %.. dia dqglie • .« 
E molta gioja : e in tal gnisa vi fiiccia 
Ricocdir » che morir dovrete un giorno » 
Pte esser poi di noova anca immorteli .^ 
Qnel che frotta la terra»^ eqoel che il corpa 
Mortai riceve » lo preodste ^ qnale 
Il viatore» che noa siede appresso 
Alla fontana» ma il cammino afietta» 
. Siatevi saggi » e di virtù ripieni » 
Sì che il cor vostra nobiltade aeqiustiai 
E si siatevi nobili» a si grandi, 
Che ognun di voi chiaro comprenda il pregia' 
Pe'travagB. qna giù. Tra voi v'amate» 
Che voi siete fratelli* Essere nmani 
Sia la vostra delizia; e mai non manchi 
Tm VOI- chi aSeth somigli »^ e ognor vi faccia. 
Dio ricordar.. E quando il Dio del Padre 
Vostro > e Dio vostro» manderà fra voi 
Quel Grande» ch'aprirà fra terra» e Gelo 
La strada» e a coi men vado ora, levate 
I capi al Gelo» l'adorate» e graaie» 
Che voi fr)ste creati» a Dio rendete « 

Voi 



57^ 
Voi perb siete poWe» e quai pria foste » 
Ritornetete por di nuovo in polv6 O)» 

Seth (2) Udite voi crollat le tupi? 

l£va O Adainoì 

Seth E più, « pii^ l'urto s^ accosta» e il tremito» 

Ad^ Giudice Iddio dell'Universo, io vengo» (g) 
O morte 4 O morte j Tu se'dessa^ Io muoio» 



(i) Mémri eòe dke^uesn pétroU^ t^^ii un SW" 

do romore* 
(2) Levandosi aitenito^ . ^ 

{j) Spezz4si U ntpe* 



IL T 1 N X. 



J7» 

R AGIO ^.A'MBoH.^tM:'. 

N-. •• V. -.•■:. ■ ''v'-'-Nb ',5:jr>*'^' ì./ ••. 
00 senza, vemc lagam^i ^l.te!nfp^,i% t$^, 
pp venne da': circostanti £dlegi;À(!Ì p4i^A<j^. 

gerela M#r^e.ifwtf^»w;^,yij|ftv,.afeaw 
To , al (piale parve nuovjt.qo^a .jl.' j?^e §u^ 
tocco il cuore da., un ComponifnentQ.traj^^q^^ 
aiiènnanda» che n\avea,pik.volt^ v^^^atJ^p.-- 
presentare non 90)0 con gli oc9bi..^itti^i^ j^, 
con uaa^noja mortale «.E tAt|||yia^^ c^gev^ ggi|i >. 
i versi delle Tragedie (Ja. p^ ^diu. ,,avveanp^jj<^ 
mirabll suono di versi ., e vestivano. grandi^ e' 
magnifici sentimenti. Cbe vuql dire? Vuol dir 
re, rispose uno de' Compagni^, qke.^esti sfmo 
componimenti» ne' quali dèe lavorare il qiores 
e il capo non dbe avervi altra .parte, fuor qu^U 
la del disporrei e ordinate ragionevolmente > e 
con bella misura le materie , e jiascondere. P ar- 
tifizio poetico, ch'i il. maggiore, e piìi, sottile 
artifizio di tutti. gli altri , E oltre a sìh vuol 
dire , che i Tragici nostri si sono, djmeQiticatl 
affatto della seoapli^ità di natura >>ejy.Q^UQnQ 
in ogni luogo suonare la^capapana .grossa « e 
mettere in ogni verso tutto il .fiatq^ <&' hanno 
ne' polmoni. Com^h^ Oraria gddi : ^T^netevi 
fra ìe ipam ^ e sfuodernafe de ^ t^fiòttc jS^f^^^ 
tori Grecia padri della naturale ^eip9plicitfl,^t^- 
to i oggidì , come se non l'av^ssi^.^etigmaj; 

.■«le- 



37? 
siccliì la ioro a«Ct)r«le2za > e semplicità viene 
stimata una cosa a caso » e da bambini ^ anzi 
diciamo > che a que* tempi l'arte era nascente , 
e ci lodiamo dell'averla noi allevata, fatta cre- 
scere , e acqnìstare buona complessione , e bella 
coirporatora > Dovremmo dire piuttosto , che le 
abbiamo coperto il corpo , e celata la sua so- 
stanza, e formosità naturale con tm fastello di 
collane, smaniglie > fiori, e perle, vezzi presi 
in prestanza, e maschere, che non fanno T ef- 
fetto d' una venustà naturale • Noi non ci appa- 
ghiamo, se per forza d'ordigni, e argani, co- 
gnominatt arte teatrale oggidì, non tiriamo nel- 
le Tragedie cose , che per s%«rano lontanissi- 
me, e strane > e quelli all'incontro mettevano 
ogni lóro studio nel discacciare le lontane , e 
le strane, ricevendo solamente quanto la natura 
dell'argomento sofTeriva > e in modo tale, che 
ogni cosa vi paresse caduta da sé j e questa era 
arte teatrale di que' tempi. Ottimo imitatore di 
quella naturale semplicità ^ veramente l'Autore 
di questa Tragedia , e perciò nasce ne' leggito- 
ri quella compassione, e quel terrore, che pro-^ 
yano nelle più profonde radici del cuore . Ben- 
ché però si vegga da ogni lato nella Morte d* 
Adamo risptendere una purissima semplicità, io 
son certo , che farebbe maraviglia l' esaminare 
qnaot'arte egli abbia usata nel sostenerla da ca- 
po ft fondo in tutti que' caratteri, che nella sua 
Tragedia vennero dipinti da lui. Non è piccio- 
Tomo VIL ti la 



574 
k impces» ad mi ingtgtù de^nofitiì tfmpì il.flr 

Hwà ecè , delk qode tion «tosane :Veriia.«M(nf) 
pio fìpa noi», sicehè per di^iDg^rie si dte. t;crc«r^ 
Qél'^orìgiiàtftiìelb: più riposte piegtie del ptor 
prie cuoce , ea .poco » poeo irara^vinori^ 4t; 
Q y e cohiriFle' in raod»^ «b^ nsU!^Ì9^4^4)gni; 
ascoltatore mìoMiUiio v «) destiao. ^\k Hf^H ^lU^t 
«tpii quasi aiBiDOizadi e afiogatiiiiog^^Mmi^ 
da' tempi :, e da^ costuim dìvensl • ..Ve^e- diiQr 
que quanc^artb abUsogna.iiel giiìdar^ Pìjxuq^^ 
nativa per una .via eotaato antfaklata^re'^ifilBt 
«ile* ^ tenendola: i^empre a frcM )'^« fp^^QÌiofih 
stanze t!q[4>arteniitl ia .tutto ^11! argqoiei^o , le 
alia fDacviia, ohe si d^ frattar^ ^. lo lo^;, eh* 
aìcuai ^"fatanoa. beffe jdj questa Hosievyazioiif » 
i qui^i BOgltOBO chiaiìMre gr,9a faitiia^ia qwU 
hfràtt tniporiBta. da uà inHioseoo . fuoc^ ^.. sen- 
sa gìadrdare oiisura i. ^ regola Vf^ruQa a Unàiy 
e^ assalti si nome » <2QgKe ìqucjtfa » ^ chetcoFa , 
ieco ae la arreca, y e ne' mA^ d^iapooimei^ri j' 
adatta, e cuce trame aa > ^ pub^.^ an^ijptiKÌfigR 
di quc^sogBiv ne^qiìAU non hanno ^h^&Ke^pi^ 
dt , ;e. capa) , ucdìt dall' umana: lie«ta di sopcs» 
ne riesce di. sotto la/ ^a del posca * :Ma ia 
reramente credo essere vera!) grande» e ppderov 
(a fantasia: quaU»^ dir daU'itnpei^.s^p frappn^; 
ta. di moki lati trasoorte coD' peof^tc^one ». p 
sftgacità, pFfadefidosì quello cho.sùrtC<pfìb97Pi:r 
eigomentorsuo ^ ei lasciandf^ ^ra i^na^^c^^fV^.I 

con- 



37-5 
convenevirfe adesso. Mn h molta fatica-^ « il 
Iimgò stadio ^ che si nofaiede celif avvcszare.tii 
fantasia la tal diseipliila fanno che ^ s'rila così 
operai né viene bifitiisiata^ e chiamasi nelle par 
stoìa ^ e ne^céppi legata yi godendosi dL vedere 
uno svòlaczare a capnccia v e « anche mi cadete 
a scaveizaeoUa- y p<KcbèL sembri v<^Urts ^> Delbi 
fantasia • véra,- nòbile y e regolata afabiatso nella 
pf esente Ttagedia. un noamitsta eseixipia> ami 
lo tocchiamo eoa mano ;> impetciocchi:. io. non 
soaiqualdì noi ptima di legjgerla non paresse 
che ìsi'Motte tfAdamè foise «no sterilissimo ar- 
gomentò-, e tale da non pocer ricevere mate- 
riai che lo impinguasse, e a me.nsedestmty pa- 
rea quel,"Ch'i<i dico* £^ egli altra fuoicbb un 
ootbO) che muore di morte. natacate nel grenv 
bo della «uà' famiglia j Ma k nerboruta ^ e ve- 
ra fantasia considera attrt drcostaoeo ^ q cioè., 
cb^egli s^ acquistò la morte con la disubbidiciK 
sa ; che dovea essere immortale \ che a* cagione 
deflk sua -ci>lpa oomincib -Abele a . monne., -e 
d^ibono imorire quanti had'inrorna,.: e. tutti i 
discendenti di' quelli % ^ Richiede. L^ arte i che una 
buòna Tragedia* sia -misurata da un. assegnato 
giro di tempo, ami tTore, e la sua.immagina- 
riva si fa servite tale schiaviti! ad una .^lle 
maggiori bellezze di sua Tragedia , segpoaodo il 
^untà dèlk morte d'Adamo- per mezzo; deU'Aa- 
giofo deih morte, cioè con. quella giandè2Ea., e 
cobésiez^v che Ognuno di voi hai potuto vedo- 

/"/ 2. re; 



37^ 
u\ e fa che qtmo an^ifiMé^per tfBttta ^^icond 
iMla Trigedi» accrMcala <l«iftpasstÒM:., ìérr<yr- 
twt • Ansi con ^qiKUite* uimt imv9Mk»ìi 'kumt^ 
Kmimt mcM96t uH éak aiècfl ? Ih-ttp^eàio à 
Adamo ^far saperti' a' suot ^ che i qiMMa ' è li 
giorno deV suo: laoriire 5 il^ tniaMÌ ir Ibstt da 
9è , it desiderio di ws^rai«:prfal»^é0fte'iinrit 
Faria éA ParadWo tanome^ bamgSrar^^ o:w 
laneoti nòbile veatita di Calna^ loc.scoprHb»- 
ta deH*Altare d'Abele agli occhi- di lai:, ^o que- 
gli scelti caratteri di tutte- le persone ,. che ^ 
aggirano incorno ad Adamo , così appropriati 
a'^tem^, atti al 69 rUphodera U priacspale*, e 
rutti variati, t ^^ non \ opaca da seatw^ioge- 
goo il ritrovargli ia quelh prima :i$l(«pticità , 
ed innocenaa « Tmie tqaeste* qualità y .^bo . » veg- 
gono nella Tragedia. d#IPAdamaf ^tmeh quelle, 
che si vaggotio nelle Tragedie da noi accentate 
de' Greci, e un' altra ancora > ainaibneat» ìmìts^ 
la dal nostro Autore ; ed ^ quella 4ella seatea- 
za , e deUo stile • Non bastava glà« a quelli b 
scegliere i caratteri tratei danararaj ana voieino, 
che i pensieri, e la favella d^UoBO. Personaggi, 
secondo lo stato, in cui^ tro^vano, «scirro 
dal cuore , e che la< passione movessc^la Jiogua; 
e non chiamavano, come sci. facciamo,, baisei- 
za di stile l'espressione delia aatoiai Ia .quale 
avvertenza, quanto abbia di potere $uUlaiiimi> di 
chi ascolta t spetto, di- farla vi $icilnientecom{ìren- 
dere eoi mettere a compaeaaù,one alguaòti' tersi 

4i 



?77 
4vS^tttc9j<on «iqvMiUti «(tri <i?£ur!Ìpi/dei tratti da 

4ifte )Trag$dì^ 9 rC9fl»postQr 4ii questi due Autori 
«0piìarloi)SH^s3O:ulfcfg0aMniD'.^rNeir nnkt nell'air 
tra sr iM^enra Nagll Iseoltanti Eeubft; addolorata 
ptt. la 7eflrciia>.di Ttoja r. dt\ tsuo Regno , e di 
tittta U SUA famigliai» L«t j^ucostanze 4i tal car 
suscMinoicftfantOTfiQtft Miversalmtmd^ », che. sa- 
«tbbe soo^wobtp U ftcordark^^.UditeL in.xjuaigut- 
^tè Ecuba palesai il suo^dolore nella Tragedia cU. 

4ti Sbieca:»: '-. '[^' 'i 'i'.- ;•>. 

- %alé ài tegnè s^aflìda , ed a gran Cortie^ 
• ^ìgntjrèggia [xyssènte, e non paventa 
'^De^ volubili Dfi r flFjan éòr S'Jàséia • ' 
Trapò^far ìtìtm ai'siie prospero Itato ,/ 
' E jcrtcfer lae, è tè?' Troj», Yiiiiiri» - 
<'Ndn insegnò cdft sì pa teiste esèmpio' 
- Forttìtia itirfi quabk) cadueo^ • e frafe • 
' Sk le àtato de^Crandi • Ecco riverso - ' 
■ Delhi già sk polente , e gloriosa 
AsfeviJ presidio V oprfì de' Numi egregia ^ 
A cui venne con armi "ajutatrici 
Cfit'bee dèi' fréddo Tarlai , che al mar corre 
'€on sètte bocche, e chi'l rinato giorno 
Accoglie chino; ove nel rosso mare 
Mesce le tepid^cTnde il Tigri ^ e quella 
€be da vicin gli erranti Sciti vede , 
-^^!R-'<èrc5ton le sue vedove squadre 
Ponti»- iriva /. * • eccetera . 

if s Tue- 



37« 

Tutto il restante è rettorìea declamazione , sic- 
ché a pena ftà laGeo^fia,, e gli strani pensa* 
HWBti Ecoba sì ricorda^ verso la fine dt sessan*- 
tasei versi, la ^«a^eaUmitil.cO^ evidente passio- 
ne . Io non nego , ohe non vi^ si vegga molto 
foco, benché divml erron-^ia.tàl geogniSca de- 
scrizione sieno 'notati j woà^sl^ me pàie di vedere 
Seneca travestito dm Ecoha v- cìA àn Filosofo', 
«. uno scienziato^ checttnoendBatoatlo stato na- 
turale d'ona:R3eins eadatis nel fondo, d'ogni mi- 
seria , sqnadtimi •tatto iqneib iche 'sa di mora- 
le, di geografia, e de concetii, che peccano ia 
isquisitezza^ e non piossoDO cadere' Ja mente di 
chi senta l'agonix d'off pnfondo dolore • All' 
incontro iuCnr^u^ nella terg^seena delle Tro-^ 
jéme (i) trattasi lo stiòsso vgo^beoto > ma in 
«odo molto diversp v Ved^l^Eànha sopra nn 
aaal letto nelle tende Greche , . attorniata dalle 
Schiave Ttojane >, che s,' ìpgftgitaiio di confor-- 
tada^ 



(i) Vedi le Troiane d^Smfid$ trédme- d^ 
f. Cmtmeli. In Padwa ij%u 



Ì79 



S C E »>A II L 

Cor^ Sprgi^< infelice , ed alz» 
' 4ir capo ,. aka la fronte 
Da terra: JM>Q ptil Troja 
Qui giace; e^^tii Regnaatt 
■Non* siMm d» Troj»: soffra 
Il tuo dèstin caogUto-,. 
Naviga' ornai secondo* 
II mac: secondo il corso. 
DelU foFtuoa avversa' 
Naviga, n^ la prorar 
-rjkìiaif tna Vita cóntro 
De'.fliitti volger» mentre. 
Ti( n?ivighi in balta. 
Efella i^rtuna^ 
leu. Ahi j ahi, 

Ahi me infelice! come> 
Misera!- a me non lice 
' Trame dal cor sospiri 
Qaalora a me perio 
La patria, e insieme i figK; 
Ed il Marito ? o alterO' 
Fasto degli Avi tuot 
Uniti, come sei 
Ridotto al nulla t cosa 
T9cer mi giova /e quale 



Uti- 



* Iktktà im mnr 
.•DaI-odh ttoera^ e il pianto» - 
A. quale prò int serve ; 
Misera me^peir grave «• -«•*., 
Molesto duat^ che jprovo- -:>.r 
^el . jonps^ete let nkuibéir. 
Com*,egn..gtii»ta»re..er.pot9' - 
Sii *ȓleiii il Anco ! )D 3- 
AU' «Me»4tioined:il eapDDf 
AUitiegnie tempie! 'edrahi.^ . 
• Le oQsee .ime! dìiijvic^ia :^ - 
,Mi sento ék ToicarmL - ^ 

.Da qnesta^/ptttef e qwila: i ^ 

. De' Itdii'C'steQfller tatto . ..::f 
Il (:orpa$ m 'la^^miasdiieoa^, . < 

. Onde looscaveiii aio ': ; f: 
Pcrpemo "pianto ^ e doohKJ ' 

Se questtt non ^ plttiur lir aver ^nberìr^ e 

infeiieìti, non sapr^ qfual^aitni>fopotifSse essft* 
rei né è, come. oggidì si.sredev.iiMsesaaai il ri« 
cordarsi l' agonia del corpo in una. Reirra , che 
pur è donna ,v ^ «vfezòr^ itorbittaaienre ,. quali 
erano le donne in Asia* Aezi è opera di squi- 
sitissima fantasia «lo sccndaivra^ps^tAColari^ che 
hanno in sé verisimigllanza^. e ragione; e que- 
sti, sono 4 veri. I^im9t> ei i n^Ii) di^tnlo» giusta t e 
regolata imnaagilMliva*. . : ^ » i^. 

Non V9glip perb > icbe si <r«da ^essecsp r Gre- 
ci delncontinuo osservatori di questa maniera 

umile 



3*» 

nmilr o mezzana dr ragtaharèv efaé aazt spess»^ 
ferrano il toIo- gagHardamentc > ma nóa escono 
perciò mai della verìsimiglianza , . e éelia natu* 
ra. Conoscevaso qne' màssicet cacvelii'il tempo, 
e le circostanze- ckl variane .Ib 9tcié ^ come ap- 
punto lo conobbe .ik Sìg. .Klopstock v il quale 
in piti hiogin a tempo si solleva, .quinto ogni 
vigoroso tragico jstaòo .. ht ogni biogo dove 
Adamo è commosso .<fai:pfts$koe gagliarda , i 
grande,, e sublime;, ckur^^i angustiato dalla vec- 
chiaia, e della deboleaza deHe membva è umilò, 
o mezzana . E così Va p»t natura i perchè V 
animo nelle violcntt agfa:aaìoBÌ gmndeggia, ne- 
gli abbattimenti del corpo appiccinisce, e si fli 
meschino. Gii esempi dell'Adami gli avete sot*- 
to gli occhi; ond'io per provare la verità del- 
la mia osservaaone. allegherò ui> altro esempia 
dello stesso Euripide nelP Oreste, Svegliasi Ore- 
ste custodito da Elettra di lui sostila, abbattu- 
to , e quasi fracassato le membra dalle Furie, 
che .l' invasavano dopo L'ucq^iooff dalla Madia.. 

S^CENA IV. 

tiiU O;carissimamio fratello, quanto 
Mi rallegrasti, preso avendo sonno k 
•Vuoiv ch'Ì0 tìLtDcchUeti«ollevì iLcorpo? 



3fe 

Or* Toccairf' por , nA tódciry e dillit tristi 

Bocca } e dagli occU mfei Iav¥"k immonde: 
Sozzure.. 

£k», . Eccomi pronta af^ioleenfildio,. 

E con man da stnrella io noo rienso.^ 
Carat le mendbra^ M fratelhr^ ' 

Or^ - Soetò^' 

Poa fiaocin affianchi , e- leni tia-dinattzt 
Alla fronte la mia sqnalKd&i^oma ) 
Poiché con le pupille a stenta veggo». 

Mtku, O trista capò con le sconce cbiome ^ ^ 
Qoanta se' sozzo , peroafaè da molta 
Tenqpo non ti Urastif. ' . r , 

<*v Oradlepiwne ^ 

Nuovamente m? corca: aller chtiU mafe- 
Della smania mi lascia, ia^OB'ti!>fòtze 
Ttitto sneiixato, ^ con le inembra: inferme*. 

Di là a pòco Vicorda Efettta» ad" Oreste v cV" 
era giunto Menelao con Eletta ,' è quello spos« 
sato, e snervato Oreste , che poteà ^o prima 
appena le parole pronunziare , e dare a. quelle. 
tanto 6ato> che gli nsctsseta fiiori delle lÀbra, 
cade nella prima passione d'animo, e vaneggia; 
ond'eao a^ tempo la. tragica, altezza ». 

Or^ L'arca corneo mi dà, dona. d'Apollo^ 
Con cai mi disse l'Apollineo. Nnme^ 
Ch'io scacciassi le Dee , se con ismanie y, 
QoA furori spavento a me recassero .. 



^3 

lElet. E da mano tnorul fowe ìferita . 

Esser potrà una Dea? 
Or. Sì se dagli occhi 

Lontana.. non m'apdji. Voi noa udite» . 
O Erinni? i dardi alati or non vedete 
Dagli archi da iontan ^^aettatori 
Scagliati? Oh dardi, perche sì tardate? 
AIPEtr^i ite co^vaqni^ e<J atcnsate 
Gli Oracoli d'Apollo* 

Vedete bella, « Datnrak .varietà ^ ch'i Questa 
in una sola Scena; e quello > cbei vi dico d'una 
Scena si fc di tutta la Tragedia ; e lo stesso So- 
focle id'antmo naturalmente più grave d'Euri- 
pide i pieno degli stessi modi \ principahoente 
nel Fihttete , e utWAjacf ^ortafiagelh v Somi- 
glianti ^ qaeste sooo U qualità delia Tragedia 
del Signor Klopstock , finissima m ogni sua 
parte, r« forse: oltre a €Ì6 ^ì nuova, che potreb- 
be dar .^ateria a nuove osservazioni intorno al 
TiCatro . Ma r impreca sarebbe lunga a noi , che 
ci siamp proposti di Cagionare di cose varie , 
e il più brevemente , che possiamo . 



*^i^ 



3«* 

II. TRADUTTORE 

DI L U C i A N 0> 

^oi abbiamo Còsi ptebo il cervello di ^os« 

tragiche, cbe non saremmo pti^ ora atti a pen- 
'sare ad altro, clie a tri^he lappeezerie^ Così 
va* Quando la fantasia sMnzuppa in una mate- 
ria, non si pub da quella ricrarnela cosi di su- 
bito 9 ina bisogna a poco a poco ricondorla ad 
altri argomenti • Io bo -apparecchiato im Dialo- 
go di Luciano, eh' è yarte Commedia, e pmrre 
Tragedia, e mi sembra attissimo a medicarci a 
poco a poco dell'acquistata gravità. Sicché) se 
da voi m'è data licenza , ecco ch'io lo leggo« 
Mi pare, che lo mi concediate; poicb^ nessuno 
risponde. Non ahre jparole. A'^tti^ 



ì>xfi^it^ 



DIALOGO DI LUGANO 

Ì^NT'ì T4> LiaV & 
IL TRAGITTO» 

IL TIRANNO. 

■ G À K ò"n t E', ' C i ó i- o*, ^oi altri . 

J_ C À K Ó N T t. 

JL/i cib non altro , b CIoto« La barca ^ hi 
ordine , e pronta ài tragitto , eh' è un agio a 
vederla. Aggottata i l'aéqua dalla sentina, tiz* 
zàto l'albero, 'presta là vela, i remi stanno per 
dare in acqua ; quanto fe à me, non mi manca 
altro fuorché levar V incora , e sciogliere dalla 
riva. L'indugio i di Mercurio, il quale tutta- 
vìa dovrebbe esserci venuto da molto tempo in 
qua. Sicché la barca , che avrebbe fatto fino a 
qui tragitto tre volte,: è vota, e non ha pas* 
seggieri ancora ; e già il giorno si china verso 
la sera , che non abbiamo acquistato un quat^ 
trino* Intanto 9 io ne son certo, Plutone dirà, 
che r infingardo son io ^ quando la colpa h d* 
un altro . E quel nostro magnifico > e dabbene 
condottiere de' morti , beendosi l' acque di Lete 
Tomo VII. kk di 



^96 
di sopra , come P ombre le beoDO quagglU x. st 
dimentica di venire a noi , standosi a passare il 
tempo- co' fanciulli , a cantare alla cetera , o spie* 
ga qualche «razione ^ per vendere k sue ba/e , 
e le fitvole, o forse, così per passo, fa un po' 
d' esercizio -di rubacchiare , ^ch' anche questa ì 
una dell'arti sue liberali. Oh! egli si prende 
pure una troppa gran licenza con esso noij tu 
sai , eh' egli è noistro ia metà • 

C L O T O» 

Che sai tu , ó Caronte , che non gli siéno 
sopravvenute brighe , e che Giove non abbia 
avuto bisogno dell'opera sua per un lungo tem- 
po , nelle faccende di lassìxi Ben sai, ch'anche 
Giove n'è perone. 

Caronte. 

Non tanto però, ch'egli debba oltre il dove* 
Te, dare così spesso ordini ad u&osciiiavo, che 
tanto b suo, quanto ^nostro» Noi non i'afabiji» 
tao -tratteauto però mai , quando egli avea ad 
andare. Ma so ben io donde dò viene. Qui 
fra noi non c'è altro, che malva, certe poche 
iibagfom , focacce , cose da esequie ; il restante 
buio , nebbia, tenebre : in Cieto è gcoomdttà 
ogni cosa , ambfosia quanta si vuole , e netta^* 
re quasto se ne sa domandare ; e però egli si 
sii piit volentieri costassù ; e vola vìa da noi , 
quasi «scisse d'una prigione, e quando ci ha .a 
venire, ci viene con tanta infiogardaggioc-y e si 

di 



^«7 
di mala voglia , cb'eglt i nna maraviglia se ci 
arriva finalmente». 

C L O T O. ^ 

Lascia andare la coUoca , Carónte f e vedi , 
ch'egli è già vicino , e molti qua conduce, anzi 
mi pare un caprajo , che guidi una gran greg* 
già di capre con la verga. Ma che veggo ^ Uno 
è legato fra loro , uno ride , un altro ha nna 
bisaccia , che gli pende dalle spalle , e un bar 
stone in mano, e con imar bieca guardatura sti- 
mola , e sollecita gli altri • Vedi tu Mercuria 
che suda , ha t pie tutti impolverati , e ansa > 
e gli esce il fiato a pteqa bocca. Mercurio V 
«he i stato ? Qual novità \ questa ? Che vuol 
dire quel battere di polmoni? Che turbamento 
è il tuo? 

Cbe VUOL tu che sia , o Cloro, se non che 
correndo dietro a. questo sciagurato, che si fug- 
giva, poco mancò y ch'oggi non potessi pih ri- 
tornare alla barca ? 

C L O T O • 

- Chi è costui? E perche si diede a fuggire a 
^uel modo? 

M £ R e U K I O. 

Il .perche ^ manifesto. Il valentuomo avreb^ 
he voluto vivere ancora • Egli poi dèe essere 
.gualche Rje » o tiranno , a quanto si pub com- 
piendere dalle sue lagrime, o conghietturare da^ 



388 
guai , e dalte taraeiitaziòm ». fra Te qaali dice , 
cIh fu balzato da grandissime felicità,. 
G L o T o. 

E un omicciato dappoco pensava di fuggire , 
e vivere ancora , quando già ia gli avea taglia:< 
to il filo della vita? Sciocco!- 

M E R G V. R 1 e . 

Pensava di fuggire ! dì* tu ? Anzi dì » cbe s^ 
io non avea il soccorso di Kfarì valentuomo co^ 
là con quella mazza , e se non T avessioio pre- 
so, e legato, si potea dire, ch'egli era, fuggi- 
to» Imperciocché non sì< tosto mi ; veane . da 
Atropo consegnato , ch'egli per tutta il camr 
mino non fece altro , che dibattersi , contrastar 
fé , dare indietro , e appuntando i- pie sul fer^ 
reno si piantava come un termine ,. tal che 
fton v^era modo^ di^ farlo muovere. E talvolta 
id che UH pregò ^ e scongiurò caldamente^ pro- 
mettendomi mari , e- monti, s? io l'avessi la- 
sciato andare per un brevissimo tempo* Ms 
io, vedendo pure che chiedeva cosa, da non po- 
tergliela concedere > oob> Io lasciai* Giunti, si 
può dire al passo, io. mi stava ^ secondo it co- 
stume, noverando l'ombre ad Eaco, ed. egli ri- 
scontra vale col ruolo mandatogli da Atropo tua 
sorella» Vuoi tu pih? che lo sgraziato s'^era^ di 
nascosto fuggito; e un morto mancò nel con- 
to , tanto che Eaco aggrottando le ciglia disse 
a me .''Quest'arte tua del rd>are non è' però:, 
Mercuicio , da usarla in ogni luogo. Bastiti, 

che 



che ti sia conccdirto in OeFo di fare sì fatti 
scherzi . Qui fra' morti si fanno le cose con di- 
ligenza > e gl^inganni non vaglióno» Nel rao- 
io, come tu vedi, sono notati quattromila, e 
tu ne conduci tremila novecento novantanove ;; 
quando non volessi dire y ch'Atropo t'avesse- 
frodato . Udendo queste jparole , io mi vergo* 
gnai , e mi vennero di cubito in mente i casi 
del nostro viaggio; onde guardandomi intorno» 
e non vedendo costui , m'avvidi del tratto, e 
quanto più velocemente potei f postomi la via: 
fra gambe, mi diedi ad inseguirlo per quella: 
parte, dove si va alla luce; e questo valentuo* 
mo spontaneamente mi venne dietro, tanto che 
Puno, e r altro, come due usciti di prigione,, 
ci demmo a correre a furia : e Io prendemmo » 
che già era giunto al Tenaro; e fu a un dito,, 
che non ci fosse già uscita di mano. 
C L o T o, 

E vedi tuperb, Caronte, noi dicevamo, che 
Mercurio era poltróne» 

Caronte. 

Che si bada più f noi abbiamo indugiato ab^ 
bastanza, pare a me. 

C L o T o. ^ 

Tu dì bene . Entrino . Io prendere ri libro» 
in mano, e sedendo sulla scala, seguirò l'nsan- 
za j riconoscerò ciascheduno , chi egli sia , e 
tfonde venga, e come sia morto. Raunagli tu« 
o Mercurio, emettigli in ordinanza . Metti pri- 

kk ^ mai 



390 
ma dentra questi- fancioHi ^ Mercurio .. CIm^ vuoi 
tu,, eh' essi mi rispondano?- 

M E it e. u. R I o.. 

Vedi , Nocchiero > questi sono trecento ^ oltre 
a quelli , che furono sposti da' Padri » 

C A R ON % Ek. 

Oh! bella, e ricca preda, eh' è questa L T» 
ci guidi una larga messe^ di morti , anche non 
maturati ,^ ed acerbi. 

M E R.C U. R' t,0^. 

Vuoi tu, o Cloto., che facciamo entrare do- 
po, i fanciulli costoro ,. che noOu furano. pianti 
.da akuoo? 

C L OT Q.. ^ 

':• Tu vuoi dire questi vecchi.. Che importa» 
ora,, ch'io mi- dia briga a. speculare quello ,.. che 

^ ibsse fajttp avanti d'Euclide? Q vox, che avete 
più che sessant^ annir, accostatevi .. Che vjioL di- 
re? Costoro non. m'odono. Gli anni avranno, 
turato loro gli orecchi. Io credcu,; IJk avremo 
a (ar portare anche costoro, ia barca. 

. Vedini^ qua. trentotto maturi t»tti ^ e ven- 
demmiati attempo. 

C S. O T p# 

Tu dì ir vero ;, perche sono via» , e tutti 
grinze.. Mercurio, fa-v^nii; qua i morti di fe- 
dite*. E voi in primo luogo ditemi, come sie- 
te morti. Ma non. è egli il meglio ,f eh' io leg- 
«a qiictUo , ch'i scritto?. Ort^iatarrè. fu stabilito 

che 



39 1 
the morissero ieri in- Media nella battaglia , e. 
con essi Gàbari figliuolo d^Ossiarte»^ 
Mercurio». 

Eccogli • 

C. L O T O . 

Per furia # Amore tre s'uccisero da si: e 
così fece Teagene Filosofo, per una femmina di 
mondo. Megacese . 

M E R e U Br I O ». 

Questi, gli hai dappresso • 

C li a T a • 
E quei , che per regnare s! uccisero Tun ^al- 
tro, dove sono? 

Mercuri o.. 

Vedigli. 

C L O T O . 

E.quegli, che fu- ucciso dalla moglie, e dall^ 
avolieratore ?- 

M E R. e u^ R i o . 

L'hai vicino. 

C L O T O • 

€uida qua i sentenziati : cioV frustati , tor- 
mentati , impiccati. E quei sedici ammazzati da- 
gli assassini, dove sono, Mercurio ?' 

M B< R. O U. R I O. 

Son qua. Questi feriti , che vedi % Viioi te 
Donne?- 

C L O T O . 

Sì. £. i. naufraghi , poiché morirono aeila 
Stj^s$o modo affogati. E gli ammazzati dalla. 

feb^ 



J9» 

fcbbre» e Agttocte MedBco. E Cimsco 4w*}tf 
quel filosofo , che <fivocatan la cena d' Ecate 
eoo quelle ova sagie, e quella seppia cruda, gIL 
conveooe morìie. 

C I N I s e o. 

E" buon tempo , elisio son qui. Cloro dab- 
bene* Perqoal mio peccaro m^arere voi lascia» 
to viveie cosi a fameo? Ta aveiri pieno quasi 
farro il foso; io nu provai più volte a rronca- 
re il filo per venir qna^ili, e, non so come > 
non vi fa modo di romperlo mai » 
C i o T a. 

Io ti lasciava cosrassù, perche m tesi spia» 
e medico degli nomini peocarori. Ma «enrra i» 
barca con la boona ventma» 

C I N r s e o. 

Nel vero io non sono per entrarvi , se non 

v'avremo posto prima costai qui legato» Io 

bo timore, cbe col soo pregare ti mova contro 

il diritto. 

C r o T o* 

Orsb vediamo chi è égli. 

Megapenre Tiranno , figlinolo di Lacide - 

C L o T a*. ' 
Monta» 

Mbgapemte.. 

No , o Reina doto ; ma concedimi nn poco 
di tempo tanto eh* io ritomi al Mondo ^ e ti 

do 



395 
io parola , che scencherb pò! di qaa di volontà 
mta, senza che nessuno mi chiami.. 
C i o T o. 
Che i quello , che ti stintola a voler an* 
darvi ? 

MCGAPBNTE. 

Concedimi prima 9 ch'io dia compimento- ad 
un palagio 9 da me lasciatovi mezzo edificata, 
e mezzo no. 

C L o T Q. 

Baje. Monta. 

Megapbnt e. 
Non ti domando già , o Parca , un troppa 
lungo tempo, no. Lasciamivi stare questo gior-^ 
no solo , tanto eh- io ordini qualcosa a mia mo- 
glie dì certi danari , e le insegni dave ha sot^ 
tqrrato un gran tesoro ^ 

e i o T a. 
La sentenza ì fatta • Quel che desideri no». 
si pub concedere . 

Me&apentb. 
E tant'oro si. rimarrà perduto? 

C. L o T. a. 
Non sarà perduto, na: non. ti dar pensiero. 
Il tuo cugino Megacle Io ricoglierà • 

M E G A P E N T E .. 

Quat affronto i questo? I! nemico mio? co- 
lui ,. cui io non. so. per q^al mia dappocaggine 
non uccisi prima? 

CicO. 



?94 

C I. o T a. 

Quegli appunto. E diixcii al monde qsa- 
rant'aoni dopo di te ^ e ptil. E si troverà le 
tue donne, le robe tue, etntto Poro mo quan- 
to ne possedevi. 

Megapinte. 
Cbto, una grande ingiaria mi fai, dando la 
roba mia in anno a' miei peggiori aenaici» 
C t o T o. 
Non avesti tn la stessa roba , eh* era di Cidi- 
macO) quando Succidesti, e gli sgozzasti i fi- 
gliuoli in sugli occhi I meittre che agonizzava? 
Megapemtk. 
Ma poi la fa roba mia» 

C L o T o. 
II tempo dSel tuo possediìnento i finito» 

MEGAfENTE. 

Odi, Ctoto, quei ch'io ti dirò airoreccbie> 
senza testimonio* Voi ritiratevi di costà alquan- 
to. Se tu mi lasci fuggire, ti prometto di dar- 
ti oggi mille talenti in oro purissimo » 
C L o T o • 

Oh! zucca al Tento i ancora ti vanno per h 
lintasia talenti, e oro^ 

^Megapents. 

E se vuoi, v'aggiungerò due tazzoni,. ch'io 
tolsi à Cteocrito ucciso da me, mtcadne d'oro 
fine di carati, purgato, e Inddo, che arde; e 
pesa cento talenti « 



C L O t O» 

Pigliatelo su • CostQi non è per entrare da sì 

«Hai più. 

Megapentc. 

Io vi giuro. Imperfette si rimangono le niu>^ 
ra; e un arzanà ch'io avrei terminato, se fos- 
si stato al mondo cinque giorni più. 

C L O T O. 

Non vi pensare. Un altro guiderà le fabbri*^ 
che al fine. 

Megapente. 

Credo però di chiederti ora una cosa giusta. 

C L O^T O, 

. Qual è? 

Megapente» 

Lasciamivi tanto, ch'io abbia soggiogato Pi- 
sida , e imposto tributo a' Lidii , e rizzimi un 
magnifico monimento con un^ iscrizione , che 
dica quali, e quante impcese avrò fatte in vita 
mia essendo (gitano* 

C L O T 0« 

Ah ! ah ! tu non domandi a questo modo un 

giorno solo; ssa una stanza al mondo quasi di 

vent' anni . 

Megapente. 

Vi darb mallevadori della mia prontezza , e 
del ritorno. Gli volete voi? Vi darò, se vole- 
te in cambio mio^ e per isuticoy l'unico nùo 
figlinolo. 

■«ir X 

C L O- 



396 

G L O T. 0% 

Colai , che desiderasti cosi spesso > ò sgì-azk* 
fo» che sopravvivesse a te. 

Mecapente, 
• Una volta Io desiderai^ ma ora veggo il flse" 

gUo. 

C L o T o. 

Poco starà anch' egli a venire privato di vi- 
ta da colai) che regna al presente^ 
Megavente. 

Non mi negherai almeno ima grazia ^ o P^r- 
ca« 

C L g.T 0« 

Qual grazia? 

M' E' GAP E N T' «• 

Bramo d'intendere in qual ferma dopo di ine 
«nderanno le faccende mie^ * 

C L O T- O* 

Ascoltami • Quando io saprai , piangerai i} dop* 
pio • La moglie tua sarà posseduta da Mida 
servo, tresca incominciata atiéhe prima* 
.Megapente, 

Schiavaccio assassino! E io per far cosa gra- • 
ta a lei gli diedi la libertà. 

C L O T O, 

La figliuola tua i fra le donne di colui > che 
ha la sfgQoria al presente. Immagini , e statue 
rizzate dalia Repubblica a te fM-ima , ora sono 
tutte gittate a terra , e saranno giuoco ,. e scher- 
no degli spettatori . 

Me. 



3'97 
Megapente» 

£ non v'^ uno degU amici nai«i ^ a cui rìn- 
«crescano sì fatte cose? 

C L O T O» 

Amici? quali amici avevi tu? o per qual 

cagione dovea esserti anuco alcuno? Non sai 

tu fotse , die quanti t'adoravano, e lodavano 

ogni tuo fatto j e •ogni parola j tutti lo faceva«> 

no per isperanza , o timore ? erano amici del« 

la tua autorità , e signoria > assecondavano i 

tempii • 

MegaI^entì:* 

£ tuttavia quando erano a banciietrare , e 
faceano le libagioni del vino, mi pregavano ad 
alta voce ogni bene, apparecchiati tutti a mo- 
rire per me , se T occasione l'avesse rìcblesto, 
e lo giuravano pel genio mio-. 
C L o T o. 
E però vedi , che jeri moristi cenando in <a- 
sa d'uno di quelli. Imperocché l'ultima taz^à> 
che beesti fu quella che ti mandò di qua • 
Megapekte-. 
Ora intend' io perche mi feriva il palato 
iina certa amarezza. Ma qual intenzione fu U 
«uà? 

C L o T o. 

Tu non finisci piìi di domandare , quando dH 
entrare in barca. 

Megapente» 
Sopra tutte l'altre cose , o Cloto , una mi 
Twwo yiL 1 1 dà 




z e TVTsr 



C £. a -r «. 



IISSAVKVTK. 



73: 



xaai» af ttà i 



Kjm^ 



■m- 






, ^nsr le 

K ISÒO 



Ci.»- 



3W 

.C t O TìO» 

Che non lasci tu stare le minacce ^ e noti 
monti in barca subito ? Lungo tempo è , ch^ 
dovresti essere dinaiizr al Tribunale » 

E chi sarà counto sfacciato > che proffirisca 
sentenza contro ad un Re? 

C L a T o ♦ 
Contro ad un Re nessuno: ma contro ad un^ 
Ombra Radamanto > che. fra poco vedrai quanto 
è giusto > e con quanta giustizia profl&risce le 
sentenze ad ognuno • ^k)n altri indugi 9 via* 
Me^afente» 
Parca ,, lasciami ^tornare a vivere » e fammi 
uomo privato , un di questi accattapane^ ^ |it|9 
schiavo; di Re non importa {)iìi » 
C x a T ow 
Dov'^ colui coi bastone ? £ tu» Mercurio^ 
traetelo per li {>iedi , poiché costui non è per 
entrare in barca da s^ mai più » r 

M E R: e u a I o^ 
Orsb Vienne^ sfuggito > .e tu Barcaiuolo »> pi- 
glialo, con quell'^akro; e pecche non s'abbia a 
dubitarne più, leghisi qui ali^ albero.» 

M^ G A r E UT E» 

A me tocca di sedere nel luogo principiala» 

C L a T o» 
Nel principale? perche 



H 21 Me.« 



400 

Mec^apewte,. 

Perclii io fai Re , ed ebbi già diecioiUa satel^ 
liti al comando mio^. 

C t O T O •, 

£ non ha ragione Caronte, s'egK ti tira, e- 
pela h barba , dappoiché se' cotanto restio , e 
indomabile? Obf ti so dire , che il regno d»> 
qua ti saprà d'amaro , massime quando avrai 
toeco parecchie bastonate da quelia ma^. 

M £ 6 A P^£ N T E. 

£ darà mai l'^animo a Cinisco- d'alzare ti' bai» 
stone contri) di me? Tr ricordi m, che- poco 
fa , parlandomi tu troppo Kberamente , e avendo. 
9rdiìnento di riafaccian»! poco mancb^ c^'ia 
ti &cessi in)p2ccare ì 

C L O T jD>». 

E però sarai tu ora poco meno ,, che. iispi^^ 
cato all'albero-, 

M X e 1 L £ o^ 
doto , dì un po' me ^ Non vi corate* voi 
punto del fatto mio l* Debbo- io forse montasi 
re- in barca l' ultimo^ percUr son povero ?>' 
C z. o, T a.» 
Chi se' tu? 

M I e I I» i^ Q.. 

Micillo Calzolaio. 

C L o T o-. 

Tanto dispiace a te L'indugiare l Hon. vedi 
tu quante, e quai larghe promesse ci fa il Ti^ 
Tanno , se viene lasciato, andare pure un poca ì^ 

la 



4^r 
la mi maraviglio ^ che l' indugiare non praccls 
anche a te .. 

M I e I L L o. 

O santissima dt tutte le Parche , ascoltami- 
In verità 9 che a me non piace punto il presen*^ 
te def Ciclope » quando egli promette r 
Uti divorerò di tutti P ultimo. 
O primo ^ o uftimo ch'io sia, quegli stessi denr 
ti m* aspettano •> Oltre di che la mia condizione 
non ha che fare con^ quella de' ricchi ; anzi è 
diverso affatto il genere della vita nostra, co* 
me diverso i il dì dalla notte. Al tiranno pa<^ 
rea d* esser felice costassù quando vivea : tuttt 
Io temevano , tutti T ammiravano ^ egli lasciò* 
tanti danari y tanti vestiti,. caValfic, banchetti , 
garbati paggi , belle slonne, onde con avea il 
torto a lagnarsi d'^essere spiccata da sì fatte co- 
se, e se gli rincresceva. Imperciocché y bon so» 
come, l'animo Vi s'appicca come al vischio; e 
a grandissimo stento si può partire , essendovi 
stato ritenuto* dalla pania del diletto luogo tetti'- 
pò . Anzi piuttosto si può dire , che sia una. 
catena , e uà laccio da non poterlo rompere , 
quando uno s' Ì abbattuto ad esso un tratto .. 
Onde se alcuna vuol trarnegll fuori a forza ,. ec- 
coti le strida, e i pianti ; e uomini in altre (ac- 
cende di gran cuore , quando hanno ad entrare 
in questa via, che conduce all' ingiù, si trova- 
no pusillanimi, e atterriti. £ però voltatisi a 
quello, ch'hanno dietro alle spalle, a guisa d&^ 
// 5 poca 



40^ 
poco garbati innamorati y che non trovano chi 
gli voglia, almeno bramano di veder da. lonta-^ 
HO le cose della- vita, quale appunto facea queU 
lo sciocco, che* prima volle fuggire, « apprt^sso^ 
ri tolse gli orecchi con le preghiere • 

Ma io che- non avea in vita legami^ non ter*^ 
reno, non case, non- oro, non istrumenti , nón< 
l^ria , non st^itue ^ non^^V maravigliasse mìi 
trovai pronto al viaggio^ y sicché al primo cen<* 
»o, ch'Atropo mi fede* , aUeg|^> e- conterrà » 
glttanda via coltello-, e cuo^, con urna pknel-^ 
k in mano non finita ancora-, uscì» fuori di 
sobito, scalzo com>'«ra, senza punto kvarmiil 
sudiciume^ e P incbiostFO , e k andai-^dictro , o 
piuttosto innansi , guardando- quello^, che mi 
stava davanti , senza che quél ch^ ta lasciair» 
indietro mi kcesse. voltare , né' mi richiamasse 
maii» E vi: giuro, che tutte quelle, chervol fa* 
t^ di qua , già mi paiono cose- bellissime • Oh^" 
mi pare una dokezza a vedere-, che qua si fa 
lao' eguale stima di tutti > che non c^b uno so^ 
periore ad un altro > oh! bella cosa, cb^è -que- 
sta f £ immagitto ancora, che qua non ^i do^ 
mandi a^ debitori , che paghino , nì^ che si ri- 
scuotano tributi; et quel ch^'b pitf, che non ci 
»ia freddo, nb verno , né malattie , nb bastona- 
te , che dieno i piii potenti • Qui b pace da 
ogni lato , e tutto anzi mutato ^aspetto delle 
cose ; perche qui; ridiamo noi- povei^i, e si dol* 
gono, e piangono i ricchi*. 

Ci.0- 



40^ 
C L o T a^ 

Ora ecco perche io t* ho veduto cosl^ lunga 
tempo a ridere, Mkillo: ma qualcosa fa quel'^ 
la 9 che principalmente ti- mosse a riso ? 
M*i e I 1; L o. 

Odimi, o sopra tutte Taltre Dee venerabilis^ 
^ma. Mentre chMo era nell'altro mondo vict'^ 
no al Tiranno, stavami con diligenza osservane 
do tutti i fatti suoi , e talora fu, che egli mi 
pareva somigliante agl'Iddìi. Imperocché veden>* 
do quel fiorito, e splendido colore dello scarlat'^ 
~to, que' tanti suoi ministri , e servi , quell'ora, 
quelle: coppe gioiellate , e- que' letti posti in sui 
pib d' oro, io- diceva : Veramente costui II bea* 
to : queir odore delle cose , che gli venivano 
apparecchiate nella cucina , m'ìiccideva , tanto 
cbe^ mi parea che egli fosse gtà uscito della con^- 
dizione de' mortali , e beatissimo , non che piii 
bello e piti alto dì tutti gli altri molte spanne, 
anzi braccia > massime quand^ egli in quella sua 
altezza di fortuna n'^andava con gravità e con 
h' faccia alta, mettendo timore in chi a verebbe 
yoluto parlargli .. Poiché fu morto^ nuda, e pri'^ 
vo di tutte quelle delizie , ogni cosa sua mi 
parve degna di risa; e più degno di risa giu- 
dicai me medesimo , che avea stimata quella 
feccia, misurando la sua felicità dai leppo della 
cucina, e tenendolo beato per un po' di tintura 
4el sangue di conchiglie del Laconico marcL*. 



Ap^ 



4C4 

Appresso vedenda^ non sólamente Ini y ms 
Gnifone usuraio^ irqnale piangeva, e si ram-^ 
maricava pentito di non aver godute le ricchez-* 
ze sue , e d* esser morto prima d^ assaggiarle 
non ch'altro» lasciando ogni suo avere , e so- 
stanza al lussurioso- Rodóca^i y che per essere 
suo piÌL prossimo parente aVea ereditato per leg- 
ge ; vcden(io y dico ,. tutte queste cose >. non- po-^ 
tei tenere, il riso > venendomi oltre a ciò iit 
mente» com'^egli era sempre pallido^ squallido ,> 
tatto pensii^ri , che gli si vedevano in faccia ». 
ricco solo nelle dita^ con le quali noverava dar 
nari a migliaja » e raccoglieva a poco^ a poco » 
e a minuzzoli quello y che dal suo beato erede 
sarà poi gittatò via largamente» Ma y che tioa 
sciogliamo noi la barca l Dell^ altre cèsie ridei^ 
mo pel vij^o>. mentre che vedremo a piange- 
ise coloro *. 

C i o r a* 

JEntra,. acciocché il barcaiuolo levi T incora « 

C A R. O N. T E *. 

Olà, o tu, dove vai? La barca è piena- At- 
tendi costà «. Domattina ti; tragitterenao .. 
Mi c I l I. o^ 

Caronte , tu mi fai torto , se mi lasci qua 
così morto un giorna piti. Pensa, eh -io t* accu- 
serò poi a Jladàt^anto dell^avere violate le leg- 
gi. Oimb!: Oimé! già. navijgano,, e io^ sono la- 
sciato^ <iui s^Io . Oh I; perchi^> non passo a nuoto 
dietro a loro ? Nonr spn io- morto ? ho< forse 

pau- 



paura ^ che .mt maochino le forze,, e cra(fi>gar« 
mi? oltre di che io. non ho anche il quattrino da, 
pagare il nolo* 

C L o T o . 

Che fai? Aspeita > Micilla: non puoi pas^ 
sare • 

M 1 e I L L o. 

Non posso? Ansi io passerò forse piìt presta 
di voi . 

C L o T o • 

Non fare . Torniamo di nuovo a proda a ri-^ 
coglierlo • Mercurio , dagli la roano , e tiralo 
dentro con esso noi • 

Caronte. . 
Dove ha egH a sedere ? non vedi tu , cb?l 
pieno ogni cosa? 

M E. R e u^ R I o . 
Se pare a te> sieda sulle spaile diMegtpente- 
tiranno. 

C ;. O T O,.. 

Giudizioso Mercurio ! Ha detto benissimo. 
Monta, e calca la cervice dell'empio. Il Cieich 
ci dia buon viaggio. 

€ r N r s e o. 

Richiede ragione , o Caronte , eh' io ti scot 
pra la verità . Dappoiché tu m'avrai tragitta- 
to, sappi, ch'io non ho il quattrino da darti.. 
Io non ho meco altro, fuorché questa tasca, e 
questo bastone , che vedi . Per attro , se m 
xuoi y eh" ìq aggotti l' acqua , o voghi , eccomi 

pron- 



40^ 
pronto » e ti so dire cBe noir arrfti a TagnartE 
del fatto mio ; fa che io abbia tia buoi^ Ktno> 
e gaglianlO) e basta*. 

C A'K'O N T E.. 

Voga » S*io posso frane qiesto da te^ noa 
TOglio altro.. . . . 

C I N I s^G o,^ 
S^avrdJ>e anciie fiucse & dar cuoce a' maciliaL 
col canto? 

C A IL Q n: r E» 

SI • Sapresti ta mai qualche canzonetta mari- 

Ciiei^co^ 
Ne so> e moke. Garante. Ma odi qua,, tut-^ 
ti costoro d rispondono o^piantt i» e ci snude- 
rebbero la masfea» 

u K R I e e o« 
. Oinoifc! oimei k ncachcase mie» . . . 

V If A L T & O» 

Cime ! qoai campi f ^hA qaal casa abban- 
dono! 

o N A i. T R o«. 

Quanti tesori P erede mio > ricevuti da me ,» 
^argerà» e giccerà a cagione de! lusso! 
. OH A i. T a. o^^ 
Oiqaef i miei bambini nati di fresco t 

UN A X T a e 
Chi vendemmierà le mie vigne ^. da me cosi 
bene oidioate Iranno passatoi 



407 
Mciicuittp. 

. ÌVftcIIIO) che fai tu, che non piangi? Di qua 
non die alcuno passare senza piangere^ 
M X e I L L o. 
Per così prospero , « secondo viaggio s' ha A 
piangere? oibò, 

Ml&RCtJRIO, 

Gemi così almeno un tantino , per V usanza^ 
del luogo* 

M 1 e I L L O. 

Poiché così vuoi. Mercurio, piangerò. Ahi! 
ahi f pezzettini di cuo>o ! ahi pianelle vecckie ! 
Ahi! ahi! fracide scarpe? Me infelice, che non 
istarb più dalla mattina, alia sera senza mangia- 
re, né anderò qua e là mezzo. nudo r ^ scalzo 
il verno battendo i denti di freddo ! Chi avrà 
dunque il coltello , e la lésina» mia ? Ho pianto 
a bastanza. Già siamo quasi a riva» 
Caronte^. 

Or$ìi> per la prima cosa, pagate il iiolo^ e 
paga tu ancora: ognuno m'ha pagato. Micilla, 
sborsa il quattrino tu ancora* 

M I € 1 L L O. 

Tu schetii ^ Caronte , o come dice il pcaver- 
bio , scrivi suir acqua , se aspetti quattrina da 
me • Ti so dir&, di' io non so neppure , se un 
quattrino sia quadro, o tonda. 



Ca- 



4o8 

C A k o ft t £• 

Setbt naFigazione , e utile avrb fattft ^g^u 
Orsb sbaicatt • Io ritorne indietro a rìcogliere 
cavalli , buoi , « cabi , e altre bestie • Coteste 
smcota s'iiatino a tragittare • 
C L o T o. 

Mercurio, guida tu costoro • tò ritornerà alP 
aStra riva , dovendo condur di qua Indopate, 
ed Eramitri morti in zui& a cagione di con^ 
fiai^ 

MERCtlRÌO. 

Oh voi! oh! camminate) viai anzi venitemi 

dietro tutti. 

M 1 1: I L I. o. 

Oh gran bu)0, cVi questo! DoVi ora quel 
bellissimo Megillo ? A qnal segno si potrebbe 
hi questo luogo conoscere, seFVine sxapih bela- 
la di Simmica ? Qui tanto %: una* cosa quanto 
un'altra, e tutto i d'un colore. Qui non c'i 
bello , n> pib bello • Quel mio manteliaccie in- 
tarlato, che testb pàrea così sozzo > i qui ono-> 
rato quanto la porpora resde • Nb l'uno, n^ i' 
altra si sa piì^ che cosa sia'; mantellaccio , e 
porpora sono coperti dal bujo • Cinisco , dove 
se'tu? 

Cinisco. ' j 

Eccomi qua. Viioi tu che andiamo inrienel 



Mi- 



409 

M I CI L L Q. 

Sì lo* Dammi la imno* Dì xm ph me; poi- 
ché tu se' iniziato ne' misterii d' Eleusina , ie co- 
se di ^ua non ti pajono simili a quelle • 
C I N z s e o, 
E^ vero • Ecco appunto che ne viene di qua 
una femmina con le faci in mano , con certi 
occfai .terribili , e minacciosi • S^pebbe mai que- 
sta un' Erinni? 

M X e I L r o. 
AI vestito mi pare* 

Mercukio. 
Prenditi questi quattro oltre mille. 

Tesivobie. 
P gran tempo, cbe Hadaooanto v'attende» 

Ràdamanto, 
Erinni, cxmducigli. Tu, Mercurio, ùl l'ufi* 
ciò tuo dì trombetta, e chiamagli a nonne. 
C 1 N I s e o. 
Io ti prego pel Padre tuo, Radamanto, esa- 
mina la causa. mia prima dell'altrui. 
Raoakanto. 
Perche mi domandi tu questo ì 

C I N I s e o • 
Perche ho stabilito d'accusare alcuno di quel- 
le colpe , che commise in vita sua , e io le sep- 
pi ì ni sarei degno di sede, se non fosse palese 
quale io fui , e in qual modo vissi . ' 
Radamanto» 
E qual se' tu ? • 

Tomo VII. mm Ci- 



4IO 

G I fir I $ e 0% 

Uomo dabbene, io sono. CinUcoy- Filosofo di 
proftssione • 

Radamanto. 
Vienne, e sii primo ad essere giudicato «Chit- 
ma gli accusatori tu . 

Mercvrio. 
Se c'alcttnojchfr voglia; aocttsare Gioisco, ven- 
ga innanzi • 

Radamanto^ 
Non viene alcuno: ma non basta, Cinisco, 
spogliati, ch'io vegga quai segni hai. 
Cinisco. 
Quai segni vuoi tu ch'io abbia? 
Radamanto. 
Di tutti que' misfiitti , che ognuno di voi ha 
commessi in vita, porta nell'anima certe mac- 
chie , che non si veggono con- gli occhi co- 
stassù* 

GlNiS.CO* 

Eccomi nudo. Osserva bene, se trovi segni. 
Radamarto. 

Costui h purissimo, da tre, o quattro smarri- 
ti segni in fuori , che a pena si veggono • Che 
viene a dire? I segni, e i vestigi rimangono, 
ma non so come, quasi. cancellati soap, e ra- 
schiati • Come, va questa faccenda , o Cinisco? 
Come ti se* tu così purificato dopo? 



Ci- 



41» 
C I ir I s e o. 

Te lo dirb. Egli fa un tet^po» che p«r es* 
sér male allevato, fai tristo » e mi s' appiccarono 
addosso molte macchie > ma datomi dopo alla 
Filosofia , a poco a poco lavai lUnimo degli 
acqaistati segni* ^.' 

R A A M A NT T O. 

Buono 9 e gagliardo rimedio i itato il tuo. 
Va neMuoghi de' fortunati , a dimorare c^^mU 
gliori; quando avrai prima > come tu dì, ac- 
cusato il Tiranno • Mercurio , chiama gli al- 
tri. 

Mi c t h h o» 

Quanto è a me , Radamanto , r» avrai pic- 
cola faccenda , un breve esame « £' buon tem- 
po j che ti stb davanti nudo« Esamina • 
Radamanto» 
Qual se'ta? 

M I e I L L o» 

Micillo Calzolaio* 

R A D A M A N T 0« 

Bravo* Micillo, tu se'pudssimo: non hai un 
puntino, un* ombra. Vanne con Cinisco. Chia- 
ma il tiranno « 

Megapente, figliuol di Lacida, esci. Dove ti 
Hlti? Vienne. Tiranno, chiamo te: oh! Te- 
sifone, aivventalo quiinn^^zzoaforza;«Ta, Ci- 
aisco, accusalo, e convincilo* Vwti, ch^è qui«^ 



mm 2 Ci- 



e t ir X 9 e o*^ 

E^ ì it vera, che" per a6ai»ria ncw c^-^dt 
M^gQO d^oraaien«. • ImpeKiocch)! m puoi ix-> 
tfSssima coneseere disabka ehi egli é&^ ^stgaì 
che égK porta , e a^e nmcehie ^ con tucid^ eib> 
per ìscoprirlo ^ e renderio pth maniftsm, comin- 
cerà a dire* Q.aelb» che questo^ seelkraùssimò^ 
nomo fèe^ memfe ch'^egii «ra pcivtito^ ^ 1^ la-*^ 
scio mdietfo ^ ma- p»icht e^K rotti i pia Mme^^ 
rarii , • crudeU ebbe in ma coflipK^oi^ ^ ei pRsfe 
sateHitt e sgfierrij si mosse coBtn> atb Citt^i: 
e divenae tiraano > ftce morire 9lte& a diecioi^ 
la innocenti • Indi isastreìrate ratte k facoltà di 
quegli infelici , e divenuto ricchissimo y noa vi 
fii lus^ria , .che* da hii commessa non fosse»; ^ 
nsh ogni crudeltà contro at^miseH Ctttidtm) e 
gr ingiuriò quanto seppi;, tttgKeokfo JiUe vergi^ 
ni figliuole l'onore, a' giovani br modesrii», e 
guastando ^ o matàien^ndo i- sudctiti suoi a gui^ 
sa d' ubbriaco , e fiiori dei mtm. N^ ci»der& 
che tuc mai possa dargir qitfei' gj^stga,. che ba!»i 
del&sult grandfe akeuszta, detfe sua voiiftM sur 
pei«bia, e" dt quelià psaza^ e hesfiìAe irfstiettftai 
contro a coloro^ che gli parlavano-: iiflpÌBx^iceH 
sareUiie riuscito tìà alcmid^ motto* pti&* fittile te^ 
Ber gK occhi fei aFSote, Senta «nmiòcaM»/ cftO' 
guardate ih lui . £ chi poi^ tttsievolmem^ nK<» 
eènrare h siia crudeltà», e^roitltgtie»» dFiagegim 
nelP inventare nuovi generi di martoriare , e di 
supplizii, aon avendo egli perdonato a'suoipii^ 

ino 



3*? 

intrinseci amici ? E ti chiarirai che questa non 
è càlunfiia no, se comanda, che vengano dinan- 
zi a te coloro, che ftirono uccisi da lui* Anzi 
vedi, che non cbiéntsLtì qui sotk> , e l'attor- 
niano, e Io coatristano. Tatti cOtstoro> o Ra- 
damanto , vennero^ dk que^t^^ sceMerato privati 
£ virà> quÀli? pcfr aver essfo ordito loro insidie 
a cagione delle beltó mogi» altri perchè egU 
avea condottovi pe^^ma vita i loro figlinoli , e- 
se ne sdegnaMkio^ifuarli per essere ricchi ; e qna- 
H, perchè sendo accorti, e ptudenti, non pò- 
teano sofirire quello, che si faceva. 

R'ADAMAHfO^ 

E tu , o accusatk^, ar tutto ciò che rispondi.' 

M £ G A F E NT T £ . 

t maceHi, che d!ce, iagìl feci, è vero. Ma 
quello che dice degK' adufterìt , delle corrotte 
vergine , e d'^a^Itre* ^ose dr- questo genere> non 
è' vero. Metìte Ciiii«e0. 

G if NT 1 a e a« 

Péiehè in^tìtófi KadamantO', anchr dt questa^ 
allegherò te^imonii» , 

^, R A li A Éi À N ^ Ùa ' 

^ - C&ali' teirtii^oniJ? 

Ct K i n e a. 
' Chiama qui > cr Mercurio, k LtK:ema^ e il 
Lett<f di lUr. <J|4bìt? ssft^tfno tÌKtimoniiof di qtiel- 
- fef, the- fiece in loro p-esen^a.^ 



MSRi' 



414 

Me r c u r I a. 

Letto , e Luceroa di Megapente , venite « Sta 
b^ne. Eccogli. 

R A D A M A N T O. 

Dite quanto sapete di Megapente. 

L E T T O. 

Vere sono le accuse dategli da ClniKa. Io 
però , Signor mio > mi vergogno a dire 'le S02- 
zure, che fece sopra di me. 

RAJ>AMANTa» 

Non pub essere più patente il testimonia con- 
tro di lui,. poicÙ ti vergogni fin di -narrare V 
epere sue. Lucerna, testimonia or» tu. 
Lucerna. 

Quello ch'egli si facesse di giorno io noi so, 
perch'io non vi fui 1/^ma quello , che fece di 
notte, noi direi mai. Molte cose vidi da non 
dirle a parole,, e tBJi che olttepsunarono ogni 
iniquità^ tanto che desiderando di spegnermi ^ 
tralasciava spontaneamense di piti bere olio 9 ma 
egli mi volea presente per coutaminanfdl con 
miUe laidezze • 

R A P A tf A N r o. 
Non altri testimònio Spogliati della porpo- 
ra ^ vediamo anche le macchie. Oh! oh! com^ 
egli i tutto lividure , e suggellato di segni , e 
vedi , come i segnali sono turchini l In quid 
modo verrà dà noi g^ttgato? Abbiamo a tuP 
farlo in Flegetonte, o a darlo ia bocca a Ger^ 
bero? 

Ci 



415 
C I M I s e o. 

M^ Vana, cosà , né l'altra» Io ti dirò un 
imovo supplizio, e degno di lui. 
Rada.man1*o. 
Dillo, e te ne ^arb obbligato. 
C I N I s e o. 
Non ì egli qua, per quanto io ne so, usàn» 
za, che tutti i morti beano P acqua di Lete? 
Radamanto. 
SI, è, 

C X K I 8 e O. 

Adunque solo costui non ne bea. 
Radamanto. 
Perche non ne berà? 

G I N X S G O* 

Gravissimo sarà in tal modo il $uo gasttgo; 
^perchè si ricorderà qual fu , quanta fosse Tau* 
torità sua in viu ; e gli passeranno per la men* 
te tutte le delizie, e i diletti, ch'egli ebbe. 
Radamanto. 
Tu dì bene . Sii a ciò condannato : appresso 
a Tantalo legato, abbiti sempre in mente Pope- 
re della tua vita. 



4«< •;» 

CONCLUSIONE 

, DE h Xtt » R A J O ._ 

Lm ^ud miim f^imM jedi^i/me trtnmsi in caUt 
MU setmkU farte del Mmio Màr^ty 



X enninato n Dxal<^ diljicìaao, mi veggo at^ 
la fioe <fel secoftdo Volucae dì- quèst^ (fretta* 
I Pellegrini hanno fittC0 come colepo ^ i qttali 
avendo fra s^ stdbiliio di fare nn viario per 
mùe , e di giungere ad on luogo ^ traportati 
da' tramscori v^Bti) edali'oade n* andarono qua 
e €o!à vagiMKio » fioche sen^ avvedersene sono 
penreonti ai porto. Non creda pecciò, che me* 
ao dilettevole debba riosctce qnastD Libretto, 
in coi varie cose si ieggono ,. e tutto de' mi- 
gliori , e più rinomati Ajitorì • JUi Pellegrina 
dettatrioe del Romaico s'i riposata langamefl- 
.te ^ e proioetfe ,^i pr^seguirp ^ e fra |^i altri 
compagni s'b ^or» obbligato qao y che pizzica 
del Poeta satirico a dar fuori alcune Satire. 
Solla fede di chi promette do anch'io la mia 
parola ; ^pero che mi verrà attenuta* Intanto 
ringraziando i Compratori del Mondo Morate, 
fo 6ne al presente Volume , e do mano al prin* 
cipio del terzo. 

¥im del Tomo Settimo • 



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